Italiani come noi. Domenico Centrone, 36 anni, docente. Dina Alberizia, 67, insegnante. Sono prigionieri in Libia, sequestrati dalle milizie di Haftar. Passavano di lì per portare aiuti a Gaza con la Flotilla. Era il 24 maggio. Qualcuno vuole muoversi o ci limitiamo a “vigilare”?
Jared Kushner (genero di Donald Trump) e Ivanka Trump stanno trasformando per sempre il volto della costa albanese. Oltre un miliardo di dollari per creare resort di lusso destinati agli ultra-ricchi. Il cuore del progetto si trova sull'isola di Sazan, un'ex base militare fortificata di fronte a Valona che i media locali hanno già ribattezzato "Trump Island". Il piano prevede infrastrutture faraoniche e colate di cemento. In Albania è scoppiata la rivolta. Sono nati numerosi comitati di opposizione e le proteste si stanno moltiplicando.
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Acque agitate in Albania. A Zvërnec, sulla laguna di Narta, le ruspe sono entrate in un’area protetta e nel fine settimana le guardie private di un cantiere hanno trascinato un manifestante lungo una scogliera. Le autorità hanno revocato la licenza a due società di sicurezza, arrestato un agente e rimosso un capo della polizia locale. Poi, il 1° e il 2 giugno 2026, a Tirana, migliaia di persone hanno sfilato al grido «L’Albania non è in vendita» contro il resort di lusso da 1,4 miliardi di euro che Jared Kushner, genero di Donald Trump, vuole costruire fra qui e l’isola di Sazan. A far montare la rabbia ha contribuito anche Ivanka Trump, che aveva parlato di Sazan come di un’isola privata scoperta dalla coppia.
Il progetto di Affinity Partners, finanziato in larga parte da fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi, ha ottenuto lo status di investitore strategico il 30 dicembre 2024, con una concessione che arriva a novantanove anni. Le cifre riportate parlano di migliaia fra camere e ville su centinaia di ettari di costa protetta. Lo Spak, la procura anticorruzione albanese, ha aperto un’indagine sulle modifiche del 2024 allo status protetto dei terreni attorno a Sazan e a Vjosa-Narta. Edi Rama però difende il progetto in Parlamento in parlamento: vuole fare dell’Albania una destinazione da invidiare nella regione, dice, e nega che il piano tocchi la riserva. Solo che il resort è la parte che si vede. Sotto c’è altro.
La rada di Valona
Sazan sta all’imbocco della baia di Valona, a cinque chilometri da Capo Linguetta. Dentro la stessa baia, a Orikum, c’è la base navale di Pasha Liman: la Turchia la ricostruì con l’accordo militare del 1992 e la marina turca ne ha diritto d’uso. A pochi chilometri, la società israeliana Elbit Systems ha riaperto la scuola di aviazione di Valona e con l’azienda di Stato KAYO assembla droni, mentre la vecchia fabbrica di rame di Rubik viene convertita in centro per la produzione di armi. Il 12 maggio 2026 un summit a Tirana ha radunato quaranta aziende israeliane. Del resto circa metà del bilancio della difesa albanese per il 2026 va in acquisti da Stati Uniti, Regno Unito e Israele. Tre presenze militari diverse in una manciata di chilometri di costa.
E c’entra anche Israele
Perché la mossa albanese non è un caso isolato? Il 22 dicembre 2025 Israele, Grecia e Cipro hanno tenuto a Gerusalemme il decimo vertice trilaterale, e pochi giorni dopo, a Nicosia, hanno firmato il piano di cooperazione militare per il 2026: esercitazioni aeree e navali congiunte, l’addestramento delle forze speciali e l’ipotesi di una forza di reazione rapida, dichiaratamente per contenere la Turchia. È la spartizione del Mediterraneo orientale, che adesso lambisce l’Adriatico. Che Tel Aviv punti su quella costa anche a uno sbocco navale in funzione anti-turca resta da dimostrare: le carte oggi parlano di industria della difesa più che di una base. Eppure la traiettoria è quella, e Ankara la legge bene: il porto che presidiava da trent’anni oggi si ritrova accerchiato.
