@Roberto12675098@marcopalears Lo fanno già in Libia , li stuprano , schiavizzano , menano ma continuano ad arrivare . Eppure i coglioni come te hanno la soluzione pronta
@Bat1713@lgf47264@pappaconda12@emmevilla Già … comunque gli abboccaloni abbondano anche a sinistra eh . Altrimenti non si spiega perché è 30 anni che decliniamo
@lgf47264@pappaconda12@emmevilla Vai a vedere le statistiche di quanti immigrati arrivano in centro e nord Europa e quanti rimangono in italia e confrontalo con quanto ti vogliono far credere che siamo invasi e gli altri paesi non fanno nulla
Uno dei migliori calciatori al mondo di oggi.
Uno dei migliori atleti nella storia dello sport.
Occhiale da aperitivo molesto, capello incatramato all'indietro e braccialetto comprato in spiaggia a 3 euro contrattando per mezz'ora, a sinistra.
Maglia della salute presa in sconto da OVS in antitesi col Rolex Daytona in oro rosa del valore di mercato di una palazzina sugli Champs-Élysées, a destra.
Forse la prima volta che quello a sinistra non risulta gigantesco accanto a qualcuno dall'alto dei suoi 195 cm distribuiti su un fisico statuario.
L'ennesima volta in cui quello a destra, anche da 63 enne, più vecchio di 37 anni di quello accanto a lui, da un punto di vista meramente fisico, e di aura, domina senza se e senza ma.
Il sorriso soddisfatto di chi ha coronato il sogno di chiedere una foto all'idolo anche dei vichinghi.
L'enormità della mano di quello a destra.
Signore e signori Erling Haaland e Michael Jordan.
Abbiamo la foto dell'estate.
Per dirla in altro modo: ciò a cui stiamo assistendo è una crisi migratoria, innescata magari da una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo sullo sfondo di una profonda crisi sociale del Marocco, o è un meccanismo di politica internazionale (o “geopolitica”) più o meno calcolato da molteplici attori internazionali? Una risposta semplice non esiste.
Io credo che si debba evitare di considerare le due letture come discordanti tra loro e trovo probabile che nella realtà ci siano molti elementi appartenenti a ognuna delle due diverse letture. Non cadere nel gioco binario di aderire a una sola lettura, gettando l’altra a mare, è fondamentale per mantenere la capacità di un’analisi non emotiva né ideologizzata, il più possibile in grado di leggere, con grande pazienza, tra le infinite pieghe di questa storia.
📍Venerdì 31, il presidente del governo centrale Pedro Sánchez è atterrato a Ceuta dove ha parlato di un attacco all’integrità territoriale spagnola, assolvendo però il Marocco a dispetto delle inconfutabili evidenze.
🔺Per i meno avvezzi, la cosiddetta “Marcia Verde” iniziata il 6 novembre 1975 fu l’evento che segnò l’inizio della colonizzazione marocchina del Sahara Occidentale, imponendo la presenza di Rabat e forzando la partenza della Spagna colonizzatrice la quale era politicamente nel caos dell’agonia e imminente morte di Francisco Franco dopo quasi 40 anni di dittatura e apatia politica.
Nei giorni successivi all’invasione di centinaia di migliaia di civili e coloni appoggiati da decine di migliaia di militari, la Spagna siglò con Marocco e Mauritania il tristemente famoso Accordo Tripartitico di Madrid, del 14 novembre 1975, con cui la potenza coloniale cedeva praticamente la provincia del Sahara Occidentale a Marocco e Mauritania, conservando alcuni privilegi. Francisco Franco morì meno di una settimana dopo.
La Mauritania perse gradualmente interesse nell’occupazione ed ebbe a soffrire la risposta militare del Fronte di Liberazione Saharawi, il Polisario, formatosi durante la fase finale della colonizzazione spagnola. Le due parti firmarono infine la pace ad Algeri, nell’estate del 1979, mentre l’Accordo di Madrid tra Nouakchott, Rabat e il franchismo fu annullato ed è ritenuto non valido ai fini del diritto internazionale.
