Quella che vedete è rue du Moulin a Puteaux, in Francia. Gli squallidi cuboni sono stati buttati giù e al loro posto sono sorti palazzi in stile tradizionale. È bastata la volontà politica di farlo.
La qualità della vita migliora, il paesaggio ringrazia e il valore stesso della strada schizza in alto. Con l'aggiunta finale di un po' di verde (curato) il quartiere rinasce.
Mettiamo le cose in chiaro: riprendere uno stile tradizionale non significa creare un falso storico, come raccontano certi mistificatori.
Un falso storico è un edificio che vuole spacciarsi per antico. Progettare oggi con linguaggi tradizionali significa edificare in continuità con il "Genius Loci", cioè l'identità e il carattere di un luogo, rispettandone la Storia, i materiali e l'armonia senza fingere di avere la macchina del tempo.
Va benissimo anche cercare nuove forme e nuovi materiali, purché si pongano in assonanza col paesaggio e nel rispetto del patrimonio culturale del territorio. Il risultato è un concerto di stili che non cozzano tra di loro.
È il motivo per cui nei centri storici convivono con armonia teatri o templi romani, chiese medievali, cattedrali gotiche, palazzi settecenteschi e villini liberty.
E la "sostenibilità", tanto cari agli amici delle archistar? Sorpresa: l'architettura tradizionale spesso costa di meno di quella spacciata per "moderna" e ha un impatto ambientale minore, meno energivoro.
Questo è il momento storico per mettere in discussione l'idea di città che da qualche decennio ci è stata imposta. Ne vale del nostro futuro. E della nostra vita.
Matteo Brandi
Presidente Pro Italia
Palermo: i genitori della bambina morta di difterite all’Ospedale dei Bambini risultano indagati per omicidio colposo. Il motivo? Non aver vaccinato la figlia.
Siamo di fronte a una vicenda tragica e gravissima. Gravissima per almeno tre ragioni.
1. La difterite è una malattia seria ma non certo incurabile. Il padre e la madre della bimba l’avevano portata in ospedale una prima volta già una settimana fa ma erano stati rimandati a casa dopo due ore. La diagnosi di difterite è arrivata soltanto dopo il secondo ricovero, quando le condizioni della piccola si erano fatte ormai critiche. Di fronte a una situazione del genere, la decisione di indagare per omicidio colposo i genitori senza sollevare alcun dubbio sull’operato dei medici mostra una carica ideologica pesantissima.
2. L’iscrizione di questi genitori al registro degli indagati disintegra ciò che resta in Italia del principio della libertà di cura e stravolge radicalmente il perimetro della potestà genitoriale. Nonostante le migliaia di effetti avversi registrati fra giovani e giovanissimi solo negli ultimi anni, infatti, nessun genitore è mai stato indagato per aver sottoposto i figli a una vaccinazione. Viceversa, dopo questo caso, è acclarato che si può finire indagati per non aver vaccinato i propri figli. Dunque non è più la famiglia ma lo Stato a scegliere sulla salute dei minori.
3. Di fronte alla tragedia di una bimba di quattro anni morta di una malattia che non si vedeva da anni, non si riesce ad accettare che le disgrazie - purtroppo - esistono. E nella frenesia di trovare un colpevole da sbattere in prima pagina prima e in galera poi, si viola il lutto di una famiglia spezzata dal dolore.
@LudovicoVicino
Pro Italia - Segretario Nazionale
La democrazia si fonda su un presupposto preciso: le decisioni che trasformano una società devono essere prese da istituzioni che traggono la propria legittimità dai cittadini di quella stessa società. Il controllo dei confini non riguarda soltanto l'immigrazione. Riguarda il potere di determinare l'evoluzione demografica, economica, culturale e sociale di un Paese. Se accettiamo che questo potere venga esercitato da altri, stiamo accettando che qualcuno possa ridefinire il nostro futuro senza alcuna legittimazione democratica. E se una comunità perde il diritto di decidere come cambia la propria società, ciò che viene messa in discussione non è la gestione dei confini, ma la democrazia stessa.
