Российский солдат признаёт, что его подразделение изнасиловало девочек в возрасте 10 и 11 лет в Украине + заставило матерей смотреть — сразу перед тем, как казнить всех троих по приказу его командира
Он признаётся, что это происходило несколько раз, поскольку они находили гражданских, прячущихся в подвалах. Русня такиеже чудовища как Хамас..
Purtroppo non basta dire che 1 kWh solare costa la metà di 1 kWh nucleare. Bisogna almeno aggiungere che, per sostituire una fonte continua come il nucleare con una variabile e stagionale come il fotovoltaico più le batterie, in Nord Italia d'estate bisogna produrre 8 kWh per averne 2 da utilizzare d'inverno; e degli 8 estivi, 6 si buttano via, 1 si utilizza direttamente e 1 si usa per caricare la batteria che lo "trasferisce" a dopo il tramonto; idem per i 2 kWh invernali.
E bisogna conteggiare tutti i costi: il costo di tutti i kWh generati (inclusi i 6 buttati via) e il costo della batteria.
E quando si fanno bene i conti si scopre che l'energia così prodotta costa il doppio (non la metà) di quella nucleare. E tra pannelli e batterie emette 15 volte più CO2 di quella nucleare.
Caro professor Parisi, con questa dichiarazione (e non è la prima volta: ne ricordo di simili quando, insieme con Di Pietro, nel 2011 promuoveva il referendum contro il nucleare) si sta comportando come uno che si soffermasse sul volo di un passero "solitario", invece di studiare quello incredibile di centinaia di migliaia di storni che si muovono all'unisono.
La prima osservazione accese la fantasia del poeta; la seconda quella dello scienziato e produsse un premio Nobel per la fisica.
Mutatis mutandis, nell'energia la visione d'insieme, di sistema, è tutto!
Un caro saluto
Ich liebe alles daran ❤️
Die #Allianz fordert 300.000 £ von #ProPalästina-Aktivisten,
ihnen droht lebenslange Insolvenz!
Ein britisches Gericht hat dem deutschen Versicherer Allianz gestattet, eine Zivilklage in Höhe von fast 300.000 £ gegen sechs
Pro-Palästina-Aktivisten zu verfolgen; gleichzeitig wurde der Antrag abgelehnt, das Verfahren bis zum Abschluss der gegen sie laufenden Strafprozesse auszusetzen.
Gegen die Aktivisten liegen separate Strafanzeigen vor, da sie bei Protesten in den Jahren 2024 und 2025 rote Farbe auf Allianz-Büros gesprüht und dabei einen Sachschaden von 38.000 £ verursacht haben sollen. Während sich der reine Sachschaden auf 38.000 £ beläuft, umfasst die Gesamtforderung der Klage fast 300.000 £. Die Allianz hat weitere 200.000 £ für „Reputationsschäden und geschäftliche Beeinträchtigungen“ geltend gemacht.
Die Gruppe erklärte, sie habe das Unternehmen aufgrund dessen versicherungstechnischer Verbindungen zum israelischen Rüstungskonzern Elbit Systems ins Visier genommen.
Da es sich um ein Zivilverfahren handelt, haben die Aktivisten keinen Anspruch auf die finanzielle Prozesskostenhilfe oder den Schutz durch ein Geschworenengericht, wie sie im Strafrecht üblich sind; sie sind somit gezwungen, sich ohne formelle Rechtsvertretung zu verteidigen.
Etwaige zugesprochene Schadensersatzsummen würden direkt aus den Ersparnissen und künftigen Gehältern der Beklagten beglichen; die Klage droht sie somit in lebenslange finanzielle Not und den Bankrott zu treiben.
Становится всё более очевидным, что Путин — это полный провал. Всё большее число россиян тоже так считает.
- Больше границ с НАТО, чем когда-либо.
- Больше стран — членов НАТО, чем когда-либо.
- После Украины в дверь ЕС стучатся также - Азербайджан и Армения.
- Изоляция в Европе.
- Сокращение продаж ископаемого топлива вдвое.
