Il mio video di ieri su @pbersani ha suscitato una forte reazione.
Tanti bimbi di sinistrah sono venuti a protestare. Mi hanno ricordato, in moltissimi, che #Bersani era all'opposizione di #Renzi mentre questi aboliva l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e che, proprio per questo motivo, ha poi lasciato il #PD. Me lo hanno ricordato farcendo i commenti di insulti e sdegno. Peccato che non sia vero.
A me dispiace che soffriate tanto: vi capisco, credetemi. La #Gruber ve lo presenta da anni come leader storico della sinistra e voi vi siete convinti che sia un compagno vero. Poi lo vedete col sigaro, con la birra, alle Feste dell'Unit*. Vi hanno fatto il lavaggio del cervello. E adesso vi si infrange un mito.
Le cose, però, stanno come vi dico io e le vostre lacrime non potranno cancellare la storia.
La riforma che riscrisse l'articolo 18 dello Statuto è quella del mercato del lavoro di Elsa Fornero: la legge n. 92 del 2012. Ridusse di molto la possibilità di ottenere la reintegra in caso di licenziamento illegittimo. Ho fatto una piccolissima ricerca e qui trovate i voti di ogni singolo parlamentare, compreso Bersani. Andate a vedere come votò il vostro eroe: https://t.co/1hlApqxSxN
Un ulteriore assalto avvenne con l'introduzione del contratto a tutele crescenti, previsto dal Jobs Act di Renzi, un decreto legislativo. Per tutti quelli assunti dopo una certa data, marzo 2015, l'articolo 18 non avrebbe più trovato applicazione. Indovinate un po' come votò il compagno Bersani sulla legge delega, dopo aver frignato un pochetto: https://t.co/gaYh3zodX7
E siamo ancora a cavallo tra il 2014 e il 2015. Per l'uscita del compagno Bersani dal PD dobbiamo attendere l'inizio del 2017, un anno prima delle politiche del 2018, quando a Palazzo Chigi c'era ormai Gentiloni. Un anno prima delle politiche: capito?! Le liste... le liste...
Altri piccoli esercizietti per i bimbi di Pierluigi:
Come ha votato sull'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione (da cui deriva il picconamento dello Stato sociale)? Favorevole (addirittura firmatario della proposta): https://t.co/EwTQsWsq7y
Come ha votato sulla ratifica del Mes nel 2012? Favorevole: https://t.co/ks6loDyPMd
Sicuramente sarà stato con la schiena dritta in occasione della riforma delle pensioni della Fornero, la schifezza degli esodati. Ricordate, vero? Bersani votò contro? Ehm, no, votò a favore: https://t.co/J7jx3jaqJp
E di esempi se ne potrebbero fare molti, molti altri.
Votò sempre a malincuore, sia chiaro, perché lui è troppo di sinistrah. La cosa bella è che, dopo aver votato quelle riforme, va in tv a dichiarare che andrebbero riviste. Ma va bene così: basta che fumi il sigaro e beva la birra alle feste dell’Unit*.
Ora, con questo non voglio dire che Bersani sia una cattiva persona o che non si sia pentito delle schifezze che ha votato. Per carità. Dico solo che non può farci la morale sulla Costituzione e sui diritti dei lavoratori senza risultare maledettamente ipocrita. E con questo voglio dire che serva un Presidente della Repubblica di destrah (ci metto l'h, visto che qualcuno si eccita tanto all'idea)? No. Dico soltanto che sarebbe esattamente la stessa cosa.
Se posso dire la mia, sommessamente, aggiungo che la cosa peggiore che si possa fare è ripescarlo dal PD. Direi che abbiamo già abbondantemente dato. Che dite?
✍🏻 Mario Adinolfi
“Non so come abbia potuto Shahadat Hossein ottenere asilo in Italia, in Bangladesh aveva sei condanne per violenza sessuale e estorsione”.
