Exactly 25 years ago today, I scored my first — and only — professional goal.
Contrary to what I believed at the time, goalkeepers are not allowed to handle the ball in both penalty areas.
The goal was disallowed and I was sent off — still it earned me legendary status. 😉
#otd
L’ex calciatore e oggi dirigente dell’Udinese Andrea Carnevale aveva 14 anni quando il padre uccise sua madre. L’uomo la prese a colpi di accetta vicino a casa a Monte San Biagio in provincia di Latina. È stato detenuto per cinque anni in un manicomio criminale. Poi si è suicidato davanti al figlio nella stessa casa e dopo averlo aggredito. Carnevale oggi parla con La Stampa della strage familiare di Nuoro. E dice di sentirsi come il figlio di 14 anni di Roberto Gleboni: «La mia fortuna è stata che mi sono dato da fare in tutto quello che potevo, anche perché eravamo due fratelli e cinque sorelle, tutti molto giovani, e volevo aiutare. Lavoravo di giorno e mi allenavo di sera, dato che giocavo già a calcio e la mia famiglia era povera».
«Ho fatto di tutto: meccanico, fabbro, operaio in segheria. La tragedia non mi ha spezzato moralmente, ho chiuso dolore e rabbia dentro un forziere e li ho usati per darmi forza», aggiunge. Oggi invita i ragazzi che possono avere la tentazione di buttarsi via davanti a queste tragedie a «cercare di reagire, anche se è dura, molto dura. Quando mia madre è stata uccisa mi sono messo a testa bassa e sono andato avanti nonostante il dolore: sapevo già che sarei diventato un calciatore, era il mio obiettivo».
Poi racconta cosa è successo a lui: «I segnali c’erano tutti, perché mio padre, che era tornato a casa dopo un anno passato a lavorare in Germania come operaio nelle ferrovie, ha cominciato a mostrarsi sempre più strano e spaesato, e poi a picchiare nostra madre davanti a noi, anche mentre cenavamo insieme la sera. Poteva farlo in qualsiasi momento. Andai dai carabinieri più volte per sentirmi dire che se non vedevano il sangue non potevano farci niente. A casa c’era sempre un clima di terrore, perché da un momento all’altro diventava violento, soprattutto verso mia mamma, che subiva questi scatti d’ira. Per anni mia madre ha preso schiaffi e botte davanti a noi».
Carnevale dice che il suo «era un paese piccolo, c’era senso di vergogna, oltre alla paura di mia madre che mio padre venisse a saperlo. Si teneva un po’ tutto nascosto. Mia mamma era una donna per bene, ma mio padre si era fissato con l’idea che lo tradisse, una pazzia che si verifica anche oggi. Eppure il maresciallo, in caserma, fu capace di dire che finché non vedeva il sangue non poteva intervenire».
Poi l’omicidio: «Una mattina mio padre si è svegliato, ha preso l’accetta ed è andato ad ammazzare mia madre mentre stava lavando i panni al fiume vicino casa. Una delle mie sorelle era presente, io stavo giocando a pallone lì vicino. Ho raccolto il cervello di mia mamma nel fiume e l’ho portato alla caserma: “Hai visto che poi è successo?”, ho detto al maresciallo. “Quante volte sono venuto qui, adesso il sangue lo vedi”. Oggi però non ho rancore per nessuno: mio padre era un uomo malato che non è stato curato».
Lo scandalo di DAZN che si trasforma in sanguisuga della gente sotto gli occhi di Lega e Palazzo che chiudono gli occhi e fingono di non vedere
Quel che sta accadendo in Italia a meno di un mese dal via del campionato è vergognoso: si va verso un quinquennio di rovina dopo la decisione di affidarsi a una piattaforma che impoverisce l'offerta, abbassa la qualità, licenzia i giornalisti e in cambio di tutto ciò - col beneplacito delle mummie di Palazzo - chiede più soldi agli appassionati portando il movimento alla catastrofe ormai imminente
Anche se nessuno lo dice, la bancarotta del calcio italiano, stritolato nell’abbraccio mortale tra Lega e DAZN, è vicina. E badate bene, per una volta non si tratta di una frase fatta, di una forzatura, di un’esagerazione: la catastrofe è davvero dietro l’angolo e sta avvenendo nel disinteresse di tutti. Tempo un anno o al massimo due e la bagnarola del calcio italiano è destinata a colare a picco. Il naufragio è già cominciato e io lo scrivo da mesi. Nelle solitudine più totale.