Con il tempo, il Marocco si è allargato sempre di più in Sahara Occidentale, fortificando il deserto con interminabili muri di sabbia detti “Berm” e finendo per controllare almeno tre quarti del territorio e praticamente la totalità delle risorse economiche. Nel 1991, con la fine della Guerra Fredda fu siglato un cessate il fuoco ma dall’autunno del 2020, anche se a bassa intensità, si combatte di nuovo.
Gli Stati Uniti e Israele sono gli unici Stati al mondo a riconoscere al Marocco la piena sovranità sui territori occupati e anche sul resto del Western Sahara: il presidente USA, Donald Trump, ha annunciato pochi giorni fa che il re Mohammed VI gli intitolerà un importante asse viario che collega Tiznit, in Marocco, a Dajla/Dakhla (già Villa Cisneros) nel Sahara Occidentale occupato: la “Donald J. Trump Highway”.
@massimo_ca73@aleconti74@pisto_gol Senza slogan ??? Chiudere schengen sapendo che non serve a un cazzo vuol dire mandare messaggi di essere dei coglioni . Per gli idioti nostrani invece vuol dire essere dei duri …
@Antonio23542439@pisto_gol Li ha dati solo a chi è in Spagna da anni , boomer ignorante! Se desse la cittadinanza spagnola , questi farebbero il passaporto e verrebbero nel tuo paradiso italiano , quindi revocare schengen serve a un cazzo . Svegliati, abboccalone !
Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale.
Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna.
Hanno visto migliaia di persone e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro.
E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie.
Mettiamole in fila, una per una.
Primo.
Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.
Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.
Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.
Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua.
Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.
Secondo.
La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.
Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen.
Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera nei fatti già chiusa.
Terzo.
Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata".
Falso.
La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.
Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo.
Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina.
Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.
E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.
Quarto.
Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.
Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.
Quinto.
Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione.
Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.
Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.
Sesto.
Il Marocco ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna.
Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.
Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate.
Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.
Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile.
Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena.
E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez.
Sono passati 41 giorni. Quarantuno.
Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.
Chi ti tende una mano quando sei a terra, gentaglia così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannare.
Ottavo.
Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che a Ceuta gli sbarchi via mare erano stati zero fino a metà luglio. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.
Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.
Che miseria senza fondo.
#28luglio VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
#mattarella @Quirinale #nordio @minGiustizia #csm #anm @ANMagistrati #magistratura #magistrati #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni – Sicurezza per tutti
Peccato che quello denominato come decreto anti-maranza non sia un decreto-legge, che entra in vigore immediatamente, ma un disegno di legge, che dev'essere approvato dal Parlamento e ancora deve fare il relativo iter.
Nemmeno questo ha capito, il ministro?
(e lasciamo perdere cos'ha capito chi ha scritto la notizia, cioè Libero)
P.S. i 14enni si possono arrestare già ora, prima che sia emanata la nuova norma, ma evidentemente Salvini non ha capito nemmeno questo
@andreaabodi FEDERCICLISMO MATRIGNA E PROCURE INDEGNE. Mio Figlio Giovanni è stato un tesserato della federciclismo sin dall’età di 5 anni. Ha dato lustro alla federciclismo, vestendo la Maglia Azzurra alla Parigi-Roubaix. Ed è morto a 22 anni, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, con la tessera della federciclismo in tasca, per colpe, accertate in via definitiva, della federciclismo e degli organizzatori di quella corsa ciclistica mortale. Tuttavia la federciclismo, prima con il presidente Renato Di Rocco e poi con l’attuale Cordiano Dagnoni, anziché rimanere quanto meno neutrale di fronte al cadavere di un suo giovane tesserato, si è schierata, sin da subito, dalla parte degli organizzatori di quella corsa ciclistica mortale, fornendo loro, gratuitamente, almeno due avvocati, Nuri Venturelli e Gaia Campus (componente della commissione nazionale elettorale della federciclismo) ed un consulente Roberto Sgalla (presidente dei Direttori di corsa della federciclismo, che diventa anche il consulente del pubblico ministero di Alessandria) i quali non hanno fatto altro che depistare, insabbiare, imbrogliare le carte per addossare a mio Figlio Giovanni ogni e tutta la responsabilità della sua morte, con la complicità, con il concorso della procura federale della federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli, nell’ “indifferenza” della procura generale dello sport del CONI, capeggiata dal prefetto Ugo Taucer. Ed a questo scempio ha fatto da sponda il pubblico ministero Andrea Trucano della procura della repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, che, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un Ragazzo innocente di 22 anni - dove sono coinvolti personaggi intoccabili - senza celebrare un giusto Processo per accertare la Verità ed assicurare davvero la Giustizia. #mattarella #meloni #nordio #consigliosuperioredellamagistratura #csm #abodi #coni #federciclismo #procurafederale #procuradellarepubblica #procuragenerale #magistratura #magistrati #anm #avvocati #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
Nicola meritava giustizia, non il silenzio.
