“Volevo che questo momento non arrivasse mai. Ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali, ma ho capito che non sarò più il giocatore che ero prima e voglio che mi ricordiate tutti per quello che ero. Mi mancherai un sacco palla a spicchi.”
Con queste parole Achille Polonara ha appena annunciato il suo ritiro.
Per quello che sei stato ad Ancona, quando da bimbo volavi per il campo.
Per come sei esploso a Teramo, facendoci pensare che uno con quelle caratteristiche non l’avevamo mai visto.
Per le schiacciate incredibili che hai fatto a Varese.
Per il livello che hai espresso sul parquet a Reggio Emilia.
Per la maturità cestistica, e umana, che hai raggiunto a Sassari.
Per aver vinto il campionato più importante in Europa, con la maglia del Baskonia.
Per il ruolo che hai saputo ritagliarti tra Fenerbahce, Efes e Zalgiris.
Per l’uomo che sei diventato alla Virtus.
Per le emozioni che ci hai regalato in Nazionale, perché quel dominio e quelle triple a Belgrado che ci hanno consentito di volare alle Olimpiadi non ce lo scorderemo mai.
Per tutto ciò che hai fatto dopo. Per il pubblico del basket ma in generale per tutti. Affrontando la malattia con dignità, assenza di pietismo, con speranza e sorriso. Per averci fatto emozionare, piangere, sorridere, anche nei momenti più bui e drammatici.
Grazie di cuore Achi.
La prima foto della Terra di #Artemis II in alta risoluzione
E qui c'è tutto: ci sono i sacrifici di una vita di un team di scienziati e ricercatori. C'è l'ingegno di un intera specie. E c'è tutto il coraggio dei quattro astronauti che ci stanno portando oltre tutti i confini ❤️
𝐁𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧𝐨 stiamo arrivando! 🌍
Hanno fatto la storia nell’estate ‘25 con un bronzo agli Europei e hanno fatto la storia stasera con una qualificazione ai Mondiali che mancava da 32 anni: queste 12 ragazze continuano a farci sognare 💙
#Italbasket | #FIBAWWC
How to Make a Quilt: A Friendly Beginner's Guide
We’ll walk you through each step in a way that’s clear, simple, and totally doable.
You don't need to be an expert to start; you just need a little friendly guidance: https://t.co/4vVfxF5QMG
2 Febbraio 2025.
Al palasport di Napoli manca mezz'ora all'inizio della partita contro Brescia. Enzo, uno dei tifosi più storici che da oltre 30 anni segue Brescia in giro per l'Italia, mentre sta salendo le scale di ingresso, si accascia a terra. La situazione sembra grave sin da subito. La prima a prestargli soccorso è una tifosa di Napoli, dottoressa, che fa le prime fondamentali manovre di rianimazione. Altri tifosi napoletani si precipitano a chiamare il 118 che arriva poco dopo. Enzo viene trasportato in codice rosso all'ospedale. Ha avuto un attacco cardiaco e la voce inizia a spargersi. I tifosi bresciani, scioccati, decidono di assistere alla partita in silenzio piegando i loro striscioni. La curva Est, il cuore della tifoseria napoletana, vedendo l'atteggiamento dei tifosi ospiti, in segno di rispetto decide di fare lo stesso. Per tutta la partita. Napoli-Brescia si gioca in un clima surreale.
16 novembre 2025, nove e mesi e mezzo dopo, ieri.
Dopo quasi 3 mesi di lotta tra la vita e la morte, un lungo coma, ed una interminabile riabilitazione, Enzo non solo è ancora vivo, ma è tornato al palasport. Per quale partita? Per Napoli-Brescia... Si è ripresentato esattamente dove la sua vita si era fermata lo scorso febbraio. Era ovviamente in curva ospiti, ma indossava la canotta di Napoli e ha mostrato per tutta la partita un cartello dedicato ai tifosi napoletani, che gli hanno tributato un lungo applauso. Enzo era commosso. Ma non solo lui. C'erano tantissime persone visibilmente emozionate, sia bresciane che napoletane.
Sembra la sceneggiatura di un film. Invece è, fortunatamente, il lieto fine di una storia vera. Una bellissima storia di basket, di sportività e di umanità.
(📸 @Zob0n)
Best playtime ever! While their mom is looking out for them, these brown bear cubs are free to have fun and prepare for their life in the wild. 🐻
#NatGeoQueens is now streaming on @DisneyPlus and @hulu.
😏 𝑶𝒑𝒔, 𝒍’𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐...𝐂𝐀𝐌𝐏𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎! 🥇🌎
🇮🇹 L’Italia riscrive la storia, superata in finale la Bulgaria!