Per chi non lo sapesse, l’inizio della fine c’è già stato. Per l’esattezza il 23 ottobre scorso quando la Lega con la benedizione del Palazzo e della politica ha ceduto i diritti tv della Serie A per i prossimi cinque anni a DAZN e Sky per 900 milioni a stagione: DAZN ne mette 700 per trasmettere 7 partite in esclusiva e 3 in co-esclusiva con Sky, che a sua volta interviene pagando 200 milioni. Nonostante il bando si sia chiuso in ribasso rispetto al precedente (chiuso a 927,5 milioni) e in netto calo rispetto a quello ancora antecedente (perfezionato a 1 miliardo e 50 milioni), i presidenti di Serie A, avendo temuto a lungo di chiudere l’accordo a cifre ancor più basse, di fronte ai 700 milioni sventolati sotto il loro naso da DAZN si sono buttati a capofitto sui soldi senza pensare ad altro. Increduli, hanno brindato e festeggiato come se i 4,5 miliardi del quinquennio DAZN 2024-29 li avessero già depositati in banca pronti per essere spesi, un bigliettone dopo l’altro, 2025, 2026, 2027, 2028, 2029. E hanno firmato la loro fine.
Prima di spiegare il perchè, v’invito a seguirmi in questo breve inciso utile a fare chiarezza su ciò di cui sto parlando. Non più tardi di sei anni fa, era il maggio 2018, il calcio francese annunciò festante di aver venduto i diritti della Ligue 1 a Mediapro alla cifra record di 1,153 miliardi: per la prima volta nella storia il valore del campionato francese superava quello italiano. Ma di lì a poco successe questo. Mediapro, che per rendere produttivo l’investimento aveva calcolato di raggiungere i 3,5 milioni di abbonati, si trovò dopo 15 mesi (un campionato e un trimestre del secondo) a contarne solo 600 mila, cioè 1/6 del preventivato: e fallì smettendo da un giorno all’altro di pagare il dovuto. A quel punto la Lega di Francia (LFP), per non affondare con tutto il carico, stipulò in corsa un frettoloso accordo con Amazon che arrivava in soccorso mettendo 331 milioni, e con Canal + che ne metteva 332: totale 663 milioni, poco più della metà del miliardo e 153 milioni concordato con Mediapro. Così fu. E così si è andati avanti fino a che, scaduto il contratto, si è reso necessario indire un nuovo bando. Amazon, che per via dei pochi abbonati raccolti aveva chiuso l’esperienza in perdita nonostante la modestia dell’investimento (331 milioni), non si è ripresentata. Non si è ripresentata nemmeno Canal +, che ha preferito dirottare le sue risorse sull’acquisto dei diritti delle tre coppe europee per cui stanzia 480 milioni a stagione; e la LFP si è ritrovata a un mese dal via con i diritti invenduti e nel dramma più totale. Così, dopo febbrili e frenetiche trattative si è giunti all’accordo di pochi giorni fa: i diritti del campionato francese sono stati venduti per 500 milioni (in calo di ulteriori 163 milioni rispetto ai 663 del contratto, anzi dell’accrocchio precedente) a DAZN e a beIN Sports: DAZN mette 400 milioni per l’esclusiva di 8 delle 9 partite e beIN Sports ne aggiunge 100 per l’esclusiva della nona partita che sarà alternativamente la migliore o la seconda migliore di giornata. Per la cronaca: a distribuire sulle sue frequenze la partita in esclusiva di beIN Sports sarà Canal +.