"Temmuz 1995’ti. Telefon çaldı:
— Marco, ben Berlusconi, nasılsın? Sana Roberto Baggio’yu aldım, sakın bir çılgınlık yapma!
Mayıs ayında Anvers’te yapılan bir muayeneden sonra emekli olmaya hazırdım ama başkanın o telefonundan sonra futbola olan sevgim yeniden alevlendi. Düşündüm: ‘Ben ve Baggio... Hiç fena olmaz.’
İtalya’ya döndüm ve iki yıl aradan sonra yaz kampı için takıma katıldım.
Kararlıydım, sadece bir yıl bile olsa denemek istiyordum çünkü Roberto’yu her zaman hayranlıkla izlemiştim ve beraber oynamamız ikimiz için de harika bir fırsattı. Kampta birkaç gün sonra karşılaştık, bana sakatlıklarımı sordu ve dedi ki:
— En azından bir yıl birlikte oynamak güzel olurdu. İkimiz de tek bacakla oynuyoruz ama belki birlikte tam bir futbolcu ederiz...
O espriden sonra kahkahalarla güldük ve onun olağanüstü biri olduğunu fark ettim. Aramızda hemen bir uyum yakalanmıştı. Ama birkaç gün sonra, bileğim yine rahat vermemeye başladı. Ağrı kesiciler midemi mahvetmişti, sık sık kusuyordum. Artık bırakma zamanı gelmişti, yürüyemez haldeydim.
Gözlerim dolu bir şekilde tüm takıma sarıldım... En son kaptan Franco Baresi ve Roberto Baggio’ya...
Roberto’nun son sözü şu oldu:
— Yazık! Seninle yan yana oynamak güzel olurdu...
Bu cümleyi hep içimde taşıyorum, hâlâ kulağımda çınlıyor gibi.
Lanet olsun şu bileklerime!.."
✍️ Marco Van Basten
È perfettamente inutile entrare in polemica: le posizioni sono chiare e immodificabili, non abbiamo più niente da dirci.
Un governo che vuole contrastare l'immigrazione taglia i fondi per l'immigrazione.
Tutto il resto è demone della dialettica.
Hoy 13 de agosto es la fiesta de los Beatos Mártires de Barbastro: 51 sacerdotes, hermanos y novicios claretianos asesinados un día como hoy hace 90 años por militantes de la CNT, durante la Guerra Civil Española en 1936.
El 88% del clero de la diócesis de Barbastro fue martirizado, incluidos 39 seminaristas.
Hilo ⬇️
El 9 de agosto de 1921 ocurre la matanza del Monte Arruit: tres mil soldados españoles son asesinados después de entregar su armamento. Habían pactado con los rifeños marroquíes de Abd el-Krim la entrega de las armas a cambio de sus vidas y del regreso a Melilla.
Da anni ci raccontano la storiella di come, in nazioni economicamente depresse, il turismo sia una ghiotta occasione di sviluppo nonché uno straordinario volano di benessere per la società tutta. Eppure basta guardare questa mappa di Eurostat per accorgersi di un dettaglio che fa crollare l’intero castello di carta della retorica promotrice della “thailandizzazione” dell’Italia e degli altri paesi euromediterranei.
Nella lista degli Stati UE in cui è presente la quota maggiore di popolazione che non può permettersi nemmeno una settimana di vacanza (UNA SETTIMANA), compaiono infatti tutte le principali economie turistiche del Mediterraneo: Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. Ovvero le stesse destinazioni scelte da mezzo mondo per andare in vacanza. Nella condizione opposta, ovviamente, olandesi, lussemburghesi, scandinavi eccetera. Gli stessi che (insieme a britannici , israeliani e statunitensi) stanno saccheggiando a prezzi stracciati il patrimonio immobiliare delle mete vacanziere più ricercate del Mediterraneo. Un paradosso che è tale solo in apparenza perché il tanto decantato modello economico di sviluppo turistico produce sì ricchezza, ma la concentra tra rendita immobiliare, fondi d’investimento, grandi operatori del settore e piattaforme digitali. Nel mentre distribuisce sui territori interessati occupazione precaria (stagionale e non sindacalizzata), salari bassi e inflazione (di beni e servizi primari). Detto in altri termini: una forte specializzazione turistica non coincide automaticamente con un maggiore benessere diffuso della popolazione. Anzi, l’esatto contrario. Perché per i cittadini dei paesi euromediterranei non diventa sempre più complicato soltanto fare la spesa e comprare casa, ma conseguentemente anche andare in vacanza. Per giunta nel proprio stesso paese che nel frattempo - diventato sempre più dipendente dal turismo - si è adeguato su prezzi letteralmente inaccessibili ai residenti.
