W Report! Giù le mani da Report! Vogliamo una puntata di Report sull'attentanto di Report con le piste nere, le trame occulte, il coinvolgimento di Forza Italia, i servizi, pezzi deviati in Rai, Lavitola in realtà uomo di Renzi, vicino al Mossad, amico di Netanyahu
Dopo 10 anni Donato Boscia, ricercatore del CNR, viene archiviato (per la terza volta) dall’accusa di aver diffuso la malattia del disseccamento degli ulivi: lui che, insieme al compianto prof. Giovanni Martelli, la Xylella in Salento l’aveva scoperta e cercato di contrastare era accusato di essere l’untore (ricordate la storia della Colonna infame?).
Il piano di eradicazione e contenimento del batterio fu bloccato da un sequestro della procura di Lecce, applaudito dal presidente/collega della Puglia Michele Emiliano, con la tesi che la Xylella fosse innocua e che bastasse tanta acqua per guarire gli ulivi. Nel frattempo ne sono seccati a decine di milioni in tutta la regione.
Nell’ordinanza di archiviazione, il consulente tecnico della procura di Bari scrive che “Probabilmente se il problema Xylella fosse stato affrontato immediatamente, nel 2013, estirpando rapidamente le piante infette... senza perdere quasi sei anni di tempo, la malattia sarebbe stata localizzata in un’area molto ristretta del Salento e non si sarebbe propagata oramai in ben quattro province della regione Puglia”.
Vuol dire, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, che bisognerebbe ribaltare l’inchiesta per diffusione colposa di malattia delle piante, che per dieci anni si è focalizzata sulla persona che aveva ragione (lo scienziato Boscia), sulle persone che avevano torto e hanno bloccato il piano di contenimento approvato dal governo e dall’Unione Europea: gli magistrati della procura di Lecce, la pm Elsa Valeria Mignone e il procuratore Cataldo Motta.
Non succederà: sarebbe un “attacco all’autonomia e indipendenza dei magistrati”, che troppo spesso significa irresponsabilità.
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In fondo, diciamocelo, Massimo D’Alema al vertice SCO in Cina, non rappresentava solo se stesso. C’è un pezzo d’Italia (e non solo) che subisce in modo più o meno evidente (e perverso) il fascino degli autoritarismi e che percepisce (o dice di percepire) certe tavolate di dittatori come un’opportunità di rivincita del sud globale rispetto ad un Occidente brutto e cattivo, che pure a loro ha dato praticamente tutto, a partire proprio dal diritto di critica.
Lui, più di altri, ex parlamentare, ex premier, ex segretario di partito, ormai ex tutto, non avendo più nulla da perdere, può però permettersi il lusso di sfidare il ridicolo, correndo ad osannare una cricca di assassini che si era riunita per parlare di “cooperazione”. Ed anche quello di auspicare che le nostre oppressive democrazie liberali colgano i “segnali di pace” che arrivano, secondo lui, dalla parata militare con tanto di nuovi supermissili con capacità nucleare, che ha sfilato davanti agli sguardi compiaciuti di Putin, Xi, Kim, e del primo ministro iraniano Pezeshkian, tagliagole e sterminatori di varia fatta che sono anche i quattro soci di maggioranza della guerra più grande del secolo.
Lo scorso anno sempre D’Alema aveva pensato bene di presentarsi ed intervenire ad un evento che si chiamava “Terzo Forum della Democrazia” che però si teneva a Pechino, la capitale della più popolosa delle dittature del mondo ed ha persino parlato di cooperazione, pace e tante belle cose, proprio mentre era in corso a suo carico un’inchiesta con l’accusa di corruzione internazionale per aver favorito la vendita di un grosso stock di armi alla Colombia. Accusa dalla quale è stato prosciolto, ma solo perché non emersero prove di corruzione, mentre la trattativa ci fu, eccome.
Insomma il mondo delle post verità - quello, per capirci, in cui la Russia è l’aggredito, chi aiuta un paese invaso è guerrafondaio e il partito Comunista Cinese ha sconfitto il Giappone - ha finalmente il suo testimonial. Uno che non richiede nemmeno un compenso aggiuntivo rispetto a quei cinquemila e rotti euro che percepisce per essere stato membro della massima assemblea rappresentativa di una democrazia e che ora investe per sgambettare dietro alle “migliori” dittature del pianeta.