Tutto risolto? Macché. Ancora sotto choc per il fallimento di Mediapro, i club francesi hanno imposto a DAZN, la piattaforma verso cui la fiducia non è evidentemente massima, una clausola che li autorizza a recedere dal contratto in caso di insoddisfazione dopo due anni. Anche beIN Sports si è detta d’accordo ed è in corso un dibattito tra le parti sul portare al terzo anno, come DAZN preferirebbe, e non al secondo il diritto di esercitare la clausola in questione. In realtà, tutto ciò sta avvenendo in uno scenario di forte e dilagante scetticismo dei francesi verso DAZN. Intervistato da “L’Èquipe”, l’ex presidente di Canal + Xavier Couture, protagonista delle convulse e concitate trattative degli ultimi mesi, ha dichiarato: “Quello di DAZN a me pare un investimento sbagliato, troppo oneroso per andare a buon fine. Amazon lo ha fatto spendendo meno e non si è rivelato produttivo. Sulla carta non mi sembra possa funzionare. Ma forse DAZN ha progetti a lungo termine che io non conosco”. A dir poco dubbioso sulla bontà della strategia adottata da DAZN è anche Maxime Saada, Ceo di Canal +. “Se fai una proposta a tuoi possibili clienti, questa proposta può essere cara a patto di essere chiara. Noi per esempio offriamo l’esclusiva totale delle coppe europee: la gente sa che può vedere le coppe solo su Canal + e questo dà valore alla nostra offerta. DAZN ha invece accettato di perdere l’esclusiva della Ligue 1: addirittura, la miglior partita o la seconda migliore - in alternanza - sarà visibile ogni settimana solo su beIN Sports attraverso Canal +. E per come la vedo io, senza esclusiva cade completamente il valore della tua offerta. Detto questo, essendo noi i distributori di beIN Sports, il fatto di restare con un piede dentro alla Ligue 1 in questo modo non ci dispiace”.
Tornando a noi la domanda è: esiste un rischio Mediapro anche in Italia? DAZN riuscirà a mettere a frutto il suo investimento di 700 milioni annui per 5 anni aumentando in modo esponenziale i suoi abbonati? È qui che si gioca tutta la partita: e al momento lo scenario che si prospetta è drammatico. Già nel 2018-21, l’ultimo triennio in cui a detenere i diritti era Sky, per la bruttezza del campionato e la narrazione in stile “La Voce del Padrone” si era assistito all’abbandono del 31 % degli abbonati, uno su tre, scesi da 3,2 milioni a 2,1 milioni. È poi iniziata l’era-DAZN che fin da subito, anche per gli inenarrabili problemi tecnici riversatisi sugli utenti, ha provocato una ulteriore, copiosa emorragia di abbonati. Già nel primo anno del triennio 2021-24 se n’era andato il 29 % degli abbonati: DAZN non ha mai reso note le cifre ma già a fine 2021-22 gli abbonati rimasti non erano più di 1,5 milioni. I rilevamenti ufficiali Auditel hanno certificato il forte ribasso di audience e il netto calo di spettatori proseguiti anche nelle due ultime stagioni. E anche se non siamo a livello dei 600 mila abbonati di Mediapro in Francia, la verità è che ci troviamo davanti a numeri spaventosi per non dire tragici.
E però, a fronte di tutto ciò, a meno di un mese all’inizio del primo dei cinque campionati del quinquennio 2024-29 che la Lega ha appaltato e messo nelle mani di DAZN, la situazione è questa. Con una sfrontatezza degna di miglior causa, DAZN ha annunciato: 1) di aver messo in esubero 14 dei 32 giornalisti della sua redazione (lavorerà quindi per i prossimi cinque anni con metà forza-lavoro); 2) di aver tagliato e eliminato tutti i programmi di contorno alle partite proposti nel primo triennio; 3) di aver deciso che a partire da agosto solo cinque partite verranno commentate da telecronisti inviati sul posto, mentre le altre cinque verranno commentate da tubo, cioè da studio; 4) di non avere più nel pacchetto offerto agli abbonati l’Europa League e la Conference League che fino a ieri arricchivano il suo bouquet: 5) di avere praticato un aumento indiscriminato del prezzo di tutti gli abbonamenti nell’ordine del 20 %, aumento che segue quello ugualmente rilevante dell’estate scorsa.
