Per ragioni che sto cercando di chiarire, il mio account X risulta improvvisamente privo di tutti i tweet pubblicati negli anni. In attesa di capire cosa sia accaduto, considero questo insolito azzeramento una singolare lezione sulla fragilità della memoria digitale.
Austerlitz è il libro che consiglio a chi voglia capire cosa può fare la prosa quando smette di avere fretta.
Sebald costruisce la memoria come un'architettura: fondamenta, pilastri, stanze che si aprono su altre stanze.
Il tempo non è lineare ma stratificato.
Torno su Galliani perché merita.
Questa feroce bellezza ha una qualità rara negli esordi italiani: non ha paura del proprio paesaggio.
Il Sud come materia letteraria, non come problema sociologico.
Come luogo dell'anima con le sue coordinate geografiche e morali.
Ogni volta che qualcuno mi chiede un romanzo sul male ordinario, cito Highsmith.
La vera inquietudine del libro non è quello che fa Ripley.
È quanto ci risulta comprensibile mentre lo fa.
Questo fu scritto nel 1955.
Non è invecchiato di un giorno.
James di Percival Everett prende Huckleberry Finn e lo riscrive dalla prospettiva dello schiavo Jim.
Poteva essere un esercizio accademico.
È invece un romanzo che fa esplodere il testo originale dall'interno senza distruggerlo.
Everett non corregge Twain.
Lo completa.
Ho riletto Le voci della sera per la terza volta.
Ginzburg fa una cosa che nessuno in Italia ha saputo replicare: scrive il dolore senza nominarlo mai.
Le frasi sono corte, le cose accadono di lato, i personaggi non capiscono quello che stanno vivendo.
Come nella vita vera.
Animalia è la cosa più borgesiana che abbia letto in italiano da anni.
Dieci storie, dieci voci, identità rivelata solo alla fine in una nota scientifica.
Il meccanismo è semplice. L'esecuzione è rarissima: la voce non cede all'allegoria, non spiega, non strizza l'occhio.
Un romanzo storico di grande successo, letto per dovere professionale.
Ricostruzione impeccabile.
Narrativa assente.
Si può ricostruire un'epoca con precisione assoluta e non raccontare niente.
Questo libro lo dimostra con ben 430 pagine.
Mai un momento di vera letteratura.
Il romanzo storico italiano ha un problema strutturale: confonde la ricostruzione con la narrativa.
Ricostruire un'epoca è archeologia.
Raccontarla è letteratura.
Non è la stessa cosa.
Quasi nessuno lo sa quando comincia a scrivere.
Quasi nessuno se ne accorge quando finisce.
La differenza tra un critico e un lettore appassionato non è la cultura.
È la disponibilità a dire in pubblico quello che si pensa in privato.
Molti critici italiani l'hanno dimenticata.
Alcuni non l'hanno mai saputa.
Ho riletto le ultime cinquanta pagine di un romanzo che pensavo di aver già giudicato.
Avevo giudicato in fretta.
Questo succede più spesso di quanto i critici amino ammettere.
La seconda lettura non cambia il libro.
Cambia chi legge.
Questa feroce bellezza di Giuseppe Galliani è il tipo di esordio che fa bene leggere.
Una terra arsa, percorsa da profughi e disperati in cerca di riscatto, raccontata senza il bisogno di spiegare ogni cosa al lettore.
Galliani insegna, scrive lontano dai riflettori, e si vede.
Vanno all'asta oltre 1.300 lettere private di Verga, mai pubblicate.
Corrispondenza personale, amministrativa, professionale.
Andranno quasi certamente ad un collezionista privato.
Spariranno per altri cento anni.
Questo è il vero scandalo dell'archeologia letteraria italiana.
@clara_muollo Morselli è stato rifiutato da ogni editore italiano mentre era vivo. Si è tolto la vita nel 1973. Einaudi lo ha pubblicato l'anno dopo. Il coraggio non manca agli autori. Mancano gli editori disposti a rischiare. E i lettori disposti a non scandalizzarsi. In ordine.
Nel frattempo: cercate i titoli del Kindle Storyteller 2026. Non perché l'autoproduzione sia una virtù in sé. Ma perché i libri sono lì. E nessuno ve lo dirà se non lo dico io. Fine.
Cosa dovrebbe cambiare?
La critica dovrebbe smettere di essere un servizio dell'industria editoriale.
Dovrebbe tornare a essere un servizio del lettore.
Significa accettare che un libro su KDP possa essere più interessante di uno su Adelphi.
A volte.
Non sempre.
Ma a volte.