Il potente spettacolo continua e tu... puoi contribuirvi.
Possiamo lasciare un nostro segno, aggiungere un verso al poema, una nostra nota alla sinfonia. Essa sarà inutile perché il tempo cancella ogni cosa, ma sarà nostra, sarà irripetibile e per noi, non sarà priva di valore.
@GiovineItalia1@JohnnGregory@micheleboldrin@PagellaPolitica Il modello danese richiede un patto di ferro tra cittadini e Stato.
In Italia la transizione richiederebbe prima di tutto una ricostruzione della fiducia: saper spendere bene prima di poter chiedere ai cittadini le risorse necessarie per un welfare di quel livello.
@fabiomax74@lucianocapone Se il governo avesse usato i criteri del 2025 un anno prima, oggi non staremmo parlando di "corsa al riarmo" per raggiungere il 2%, perché tecnicamente l'Italia sarebbe stata già al 2,16% nel 2024
@PavoneNicola@lucianocapone@CarloStagnaro L'articolo rappresenta una fotografia delle previsioni iniziali, che però sono state smentite dai dati reali una volta che la misura è stata applicata su scala nazionale, rivelando un costo per lo Stato mostruosamente più alto del previsto. Sveglia!
Voto no perché mi fido di più di un sistema chiuso che tende a proteggere se stesso o voto sì perché mi fido di una riforma che apre la porta a cambiamenti radicali sperando che la politica non ne approfitti per prendersi tutto lo spazio?
Scelta davvero difficile.
@ciccio_radari@marsetac@c_appendino Raccontata bene: se Putin chiude i rubinetti l'offerta cala e il prezzo sale. Putin è un mafioso criminale, se l'Europa dipende dal gas russo è ricattabile dal singolo fornitore.
C’è un livello di distorsione che non è più ingenuità: è complicità narrativa. Quando si arriva a presentare un regime autoritario come “infinitamente più etico” di una democrazia, non si sta facendo analisi geopolitica. Si sta semplicemente barattando la realtà con la propaganda, e il prezzo è la credibilità.
Perché basta un comunicato di un ministero degli Esteri - propaganda di routine, scritta per il pubblico interno - per trasformarsi in “lezione di etica” solo agli occhi di chi ha bisogno disperato di un nuovo idolo anti‑occidentale. È un riflesso pavloviano: se critica gli Stati Uniti, allora è automaticamente morale. Non importa se reprime il dissenso, controlla l’informazione o cancella i diritti. Tutto sparisce, tutto si dissolve.
E la cosa più imbarazzante è la posa da rivelatore di “verità scomode”. Come se ripetere slogan di un regime fosse un atto di coraggio. Come se bastasse dire “il mondo sta cambiando” per giustificare qualsiasi capovolgimento logico. Il mondo cambia davvero, ma non nel modo infantile in cui viene raccontato: non è la rivincita dei regimi contro le democrazie, è solo la complessità che non entra in una narrazione binaria.
Alla fine resta un dato che dovrebbe far vergognare chiunque usi questo schema:
non è la Cina a essere “più etica”. È la propria bussola morale a essere talmente inclinata che qualsiasi regime sembra improvvisamente luminoso.
E quando arrivi a quel punto, non stai più descrivendo il mondo: stai descrivendo te stesso, in uno spazio che ti consente di formulare quelle falsità morali che, nel paese da te citato, non potresti nemmeno azzardare a proferire senza conseguenze.
30 anni fa una persona saggia mi spiegava come gli abitanti del paese si lamentassero del brodo grasso, metafora che raccontava come il lamento fosse sempre presente anche in stato di abbondante benessere
Oggi osservando i piagnistei contemporanei direbbe che sono degli ipocriti
@wizoso19@grande_flagello Ah quindi per te chiedere al presidente del consiglio per quale motivo non si interviene sui problemi che impediscono al paese di crescere è banale. Perfetto. Avanti così.