Nicola aveva 54 anni e viveva a Pinarella di Cervia, un piccolo paese dove tutti lo conoscevano. Era una persona fragile, con poche risorse economiche, spesso viveva nel suo camper e in paese lo chiamavano ancora “il ragazzo”. Girava in bicicletta con la musica ad alto volume, un pupazzo di Tom sulla spalla e si fermava a parlare con chiunque. Non faceva del male a nessuno.
Sabato notte è stato aggredito da cinque ragazzi. Cinque contro uno. Lo hanno picchiato con una violenza inaudita, provocandogli ferite gravissime. Dopo quattro giorni di agonia è morto. Una morte assurda e inaccettabile, che merita una condanna senza alcuna giustificazione.
Il funerale è stato pagato dal Comune, perché il padre non aveva le risorse per sostenerne le spese. A salutarlo c’erano circa trecento persone, ognuna con un fiore in mano. Un ultimo gesto di affetto per un uomo che, nonostante le sue fragilità, era conosciuto e voluto bene dalla sua comunità.
Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli erano vicini rivolgo le mie più sincere condoglianze.
Questa tragedia impone però anche una riflessione. Se gli aggressori fossero stati una baby gang composta da giovani di origine straniera, probabilmente oggi assisteremmo a un’enorme mobilitazione politica e mediatica: dichiarazioni, dirette televisive, conferenze stampa e slogan sulla sicurezza.
Invece il silenzio è assordante.
È difficile non vedere l’ipocrisia di certa politica, soprattutto di chi oggi governa. La sicurezza non può essere un argomento da usare solo quando conviene raccogliere consenso. Le vittime non hanno un colore politico né un’origine: meritano tutte lo stesso rispetto, la stessa attenzione e la stessa richiesta di giustizia.
Condannare la violenza significa farlo sempre, senza doppi standard e senza propaganda. La vita di Nicola vale quanto quella di qualsiasi altro cittadino. La giustizia non può avere due pesi e due misure.
VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
#mattarella @Quirinale #nordio @minGiustizia #csm #anm @ANMagistrati #magistratura #magistrati #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni – Sicurezza per tutti
Questo passaggio dell'intervista di Meloni a Cerno sul caso Roggero è una summa di sciocchezze, che dimostra come la presidente del Consiglio commenti decisioni giudiziarie senza aver letto le carte
La sentenza della Corte d'Appello smentisce ciò che dice Meloni:
1) una sequenza di azioni, elencate dalla Corte, poste in essere dal gioielliere dopo l'uscita dei rapinatori dal negozio dimostra che fosse lucidissimo;
2) è un falso che i giudici non abbiano tenuto conto delle sue condizioni, perché la pena è quella minima irrogabile per due omicidi e un tentato omicidio;
3) lamentarsi del fatto che passerà "il resto dei suoi giorni in carcere" è fuorviante, perché Roggero i) non è stato condannato all'ergastolo e ii) sarebbe bastato chiedere il rito abbreviato per avere una pena inferiore che gli avrebbe consentito di non passare nemmeno un giorno in carcere.
(è spiegato tutto qui, punto per punto https://t.co/2aUSoDtUL8)
Tutte le fake news sul caso Roggero
1. Prima dell’assalto alla gioielleria del 28 aprile 2021 (sfociato nella sparatoria in strada e l’uccisione di due rapinatori), Roggero aveva già subìto 5, 6 o addirittura 7 rapine, più altri assalti nella sua abitazione privata. Falso. Lo confermano le carte del processo che lo hanno riguardato: prima del 2021 la gioielleria di Roggero era stata oggetto di un’unica rapina, avvenuta nel 2015, cioè sei anni prima. La difesa di Roggero non ha segnalato altri furti, né in gioielleria né in casa.