Lo stragista di Roma era un noto violento, un esponente politico del Partito nazionale che in Bangladesh governa quindi non certo un oppositore, sono alcuni suoi stessi connazionali che oggi in città si dicono increduli del fatto che abbia potuto ottenere lo status di richiedente asilo da noi. A colpi di mannaia ha ucciso una bambina e i suoi genitori, ferendo gravemente il fratello.
L’islamismo forma alla violenza, alla non considerazione del valore della vita altrui: per questo i due pakistani riescono a bruciare vivi i quattro di Amendolara, per questo i marocchini sono responsabili della strage di Modena e dell’omicidio di Milano, per questo Hossein che proviene dal secondo Paese al mondo con più islamici (il Bangladesh ha 176 milioni di abitanti, tre volte l’Italia) riesce a uccidere barbaramente persino una bambina e poi ottiene pure protezione nel fitto reticolato dell’immigrazione bangla a Roma e in Italia, spendendo anche le sue relazioni politiche.
Ora mi rivolgo ai cittadini del Bangladesh in Italia: fate saltare fuori questo ceffo e consegnatelo alle forze dell’ordine, altrimenti verremo noi romani che non ne possiamo più a cercarlo casa per casa, minimarket per minimarket, luogo di culto per luogo di culto finché non lo troviamo. Avete tempo fino alla preghiera pomeridiana del venerdì che fate appecoronati al vostro dio.
Poi, se non avrete consegnato Shahadat Hossein, ce lo veniamo a prendere noi cittadini esasperati, per dare giustizia a una famiglia sterminata.
SONO BESTIE. FUORI IL MAROCCO DAI MONDIALI DI CALCIO
Calciatore marocchino segna un gol e fa un gesto di taglio alla gola urlando “Allahu Akbar”. Chiaro riferimento ai versetti del Corano che indicano di colpire al collo gli infedeli, ossia noi cristiani.
Basterebbe questo per squalificare il Marocco. Questo non ha nulla a che fare con lo sport e i suoi valori.
NON TUTTI GLI EROI INDOSSANO UNA MASCHERA! di Gabbo Fiorentino
Questa è la storia di un impavido uomo che ha appeso un lenzuolo con scritto “Viva la f***” dal balcone durante il pride" e gli hanno mandato i carabinieri a casa.
Siamo a Latina, 24 giugno 2017 durante la seconda edizione del Lazio Pride. 3000 persone in corteo, video messaggio di Tiziano Ferro, bandiere arcobaleno ovunque. Il corteo passa sotto via Silvio Pellico e dal balcone di un certo Alessandro De Simoni, un imprenditore rivenditore di auto, appare un lenzuolo bianco con una scritta a pennarello: "Viva la f***".
20 minuti dopo i carabinieri sono a casa sua, gli chiedono di toglierlo: il motivo ufficiale, questione di decoro e ordine pubblico. Lui discute, poi dà le forbici agli agenti e loro lo tagliano giù. Lo identificano. Fine. Nessuna denuncia, nessun reato.
Ma la Senatrice Monica Cirinnà, quella delle unioni civili, chiede pubblicamente che quest'uomo venga mandato in un corso di rieducazione in un centro antiviolenza per donne. Parliamo di rieducazione per un lenzuolo con scritto "Viva la f***". Simone risponde: "Sei come Pol Pot coi campi di rieducazione. Cruciani lo difende alla zanzara e il caso esplode su tutti i giornali.
Ora, al di là della goliardata - perché è una goliardata, è ovvio - questo episodio ti mostra un meccanismo psicologico preciso: si chiama TOLLERANZA ASIMMETRICA. Funziona così. In ogni società esiste un gruppo che si autodefinisce tollerante, che stabilisce le regole di cosa si può dire e cosa non si può dire. La tolleranza non è mai simmetrica, è sempre a senso unico. Tu devi tollerare me, ma io non sono obbligato a tollerare te. Io posso esprimere la mia identità in piazza con carri, musica, slogan stracolmi di parolacce. Ma tu non puoi esprimere la tua dal balcone di casa tua con un lenzuolo.