Ecco perché dovremmo smetterla - una volta per tutte - di misurare il “successo” di un territorio contando entusiasticamente gli arrivi col pallottoliere. Il vero indicatore non è quanti turisti riesce ad attirare una città, ma quante sono le persone che ci vivono che possono ancora permettersi un lavoro ben pagato, una casa e almeno una settimana di vacanza, insomma una vita dignitosa. Al contrario, se i visitatori aumentano costantemente ma nel contempo diminuisce la capacità dei residenti di vivere il proprio Paese, allora non siamo mica davanti a un modello di sviluppo. Ciò che abbiamo di fronte è esclusivamente un sofisticato modello di estrazione di ricchezza, cresciuto e sviluppatosi nel vuoto di una politica che, incapace di creare benessere reale, ha venduto ai suoi cittadini il sogno di cartone del turismo. È infatti molto più facile convincere un’intera popolazione senza prospettive a inseguire l’illusione della rendita che impegnarsi a costruire un’economia realmente capace di generare ricchezza e benessere diffusi. Così il cittadino smette di colpo di essere il soggetto destinatario delle politiche pubbliche e tira a campare in autonomia, trasformandosi in una sorta di infrastruttura umana dell’industria dell’accoglienza. Possibilmente senza lamentarsi. #Turistiacasanostra
Miles de marroquíes llegaron en camiones y autobuses a la frontera de Ceuta.
No es una crisis migratoria, es una marcha verde orquestada por Mohamed VI.
1989. Finale di Coppa dei Campioni, Barcellona.
L’invasione rossonera al Camp Nou è qualcosa che la storia del calcio non ha mai visto prima: novantamila italiani cantano, ma in campo l'orchestra risponde a una sola bacchetta. Quella del numero 6.
Nessuna stazza imponente, nessuna presenza fisica intimidatoria. Anzi, a vederlo camminare fuori dal campo, con quell’andatura un po’ schiva e le spalle leggermente curve, Franco Baresi sembra un uomo qualunque. Ma quando attraversa la linea bianca e indossa la fascia, la realtà si piega al suo controllo.
Baresi non difendeva: anticipava il futuro.
Mentre gli attaccanti avversari pensavano a come controllare la palla, lui aveva già letto la giocata tre secondi prima. Correva a testa alta, il petto in fuori, la palla incollata al destro. Rompeva le linee quando la parola "libero" significava ancora stare incollati al proprio portiere, reinventando un ruolo e trasformandolo nel primo regista della squadra. Per vent’anni ha guidato una linea difensiva — Maldini, Costacurta, Tassotti — con la precisione di un chirurgo: un braccio alzato, un passo avanti, e l’attacco avversario finiva inesorabilmente trappola del fuorigioco.
Ma la grandezza di Baresi non risiede solo nei numeri, nei tre titoli europei o nei sei scudetti. La sua eredità è scolpita nel carattere.
Nel 1994, al Mondiale statunitense, accade l'incredibile. Durante la seconda partita del girone contro la Norvegia, il suo ginocchio cede: lesione al menisco. Per chiunque altro, il Mondiale finisce lì. Per Baresi no. Si opera negli Stati Uniti, affronta una riabilitazione lampo a tempi di record e, appena 25 giorni dopo, scende in campo nella finale di Pasadena contro il Brasile di Romário e Bebeto.