🫂 Grazie azzurri per aver portato l’Italia sul tetto del mondo. Ancora una volta. 💙
#LaNazionale | #MWCH2025
Ieri Andrea Bargnani ha dedicato delle parole bellissime a Marco Belinelli. Lo ha ha fatto alla consegna di un premio speciale alla carriera di Belinelli, durante la serata degli LBA Awards di @LegaBasketA.
"Sono genuinamente emozionato. La prima volta che io e Beli abbiamo giocato contro avevo 14 anni: io segnai 35 punti, lui più di 40 e vinse lui perchè era un fenomeno. Da allora abbiamo giocato contro mille volte nelle giovanili, contro in Serie A, contro per lo Scudetto, insieme in Nazionale, contro in NBA, e insieme in NBA. Tutta la mia vita l'ho trascorsa insieme a lui. Adesso portiamo i nostri figli insieme nello stesso asilo perchè abitiamo vicini a Bologna. Non voglio farti piangere Beli, ma abbiamo realmente passato una vita intera insieme ed è per me impossibile toglierti dalle scatole.
Ora abbiamo 40 anni, ci siamo conosciuti quando ne avevamo 14, e ripensando al nostro percorso credo che una delle cose più belle che abbiamo fatto sia stato di aver regalato un sogno ai giovani italiani: abbiamo rotto la barriere della NBA, dimostrando che anche gli italiani possono giocarci. Grazie anche a noi, molti ragazzi hanno visto l'NBA un po' più vicina. Penso sia stata una delle cose più belle che abbiamo fatto.
La risposta di Belinelli: "Grazie... a questo ragazzo voglio un gran bene... non so cosa dire, scusatemi... Sono molto emozionato... mi viene da piangere. Scusatemi..."
@SkySportBasket | @LegaBasketA | @marcobelinelli
"Non c'è niente di così bello come fare canestro.
Una palla è la prima cosa che ho avuto, è arrivata come un regalo.
Una passione folle, non ho avuto bisogno d'altro.
È stata una esigenza.
Quando le occasioni non sono arrivate, e quando mi sono fatto trovare pronto.
Un amore inevitabile, che mai ho preso in giro.
Ha dato senso alla mia voglia di competere, di dimostrare, di vincere quando nessuno credeva in me.
Con lei ho costruito la mia fiducia, ho zittito le critiche, mi sono emozionato.
È andata bene, è andata male. Ma a un tiratore non è dato guardarsi indietro.
Ho lavorato duro imitando i miei miti fino all'ultimo allenamento.
E so che ne è valsa la pena.
Per la pallacanestro ci sarà.
Per sempre."
Con queste parole @marcobelinelli ha dato l'addio al basket.
“Il giocatore che ho fatto più fatica a marcare è Marco Belinelli. Era sempre in movimento, sfruttava perfettamente un sacco di blocchi, era sfiancante doverlo rincorrere ovunque”.
Queste parole sono state pronunciate da Jaylen Brown.
In Italia abbiamo sempre avuto il brutto vizio di non saper riconoscere appieno le qualità di molti nostri giocatori. Quella che sta per cominciare sarà la prima stagione, dopo 23 anni, in cui il cognome “Belinelli” non sarà presente su nessun parquet.
A 39 anni, uno dei migliori giocatori nella storia della pallacanestro italiana, ha deciso di appendere le scarpe al chiodo.
Riavvolgendo il nastro della sua carriera, troviamo un ragazzino che in provincia di Bologna, a San Giovanni in Persiceto, schiacciava e segnava raffiche di punti fino a 15 anni, prima di finire nel settore giovanile della Virtus, esordire in Serie A, per poi vincere da protagonista a 19 anni uno scudetto con la Fortitudo.
18 esima scelta al draft NBA, tra molto scetticismo italico che non lo vedeva assolutamente all’altezza per quel mondo, lascia l’Italia per inseguire il suo sogno: giocare con i migliori.
Dopo tre stagioni passate più in panchina che in campo tra Golden State e Toronto, di Belinelli in Italia si scriveva solo e soltanto che la sua avventura in NBA era finita, che non era un giocatore di quel livello, che sarebbe dovuto tornare in Italia.
E lui?
Esplosione a New Orleans accanto a Chris Paul, una stagione stupenda a Chicago, il primo ed unico italiano a vincere un titolo NBA e la gara del tiro da tre punti all’All Star Game in maglia San Antonio Spurs, allenato e stimato da Gregg Popovich, perfettamente inserito nel sistema di una delle migliori squadre della storia con Duncan, Ginobili e Parker.
L’ultima parentesi, alla Virtus, lo ha visto infine vincere altri due scudetti, tre supercoppe, una Eurocup che ha permesso alla Virtus di tornare in Eurolega, e la palma di MVP della Serie A a 38 anni.