E il punto non è se sei d'accordo col pride o meno. Il punto è che nel momento in cui richiedi la rieducazione di qualcuno per un'opinione, qualunque opinione, hai smesso di essere tollerante e diventi esattamente quello che dici di combattere.
Herbert Marcuse lo aveva teorizzato nel 1965, lo chiamava tolleranza repressiva. L'idea è che per proteggere la libertà bisogna reprimere chi la pensa diversamente, che suona benissimo finché non sei tu quello che viene represso. Nella vita funziona uguale. Nelle relazioni, nel lavoro, nei gruppi social: chi controlla la definizione di rispetto controlla chi ha il diritto di parlare. E chi ha il diritto di parlare controlla la realtà.
La tolleranza vera non ha bisogno di carabinieri per difendersi da un lenzuolo, perché se un uomo con un pennarello e una federa ti mette in crisi, il fragile non è lui, sei tu.
✍🏻 Mario Adinolfi
Lo sapete che il Circolo Mario Mieli per il Roma Pride incassa milioni di euro in contributi pubblici e privati da istituzioni come il Comune di Roma, ma rifiuta di rendicontare come spende i soldi che arrivano anche dalle vostre tasse? Sapete che questa totale assenza di trasparenza, che è prova di una gestione a dir poco opaca dei fondi pubblici e privati, riguarda tutta la cosca lgbt ed è contestata persino da alcune associazioni di omosessuali che evidentemente non partecipano alla spartizione della torta? Giugno non è “il mese dei Pride”, è il mese in cui culmina il continuo latrocinio per milioni di euri annui compiuti dai pochi soliti noti che si ingrassano con gli inutilissimi centri antiviolenza, numeri verdi di aiuto, manifesti e spot delle “campagne di sensibilizzazione”, contributi e patrocini a mostre e festival e rassegne cul-turali, libri e altre pubblicazioni “antidiscriminazione”, interventi “formativi” nelle scuole e non solo, spettacoli teatrali e di piazza, spese vive di affitto e gestione di locali o intere aree pubbliche. Tutto è una scusa per rubarsi milioni di euro, taglieggiando poi le aziende private che devono pagare il pizzo alle associazioni altrimenti vengono definite “non gay friendly” se non direttamente omofobe come capitò alla Barilla dopo una famosa puntata della Zanzara, riparata da allora con donazioni multimilionarie alla cosca Lgbt. Poi ci sono i fondi dell’Unar, ultimo bando da 6 milioni di euro, più la fetta grossa del Piano Europeo 2026-2030 che vale addirittura 3.6 miliardi di euro. Ogni volta che vedete i poveretti sfilare con le piume di struzzo al culo, ricordando che c’è sempre in cima a quella piramide alimentare qualche furbacchione che usa le Francesca Michielin e Levante per imbertarsi saccocciate di milioni di euro senza rendere conto e senza spartire il malloppo neanche con le associazioni di area prossime. Non sono depravati, sono soprattutto ingordi che sanno come prendere soldi e fingere di spenderli per la “causa arcobaleno”. Ci fosse un giornalismo serio in questo paese comincerebbe andando a chiedere a quelli del Roma Pride quanti denari hanno incassato per gli eventi del giugno 2026 e come li hanno spesi. Non ve lo diranno, domandatevi il perché. Capeggiare la cosca lgbt è più redditizio che guidare una famiglia ‘ndranghetista.
NON CHIAMATELA “RELIGIONE”
Imam armato afferma che non esiste modo migliore di adorare Allah che uccidere un “infedele”.
Lo pubblico per mostrare il fanatismo che viene predicato all’interno del nostro mondo libero e civile.
Chi continua a sostenere che ogni critica all’islamismo sia “islamofobia” dovrebbe tenere conto che nessuna fede può giustificare l’omicidio di innocenti.
Il #Generale mette KO il Caporale comunista del #FattoQuotidiano#Caporale : "Chi raccoglierà i pomodori senza immigrati?"
@RoVannacci : "E chi li raccoglieva 30-40 anni fa? Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva l'esercito industriale di riserva del padrone.