Per 120 minuti caldi e soffocanti, con un ginocchio ancora fragile, mette in scena la più grande lezione difensiva della storia della Coppa del Mondo. Annulla qualsiasi minaccia, raddoppia su tutti, guida la squadra con una forza spirituale sovrumana. Poi arrivano i rigori. Il suo corpo, prosciugato da ogni energia, cede sul dischetto: il pallone vola alto. Le sue lacrime a fine partita rimangono un'immagine iconica, non di sconfitta, ma dell'umanità svelata di un gigante che aveva dato fino all'ultima goccia di sé.
Franco Baresi è stato il silenzio più rumoroso della storia del Milan. Poche parole, zero clamore mediatico, ma una leadership totale dimostrata con i fatti. Quando ha dato l'addio al calcio nel 1997, il Milan ha preso una decisione mai vista prima in Italia: ritirare la maglia numero 6.
Nessun altro la indosserà mai, perché ci sono ruoli che si possono ereditare, ma leggende che si possono solo custodire.
La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura.
The entire history of AC Milan is in tears following the passing of Franco Baresi. His example and integrity will be forever etched into the Club's DNA, just as his iconic number 6 shirt is. The condolences AC Milan extends to Franco Baresi's family at such a difficult time are shared by every Rossonero, who feels this loss as their own.
There is a marble quarry in the Italian Alps that has been working since 1387, but in 639 years it has had only one customer...
The quarry is at Candoglia, at the mouth of the Ossola valley. On 24 October 1387, Gian Galeazzo Visconti decided that the cathedral going up in his city should be built of marble rather than brick, and handed the quarry over to the Veneranda Fabbrica del Duomo, the body established to build it. He also granted the stone free passage down the waterways to Milan.
The blocks went by raft from the river Toce into Lake Maggiore, down the Ticino, along the Naviglio Grande, then through a system of locks into a small lake in the centre of the city, a few hundred metres from the site.
The bargemen carried the letters AUF, for "ad usum fabricae", for the use of the works, which cleared the cargo through customs without charge. People in Lombardy still say "a ufo" for something got for nothing, and the phrase is traditionally traced back to those barges...
Mark Twain came in 1867 and noticed something most visitors walk past: "We saw a new statue put in its niche yesterday alongside of one which had been standing these four hundred years."
It has never stopped: around a thousand tonnes of Candoglia marble still comes out of the mountain every year, and all of it goes to the same building. In a workshop in the Certosa district, sculptors cut replacements for whatever the weather has eaten away, from the same stone, for the same institution, founded in 1387.
The cathedral was declared finished in 1965 but the quarry never stopped, because a cathedral like this is not something you complete... it is inherited, kept, and handed on. As John Ruskin wrote in The Seven Lamps of Architecture:
"When we build, let us think that we build forever. Let it not be for present delight, nor for present use alone; let it be such work as our descendants will thank us for; and let us think, as we lay stone on stone, that a time is to come when those stones will be held sacred because our hands have touched them, and that men will say, as they look upon the labour and wrought substance of them: ‘See! This our fathers did for us.’"
🔵 In ricordo di NICOLA MUSIANI❤️
Sei mai stato Pinarella di Cervia? È un posto adorabile. Un piccolo paradiso estivo: appena tre chilometri di pineta attaccati al mare.
Un posto tranquillo dove non succede mai un cazzo. E va benissimo così. Perché in vacanza puoi anche concederti il lusso della noia.
Puoi sognare una vita fatta di alberghi due stelle a conduzione familiare, mezza pensione, mini club, il mercatino il mercoledì e i burattini il lunedì sera.
Il mare costantemente Bandiera blu.
Le famiglie. I bambini. Le piadine.
Pinarella è così: quattro mesi di ombrelloni e il resto dell'anno di serrande abbassate.
Di parcheggi vuoti.
Di gente silenziosa.
Che si conosce per nome.
Che sa tutto di tutti.
C'è Antonio, il figlio del salumiere.
C'è Anna, la vedova ottantenne.
C'è Maria, la farmacista.
E c'è Nicola. Il "pazzo".
