Perfino Catherine, Princess of Wales — difficilmente catalogabile come sovversiva, rivoluzionaria o pericolosa estremista pedagogica — è venuta apposta a Reggio Emilia per studiare da vicino il Reggio Emilia Approach.
Non una leader antagonista.Non una teorica anti-sistema. Ma una principessa britannica, simbolo per eccellenza dell’establishment più tradizionale possibile.
Eppure perfino lì, nel cuore della monarchia inglese, hanno capito che l’esperienza educativa reggiana rappresenta qualcosa di avanzato, innovativo e prezioso.
Fa sorridere allora il contrasto con il clima culturale che domina oggi il dibattito scolastico italiano.
Perché mentre mezzo mondo guarda a Reggio Emilia come laboratorio educativo internazionale, qui da noi si continua a parlare soprattutto di: disciplina, voto in condotta,autorità, merito”, ritorno all’ordine.
Chissà cosa pensa Giuseppe Valditara del fatto che una delle figure più istituzionali e moderate del pianeta sia venuta a osservare un modello scolastico fondato su:
ascolto, creatività, autonomia, cooperazione, libertà di esplorazione.
Perché il punto è questo: il Reggio Emilia Approach parte dall’idea quasi scandalosa che i bambini siano persone intelligenti da aiutare a crescere, non semplicemente soggetti da disciplinare.
A Reggio Emilia i bambini vengono trattati come piccoli ricercatori: fanno domande, costruiscono progetti, sperimentano, interpretano il mondo.
L’insegnante non è il sorvegliante di un’aula muta, ma un educatore che ascolta, osserva e costruisce percorsi insieme agli studenti.
Ed è qui che il contrasto con la linea culturale del ministero diventa enorme.
Perché nella retorica dominante della scuola italiana contemporanea sembra esserci una vera ossessione: ristabilire l’autorità, irrigidire le regole, aumentare le sanzioni, riportare disciplina.
Capisci quanto davvero ti manca qualcuno quando ti succede qualcosa, di bello o di brutto, e l'unica persona a cui vorresti dirlo è quella che non è lì.
#Buongiorno
La semplificazione, intesa come alleggerimento della fatica di capire anche un romanzo, porta le menti a rifiutare tutto ciò che richiede anche un minimo sforzo. Senza fatica non si raggiunge alcun obiettivo, non si progredisce, ci si impantana nella mediocrità. #promessisposi
Zucchero: "Che tristezza la musica che non alza la voce contro le guerre. I manager consigliano agli artisti di non esporsi, è gravissimo". #ANSA
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Un ragazzo di terza media accoltella la sua insegnante di francese e per poco non la manda all'altro mondo.
Tanta fragilità nei nostri giovanissimi, ai quali noi più grandi ci siamo impegnati ad assicurare un futuro più agiato, ma senza equipaggiarli di umanità.
#SanValentino.
Probabilmente è una festa solo commerciale. Ma se fossimo capaci di guardare gli altri, Dio e pure noi stessi con gli occhi e il cuore degli innamorati, tutto ci sarebbe più limpido. Perché vedremmo il bene, e meno i difetti!
@me_deae Perché la scuola deve avere un modulo che si chiama individuazione d'handicap con anche allegata la diagnosi funzionale e lo fa la neuropsichiatra...la diagnosi che si fa dopo le visite da sola non basta... almeno dove lavoro io è così...