Oggi i tg @RaiUno etc hanno complemente ignorato la news bomba del giorno sulle gravissime menzogne di Fauci su Wuhan e sull'origine del Covdi19 sbugiardate dal capo dei servizi segreti americani Tulsi Gabbard...ma hanno riportato l'ennesimo discorso del Presidente Mattarella sui rifugiati. Il quale non ha parlato dei palestinesi rifugiati in tende stracciate ora sotto un sole rovente , ieri in mezzo al fango gelido, senza acqua, servizi, cibo, medicine. Per la verità mi aspettavo che annunciasse di aver tolto a Fauci l'onoreficenza di Cavaliere di gran Croce al Merito della Repubblica Italiana. Ordine di cui faccio parte anche io come Grand'Ufficiale nominato da Ciampi. E per questo sono profondamente disgustato e indignato. @Quirinale
Report choc: donne e bambine definite «spazzatura bianca» violentate e pure costrette a convertirsi. Il sindaco di Londra Sadiq Khan sospettato di aver insabbiato tutto.
di @francescaronch
https://t.co/rRv5imZnpY
✍🏻 Roberto Riccardi
Siete proprio sicuri di votarli? L’anno prossimo ci saranno le elezioni. E prima di entrare in cabina, conviene guardare in faccia il governo che potrebbe nascere se vincesse la sinistra.
Facciamolo. Perché il campo largo non è uno slogan: è un organigramma. E quando lo si scrive nero su bianco, con nomi e cognomi accanto alle possibili poltrone, il quadro smette di essere un’ipotesi politologica e diventa un catalogo dell’impensabile.
ELLY SCHLEIN, Presidente del Consiglio.
Chi dice che non abbia esperienza amministrativa sbaglia. Ne ha una ed è la peggiore possibile. Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna dal 2020 al 2022, assessore con delega al Patto per il clima, che tradotto significa prevenzione e sicurezza del territorio.
I risultati si sono visti nel maggio 2023, quando ventitré fiumi sono esondati contemporaneamente, duecentottanta frane hanno sepolto strade e case e la Romagna è finita sott’acqua per settimane.
Dei 71,9 milioni ricevuti dallo Stato per la sicurezza dei corsi d’acqua, la giunta Bonaccini-Schlein ne ha restituiti 55. Delle ventitré casse d’espansione finanziate con 190 milioni, ne funzionavano dodici.
La Corte dei Conti ha certificato la mancata realizzazione di opere idrogeologiche per decine di milioni, interamente finanziati e interamente non spesi.
Quando il PD ha provato a negare che Schlein avesse la delega al clima, il viceministro Bignami ha letto in diretta il sito della Regione. Il partito ha smesso di rispondere.
Questa è la donna che il campo largo metterebbe a Palazzo Chigi. Non una debuttante: qualcosa di peggio. Una che ha già avuto la sua occasione e l’ha annegata.
GIUSEPPE CONTE, Ministro degli Esteri.
L’uomo che in tre anni di Palazzo Chigi ha firmato il Memorandum sulla Via della Seta con Pechino, ha spalancato le porte a un contingente militare russo in piena pandemia. Centoquattro soldati guidati da un generale reduce dalla Siria, con il Copasir che ancora si chiede cosa siano venuti davvero a fare.
Anche perché Kikot avrebbe esordito dicendo: “Siamo qui sulla base di un accordo politico di altissimo livello. Possiamo fare qualsiasi cosa, vogliamo sanificare l’intero territorio italiano entrando anche negli uffici pubblici”.
Ha chiuso il Paese con i DPCM, ha lasciato alla Farnesina una rete diplomatica in stato confusionale, e oggi si oppone all’invio di armi all’Ucraina facendo oggettivamente il gioco di Mosca.
Alla guida degli Esteri, Conte porterebbe la stessa dote che ha sempre portato: l’arte di non scegliere tra Washington e Pechino, tra atlantismo e neutralismo, tra alleati e avversari.
