Nei tre anni di gestione #Cingolani, #Leonardo ha aumentato dell’85% l’utile netto, ridotto il debito e visto il titolo salire del 410% (rispetto ad una crescita dell’indice di settore europeo del 155%); ha assunto 7.000 persone, costruito importanti alleanze internazionali (Rheinmetall, Baykar, IndraGroup, Gcap e Bae), promosso la nascita del più importante player europeo dello Spazio (Bromo, con Airbus e Thales), sviluppato competenze tecnologiche d’avanguardia (cybersicurezza, AI, ecc) e definito un piano che prevede ordini per 142 miliardi entro il 2030.
Ora – in un momento quanto mai critico per la sicurezza internazionale - pare che Giorgia #Meloni voglia dare il benservito a Cingolani. E’bastata questa indiscrezione perché il titolo perdesse l’8% in borsa. Sarebbe interessante sapere quale criterio stia guidando questa scelta, e se sia compatibile con l’interesse nazionale. Perché a prima vista parrebbe il contrario.
Mattarella: Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale,per i germi della discriminazione,per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente,per coloro che predicano la violenza,per chi coltiva ideologie di oppressione,di sopraffazione,per chi coltiva odio
Il documento circolato come presunto “piano di pace” dell’entourage di Donald Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un piano che prepara l’aggressione all’Europa, costruito per legittimare l’espansionismo russo e rimettere in discussione l’architettura di sicurezza che ha garantito stabilità al continente per decenni.
La storia recente è fin troppo chiara: le “garanzie” offerte da Mosca si sono sempre rivelate scritte sulla sabbia. Lo abbiamo visto con il Memorandum di Budapest del 1994, con gli accordi di Minsk violati sistematicamente, con le promesse di non militarizzare Crimea e Donbass puntualmente disattese, fino all’invasione su larga scala del 2022. Affidare la sicurezza europea a impegni unilaterali russi significa ignorare vent’anni di prove documentate e dimenticare il volto e la natura del regime di Vladimir Putin.
Questo testo è l’ennesimo tentativo del Cremlino di guadagnare tempo. Ogni clausola è calibrata per congelare il fronte, proteggere le conquiste territoriali e consentire alla macchina bellica russa e ai suoi alleati Iran, Cina e Corea del Nord di espandere capacità produttive, logistiche e missilistiche. Non è un equilibrio: è una finestra operativa pensata per preparare la prossima fase del conflitto.
Il documento propone di limitare l’esercito ucraino, di imporre neutralità obbligatoria, di ostacolare l’ingresso nella NATO e di legittimare l’annessione di territori occupati. Sono tutte richieste che coincidono con gli obiettivi strategici del Cremlino e che, se accettate, esporrebbero non solo Kyiv ma l’intera Europa orientale a nuove aggressioni.
È inoltre inaccettabile l’idea che la Russia possa tornare sui mercati globali come se nulla fosse, ottenendo la rimozione delle sanzioni senza alcun ritiro, senza responsabilità, senza riparazioni. È una normalizzazione dell’aggressione che cancellerebbe il principio fondamentale secondo cui chi attacca un Paese sovrano deve risponderne davanti alla comunità internazionale.
In controluce, emerge anche un altro elemento: una pericolosa deriva mercantilista, secondo cui la sicurezza europea diventa merce di scambio nei rapporti tra Washington e Mosca. La logica del “sovranismo economico” americano, che ignora le conseguenze geopolitiche pur di ridurre i costi strategici interni, rischia di scaricare sull’Europa un prezzo altissimo in termini di stabilità.
Sostenere questo piano significa accettare un continente più debole, più vulnerabile e più esposto alle minacce autoritarie. L’Ucraina sta difendendo non solo la propria libertà, ma il principio che in Europa i confini non si cambiano con la forza. Ogni proposta che contraddice questo principio non costruisce la pace: prepara la prossima guerra.
L’Europa deve restare unita e ferma: la pace duratura nasce dal diritto, non dalla resa diplomatica. E nessuno può chiederci di accettare un testo che tratta la sicurezza europea come una variabile negoziabile e l’aggressione russa come un dettaglio da archiviare.
#europe #russia #Ukraine #usa
A destra fanno notare che anche la sinistra ha spesso sabotato i referendum, invitando a non votare e disinformando. E hanno ragione!
Dovrebbero però domandarsi anche quali siano stati i frutti raccolti in termini di allontanamento dei partiti dai problemi reali delle persone.