- 1,4 миллиона убитых и искалеченных на войне.
- Сокращение экономики.
- Большая часть золотого запаса взорвана в Украине.
- Потеряны самые близкие союзники.
- Россия деградировала до вассала Китая.
- Профессиональные армейские подразделения обескровлены.
- Проблемы со снабжением в Донбассе и в Крыму.
- Черноморский флот обескровлен.
- Русского языка и влияния в Украине меньше, чем когда-либо.
- Влияние русской культуры в Украине упало до минимума за последние 100 лет.
- Советские армейские запасы сильно истощены.
Имидж государства-изгоя.
- Преступления против человечности.
- Полная потеря доверия из-за чрезмерной пропаганды в гибридной войне.
- Массовый импорт мигрантов.
- Больше убийств, заключённых и агрессии, чем в Европе.
- Взрывной рост коррупции из-за войны.
"L'aiuto USA nel processo di pace è ben accetto, ma non vorremmo si ripetesse l'errore del passato, in cui paesi grandi o piccoli si incontrano con la Russia e poi mettono le carte sul tavolo dicendo - Guardate, noi avremmo avuto questa idea. Senza di noi non si decide niente".
La CNN contro Trump: "Ha annunciato che un accordo con l'Iran era imminente ben 37 volte, tra post sui social, apparizioni pubbliche e telefonate con i media: è chiaro che la gente non dovrebbe più prendere sul serio questa affermazione. Continua a ripeterlo perché è un illuso e gli serve per calmare i mercati finanziari"
Karim Khan, il procuratore della Corte penale internazionale, sospeso mentre gli Stati membri valutano accuse di cattiva condotta sessuale nei suoi confronti. Dopo aver cercato di mettere Israele sotto processo davanti al mondo intero, ora potrebbe toccare a lui.
La giostra gira
Amministrative. Il centrodestra meglio del previsto, il centrosinistra peggio del previsto. Equilibrio sostanziale. Ma dopo quattro anni all’opposizione, essere costretti a usare la lente di ingrandimento per dimostrare di avere il vento in poppa non è il massimo per chi insegue
Vedi alle volte il karma! Parti per giudicare e finisci giudicato.
#Aia
Il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale dell'Aia, Karim Khan, è stato sospeso dal suo incarico.
La Corte Penale Internazionale dell'Aia:
“Il Procuratore Generale Karim Khan è stato sospeso dal suo incarico dopo un'indagine durata un anno e mezzo che ha stabilito che si è comportato in modo gravemente inappropriato.”
Ora si terrà una votazione sul suo futuro tra i 125 Paesi membri della Corte.
@LionUdler https://t.co/sw1QwuthqG
L’URUGUAY IMMAGINARIO CREATO DAL FATTO QUOTIDIANO
Al di là delle accuse attribuite a Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ritenute false dalla Procura generale di Milano e poi smentite dalla massaggiatrice uruguayana ritenuta la gola profonda del caso, ciò che sconcerta della ricostruzione del Fatto quotidiano è la descrizione dell’Uruguay come di un porto franco. Una sorta di isola dei pirati dove i miliardari possono fare tutto ciò che vogliono, contando sulla copertura delle istituzioni. Festini con droga e prostitute, anche minorenni, che arrivano su jet privati evitando i controlli dell’ufficio immigrazione. Orfanotrofi che consegnano bambini al miglior offerente. Avvocati misteriosamente bruciati vivi. Massaggiatrici che denunciano il malaffare ma poi sono costrette a ritrattare per timore di ritorsioni. Ora spuntano anche due autisti che confermano di aver portato prostitute in un ranch e temono per la loro vita: “Non voglio finire in un fosso o incendiato”.