In un’epoca in cui mezzo mondo è in fiamme, l’Italia avrebbe come capo della diplomazia l’unico premier che è riuscito a scontentare contemporaneamente Trump e Macron. Un talento raro, bisogna riconoscerlo.
NICOLA FRATOIANNI, Ministro dell’Interno.
Qui il paradosso diventa acrobazia. Fratoianni, l’uomo che ha votato contro ogni decreto sicurezza, che considera i CPR lager, i rimpatri deportazioni e le forze dell’ordine un problema strutturale, al Viminale.
A comandare quegli stessi poliziotti che ha passato vent’anni a denunciare. A gestire l’ordine pubblico con la stessa convinzione con cui un vegano gestisce un macello. Chi controllerebbe le frontiere? Chi coordinerebbe l’antiterrorismo? Chi firmerebbe le espulsioni? Fratoianni non ha mai fatto mistero della risposta: nessuno. Solo che adesso avrebbe il timbro per renderla ufficiale.
LAURA BOLDRINI, Ministro per l’Immigrazione.
Un ministero creato su misura, come un abito sartoriale cucito sull’unica persona in Italia che considererebbe l’abolizione dei confini una riforma strutturale e non un delirio.
Boldrini, la donna che ha trasformato ogni barcone in un’icona, ogni clandestino in un profugo, ogni critica in razzismo.
Con un dicastero dedicato, avrebbe finalmente gli strumenti per istituzionalizzare ciò che finora è stato solo un esercizio retorico: la trasformazione dell’accoglienza da emergenza a diritto incondizionato, senza limiti, senza numeri, senza domande.
ILARIA SALIS, Ministro della Giustizia.
Una donna detenuta all’estero per quindici mesi, rientrata in Italia grazie all’immunità parlamentare europea, con una votazione rocambolesca che ha prodotto molti interrogativi.
Il procedimento contro di lei a Budapest è congelato da quella stessa immunità e riapribile al termine del mandato. Mentre la sua coimputata tedesca, che non aveva uno scranno a proteggerla, si è presa otto anni.
La domanda non è se sia opportuno. La domanda è se esista un Paese al mondo – uno solo – dove chi è sfuggito temporaneamente a un processo venga messo a dirigere il sistema giudiziario. Se lo si trova, probabilmente non è un Paese in cui si vorrebbe vivere.
ANGELO BONELLI, Ministro dell’Ambiente.
Il profeta dell’apocalisse climatica permanente. L’uomo che collega ogni acquazzone al cambiamento climatico, ogni ondata di calore alla fine della civiltà, ogni alluvione all’insufficienza delle politiche green.
Le stesse politiche green che, dove applicate con la sua ricetta, hanno fatto esplodere le bollette e affossato l’industria.
Bonelli all’Ambiente significherebbe una cosa sola: la fine del motore endotermico anticipata a domattina, il nucleare sepolto per sempre, il gas liquidato come nemico pubblico e le famiglie italiane a scaldarsi con le buone intenzioni. Che, come noto, hanno un potere calorico pari a zero.
CECILIA STRADA, Ministro della Difesa.
La figlia di Gino Strada. Cresciuta nelle tende di Emergency a ricucire i corpi dilaniati dalle bombe, oggi eurodeputata del PD e paladina del disarmo universale.
La donna che ha costruito la propria identità pubblica, di fatto, sull’assunto che la risposta militare sia il problema prima ancora che la soluzione. È lei che metterebbe la firma sugli ordini operativi delle Forze Armate italiane.
In un momento in cui la NATO chiede il 2% del PIL in spesa militare, la Russia è in guerra nel cuore dell’Europa e il Mediterraneo è una polveriera, l’Italia avrebbe al vertice della Difesa una ministra il cui programma si riassume in una parola: disarmo. I generali dello Stato Maggiore riceverebbero direttive da chi considera il loro mestiere non una necessità ma una patologia.
Come mettere un obiettore di coscienza a comandare una portaerei.
ALESSANDRO ZAN, Ministro dell’Inclusione.