D’altra parte, un paese come il nostro, i cui palinsesti televisivi pullulano dei Travaglio, Di Battista, Orsini, Di Cesare e del resto del “sancta Santoro” (mi si passi il gioco di parole) del pacifintismo revisionista, questo “leader Massimo” (D’Alema, appunto), se lo è ampiamente meritato.
Tu pensa che matti questi giovani iraniani che invece di invocare il diritto internazionale pregano che il Mossad elimini Khamenei e venga giù tutto, mentre qui facciamo la ola per la Repubblica islamica dal divano.
Jeffrey Sachs, abituale ospite del principale propagandista russo Solovyev, sta diventando un volto ricorrente anche nel programma di @corradoformigli#Piazzapulita
Per anni il @fattoquotidiano ha usato metodicamente la formula “il pregiudicato Berlusconi”, a volte anche solo “il pregiudicato” (per antonomasia). Da domani deduco che scriveranno “il pregiudicato Davigo”, o mi illudo?
NON andrò a votare perché i promotori hanno tramutato il referendum in un sondaggio sul campo largo e la gestione Schlein dell’opposizione.
Chi andrà a votare di fatto darà la sua approvazione all’ammucchiata pornografica tra comunisti, rossi e verdi, grillini, liceali del kollettivo, narcisetti spocchiosi e vecchie mummie in confusione.
Chi non andrà a votare darà, una spinta al PD per tornare ad essere un’opposizione di sinistra liberale e responsabile con una leadership credibile che possa contendere a Meloni il premierato.
Caro @marcotravaglio, qualche sera fa ho assistito alla tua ennesima performance di propaganda ad @OttoemezzoTW cui ha partecipato, in qualità di tuo complice, anche Lucio Caracciolo e continuo a trovare incredibile la naturalezza con la quale, senza vergogna, menti pubblicamente, in violazione delle regole etiche e deontologiche che dovrebbero guidare il tuo lavoro.
Quando sostieni che il mito - o meglio “balla” come l’ha definita @paolomieli - della responsabilità di @BorisJohnson nel naufragio dei colloqui tra Russia e Ucraina nel 2022 a Istanbul sarebbe avvalorata dalle parole del capo negoziatore della delegazione di Kyiv David Arakhamia, mi domando se tu quell’intervista l’abbia mai veramente ascoltata o ti sia invece limitato a fare il copia e incolla delle manipolazioni che ne hanno fatto i principali organi di disinformazione pro Mosca.
Io l’ho fatto. L’intervista è stata rilasciata alla giornalista e autrice ucraina Natalia Moseichuk, ed è andata in onda il 24 novembre 2023 sul canale 1+1. A circa un terzo del lungo confronto si parla proprio dei colloqui a Istanbul, in merito ai quali il funzionario dichiara esattamente il contrario di quello che tu sostieni.
In particolare Arakhamia conferma che il punto centrale delle richieste di Mosca fosse la non adesione alla NATO, ma non dice affatto che era stato raggiunto un accordo. In vari interventi tv ed editoriali tu parli di 18 bozze che le delegazioni si sarebbero scambiati e di una finale persino firmata. Queste affermazioni erano state fatte da Putin in persona davanti ad una rappresentanza di alcuni leader africani ai quali aveva persino detto che quel documento si chiamasse “Accordo sulla neutralità permanente dell'Ucraina e sulle garanzie di sicurezza”.
Se tu avessi veramente ascoltato l’intervista di Arakhamia, sapresti che quel documento semplicemente non esiste, tanto che l’intervistato fa notare alla giornalista che, se fosse stato reale, Putin non avrebbe esitato a mostrarlo, cosa che invece non ha mai fatto. La ragione è semplice e ovvia per chiunque sappia come funziona una democrazia: la delegazione non aveva potere di firmare nulla, tanto più un accordo in violazione della costituzione Ucraina (che prevede l’obiettivo dell’adesione alla NATO dal 2019). Un eventuale accordo lo avrebbe semmai potuto firmare il Presidente, per poi sottoporlo al vaglio della Rada, che a differenza di quanto avviene con la Duma in Russia, a Kyiv non è un organismo di mera ratifica.
L’intervistatrice peraltro incalza Arakhamia, chiedendo il perché non avessero accettato quelle condizioni. E lui spiega ciò che tutti tranne te e Caracciolo sanno bene, e cioè che dopo 8 anni di annessioni, scontri e provocazioni l’Ucraina pretendeva garanzie per la propria sicurezza che Mosca non era disposta a dare.
