@CucchiRiccardo@DanMr72 L'Europa è il maggior produttore di uranio arricchito.
Urenco e Orano superano la capacità di arricchimento della Russia.
Non è certo questo il motivo per cui decidere se Nucleare si o Nucleare no
Onore ai trecento spartani che hanno preso il biglietto in Nord per il derby. Rispetto ogni scelta ma io sarei stato tra loro perché nel regolamento degli Eagles c��era al primo punto di essere sempre presenti contro la Roma. Onore sempre a tutti i laziali #sslazio
@ldibartolomei Poi un giorno ci spiegherete cos'ha di illiberale chiedere a un giornale praticamente in fallimento da dove vengano i propri soldi...
Anche perché lo sappiamo tutti
La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore 🇮🇱 Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito 🇮🇱 . Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono un’etnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
Ho letto su un quotidiano che “c’è un piano criminale per portare via la Lazio a Lotito”. Si parla di una spectre che agisce “da mesi” nell’ombra per far crollare il titolo del club in Borsa. Poi vado sul sito di Piazza Affari e vedo che nell’ultimo anno le azioni della società sono cresciute del 74,45%, passando da 0,81€ a 1,42€. E tutto questo nonostante il tracollo sportivo e lo stadio vuoto. Sarebbe bello leggere questo contesto nell’articolo, ma non c’è. Viene solo criminalizzato il dissenso.
Questi sono i numeri disastrosi dell’editore de @fattoquotidiano. Ci sono molte anomalie. Debiti con i fornitori, il fisco e le banche che esplodono e redditività che crolla. Ci sono enormi anomalie, un’azienda “normale” sarebbe senza cassa e le banche non avrebbero dato linee di credito. Fare cassa a questo livello sui fornitori vuol dire non pagarli o avere fornitori molto compiacenti. Credo sia opportuno che il paladino della trasparenza (e della Russia) @marcotravaglio ci dia qualche spiegazione.
Dire che questa copertina sarebbe ‘antisemita’ serve solo a spostare il discorso dai fatti. La foto non è falsa: è uno scatto reale di Pietro Masturzo in Cisgiordania, verificato e confermato dal fotografo stesso. Sotto anche Facta ne accerta la veridicità. Le obiezioni su gilet, barba o anello invece sono falsità di Poubko: l’IDF consente la fede e oggi anche la barba, e in Cisgiordania la linea tra colono armato, riservista e ‘settler in uniform’ è spesso volutamente opaca.
Trovo profondamente volgare usare sempre la parola antisemitismo per coprire i crimini di persone israeliane: Antisemitismo è colpire gli ebrei come ebrei, con stereotipi e odio razziale. La stessa definizione IHRA precisa che la critica a Israele, quando è analoga a quella rivolta a qualsiasi altro Stato, non è di per sé antisemitismo .
Qui si denuncia una realtà documentata: violenze dei coloni e complicità delle autorità israeliane. Paragonarla al Der Stürmer non difende gli ebrei: banalizza l’antisemitismo vero.
E vi rende dei mostri
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È chiaro che Israele teme tantissimo che l’immaginario collettivo sulla violenza e il terrorismo si sposti dal prototipo di Bin Laden e del terrorista islamico con la barba lunga, al volto mostruoso del colono della Cisgiordania.
Ma non hanno ancora capito, né gli israeliani né i sionisti tutti, che la coscienza dell’orrore commesso sui palestinesi non ha bisogno di stereotipi visivi riguardanti il cattivo. Sulla carne e negli occhi di milioni di persone è impresso il segno dell’orrore per ciò che è stato fatto di Gaza, per le immagini di una terra ridotta completamente in cenere.
Non c’è bisogno di fissare nessuna immagine degli israeliani nella memoria collettiva, perché Israele venga considerato uno Stato terrorista. Sono gli atti che compie, non l’estetica dei suoi criminali, a motivare il giudizio impietoso nei loro confronti.
Tuttavia, di certo quella fotografia è potente. Mostra una verità. Quel colono sulla copertina dell’Espresso ha un aspetto mostruoso, ma perché? Non per via della sua appartenenza religiosa, bensì perché ogni fibra del suo corpo è visibilmente attraversata dall’odio, dalla disumanità. Non è il suo aspetto, è il suo rapporto con l’umano a bucare lo schermo e fissarsi nella mente di chi guarda.
La donna – bellissima – che è oggetto del suo odio neanche lo guarda. Non gli rivolge alcun sentimento di ritorno. Sta soffrendo, per la violenza che subisce. E lui, nel suo ringhio, gode a farla soffrire e a vederla soffrire.
Non ci aspettiamo che un sionista o una sionista riescano a farsi interrogare da quella immagine. La scusa pronta dell’antisemitismo è, d’altra parte, come sempre avviene con il vittimismo nei gruppi chiusi, la miglior scappatoia per scongiurare alla radice che, dentro la tribù, qualcuno si faccia venire dei dubbi sul proprio rapporto con il mondo.
Dai #bibifiles, il documentario che raccoglie ore di interrogatori per l'inchiesta di corruzione contro Netanyahu, emerge ufficialmente che il presidente israeliano ha finanziato per anni Hamas. Così anche la cantilena "e allora stai con i territoristi", ve la potete mettere in Q