Fondatore del Padova Pride Village, organizzatore del Gay Pride nazionale, ex presidente di Arcigay Veneto, autore del DDL che porta il suo nome, quello che voleva trasformare il dissenso sull’identità di genere in reato penale, prima che il Senato lo affondasse a scrutinio segreto nel 2021, con pezzi della sua stessa maggioranza in fuga dietro la scheda.
Ma Zan non è solo un legislatore. È anche un imprenditore del Pride: socio di maggioranza al 52% della Be Proud srl, la società commerciale che gestisce il Village, oltre un milione e trecentomila euro di fatturato nel 2022, tra biglietti a dieci euro e tavoli nel privé a centosessanta.
Report ci ha fatto sopra un’inchiesta. Nessun illecito, sia chiaro. Ma il profilo è quello di un uomo che ha trasformato i diritti civili in un brand, l’attivismo in un evento con il bar e la battaglia politica in una stagione estiva con duecentomila presenze.
Con un ministero dedicato, Zan avrebbe ciò che il Parlamento gli ha negato: non più un disegno di legge da contrattare, ma un apparato da governare. Inclusione per decreto, identità per circolare, rieducazione per chi obietta.
Perché obiettare, nel lessico di quel mondo, non è un’opinione. È già un reato.
ALESSANDRO DI BATTISTA, Ministro dell’Istruzione.
Il Che Guevara della Balduina. L’uomo che ha attraversato l’America Latina in cerca di una rivoluzione e non ha trovato nemmeno un congiuntivo.
Autore di libri che farebbero piangere un correttore di bozze, oratore da comizio che ha trasformato l’italiano in un campo minato sintattico, dove ogni subordinata è un azzardo e ogni consecutio temporum una scommessa persa.
Di Battista all’Istruzione sarebbe la vendetta definitiva della lingua italiana contro sé stessa: il ministro che mette in difficoltà la grammatica ogni volta che apre bocca, chiamato a riformare i programmi scolastici e a garantire che i ragazzi escano – non “escono”, una distinzione che al ministro andrebbe prima spiegata – dalla scuola sapendo leggere, scrivere e coniugare i verbi.
Del resto la coerenza del campo largo potrebbe essere proprio questa: alla Difesa chi vuole disarmare, alla Giustizia un’imputata con processo sospeso, all’Immigrazione chi abolirebbe i confini, all’Inclusione chi trasforma i diritti in fatturato e all’Istruzione uno che con la lingua italiana ha un contenzioso aperto da vent’anni.
Ecco il governo. Tutto insieme, in un unico colpo d’occhio. Nove nomi, nove caselle, nove paradossi.
Non è una fantasia. È la proiezione coerente e brutale delle culture politiche che compongono il campo largo. Sono i nomi reali delle persone reali che la vittoria della sinistra potrebbe mettere nelle stanze dove si decidono le vite di sessanta milioni di italiani.
Ogni casella è coerente con la storia, le dichiarazioni e le battaglie di chi la occuperebbe.
È esattamente il governo che quella coalizione potrebbe partorire, perché è l’unico governo che quegli equilibri consentono.
Ci sono domande ineludibili a cui è obbligatorio rispondere prima di andare a votare. Sono rivolte a chi, nel segreto dell’urna, pensa che “cambiare” sia comunque meglio di “restare”.
Avete letto i nomi? Avete immaginato le conseguenze? Siete ancora sicuri? Non vedete che è un Campo Santo per l’Italia?
Perché dopo, lamentarsi non sarà un diritto. Sarà una confessione.
Un refugiado palestino de Gaza llegó a Reino Unido huyendo de la guerra.
Lo detuvieron por intentar violar a una niña de 14 años.
En su defensa dijo:
"Según la ley islámica, violar a una niña no musulmana es legal. Yo solo sigo a Alá y la ley islámica".
Menuda mierda de religión.
Teste di cazzo comuniste e sinistrate quanti italiani emigrati in Germania o in Svizzera avete visto comportarsi così vigliaccamente contro donne? Non è un caso isolato, ve ne mostro a centinaia di questi attacchi. Ci avete rovinati teste di cazzo PDiote!