Dire che tutto ciò sia vergognoso, come vergognoso è il disinteresse della Lega verso la strategia adottata da DAZN nei riguardi degli appassionati di calcio, è dire poco. Con una sfacciataggine e un cinismo che non hanno eguali, DAZN ha deciso di trasformarsi in sanguisuga della gente: per restare in vita, si nutre succhiandole il sangue. E lo fa nel più totale disprezzo di ogni regola di correttezza e di buon comportamento: tagliando la qualità già scadente - rispetto a quella che offriva Sky - della sua offerta giornalistica, proponendo abbonamenti con bouquet impoveriti e con un prodotto meno curato e più misero e però chiedendo alla gente più soldi, anzi molti più soldi. Il ragionamento alla base di tutto (e a dir poco esiziale) è: gli abbonati sono sempre meno e poichè aumentarli è impossibile (per andare in pari bisognerebbe raddoppiarli, per andare in attivo triplicarli), il solo modo per non fallire e non colare a picco è strozzare i pochi rimasti e prosciugare il loro portafogli. Cosa che sta avvenendo sotto gli occhi della Lega Serie A, della FIGC, del CONI, del Ministero dello Sport e del governo senza che nessuno dica bah. Con una Lega che dopo aver passato gli ultimi anni a diffondere e propalare la gigantesca fake della pirateria che uccide il calcio (un’indagine UE ha invece dimostrato che l’Italia è il Paese europeo che ricorre meno alla pirateria televisiva dopo la Germania), e a denigrare senza motivo il popolo italiano che andrebbe invece ringraziato, davanti ai soprusi, alle angherie e ai ricatti di DAZN nei confronti degli appassionati di calcio si volta dall’altra parte facendo finta di non vedere. In pratica: volta le spalle al suo bene più prezioso. E non so come la pensate voi: ma a me pare che quel che sta accadendo sia veramente troppo e che ogni limite sia stato oltrepassato. È venuto meno il rispetto verso l’unica componente che veramente conta nel calcio: la gente che ama il calcio. Che adesso si è stancata: e presto la Lega e DAZN se ne accorgeranno.
C’era una volta una piattaforma tv che in Francia finì col lasciare tutti in mutande. Da domani, su tutti gli schermi, il remake italiano.
+++ BREAKING NEWS +++
La Juventus avrebbe un codice etico. Il prezioso manoscritto sarebbe stato ritrovato sommerso da centimetri di polvere nello scantinato della sede del club, non veniva aperto dal 1914
✍️ Appunti di viaggio.
Foro Italico. Oggi è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Un giorno che non potrò mai dimenticare.
Sky Sport mi permette di raccontare lo sport ogni giorno, ma oggi è stato difficile. È l'ultima volta a Roma di Rafa Nadal e ogni volta può essere anche l'ultimo allenamento su quei campi del Foro Italico.
Alle 12.00 Rafa si è allenato contro Tsitsipas ed ero lì a bordocampo con gli operatori mentre alle nostre spalle non c'era un solo posto vuoto sugli spalti di quel campo n.3.
Mi sono dovuto sforzare a non farmi travolgere dalla commozione raccontando in diretta quell'allenamento. Ma era impossibile riuscirci. Il greco tirava fortissimo e Rafa lottava ancora come un ragazzino. Con umiltà, come se fosse l'ultimo giocatore in tabellone.
Non mollava un centimetro, non mollava uno scambio. Mentre ero live @SkySport un groppo in gola per le troppe emozioni. Raccontavo l'allenamento ma rivedevo nella mente le 10 volte in cui aveva vinto Roma, le 14 volte in cui aveva trionfato al Roland Garros. L'emozione troppo forte di riavvolgere il nastro di 22 titoli dello Slam. Allenamento intenso e bellissimo fino a quando dopo un'ora e mezza arriva la pioggia. Teloni e stop ma poi si riparte e verso le 16.00 Rafa decide di tornare in campo ad allenarsi con il suo staff tecnico e la squadra al completo. Tra gli altri, i due coach Carlos Moya e Marc Lopez, il preparatore atletico e Benito Barbadillo, un fratello per Rafa per risolvere qualsiasi problema. Pronti per un altro allenamento duro, sui dettagli tecnici, sulle scelte tattiche per aprirsi il campo, sulle spinte per cercare più lunghezza. Una cura dei dettagli massima anche a 37 anni e dopo mille battaglie. Un modello di valori, spirito di sacrificio e dedizione. Un guerriero fino all'ultimo giorno.
Finisce anche il secondo allenamento quando tutti in tribuna avrebbero sperato non finisse mai. Per tutti era stato un viaggio a ritroso nel tempo. Bellissimo, ma con la malinconia da scacciare perchè l'ultimo giro di giostra fa veramente male.
