L’emendamento che reintegra i medici #novax è scandaloso. Come ero orgoglioso di essere un medico italiano durante il periodo Covid, oggi me ne vergogno.
Stiamo assistendo alle decisioni di una classe politica che governa il paese a cui della salute degli italiani non interessa nulla. Vergogna!
Altroché preferenze. Complimenti alla deputata @BuonguerrieriA per la sua lotta a favore dei virus e a danno della salute pubblica. Vergognatevi. Vergognatevi. Vergognatevi.
Un esagitato che dice cose a caso, comprensibili al 10% perché tra foga e fiato mancante si mangia le parole.
Uno spettacolo indecente, che la Rai si ostina ad offrire.
A Sky questi eccessi non se li sarebbe mai concessi. Non per assenza di libertà, ma perché là sono seri.
I #medici#novax radiati saranno reintegrati.
L’emendamento di #FdI e’ uno sputo in faccia a tutti i sanitari italiani, ai morti per il Covid e a tutti gli italiani che, con il loro impegno, hanno portato fuori dall’emergenza questo paese. Sono disgustato, ma anche felice di aver finalmente capito da che parte sta il Governo italiano sui #vaccini
Tennis legend Martina Navratilova fired back at President Donald Trump after he declared, “You have to respect the president. If you don’t respect the president, you’re going to have a problem.” Navratilova responded with a pointed rebuke, writing simply: “Respect is earned, not given.”
@Martina
📷: Getty
«Abbiamo ucciso l’ayatollah, sostituendolo con uno più giovane e radicale. Non abbiamo fatto nulla per i manifestanti in Iran. Abbiamo rimosso le sanzioni. Abbiamo ottenuto un cessate il fuoco che avevamo già prima della guerra. Abbiamo aperto Hormuz, che era già aperto prima. Abbiamo speso chissà quanti miliardi di dollari in bombe e missili. Molte vite americane e civili sono state perse. Abbiamo dato all'Iran il controllo completo dello Stretto di Hormuz e buttato dentro un minimo di 300 miliardi di dollari. In questo momento Melania Trump si sta chiedendo: come posso ottenere un accordo del genere?» (Jimmy Kimmel)
Recap #SinnerZverev
Entrano in campo.
Zverev ha lo sguardo di un agnello sacrificale.
Sinner quello del tristo mietitore.
Il primo set dura 18 minuti.
Come in Game of Thrones, non facciamo in tempo a sederci sul divano che hanno già fatto fuori il protagonista e tre quarti del suo albero genealogico. In un attimo la storia sembra finita per mancanza di personaggi.
Invece no.
A Madrid li interpreta tutti Sinner.
Darth Sinner.
Hannibal Sinner.
Crudelia De Sinner.
Nel secondo set il pubblico spera in una reazione di Sascha. Sascha spera in un calo di Jannik, giusto per capire se il regolamento lo permette.
Nessuna delle due cose accadrà.
Sinner elabora le informazioni ad una velocità irreale. Nell’anticipo, in risposta, nella posizione in campo.
Toglie il tempo all’avversario, costringendolo a correre dietro alla palla e ai suoi pensieri. Citando Fitzgerald, Zverev sembra una barca che rema controcorrente, ma è risospinta costantemente nel passato. Nel punto precedente, nelle occasioni perse.
In 57 minuti Usain Sinner vince il quinto mille consecutivo e scrive una pagina del nostro sport.
Da un lato i tifosi impazziscono.
Sinner come i Big3, l’Impero Romano d’Occidente, il Sanremo di Amadeus.
Dall’altro scorrono fiumi d’inchiostro, molti si domandano se questo strapotere possa essere il sintomo di una crisi del tennis.
La risposta è semplice.
I tennisti vogliono i trofei.
I campioni vogliono tutto.
Sinner vuole la storia.
#sinner #janniksinner #tennis #mmopen
Recap
Semifinale Zverev Alcaraz
Breve storia triste: vince Carlos zoppo.
Semifinale Sinner Djokovic.
Nole contro Musetti era stato un disastro e aveva già messo le alghe spiruline in valigia. Poi un giornalista gli ha chiesto come si sentisse a rincorrere tutti. Lui la prende benissimo e s’illumina d’inferno.
Batte Sinner con quel disperato bisogno di asfaltare che ha la giunta capitolina.
Sinner fallisce occasioni, sembra privo di idee. Soprattutto è un tantinello prevedibile. Diciamo come i detective nei film che dormono male, vivono in un appartamento spoglio con una lampada brutta, le tapparelle a metà e sono ancora innamorati dell’ex moglie.
I tifosi si dividono. C’è il team capita a tutti la giornata no lasciatelo stare proteggiamolo dalle paure delle ipocondrie. Il team nostalgico di Panichi. Il team speravo de morì prima. Il team contro il box che non l’ha aiutato come l’oracolo di Delfi. Il team al duecentesimo servizio al centro poteva sorgere un dubbio dubbiolino.
Comunque. In cuor nostro sappiamo cosa significa. Che c’è crisi? No.
Che è tutto apparecchiato per il ritorno di Darth Sinner.
Perché Jannik è così, gli serve il riscatto e la vendetta. I cori contro, i pensieri nello spogliatoio. Un quarantenne contro cui non perdeva da due anni. Una spinta per il futuro. Quella scintilla nello stomaco, che diventa incendio la volta successiva. Come l’irreprensibile Daenerys, che all’improvviso fa il barbecue di pasquetta bruciando tutta Approdo del Re a cavallo di un drago.
