Across a long lifetime and productive until the end, David Hockney, who has died aged 88, was Britain’s most popular artist, and one of very few painters anywhere to be a household name: https://t.co/3pExMyRwhU
Alex, Daniela e Niccolò
[...] La discrezione tratto distintivo di una vicinanza possente.
Mamma e figlio, uniti nell’affrontare il dolore della scomparsa. Con la consapevolezza di guardarsi negli occhi e sussurrarsi: il nostro Alex è tornato a volare [...]
@Corriere
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Vorremmo provare a far capire ai più giovani perché da ieri sera i social sono invasi da post dedicati a Oscar Schmidt. Scegliamo tre aneddoti per farlo:
- Oscar non ha mai giocato in NBA perché rifiutò il contratto proposto dai Nets. Nel 1984 gli stranieri in NBA praticamente non esistevano. Oltretutto vigeva una regola per cui ai giocatori NBA era vietato giocare per la propria Nazionale. Oscar non andó mai in NBA perché non avrebbe mai rinunciato al Brasile
- È anche grazie a Oscar se nel 1989 venne eliminato questo divieto. Nel 1987 ai giochi panamericani, il Brasile sconfisse in finale gli USA (senza giocatori NBA) e Oscar segnó 46 punti. Per gli USA quella sconfitta fu una “vergogna” (vincevano sempre loro) e nel giro di poco tempo iniziarono a convocare i giocatori NBA in Nazionale arrivando poi a formare il Dream Team nel 1992
- questa è la classifica del record di punti segnati da un giocatore alle Olimpiadi: 55 punti Oscar, 48 Doncic, 46 Palubinskas, 46 Oscar, 46 Oscar, 45 Oscar, 44 Oscar, 44 Oscar, 44 Oscar.
E il record di punti segnati ad un Mondiale? Facile, Oscar 52 punti.
Ieri sera ci ha lasciato la più impressionante macchina da canestri della storia.
All the President’s Men turns 50 today.
This famous “six‑minute shot” is a masterclass in phone acting and pure technical nerve.
Director Alan J. Pakula and cinematographer Gordon Willis pull off a single, unbroken slow zoom: from a wide, humming newsroom to a tight close-up on Redford. No cuts. No safety net. Tension builds in real time.
Redford carries it with typical quiet confidence. Six minutes of note-taking and talking into a phone, no flashy “Oscar clip.” He even flubs a name (“McGregor” for “Dahlberg”), corrects himself naturally, and Pakula keeps it because it feels authentic.
The background is part of the story. As Woodward hones in on his phone call, everyone behind him huddles around a TV watching Senator Tom Eagleton resign. The contrast is deliberate: they chase the “obvious” headline, while the camera drifts past them to Woodward, and the real story.
To hold Redford and the busy background in focus early on, they used a split‑diopter lens, then had to ease it out as the camera moves in. A technical tightrope. The timing of both actor and cinematographer is spot on.
As Woodward closes in on the truth, the world literally falls away: the newsroom blurs, the noise fades, and we lock into his obsession. It’s one of cinema’s great moments: Redford doing almost nothing—and somehow everything at the same time.
What makes this shot brilliant is the contrast it carves between Redford and the newsroom around him. The visual language does the talking: he’s locked in, disciplined, driven, all focus and fire. He stands apart because the work matters more than anything else.
Io e mio figlio (5 anni) giochiamo in corridoio con la palla. Le luci dell’albero di Natale dal salotto fanno un effetto riflettori. Lui mette giù la palla con aria di sfida, vuol dire che io devo andare in porta. Mi fissa “Papá, io faccio Luca #Vialli!”
Ciao Capitano.
Parigi, #28dicembre 1895: al Salon Indien del Grand Café al Boulevard des Capucines, i fratelli Lumière organizzano la prima proiezione pubblica a pagamento. Il loro cortometraggio “La sortie des ouvriers de l'usine” è considerato il primo film della storia del cinema.
In questa foto con la Jugoslavia ci siamo anche noi. Quell'argento del 1991 dell'Italia, che schierava gente come Brunamonti, Pittis, Magnifico, Rusconi, Gentile, Riva, Premier, Dell'Agnello, Gracis, Costa, Pessina e Fantozzi, è forse la medaglia più sottovalutata della nostra storia. Vero, era un Europeo in casa. Ma in finale abbiamo perso contro la dominatrice incontrastata di quegli anni, ed una delle nazionali più forti di sempre. Siamo arrivati davanti alla Grecia di Galis e Giannakis, e abbiamo battuto la Spagna di Epifanio, Jofresa e Martin in semifinale.
In quegli Europei del 1991, chiudemmo una incredibile striscia: per nove Europei di fila, dal 1975 al 1991, non facemmo mai peggio del quinto posto (1 oro, 1 argento, 2 bronzi). A pensarci ora sembrano risultati utopistici...
🇫🇷 Stade de France, terrasses parisiennes, Bataclan: la France se recueille jeudi pour rendre hommage aux victimes des attentats du 13-Novembre, dix ans après une nuit d'horreur qui a meurtri Paris et Saint-Denis.
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@Claplaz Mio papà, nonostante la 5 elementare, ma le elementari degli anni 30, non queste di adesso, comprava e faceva sempre la Sett. Enig. e io ho imparato a farla con lui😊Un bel ricordo. Poi ho continuato trasmettendo questa passione a mio figlio!!! Resterà sempre l’unica!!