Ci conosciamo con Rafa da più di vent'anni, da quella mia telecronaca a Montecarlo con Paolo Bertolucci quando Rafa vinse la sua prima partita in un Masters 1000 a 16 anni.
Maledetto tempo, era finito anche l'allenamento. C'era solo il tempo per un'ultima foto in campo. Rafa mi guarda e percepisce la mia commozione: "Angelo come stai? Tutto bene?".
Sì, diciamo di sì, Rafa. Ma non mi sono mai sentito così piccolo accanto a un gigante ❤️
Le 27 domande su Gravina-Spalletti-De Laurentiis che non avete mai osato chiedere
A fronte della disponibilità (non dovuta) e della correttezza mostrate dal Napoli nella vicenda Spalletti, oggi la narrazione dei media dipinge FIGC e allenatore vittime di De Laurentiis tiranno. Il calcio col verme, ricordate?
1. Il Napoli e Spalletti avevano un contratto che li legava reciprocamente fino al 30 giugno 2024?
Sì
2. Il Napoli ha chiesto a Spalletti di interrompere il contratto con un anno di anticipo?
No.
3. Spalletti ha chiesto al Napoli di interrompere il contratto con un anno di anticipo?
Sì.
4. Il Napoli era obbligato a venire incontro alla volontà di Spalletti?
No.
5. Il Napoli poteva pretendere da Spalletti il rispetto del contratto fino al 30 giugno 2024?
Sì.
6. Il Napoli ha deciso di rispettare la volontà di Spalletti di chiudere al 30 giugno 2023?
Sì.
7. C’è stato un ulteriore accordo fra le parti al momento della chiusura del rapporto?
Sì.
8. L’accordo prevedeva che Spalletti rimanesse fermo nella stagione 2023-24?
Sì.
9. E in caso di mancato rispetto, era prevista una penale di 3 milioni a favore del Napoli?
Sì.
10. Spalletti ha sottoscritto questo accordo comprensivo di clausola con penale?
Sì.
11. Ora, 45 giorni dopo l’inizio della nuova stagione, Spalletti vuole tornare ad allenare?
Sì.
12. Può farlo liberamente?
No.
13. Deve pagare al Napoli la penale prevista dall’accordo?
Sì.
14. La clausola si riferiva al suo ritorno al lavoro in squadre di club o era generica?
Si riferiva al suo ritorno al lavoro tout court.
15. Quindi Spalletti per allenare la nazionale deve pagare al Napoli la penale prevista?
Sì.
16. Il Napoli fa parte della FIGC: Federazione Italiana Gioco Calcio?
Sì.
17. La FIGC è tenuta a salvaguardare i suoi diritti come quelli di ogni altro club affiliato?
Sì.
18. È diritto del Napoli ricevere i soldi della penale liberamente concordata con Spalletti?
Sì.
19. Invece la FIGC vuole assumere Spalletti come nuovo c.t. senza pagamento di penali?
Sì.
20. Quindi per la FIGC i rispetto dei contratti tra tesserati e affiliati non conta nulla?
Sì.
21. Un po’ come se un arbitro invitasse i giocatori in partita a non seguire il regolamento?
Sì.
22. Trattandosi di uno scandalo, è scattata l’indignata denuncia dei media?
No.
23. La FIGC che si mette contro le regole e contro un suo club non viene criticata?
No.
24. A finire sotto accusa sono il Napoli e il suo presidente?
Sì.
25. Quelli che si sono comportati con disponibilità non dovuta e correttezza massima?
Sì.
26. Qualcuno ha chiesto le dimissioni del presidente della FIGC?
No.
27. Siamo in Italia?
Sì.
Invece dei pesi e delle misure di Mourinho multato di 50 mila euro per aver espresso un'opinione e Paratici multato di 47,5 mila euro per l'accusa aver falsificato anche la tessera della bocciofila ve ne parliamo un'altra volta
@gippu1 La grande Statistica Inutile (ma molto bella) di oggi arriva dal Giro. Primoz Roglic ha vinto la Maglia Rosa nella stessa città in cui nel 2007 diventò campione del mondo juniores con il quartetto sloveno. Piccolo particolare: non era ciclismo, ma salto con gli sci