Ma questa descrizione grottesca dell’Uruguay non corrisponde alla realtà di un paese che, da sempre, è considerato una sorta di Svizzera del Sud America. In tutti i ranking internazionali l’Uruguay si posiziona su livelli comparabili ai paesi dell’Unione europea e nettamente superiori alla media dell’America latina. Il Democracy Index dell’Economist, con un punteggio di 8,92 (su 10), classifica l’Uruguay al 12° posto mondiale davanti a molte consolidate democrazie occidentali (l’Italia è al 37° posto), ed è l’unico paese del Sud America ritenuto una “piena democrazia”. Nell’ultimo report sulla “Libertà nel mondo” di Freedom House, l’Uruguay si colloca tra i primi posti al mondo (ed è il migliore in America latina) con 97 punti su 100: “L’Uruguay vanta una solida struttura di governo democratica storicamente consolidata e un’ottima reputazione in termini di tutela dei diritti politici e delle libertà civili, nonché di impegno per l’inclusione sociale”, scrive la ong, che attribuisce a Montevideo il massimo dei punteggi in voci come indipendenza della magistratura, trasparenza della pubblica amministrazione e garanzie contro la corruzione.
A proposito di corruzione, nell’indice di Transparency International sulla percezione della corruzione l’Uruguay si colloca al 17° posto mondiale, risultando il migliore dell’America latina (l’Italia è al 52° posto). Secondo il Rule of law index del World Justice Project, che misura la qualità dello stato di diritto – ovvero i limiti al potere governativo, l’assenza di corruzione, la trasparenza amministrativa, il rispetto dei diritti fondamentali, la sicurezza e il funzionamento della giustizia – l’Uruguay si colloca al 23° posto globale e al primo nella sua regione (l’Italia è al 34° posto).
L’idea che a Punta del Este uno come Cipriani possa avere le istituzioni a sua disposizione e godere di una impunità totale è assurda. Non tanto perché il ristoratore italiano sia in Uruguay solo uno dei tanti ricchi, e di certo non uno dei più ricchi. Ma perché i veri ricchi che si sono trasferiti a Montevideo – si pensi ai miliardari argentini Marcos Galperin, Alejandro Bulgheroni, Eduardo Costantini – hanno scelto l’Uruguay non perché sia una terra senza legge, ma proprio perché è un paese dove lo stato di diritto è meglio tutelato rispetto ai vicini.
Dipingere l’Uruguay come un paese in cui ricchi occidentali possono andare a rubare i bambini dagli orfanotrofi, organizzare festini a base di droga e minori, bruciare avvocati, minacciare testimoni e far sparire in un fosso autisti è un’offesa verso il paese sudamericano e un cattivo servizio nei confronti dell’opinione pubblica italiana. Fa capire, meglio delle notizie false o delle presunte prove, quanto sia distorta la visione del mondo alla base dell’inchiesta giornalistica sul caso Minetti. L’Uruguay è una democrazia solida dove si eleggono presidenti come Pepe Mujica, non un posto dove si comanda con “plata o plomo” come in una serie narcos di Netflix.
https://t.co/HAsoz0pqqG
Marco Travaglio e i due pesi
Marco Travaglio ha una teoria della diffamazione. Come tutte le teorie, vale finché si applica agli altri.
Primo caso. Il 7 ottobre 2024, nell'anniversario del massacro del Nova Festival, il Fatto Quotidiano pubblica una vignetta di Natangelo: le vittime del peggior pogrom dalla fine della Seconda Guerra Mondiale descritte come responsabili della propria morte, i loro assassini come "combattenti per la libertà". Simone Lenzi, scrittore ed ex assessore alla cultura di Livorno, reagisce pubblicamente. Definisce il giornale un laboratorio di abiezione morale, lo paragona a Der Stürmer. Non scrive il nome di Travaglio. Non lo cita. Non lo menziona. Travaglio lo querela lo stesso, sostenendo che chi critica il giornale lo diffama direttamente: lui è l'immagine del Fatto, quindi ogni attacco al giornale è un attacco a lui. Il PM chiede l'archiviazione. Travaglio ottiene l'imputazione coatta. Lenzi viene processato. Natangelo non è mai stato indagato. La vignetta è ancora online.
