@Carloalvino Carlo,il tuo allenatore lo scorso anno diceva che il secondo posto è il primo dei perdenti. Quest’anno scrivi facendo sembrare che stai in piazza a fare i caroselli. Fai un po’ di vacanza,ne hai bisogno
Compagni e compagne nerazzurri, il ventunesimo scudetto non è stato vinto: è stato conquistato. È stata una lunga marcia, cominciata osticamente ma via via consolidatasi, con non poco sacrificio, durate l’intera campagna d’inverno. Una marcia condotta con disciplina, sacrificio e incrollabile fede nella causa.
Mentre le altre fazioni borghesi del campionato - guidate da conti dai volti sempre troppo allegri e proclamati vincenti per grazia ricevuta - si perdevano nei loro compromessi e nelle loro crisi interne, la Beneamata ha costruito un collettivo solido in cui, al grido di tutto il potere ai soviet, l’individuo si è dissolto nel bene supremo della squadra.
Ogni partita è stata una presa del Palazzo d’Inverno: gli avversari assediati, accerchiati, costretti a cedere terreno sotto l’avanzata metodica delle truppe nerazzurre, trainate dal capitano Lautaro Insurgente Martinez e dal Conducator Cristian Chivu. Non colpi di fortuna, ma pianificazione scientifica del dominio. Non improvvisazione, ma dialettica applicata al pallone.
Il campionato, Compagni, ha rappresentato la sintesi perfetta del concetto di lotta di classe: da una parte colori i quali hanno vissuto di rendita, di nomi e di gloria passata; dall’altra l’Internazionale di Milano, avanguardia organizzata, che ha trasformato il campo in fabbrica e il gioco in produzione di vittorie, fonti di ricchezza da ridistribuire al Popolo tutto. Gol come manifesti, azioni corali come assemblee popolari, difesa come muro invalicabile del fronte proletario.
E quando finalmente, ieri, il Tricolore è stato issato, non è stato un semplice vessillo: è stata la bandiera della rivoluzione nerazzurra della rivoluzione proletaria interista che sventola fiera su tutta la Serie A.
Ventuno scudetti. Non un numero, ma una dichiarazione ideologica. Perchè la Storia non si osserva: si prende. E l’Inter di mister Chivu la Storia l’ha presa, scrivendola, con la forza del collettivo.
[ComIntern per il Ventunesimo, 4 maggio 2026]