Forse per intensità, talento, giocate, pathos, una delle singole partite di finale più belle degli ultimi anni.
San Antonio avrebbe potuto vincere.
Ma i ragazzi della Grande Mela sono semplicemente in missione.
#NBAtipo
✍️ Appunti di viaggio
Esordio in scioltezza per Jannik. Look da Principe azzurro, trattando il carneade francese Tabur con la disinvoltura di chi oggi pratica un altro sport rispetto agli umani. Pronti, via, 8 punti di fila per Jannik. 6-1 in 27' e dominio totale. Buona la prima: 6-1 6-3 6-4. Due ore tranquille e a casa. Risparmiando energie che serviranno nei tapponi di montagna del Tour de France piazzati nella settimana decisiva. Riassaporando intanto, nel suo esordio, il frullatore dell'atmosfera francese da prendere sempre con le molle. Parigi, Roland Garros, Bois de Boulogne, quel concetto mai tramontato della Grandeur. Tra potenza e declino. La decadenza dei modi. Lo scivolamento dell'ego. Fino purtroppo allo sciovinismo d'Oltralpe in cui Jannik è rimasto impigliato, suo malgrado, nella mega trappola della finale bollente dello scorso anno. La più dolorosa per Jannik e quindi, per la proprietà transitiva, per noi che eravamo lì. Quel puntino dentro l'immenso Philippe Chatrier riassegna la vera grandezza. Quel puntino, alto e asciutto di nome Jannik, è tornato dentro il catino. Dove un anno fa più di qualcuno si era perso nella Senna la parola "classe". Ma non è un problema. Perché già a Wimbledon, il mese dopo, Jannik aveva risistemato tutto. Anche stavolta, tornando sul luogo di un anno fa, sa perfettamente che c'è da finire un lavoro. Nessuna vendetta o chissà cosa. I sentimenti negativi non li conosce Jannik. Ma c'è da rimettere la cose a posto. Aggrappandosi al suo tratto distintivo: la cultura del miglioramento. Lo ha insegnato a tutti. La cultura del miglioramento lo ha portato dal non aver mai vinto un grande torneo sul rosso, a trionfare in tre Masters 1000 di fila sulla terra (Montecarlo, Madrid, Roma). Come solo Nadal era riuscito per l'ultima volta nella stessa stagione nel 2010.
La scalata alla Tour Eiffel è ricominciata. Provando in ogni partita, anche facile come stasera, a migliorare qualcosa. A sperimentare, a elaborare, a testare, a non buttare neppure un punto per poter aggiungere qualcosa nel repertorio. Questo Sinner, così pieno "di classe", sarà difficile, molto difficile, da fermare. Oui, très difficile à arrêter.
✍️ Angelo
La prima foto è del 2026, precisamente di due giorni fa.
La seconda è del 1997, ventinove anni fa.
Nella prima c’è Gregg Popovich che parla e Tim Duncan che ascolta.
Nella seconda la stessa cosa.
Tra una foto e l’altra sono trascorsi 29 anni, i due hanno riscritto la storia del basket, hanno vinto e infranto record, sono diventati uno dei migliori coach e uno dei migliori giocatori nella storia del basket.
Nel mezzo, però, Gregg Popovich ha avuto problemi di salute che lo hanno costretto ad abbandonare il basket. Ma nonostante i problemi a deambulare, a parlare e di vista, continua oggi a stare vicino alla sua squadra, gli Spurs, seguendo gli allenamenti e parlando di tanto in tanto anche negli spogliatoi.
Ad accompagnarlo ovunque, ad aiutarlo a scendere dall’auto e salire le scale, a portargli la stampella, a trascorrere con lui intere giornate a parlare di basket, e a portarlo di tanto in tanto in tribuna a vedere le partite, c’è Tim Duncan.
In questi 29 anni, da quando si sono conosciuti, un ragazzo, diventato uomo, continua ad ascoltare.
Ascolta la persona che ha dichiarato di avergli cambiato la vita, di averlo reso un giocatore migliore e soprattutto una persona migliore.
Il rapporto tra Popovich e Duncan è una storia che travalica i confini dello sport perché contiene tutto: stima, amicizia, rispetto, riconoscenza, gratitudine.
È una storia semplicemente meravigliosa.
Quando vedi questi SCEMPI non bisogna salvare niente e nessuno.
Non si salva chi ha costruito questa squadra piena di gente inadeguata a certi livelli. Calciatori mediocri e con pochissima personalità.
Non si salva soprattutto chi scende in campo che fa errori che neanche in terza categoria si vedrebbero. Gol regalati per passaggi sbagliati, dormite difensive e cose aberranti. Si continua a leggere di rinnovi, di conferme: bisogna smontare tutto!
Non si salva neanche chi la allena.
Resta il meno colpevole, ma non è possibile vedere questi cali di tensione improvvisi e approcci alla gara mosci.
QUESTE PRESTAZIONI SONO UN INSULTO AI TIFOSI ROMANISTI!
#Gravina tutto a posto? Nemmeno l'ennesima vergogna per il calcio italiano porterà alle dimissioni. E intanto per il terzo mondiale consecutivo l'#Italia resterà davanti alla TV.
#BosniaItalia