Dicevamo prima che uno dei peggiori vizi che abbiamo è quello di non saper apprezzare con obiettività i nostri atleti.
Le ultime righe della sua carriera le ha scritte ieri Jaylen Brown: MVP delle Finals 2024, uno dei migliori giocatori NBA e uno dei migliori difensori al mondo.
Grazie di tutto Marco, è stato un piacere averti come compagno di viaggio per buona parte delle nostre vite.
3 luglio 1999.
In Italia si boccheggia, le temperature da nord a sud sfiorano i 40 gradi, le radio passano a manetta "I want it that way", l'ultimo successo dei Backstreet Boys che fa impazzire le ragazzine di mezzo mondo.
Ma a Parigi la situazione è un po' diversa. Niente afa, niente melodie che strizzano l'occhio ai più giovani.
C'è Carlton Myers che scappa col pallone sotto braccio.
C'è Dino che abbraccia in lacrime Andrea Meneghin in panchina.
C'è Fucka che allarga le sue infinite braccia e stringe verso di sé almeno 4 compagni.
Ci sono la regia illuminata di Bonora, le triple ignoranti di un giovanissimo Baso, il nostro "Dirk Nowitzki" Gek Galanda, la potenza di Marconato e i semiganci di Chiacig, la leadership di Picchio Abbio e Sandrino De Pol, la prontezza dell'alpino Mian e di Marcellino Damiao.
Non ci sono giocatori NBA, non ci sono i social, non ci sono proclami, ma ci sono bar di tutto lo Stivale che si riempiono di gente che chiede di sintonizzare le tv sul basket.
- "In che senso sul basket?"
- "Sì, sul basket. C'è una squadra che non ha niente da perdere, e che ci fa sognare"
Il tutto è orchestrato magistralmente da quel genio di Boscia Tanjevic, che prima mette in riga i critici durante un girone eliminatorio difficoltoso, poi Danilovic, Bodiroga, Divac, Stojakovic e coach Zeljko Obradovic quando i fenomeni slavi erano convinti di batterci ancora, ed infine la Spagna all'ultimo atto.
A Parigi le note che risuonano sono di una qualità un pelino superiore a quelle dei BackStreet Boys. Alla chitarra Brian May, alla batteria Roger Taylor, al basso John Deacon.
Alla voce Freddie Mercury.
A casa una marea di gente canta a squarciagola "We are the champions".
Ancora oggi tutto questo ci fa venire la pelle d'oca.
26 anni fa tutta l'Europa si inchinava all'Italia.
Se state di nuovo piangendo dopo un numero infinito di anni per una squadra con la maglia Azzurra che gioca a basket con la scritta Italia, il merito è di 12 ragazze.
Ci mettiamo un clamoroso bronzo al collo.
È una gioia indescrivibile.
#EuropeiTipo
Questa volta vogliamo bluffare.
Pubblichiamo una foto che non c'entra nulla con la partita di stasera.
È la foto dell'altro giorno, quando abbiamo vinto i quarti contro la Turchia.
Non vogliamo pubblicare immagini di giocatrici in lacrime.
Loro è giusto che siano dispiaciute.
Perchè quando giochi alla pari contro il Belgio, una delle migliori squadre al mondo da 10 anni, le campionesse d'Europa in carica, quando piazzi un parziale di 17-0 nell'ultimo quarto e riapri una partita già persa, quando fai cagare letteralmente addosso una squadra di fenomeni, non c'è nulla per cui non valga la pena di essere orgogliosi.
L'Italia ha appena perso di 2 la semifinale.
Domenica alle 16:30 contro le fortissime francesi, giocheremo la partita più importante degli ultimi 30 anni della pallacanestro femminile, e degli ultimi 22 anni contando anche quella maschile. In palio c'è una medaglia di bronzo che sarebbe comunque un incredibile successo.
Questa sera, queste ragazze, ci hanno mostrato uno spettacolo unico.
Noi vogliamo celebrarle così: con quel sorriso in bocca, quella spensieratezza e quel carattere che ci ha consentito di tifare per una squadra meravigliosa.
#europeitipo #eurobasketwomen
L’impresa è compiuta.
Col cuore.
Con un gruppo pazzesco di ragazze.
Con una Zandalasini che ha segnato il canestro più pesante della sua vita.
Con un supplementare di Lorela Cubaj da esporre al Louvre.
Con coach Capobianco che ha perso 26 anni di vita e probabilmente domani non sarà più tra noi.
L’Italia ha battuto la Turchia e vola in semifinale.
30 anni dopo torniamo tra le prime 4 d’Europa.
Sì le vostre lacrime sono anche le nostre.
#EuropeiTipo @EuroBasketWomen