2. I giudici, che hanno condannato Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione, non avrebbero tenuto in considerazione la situazione di stress vissuta all’epoca da Roggero. In realtà, la rapina del 2015 è stata oggetto di approfondita valutazione da parte dei magistrati. Aderendo alle conclusioni del perito nominato dal tribunale, i giudici hanno concluso che la rapina del 2015 avesse probabilmente causato “un disturbo post traumatico da stress” in Roggero, che però era da ritenersi “risolto” il giorno della rapina del 2021: lo confermano “le abitudini di vita dell’imputato”, che “è tornato immediatamente al lavoro” e “non si è rivolto ad alcuno specialista al fine di curare la presunta patologia psicologica che lo avrebbe afflitto”.
3. Terza falsità, rilanciata anche dalla premier Meloni: i giudici non avrebbero valutato “stress, paura e trauma vissuti durante l’aggressione”. Tutti questi aspetti sono invece stati esaminati dai giudici, che hanno evidenziato come Roggero, sia durante la sparatoria, sia nella fase successiva, “è stato in preda a uno stato emotivo di forte rabbia e frustrazione”, ma ha “agito in modo lucido”. In particolare, “ha chiamato il numero di soccorso e ha dimostrato di essere particolarmente cosciente di quello che era appena accaduto”, dopo aver preso i beni sottratti dai rapinatori, li ha riposti nella loro automobile. Inoltre è stato lo stesso Roggero, nelle interviste immediatamente successive al fatto, ad affermare che aveva “agito per fermare i rapinatori e per assicurarli alla giustizia”.
4. Neanche si può sostenere, come fa qualcuno, che Roggero abbia agito sull’onda della paura. Solo in un secondo momento, infatti, il gioielliere ha sostenuto di temere che i rapinatori potessero tornare indietro. Eppure, notano in giudici, “non vi sono elementi per ritenere che vi fosse il pericolo di un ritorno dei rapinatori. Di ciò l’imputato non può non essersi reso conto, in ogni caso, nel momento in cui è uscito e li ha visti allontanarsi velocemente”. Dall’altra parte, Roggero ha sostenuto di aver avuto timore che i rapinatori avessero rapito la moglie: “Una convinzione – scrivono i giudici – smentita obiettivamente dalla parte del filmato, antecedente all’uscita di Roggero dalla gioielleria, in cui si vede chiaramente che, dopo avere preso la pistola, si scontra con la moglie”.
5. Non è stata legittima difesa. Per tutte le ragioni suddette risulta impossibile applicare le norme sull’eccesso di legittima difesa, anche perché (altro dettaglio non da poco) queste fanno riferimento all’uso di “un’arma legittimamente detenuta”, mentre Roggero usò un’arma che deteneva illegalmente, poiché gli era stato ritirato il porto d’armi a seguito di un’aggressione da lui compiuta nel 2005 nei confronti dei famigliari dell’allora fidanzato della figlia.
6. La pena emessa dalla Corte d’appello, e confermata dalla Cassazione, sarebbe “sproporzionata”. Qui la demagogia arriva a vette altissime. Il codice penale prevede che l’omicidio volontario sia punito con una pena non inferiore ai 21 anni. Roggero, ritenuto colpevole di duplice omicidio volontario e di un tentato omicidio, è stato condannato a 14 anni e 9 mesi, grazie all’applicazione delle attenuanti generiche e anche di quelle della provocazione. Insomma, i giudici non avrebbero potuto ridurre ulteriormente la pena.
7. Non è vero che Roggero è stato condannato a risarcire i famigliari dei rapinatori con 3 milioni di euro. Il tribunale ha rinviato a un processo in sede civile il compito di stabilire le somme precise da versare ai famigliari, ai quali per il momento è stata riconosciuta solo una provvisionale di 480 mila euro (da dividere tra 14 congiunti delle tre persone), oltre ai 300 mila già versati da Roggero in sede di udienza preliminare. I giudici hanno specificato di aver stabilito i risarcimenti facendo riferimento ai minimi previsti dalle norme. Nel 2024 nel conto corrente creato da Roggero per raccogliere fondi per la sua causa erano arrivate donazioni pari a quasi 500 mila euro. Cinquantamila euro erano poi stati dirottati su un conto tunisino, sequestrato dalla magistratura.
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