Segue poi una domanda diretta sul ruolo di Johnson e sulle sue presunte ingerenze, alla quale il consigliere risponde chiaramente che si tratta di menzogne dette da chi vuole interferire politicamente e che quella di non firmare fosse appunto, invece, una scelta della parte Ucraina, a causa delle condizioni poste dalla Russia, oltre che per i vincoli giuridici e costituzionali. Johnson visitò effettivamente Kyiv, ma, come spiega Arakhamia, quel viaggio era avvenuto dopo il rientro della delegazione da Istanbul. Lo stesso intervistato precisa anche che l’Ucraina non aveva ricevuto alcuna pressione dai partner occidentali, i quali avevano accesso alle bozze di accordo, ma che non erano nemmeno al corrente di tutti i dettagli dei colloqui.
Di fatto quindi quella dell’intervento di Johnson resta una balla colossale, come sostenuto anche da Foreign Affairs e New York Times, mentre le tue presunte prove sono menzogne di disinformazione, incredibilmente identiche a quelle diffuse dal Cremlino e che tu ripeti da bravo e obbediente propagandista, anziché verificarle come invece dovrebbe fare un giornalista.
Dimostrami che sono io che mento, se ci riesci. Qui o di persona. Io ci sto.
Tra pochi giorni in Russia si terrà la cosiddetta “Parata della Vittoria” – che non ha nulla a che vedere con la vera Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, né con l’enorme sacrificio dei cittadini sovietici. Sarà piuttosto una parata del cosiddetto “pobedobesie”, un fanatismo della vittoria deformato. Sarà una parata del delirio patriottico, una profanazione della memoria.
Lo so perché il mio bisnonno è morto in quella guerra. È morto per difendere la sua terra, per fermare il male. È morto perché il mondo potesse avere pace. E oggi… oggi la sua memoria viene calpestata da chi usa quella guerra per giustificare un’altra.
Per i veri veterani — quelli che hanno attraversato quell’orrore con le proprie gambe o senza più arti — il 9 maggio non è mai stato un giorno di festa. Per loro era un giorno di lutto e raccoglimento. Un giorno per dire “mai più”. Questa non è una parata della memoria — è una sfilata di cinismo, di menzogna e di profanazione.
Ma Putin e la sua banda di criminali hanno trasformato questo giorno in uno slogan osceno: “Possiamo ripetere”. È stato uno dei segnali più sinistri della tragedia che oggi sta travolgendo la Russia. Hanno osato infangare quell’impresa storica con una guerra di aggressione, sporca, codarda, in Ucraina.
Quest’anno sulla Piazza Rossa sfileranno non i veterani della Seconda Guerra Mondiale, ma quelli della “operazione speciale” — ex detenuti, assassini, stupratori, liberati per uccidere ancora.
È questo che chiamate “vittoria”? È questo che volete mostrare al mondo?
I veri veterani non ci saranno. Primo, perché quasi non ne sono rimasti. Secondo, perché il potere che ama vantarsi del loro eroismo li ha dimenticati da tempo. Chiediamolo a qualsiasi assistente vocale, anche a @grok : a quanto ammonta la pensione media di un veterano della Grande Guerra Patriottica in Russia? Vi sembra un modo degno di onorarli?
Nella foto — il celebre disegno di Gennadij Dobrov: “Guardate dove porta la guerra”. Questo è il motivo per cui chi ha vissuto la guerra non ha mai desiderato riviverla. “Purché non ci sia più guerra” — era questo il loro vero motto.
Quel disegno ritrae uno dei tanti veterani mutilati. Dopo la guerra, Stalin li fece deportare sul Valdai, perché “non deturpassero l’immagine felice delle città sovietiche con il loro aspetto”. Lì furono abbandonati a morire nell’indifferenza generale.
Con Putin il 9 maggio la Russia non celebra la memoria. La Russia celebra la guerra. E questo fa male. Fa male nel profondo.
Si chiama egemonia morale (quella culturale non c'è più) e si impara a scuola: una persona progressista è fondamentalmente buona, se sbaglia fa un errore, è un essere umano, può capitare. Una di destra è fondamentalmente spregevole, se sbaglia conferma la sua natura, ecc..
Questo è il paese in cui uno che fa anche il mediatore per la vendita di armi alla Colombia tuona contro il riarmo senza che nessuno lo prenda a pernacchie. #Dalema
@PTridico "A parità di potere d'acquisto": pur di affermare l'infame indicibile siete disposti persino a mostrarvi completamente ignoranti.
La peggiore sciagura accaduta al paese nel dopoguerra!