Perché in questi paesini c'è sempre uno come Nicola.
Che vive in un parcheggio. Che non ha molti soldi. Ma a cui in qualche modo tutti vogliono bene.
Nicola, aveva 54 anni, e in paese lo chiamavano ancora "il ragazzo".
In un matto De Andrè cantava
"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole"
Ecco, Nicola non era quel tipo di matto.
Era impossibile non conoscerlo: girava in bici con una cassa a tutto volume che sentivi arrivare da cento metri, un pupazzo di Tom legato alla spalla, e ti attaccava bottone anche se avevi fretta.
Sabato notte, in quel parcheggio , sono arrivati in cinque.
Cinque contro un uomo che già faceva fatica a reggersi in piedi. Lo hanno massacrato di botte. Gli hanno spaccato la testa, gli hanno fracassato il torace.
Lo hanno picchiato mentre sorrideva.
Lo hanno picchiato mentre aveva paura.
Lo hanno picchiato mentre piangeva.
Lo hanno ammazzato mentre implorava basta.
Poi se ne sono andati.
Tranquilli, come in una qualsiasi serata tra amici .
È morto quattro giorni dopo. Il funerale l'ha pagato il Comune, perché suo padre non aveva i soldi.
Al saluto si sono presentate trecento persone, con un fiore in mano ciascuna.
Trecento. E nemmeno una telecamera.
Nessuna prima serata, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro sul posto, nessun corteo, nessun hashtag. Un uomo ammazzato di botte da cinque persone, cinque ragazzini e la macchina dell'indignazione nazionale non si è accesa nemmeno per sbaglio.
Perché in Italia il lutto pubblico funziona a tessera.
Se la vittima appartiene a una categoria riconosciuta, la sua morte diventa una causa: piazze, dirette, dichiarazioni, minuti di silenzio. Se non appartiene a niente, resta cronaca locale e finisce lì.
Nicola non era niente. Era un povero cristo fragile che dormiva in un camper.
E i fragili in questo Paese non hanno una lobby, non hanno un corteo, non hanno un colore da mettersi addosso.
Hanno solo un numero, che nessuno legge.
L'anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno di fila. Malori, malattie mai curate, pestaggi.
Quattrocentoquattordici funerali, e tu non ne hai sentito nemmeno uno.
Perché chi muore così non è italiano, non è straniero, non è nessuno.
È solo un numero in un registro.
Perfettamente nella media.
Perfettamente in silenzio.
Di Adamo Romano
A poet was born on this island, taken away as a child, and never allowed to return. So he wrote about the one man who did get home: Odysseus.
Zakynthos is in the Odyssey: Homer calls it wooded Zakynthos, one of the islands scattered around Ithaca, and when Telemachus counts the suitors eating his father's house down to nothing, twenty of the hundred and eight have come from here.
In 1778, while the island belonged to Venice, a boy was born on it who would be known to Italy as Ugo Foscolo. He left young, threw himself into the wars and politics of the Napoleonic years, backed the losing side of history more than once, and ended his life outside London, poor enough to be giving language lessons for money.
In 1803, already certain he would never return, he wrote a sonnet to the island...
"Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque"
"Never again will I touch the sacred shores where I lay as a child."
Halfway through, he reaches for Homer, and the poem turns on a single line: "baciò la sua petrosa Itaca Ulisse."
"Ulysses kissed his rocky Ithaca."
Odysseus was gone twenty years and Homer gave him his island back. Foscolo, born on an island in the same sea, knew that no such ending was coming for him. The sonnet ends with what he expected instead:
"Illacrimata sepoltura."
"A grave nobody weeps at."
He was right about the exile. He died in 1827 at Turnham Green, outside London. But he was wrong about the grave: decades later his bones were carried to Florence and buried in Santa Croce, near Michelangelo and Galileo, in the church he had once written about as the resting place of Italy's great.
Chiariamo un po' le cose.
Sono un medico,
A chi interessa racconto come sta questo genere di cose, visto che è il mio lavoro.
