Sinner è leggenda.
La supremazia con cui si porta a casa il suo terzo Slam, quello che avrebbe potuto essere il più difficile e insidioso.
La tenuta mentale di combattere contro avversità (e demoni).
L' intelligenza tattica di entrare nella testa dei rivali, come se ne conoscesse la password, per disarmarli con perfidia agonistica.
L'etica del lavoro. Il senso della misura quando si concede, si apre nelle interviste, senza mai prendersi troppo sul serio. La riservatezza quando si protegge. La granitica leggerezza nel sapere sdrammatizzare, anche disinnescando eventuali polemiche.
La riconoscenza e la cura per la famiglia e per il suo team.
E anche la grazia con cui consola lo sconfitto Zverev...
Jannik, sei un essere speciale
🦊🏆🏆🏆🇮🇹
#AusOpen
La ragione di Sonny.
A 29 anni. Dopo aver deciso di stravolgere tutto. Ha lasciato dopo quasi 20 anni lo storico allenatore Gipo Arbino ("quasi un padre"). Qualcuno l'ha pure chiamata irriconoscenza, non conoscendo Lorenzo. Si chiama invece coraggio. Rischiare, alzare l'asticella, cercare di migliorare i punti deboli, provare a scalare la classica, tornare ad avvicinarsi ai primi 20 del mondo (21°, suo miglior ranking del 2021). Affrontare l'ultima parte della carriera senza avere in futuro rimpianti. Con il prezioso aiuto di Fabio Colangelo come coach.
Non è nato nè fenomeno nè predestinato, si è costruito mattoncino dopo mattoncino, con una tigna che non è seconda a nessuno.
A Melbourne il suo primo quarto di finale Slam. È stato agevolato dal tabellone? Vero, trovando avversari non di alta classifica. Ma nei quarti contro Ben Shelton (21) gli ha creato seri grattacapi. Con carattere e cuore, che ben conosciamo di Lorenzo, ma soprattutto con la qualità del suo tennis, arricchito e potenziato. Una sconfitta come iniezione di fiducia per continuare a lavorare, anche sulle altre superfici.
È un esempio per tanti. Perchè non esiste solo il primo posto, ognuno ha un personale traguardo cui ambire, per il quale combattere.
Uno stimolo a credere ancora in lui, nel prosieguo della stagione. Ad applaudirlo.
Ha avuto ragione Sonego
#AusOpen
"Ciao ragazzi, io sono Matteo Lucarelli e sono un prof di Scienze Motorie all'istituto tecnico professionale Polo3 di Fano (PU). Tre anni fa al mio primo anno di insegnamento della materia conobbi Ion Negru, un ragazzo moldavo con disabilità motoria. Ion parlava poco la lingua, non conosceva nessuno e faceva fatica a socializzare, ma nonostante la difficoltà motoria che limitava il suo spazio vitale, non mancava mai di regalarti un sorriso. La sua vita sociale si limitava ai videogiochi online e qualche seduta riabilitativa in piscina, pochi amici e lontani da casa. Un giorno, visto che stavo organizzando il gruppo sportivo pomeridiano di "Baskin-basket inclusivo" (una meravigliosa evoluzione del basket che permette di far giocare assieme abili e disabili), pensai di coinvolgerlo nelle attività pensando a lui come pivot della squadra. Ricevetti una serie di NO infiniti, ma, vista la mia insistenza, alla fine il ragazzo cedette e venne a fare i primi allenamenti. Iniziava a divertirsi e sentirsi coinvolto ed importante. Tanto importante che il coach Droghini vide in lui una scintilla e gli propose di andarsi ad allenare con la sua squadra di Pesaro, la Booom Baskin, un gruppo di pazzi scatenati che giocano a Baskin, partecipano ai campionati italiani ed organizzano bellissimi tornei ed attività.
Da quel momento la vita di Ion è svoltata. Ha conosciuto una nuova famiglia, nuovi amici, tre allenamenti a settimana intensissimi, partite e trasferte in tutta Italia, grigliate, pizzate, tombole e chi più ne ha più ne metta. In tre anni Ion è arrivato in prima squadra, si è tatuato il simbolo della squadra sul braccio e non smette di ringraziarmi ogni volta che mi vede per averlo portato quel giorno a giocare a Baskin. Sono io però che devo ringraziare lui. Lo uso come primo esempio quando insegno ai miei ragazzi il valore del basket e dello sport. E per ringraziarlo volevo portarlo alla vostra conoscenza, nella speranza che un giorno dedichiate a lui e a tanti come lui a cui il Baskin ha cambiato la vita, uno dei vostri bellissimi post."
Questa foto è stata scattata sabato scorso a mezzanotte e quaranta, dopo la partita Dallas-Oklahoma. Il match in realtà è terminato alle 22:30, e di norma entro 30/40 minuti la sicurezza invita tutto il pubblico ad uscire. Kyrie Irving ha però chiesto ai Mavericks di poter restare con 125 persone che da tempo cercavano di poter presenziare ad una sua partita: sono un gruppo di nativi americani che vivono in Texas. Irving è stato circa due ore con loro, ha parlato con tutti, ha discusso dei tanti problemi che da sempre affliggono i nativi, dei loro diritti non riconosciuti, soffermandosi soprattutto con i più giovani. La ragazza che piange è commossa per aver finalmente incontrato il suo più grande idolo.
Kyrie è uno dei pochissimi atleti di spicco degli sport americani che si è sempre battuto in difesa dei nativi e delle circa 600 tribù presenti negli USA, partecipando ad incontri e facendo grandi donazioni. Lui stesso discende dalla tribù Sioux di Standing Rock, e per i circa 5 milioni e mezzo di nativi rappresenta una figura che va al di là dello sport.
Molto spesso ciò che dice e ciò che fa in merito alla difesa dei diritti dei nativi, è poco pubblicizzato dai media americani. Questo testimonia da un lato quanto siano ancora penalizzate queste persone, e dall'altro lo straordinario spessore umano di Irving.
“Quello che ho visto fare a Maradona non l'ho mai più visto fare da nessuno, e mi riferisco sopratutto ai campioni di oggi, non gli si avvicinano nemmeno per sbaglio.
Potrei dirvene tante specie in allenamento dove era difficile persino pensarle certe giocate.
Una volta Diego fece un assolo, dribblò il portiere, poi arriva un giocatore che vuole parare sulla linea e si butta dentro con tutto quello che ha. Ma Diego fa un ulteriore dribbling a 1 metro dalla line e la mette in porta.
L’avversario finisce dritto sul palo con le gambe aperte…. una cosa dolorosa. Maradona dopo si scusò. È così che era. Non voleva umiliare l’avversario. Cose del genere erano solo nella sua natura. Erano fuori da ogni logica in ambito sportivo.”
Bernd Schuster
Sulle note di Mina ❤
Sara Conti E Niccolò Macii sono fantastici e sono terzi dopo il programma corto ai Mondiali di Montreal ⛸🇮🇹
#WorldsMTL24#FigureSkating
“Se non sappiamo stare in silenzio lo Spirito faticherà a rivelarsi a noi. Il silenzio è la condizione indispensabile per far comunione con Dio. Il silenzio è già comunione con Lui”.
(Don William Del Vecchio)
#ilpensierodellasantanotte
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