Secondo caso. Per mesi il Fatto Quotidiano pubblica oltre cinquanta articoli su Arrigo Cipriani e Nicole Minetti con nome e cognome: festini con escort in Uruguay, rapporti con Jeffrey Epstein, dubbi sull'adozione di un figlio malato. La testimone chiave ritratta poi davanti a notaio. La Procura Generale di Milano smentisce la ricostruzione del giornale e conferma i presupposti della grazia. Cipriani porta Travaglio in giudizio. Travaglio grida alla libertà di stampa.
Riepilogando: criticare un giornale senza nominarne il direttore è diffamazione. Pubblicare cinquanta articoli su una persona con nome e cognome, basati su testimonianze poi ritrattate, è giornalismo. Almeno, così lo chiama Travaglio.
✍🏻 Roberto Damico
Da qualche giorno sono in riva al mare e aspetto. Aspetto che parta una Flotilla per la Libia. Aspetto che si fermino i porti. Aspetto che inizino le proteste. Perché – ecco la notizia che, ovviamente, quasi nessuno sta dando – nel loro ritorno verso casa, alcuni “eroi” della Sumud Flotilla (quella che andava a Gaza, che “sfidava” Israele, quella che ha raccontato torture inesistenti, percosse immaginarie, violenze mai avvenute) sono stati fermati in Libia e bloccati. Di loro – ad oggi – non si sa nulla. Sono stati chiusi in prigioni libiche. Un luogo – lo sappiamo – in cui la schiavitù è all’ordine del giorno, la tortura è una pratica sistematica, le sparizioni sono la norma. Un luogo in cui i diritti umani – quelli che i palestinisti dicono di difendere – sono solo un ricordo lontano, se mai sono esistiti. Eppure – silenzio. Non una parola. Non un grido di indignazione. Non una fiaccolata. Non una manifestazione. Non un post virale. Non un comunicato stampa. Non una dichiarazione di solidarietà. Il silenzio più totale. Assoluto. Imbarazzante.
Come mai? Perché – se fossero stati fermati da Israele, avremmo avuto interventi di Travaglio, di Schlein, di Albanese, di tutta la sinistra palestinista. Se fossero stati bloccati a Gaza, avremmo avuto titoli: “Israele reprime la pace”, “Israele soffoca la libertà”, “Israele tortura gli attivisti”. Se fossero stati arrestati in Giudea e Samaria, avremmo avuto manifestazioni, petizioni, appelli, interruzioni di trasmissioni televisive. Ma sono stati fermati in Libia – e il silenzio è assordante. Perché? Per due motivi. Semplici, banali, ma rivelatori.
Primo motivo: questa narrazione non può essere usata contro Israele. E il punto – il vero scopo del palestinismo – non è difendere i diritti umani. È attaccare, delegittimare, mostrificare Israele. Quindi, la Libia non interessa. Le prigioni libiche non interessano. Le torture libiche non interessano. Perché non c’è Israele. Non c’è l’ebreo. Non c’è il sionista. Non c’è il loro nemico. E allora – silenzio.
Secondo motivo: andare in Libia – davvero – può costare la vita. Non è come andare a Gaza passando per Israele, con il visto, con le autorizzazioni, con la protezione consolare. Non è come fare una “missione di pace” in un paese democratico, dove sai che al massimo ti fermano, ti controllano, ti rispediscono indietro. La Libia è un paese in guerra, senza governo, dove le milizie fanno la legge, dove i sequestri sono all’ordine del giorno, dove stranieri vengono venduti come schiavi. E questo gli attivisti lo sanno. Lo sanno benissimo. Perciò – nessuna flotilla per la Libia. Nessuna “missione di pace”. Nessuna “nave della libertà”. Perché andare in Libia – davvero – è pericoloso. Perché andare in Libia – davvero – può costare la vita. E allora, meglio restare a casa. Meglio fare attivismo performativo. Meglio prendere uno yacht, farsi fotografare con la kefiah, urlare “genocidio”, e poi tornare a casa sani e salvi.