E l’Italia? Sazan fu italiana dal 1920 al 1947, il sasso che la Regia Marina presidiava per chiudere l’imbocco dell’Adriatico, ancora oggi visibile dal Salento nelle giornate limpide. Oggi Roma è il primo partner commerciale di Tirana, ci tiene tremila imprese, ha firmato il 13 novembre 2025 un accordo di cooperazione su dieci settori e ha promesso a Rama Nave Libra per pattugliare le coste albanesi. Eppure sulla rada di Valona il gioco vero, capitale americano, base turca, difesa israeliana, asse di Gerusalemme, si decide intorno a noi. L’Italia parla solo di sbarchi e tiene aperto il protocollo migranti firmato il 6 novembre 2023, impantanato fra ricorsi e una pronuncia dell’avvocato generale Ue dell’aprile 2026, con i centri di Shëngjin e Gjadër. Della costa che teneva fino a ottant’anni fa, ignara. La geopolitica, dalle parti di Palazzo Chigi, è una materia troppo complicata.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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As the world looks elsewhere, Israel continues to exterminate Palestinians in Gaza. Days in days out. Shame on complicit western media and all complicit governments.
A day of ordinary terror in the West Bank (where there is no Hamas or Hezbollah): Israeli settlers killed 3 people including a child after shooting at a school full of children. Israeli army came to protect the settlers. #StopTradeWithIsrael
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L’attesa per il rientro del corpo del bambino ucciso dai coloni. Il bilancio è di 2 morti (un adulto che ha tentato di proteggere gli studenti) e 5 altri bambini feriti. Uno grave. Non si tratta della scuola legata ai bambini di Umm Al Khair ma di un altro istituto nell’area
@Antonio_Tajani Ministro, l'Italia deve smettere di armare e commerciare con Israele. Altrimenti le sue parole al Presidente del Libano varranno meno del costo della telefonata.
«"E la prima volta che sorride da quando suo padre è morto"
Sanad ha 10 anni, ha perso padre, gamba destra e organi riproduttivi, perché preso di mira da un drone mentre raccoglieva legna da ardere nel campo di Jabalia»
Mattia Bidoli, censurato in Italia per averlo raccontato.
Era un cucciolo Jud, 15 anni. Il suo motorino aveva ben evidenti le insegne del pronto soccorso di Nabetiyeh. Un bombardamento israeliano l’ha ucciso. Il padre è arrivato con gli altri soccorritori e ha scoperto che una delle vittime era proprio lui. #Libano. Con Elia Tortorini.
Immaginate cosa sarebbe accaduto nelle redazioni di tutti i media occidentali, se fossero stati picchiati degli ebrei al Muro del Pianto. La società israeliana è schifosamente violenta e razzista.
Video @insideoverita
Quello che, pochi istanti fa, è andato in onda a Tagadà è sconcertante. E lo è persino per un collezionista di figuracce come Antonio Tajani.
Il ministro degli Esteri, incalzato dalla conduttrice Tiziana Panella sull'ironia che lo insegue da settimane per aver consigliato agli italiani negli Emirati di "non affacciarsi se ci sono i droni", ha pensato di difendersi così:
"Qualcuno ha ironizzato su quello che ho detto perché sembra una cosa ovvia. Ma è pure una cosa ovvia uscire subito da una discoteca se c'è un incendio in discoteca. Purtroppo, per mettersi a filmare, quaranta ragazzi hanno perso la vita".
A quel punto Tiziana Panella lo ha guardato e gli ha detto quello che chiunque con un briciolo di decenza avrebbe detto: "Hanno perso la vita in quella discoteca perché qualcuno non aveva fatto tutti i lavori che doveva fare".
La faccia di Tajani, in quel momento, è tutto ciò che serve sapere su questo governo.
È la stessa faccia di chi chiedeva all'ambasciatrice in fuga dall'Iran "oggi come sono stati i bombardamenti?".
Solo che stavolta non c'è da ridere.
Perché stavolta ha preso quaranta ragazzi morti, sei dei quali italiani, e ha detto in televisione nazionale che in fondo un po' è colpa loro.
E se ancora qualcuno si chiede in che mani sia la politica estera di questo Paese, eccola lì. Seduta su quella poltrona, con quell'espressione, incapace perfino di tacere davanti a una strage.
#CransMontana
These are graves being dug for more than 160 innocent young girls who were killed in the US-Israeli bombing of a primary school. Their bodies were torn to shreds.
This is how "rescue" promised by Mr. Trump looks in reality.