Tra tutti gli investimenti fatti rinnovando casa, il migliore è stato la pompa di calore geotermica: cinque anni senza problemi, costi di manutenzione ridicoli, comfort costante in ogni stagione. Anche in questi giorni di canicola, in casa si sta benissimo.
Ma è un investimento importante, non alla portata di tutti. E questo è il punto: con il clima che cambia, poter vivere in una casa fresca d’estate e calda d’inverno diventerà una nuova linea di frattura sociale. Una fonte crescente di disuguaglianza, con inevitabili conseguenze politiche e nuovi populismi (e da egoista stirneriano so che questo non è bene).
La risposta, però, non può essere semplicemente un’altra stagione di bonus distribuiti a pioggia, o aita aita alla Parini; serve piuttosto pragmatismo: prendere atto che il contesto è cambiato e che le lancette non si portano più indietro.
Lo Stato dovrebbe cominciare dagli edifici di propria competenza: scuole, ospedali, uffici pubblici, case popolari. Rendere vivibili questi spazi non è un lusso verde da ZTL, ma una politica sociale, sanitaria ed educativa. E sarebbe anche un uso sensato delle tasse. Una scuola che diventa invivibile già in tarda primavera non è solo un problema energetico, ma sociale.
Ai privati, invece, andrebbe concessa più flessibilità: meno vincoli inutili, procedure più semplici, regole condominiali meno paralizzanti, maggiore apertura a soluzioni diverse, senza imporre dall’alto una tecnologia unica o una traiettoria obbligata, perché poi si rischia di fare la fine delle auto in UE. E se si vogliono dare incentivi, perché qualcuno è inevitabile, che siano fortemente inversamente proporzionali al valore di mercato delle abitazioni e al reddito dei richiedenti, e mai superiori al 30-40%.
Non si tratta di promettere comfort climatico per decreto, sarebbe velleitario; si tratta di governare una trasformazione già in corso, evitando che l’adattamento al caldo e al freddo estremi diventi l’ennesimo privilegio per chi può permetterselo.
E poi balena in testa la solita imprecazione 🤬: se avessimo usato meglio certe risorse, invece di bruciarle in modo indiscriminato, tra seconde case e facciate bene rifatte al botox, oggi potremmo avere scuole più fresche, case popolari più efficienti e città un po’ meno ingiuste.
@antani@dottorpax Abbiamo un 30% che voterebbe la qualunque. Renzi, meloni, conte, dc, Berlusconi...
Stampa e tv maggiori responsabili insieme a analfabetismo
🇮🇹 DA ASCOLTARE, Enrico Berlinguer, famoso liberale-liberista. Era il 1983 e Berlinguer spiegava perchè l'Italia era indietro in ricerca scientifica e tecnica, pura ed applicata, perchè era bassa la produttività (dice proprio "produttività", eh), perchè non vi erano risorse per lo sviluppo, perchè la spesa pubblica era più grande che in altri paesi.
E sapete perchè? Perchè, secondo il liberista Berlinguer, esisteva una relazione malsana tra potere e settore privato fondato sul clientelismo e sulla protezione delle categorie (=rendite) che assorbiva le risorse per la crescita.
Era il 1983. Ed era Enrico Berlinguer.
Se lo dico oggi, mi insultano dicendo che sono liberista. Tanto è la distorsione della realtà ormai.
Saluti, compagni.
P.S. Faccio notare che Berlinguer parla di bassa produttività della pubblica amministrazione e dei servizi. Ovvero, era già chiarissimo allora che il problema erano i non-tradable, non i tradable sectors.