Non ha vinto, ma ha vinto comunque. Il secondo posto di Lucio Corsi a Sanremo è tremendamente strameritato.
Se qualcuno pensa che sarà una meteora, non ha capito niente.
Talento, fantasia, originalità, una grande cultura.
E la forza della caparbietà. Alle spalle più di 10 anni di gavetta, anche i fischi durante i primi concerti (quando apriva un concerto degli Stadio nel 2014), non si è mai voluto snaturare, una crescita costante passettino dopo passettino, sempre con la coerenza del suo percorso, della visione che aveva ben chiara nella sua testa, consapevole della non immediata comprensione da parte del resto del mondo. Con la fiducia di chi ha creduto in lui e nella sua originalità (da Federico Dragogna a Francesco Bianconi dei Baustelle, da Brunori Sas a Caterina Caselli passando per Carlo Verdone).
A Sanremo ha portato Lucio, senza compromessi. Dall'abbigliamento, suo personale, abiti che usa nella vita di tutti i giorni o nei suoi spettacoli (sacchetti di patatine come riempi spalline...) - non aveva di certo bisogno di stylist modaioli che lo vestissero - alla scelta tutt'altro che banale di Topo Gigio. Dal piede sotto il sedere mentre suona il pianoforte al microfono messo sotto l'ascella durante l'assolo di chitarra. Apparentemente fragile e delicato, invece granitico nella sua idea di far musica.
《Io volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Non sono altro che Lucio》
La sua trasgressione è nell'essere una persona semplice ancorata ai valori della terra (della Maremma), con i dubbi di tutti noi, con la voglia di non nascondersi.
Un cantautore che fa volare le parole, le rende favole realistiche, riuscendo a far sognare e anche pensare.
Grazie Lucio
♥️
rkomi è stato il più sottovalutato di questo festival
ha un messaggio pazzesco dietro ed è assolutamente nella top 3 delle più belle
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