Diceva Lucio Dalla: chissà domani su che cosa metteremo le mani, se si potrà contare ancora le onde del mare e alzare la testa.
Sulle onde del mare non abbiamo certezze, ma la testa Jannik la alzerá di sicuro.
#sinner #janniksinner #tennis #ausopen
Recap
Primo quarto di finale.
Musetti Djokovic è ormai un grande classico della letteratura. Tipo Prometeo che cerca di rubare un set al Dio serbo per donarlo all’umanità, ma per punizione viene incatenato su una roccia con le aquile che gli divorano il fegato tutti i giorni.
Stavolta no. Stavolta è diverso.
Lorenzo ci crede, il braccio è libero, la mente pure. La partita è brutta ma il suo tennis è bellissimo.
Nole è costretto a giocare sempre un colpo in più. È falloso e frettoloso: 31 unforced in due set. Ne aveva commesso qualcuno meno dal 2011 al 2015.
Musetti è avanti due set: la meta è vicina. Devono essersi sentiti così durante lo sbarco in Normandia. Come il D-day, però, la guerra non finirà lì.
Lorenzo si infortuna.
Non riesce a muoversi.
Si ritira.
Djokovic vince.
Leggetelo col tono di Franca Leosini a Un giorno in Pretura.
È ingiusto, in tutti i modi in cui può essere ingiusta una cosa. Non ti preoccupare Lorenzo: come Prometeo affronterai le aquile con coraggio, consapevole di ciò che sei.
Secondo quarto di finale.
La tattica di Shelton è chiara fin da subito: dopo 7 sconfitte in cui ha giocato a casaccio, stavolta giocherà a casaccio.
Consigliato da Siri, con astuzia cerca di spezzare il ritmo affidandosi al back, ma ogni volta che lo fa da qualche parte un Federer muore. Sinner ne approfitta come ai saldi del black friday.
Shelton si accorge che il back non funziona, quindi cambia strategia e comincia a usare il back. Fa quello che può al servizio, ma Sinner risponde con la nonchalance dei lanciatori di bagagli nella stiva degli aerei.
Tre set a zero.
Ciao Ben, farai l’america grande di nuovo la prossima volta.
Semifinale Sinner Djokovic.
Leggetelo col sorriso di Joker.
#sinner #tennis #ausopen
We hope the good people of #SanFrancisco will forgive us for adapting a song about their city in 1967 to address the shocking and tragic events in #Minnesota in recent weeks. This is dedicated to Renée Good and Alex Pretti, and in solidarity. Our version is called "Minnesota" ❤️
President Trump announces details of his new Ukraine peace plan.
Watch ‘An Evening with Private Eye 2025’ in full, on Private Eye’s YouTube channel now.
La prima risposta europea alla pubblicazione della “National Security Strategy”, con la quale di fatto Donald Trump ha nei fatti messo in mora il Vecchio Continente, arriva dal numero 10 di Downing Street.
Siccome in diplomazia il linguaggio del corpo è parte del messaggio da trasmettere, si individua un tragitto. Londra, davanti alla pressione statunitense, non vuole rompere il filo che lega il Regno Unito all’Unione Europea -e al suo motore, Francia e Germania- e si presenta come “pivot to Europe” per una possibile soluzione ucraina.
Particolare importante: secondo quanto riferiscono fonti giornalistiche, Francia, Germania e UK non hanno fornito agli alleati la condivisione di intelligence dell’incontro odierno. Segno che evidentemente si teme una “fuga di notizie” in direzione Washington.
Secondo particolare importante: fuori dalla fotografia -perchè non invitati- Italia e Polonia, considerati dalle cancellerie europee evidemente una sorta di succedanei del trumpismo. Il che mette fuori fase Giorgia Meloni per due aspetti. Anzitutto, perchè smentisce tutta la retorica sulla ritrovata centralità dell’Italia, della nostra presunta rinnovata e assertiva leadership e sul piano internazionale (tutta paccottiglia retorica buona per essere venduta ad Atreju e fermarsi all’interno delle mura di Castel Sant’Angelo). E in secondo luogo perchè dimostra, una volta e per tutte, che del paventato, auto declamato e osannato ruolo del “ponte tra le sponde dell’Atlantico” della nostra premier a nord delle Alpi non sanno cosa farsene. Anzi, proprio non ritengono affidabile un premier che ancora dopo tre giorni non è riuscita a dire una parola sulla pubblicazione del documento trumpiano, se non uscirsene sulla trita e ritrita teoria dell’Occidente unito seppellito poche ore fa dal leader della Casa Bianca.
Certo, nelle prossime ore Zelensky farà anche tappa a Roma. Almeno la propaganda di palazzo Chigi è servita. Ma il premier ucraino sa bene il senso delle proporzioni degli aiuti che ha avuto dai leader che ha visto oggi a Londra, e di quelli assicurati da chi vedrà nella città eterna tra poche ore. Così come sa -lui e le cancellerie europee- che sui temi chiave di queste ore (scongelamento e utilizzo asset russi per sostegno all’Ucraina, adesione al Purl, rinnovo decreto aiuti militari a Kiev) le forze della destra italiana sono profondamente divise al loro interno.
E così la foto di oggi è la conferma di una marginalità italiana, mentre presto sul tavolo di Giorgia Meloni arriverà l’interrogativo su come atteggiarsi verso un Trump che sostiene oggi le cose che lei sosteneva qualche anno fa, e che lei ha messo in “frigidaire” per essere ammessa nel salotto buono europeo.
Perchè non sempre si può giocare con l’equivoco. E la stagione delle ambiguità sta volgendo al termine.