Trattasi di delirio eccitato, condizione a elevatissimo rischio di arresto cardiaco per tono iperadrenergico, ridotto ritorno venoso e verosimile assunzione di cocaina o eccitanti, soprattutto in situazione di necessaria pronazione per ovvie ragioni di sicurezza
Assunto: il delirio eccitato non è minimamente contattabile con le parole, non si può parlare con un soggetto in delirio eccitato perché clinicamente non esiste più nessun barlume di ragione in lui: solo violenza e infinita aggressività gratuita. Si può solo sedare per proteggere noi, lui e le persone, prima che la situazione evolva verso condizioni irreparabili.
Ci sono precise procedure alle quali ognuno si noi si attiene ed è giusto che le persone sappiano le cose
Il soggetto deve essere pronato dalla polizia..questa è la situazione sine qua non per poter agire in sicurezza. Una persona sdraiata sulla schiena è ingestibile.
Il delirio eccitato è a rischio arresto cardiaco se sta pronato e per questo va supinato quanto prima
Ma non prima di essere sedato
Sedare un 100 kg eccitato senza parametri con i farmaci che abbiamo che hanno un indice terapeutico basso e sono molto pericolosi è una procedura a priori estremamente rischiosa ma è l'unica cosa che si può fare.
La prima cosa che facciamo in una situazione simile è sedare velocemente il soggetto e ci sono due modi:
1 Se la polizia riesce a tenere perfettamente immobile una mano (difficoltà immensa) si mette una cannula in una vena del braccio, o della mano e si somministrano 0.05-0.1 mg kg di midazolam a bolo. Tempo di effetto: 30 secondi. Spesso non ha effetto. Si ripete il dosaggio fino a 2 volte.
2 Se proprio è impossibile trovare la vena, ketamina 2-4 fiale in muscolo o midazolam 10-15 mg in muscolo, la prima più efficace ma più pericolosa per un raro rischio aritmico in questa circostanza, il secondo molto meno efficace in muscolo e molto più lento.
Io preferisco farmi immobilizzare il soggetto, tenere l'infermiera lontana per evitare quello che già mi è successo ovvero naso rotto e due costole rotte (ma ovviamente a nessuno importa di noi), e rapidamente mettere l'accesso venoso, è difficile ma se sei bravo riesci.
Mi sono punto un paio di volte ma diciamo che a nessuno interessa di noi, si sa. Rischi del mestiere, HIV, HCVi.
Una volta ottenuta la sedazione, (cosa per nulla scontata perché se il soggetto è pieno di cocaina potrei anche non arrivare a sedarlo con tutte le fiale a disposizione o arrivare a sedarlo provocandone un arresto respiratorio improvviso con rapidissima desaturazione a rischio arresto), immediatamente senza aspettare un secondo supinare il soggetto, mettersi alla testa, appoggiare reservoir o ambu con 15 litri di ossigeno e velocissimamente ottenere i parametri vitali pronti a ventilare o intubare al volo, con rischi enormi e concreti di non riuscirci perché in una situazione di cattività estrema (visione limitata, strada, luce, monitor che non legge, vena che si è persa). Potrebbe diventare la situazione di un aereo che sta precipitando e tu non hai neanche più il radar. E sta precipitando perché è fallato non per colpa tua, anche se sai già che tutti diranno che è colpa tua
Nessuno immagina quanto sia pericoloso tutto ciò. Per tutti. Pericoloso ma inevitabile
Pur lavorando bene e con anni di esperienza e conoscendo bene procedure rischi e farmaci, su centinaia di deliri eccitati (in media una a turno, UNO A TURNO, voi non avete idea di cosa sia diventato il mondo) due o tre volte sono andato vicino a situazioni di reale emergenza e ne sono uscito ossigenando con estrema solerzia e facendomi un bel segno della croce, sapendo bene che se per caso le cose fossero andate male sarei passato da anonimo medico a assassino bastardo da decapitare sui social
Voi veramente non avete idea.
Ed è giusto che ne abbiate idea.
Buona giornata a tutti.
Il mio video di ieri su @pbersani ha suscitato una forte reazione.