E questo mostra quanto certo attivismo performativo si muova all’interno di una cornice di assoluta protezione. Chi è andato in Israele – sulla Flotilla, o anche prima – e ha parlato di “torture”, di “percosse”, di “violenze”, sapeva benissimo che, in realtà, andava verso una democrazia. Un paese dove le regole, la legge, dove i diritti esistono. Sapeva che – al massimo – sarebbe stato fermato, controllato, rispedito indietro. Niente di più. Niente di meno. Poteva permettersi di fare l’eroe – perché sapeva che non gli sarebbe successo nulla.
Poteva permettersi di denunciare “crimini” inesistenti – perché sapeva che nessuno lo avrebbe smentito con violenza. Poteva permettersi di recitare la parte della vittima – perché sapeva che il suo corpo non era a rischio.
Gli stessi che denunciano Israele come “stato totalitario”, come “dittatura”, come “regime di apartheid”, in realtà sanno che Israele è una democrazia. Lo sanno perché ci vanno. Lo sanno perché parlano. Lo sanno perché tornano. E lo sanno perché – se Israele fosse davvero ciò che dicono – non ci andrebbero. O almeno, non ci andrebbero con tanta leggerezza. Ma la contraddizione – la menzogna – non viene mai denunciata. Perché denunciarla significherebbe ammettere che la propria narrazione è falsa. E la narrazione – per la sinistra palestinista – è più importante della verità.
Allora – aspetto ancora. Aspetto che parta una Flotilla per la Libia. Aspetto che qualcuno – uno solo – abbia il coraggio di andare a protestare a Tripoli, a Bengasi, a Misurata. Aspetto che qualcuno si faccia arrestare dalle milizie libiche, e poi parli di “tortura”, di “violenza”, di “crimini”. Ma so che non succederà. Perché il coraggio – quello vero – non è andare in Israele sapendo che non ti succede nulla. Il coraggio – quello vero – è andare in Libia sapendo che potresti non tornare. E il palestinismo – lo abbiamo visto – non ha quel coraggio. Ha solo la viltà. La viltà di chi attacca chi è vulnerabile (Israele, la democrazia, l’ebreo) e si inchina ai prepotenti (la Libia, la Russia, l’Iran).
La “Operación Militar Especial” de Vladimir Putin 🇷🇺 en Ucrania 🇺🇦 se encuentra a tan sólo 48 horas de superar en duración a la Primera Guerra Mundial.
Uno de los mayores errores de cálculo de la historia moderna.
La Goracci mi fa proprio schifo!
Roberto Damico. La Pagina
Guardo il TG3. Lucia Goracci fa un lungo servizio sulla paura in Israele per i bombardamenti iraniani. Intervistano i "passanti". Peccato che il "passante" intervistato sia Shareef Safadi, uno dei maggiori influencer anti israeliani attivi in rete. E questo dovrebbe farci interrogare sui nostri tg, sulla loro neutralità. Su quanto siano confezionati per far passare un messaggio
A proposito di veri imprenditori russi.
In Toscana vive Oleg Tinkov, fondatore di Tinkoff, una delle più grandi banche private russe. Dopo l’inizio della guerra è stato costretto a vendere la sua quota della banca a condizioni estremamente sfavorevoli, dopo aver espresso pubblicamente la propria posizione contraria alla guerra.
Mi chiedo: qualche programma televisivo italiano lo ha mai intervistato dopo il 2022?
Sarebbe certamente molto più utile di molti degli «esperti» che vediamo regolarmente nei talk show.
Parliamo di una persona che ha costruito da zero una delle aziende più innovative della Russia moderna e che ha poi sperimentato direttamente cosa succede quando un imprenditore di successo entra in conflitto con il potere politico russo.
Potrebbe raccontare molto meglio di tanti commentatori come funziona realmente il sistema russo, quali sono i limiti della proprietà privata sotto Putin e quanto sia facile perdere tutto quando il potere decide che non sei più gradito.
Credo che sarebbe una testimonianza decisamente più interessante di molte analisi teoriche sul «putinismo» fatte da chi quel sistema lo conosce solo da lontano.