Tanti bimbi di sinistrah sono venuti a protestare. Mi hanno ricordato, in moltissimi, che #Bersani era all'opposizione di #Renzi mentre questi aboliva l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e che, proprio per questo motivo, ha poi lasciato il #PD. Me lo hanno ricordato farcendo i commenti di insulti e sdegno. Peccato che non sia vero.
A me dispiace che soffriate tanto: vi capisco, credetemi. La #Gruber ve lo presenta da anni come leader storico della sinistra e voi vi siete convinti che sia un compagno vero. Poi lo vedete col sigaro, con la birra, alle Feste dell'Unit*. Vi hanno fatto il lavaggio del cervello. E adesso vi si infrange un mito.
Le cose, però, stanno come vi dico io e le vostre lacrime non potranno cancellare la storia.
La riforma che riscrisse l'articolo 18 dello Statuto è quella del mercato del lavoro di Elsa Fornero: la legge n. 92 del 2012. Ridusse di molto la possibilità di ottenere la reintegra in caso di licenziamento illegittimo. Ho fatto una piccolissima ricerca e qui trovate i voti di ogni singolo parlamentare, compreso Bersani. Andate a vedere come votò il vostro eroe: https://t.co/1hlApqxSxN
Un ulteriore assalto avvenne con l'introduzione del contratto a tutele crescenti, previsto dal Jobs Act di Renzi, un decreto legislativo. Per tutti quelli assunti dopo una certa data, marzo 2015, l'articolo 18 non avrebbe più trovato applicazione. Indovinate un po' come votò il compagno Bersani sulla legge delega, dopo aver frignato un pochetto: https://t.co/gaYh3zodX7
E siamo ancora a cavallo tra il 2014 e il 2015. Per l'uscita del compagno Bersani dal PD dobbiamo attendere l'inizio del 2017, un anno prima delle politiche del 2018, quando a Palazzo Chigi c'era ormai Gentiloni. Un anno prima delle politiche: capito?! Le liste... le liste...
Altri piccoli esercizietti per i bimbi di Pierluigi:
Come ha votato sull'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione (da cui deriva il picconamento dello Stato sociale)? Favorevole (addirittura firmatario della proposta): https://t.co/EwTQsWsq7y
Come ha votato sulla ratifica del Mes nel 2012? Favorevole: https://t.co/ks6loDyPMd
Sicuramente sarà stato con la schiena dritta in occasione della riforma delle pensioni della Fornero, la schifezza degli esodati. Ricordate, vero? Bersani votò contro? Ehm, no, votò a favore: https://t.co/J7jx3jaqJp
E di esempi se ne potrebbero fare molti, molti altri.
Votò sempre a malincuore, sia chiaro, perché lui è troppo di sinistrah. La cosa bella è che, dopo aver votato quelle riforme, va in tv a dichiarare che andrebbero riviste. Ma va bene così: basta che fumi il sigaro e beva la birra alle feste dell’Unit*.
Ora, con questo non voglio dire che Bersani sia una cattiva persona o che non si sia pentito delle schifezze che ha votato. Per carità. Dico solo che non può farci la morale sulla Costituzione e sui diritti dei lavoratori senza risultare maledettamente ipocrita. E con questo voglio dire che serva un Presidente della Repubblica di destrah (ci metto l'h, visto che qualcuno si eccita tanto all'idea)? No. Dico soltanto che sarebbe esattamente la stessa cosa.
Se posso dire la mia, sommessamente, aggiungo che la cosa peggiore che si possa fare è ripescarlo dal PD. Direi che abbiamo già abbondantemente dato. Che dite?
In his 1938 work The Great Heresies, Hilaire Belloc devoted a chapter to Islam:
"Millions of modern people of the white civilization—that is, the civilization of Europe and America—have forgotten all about Islam. They have never come in contact with it. They take for granted that it is decaying, and that, anyway, it is just a foreign religion which will not concern them. It is, as a fact, the most formidable and persistent enemy which our civilization has had, and may at any moment become as large a menace in the future as it has been in the past."