@GiulioTerzi
Dear Giulio Terzi, thank you and appreciation for your excellent and beautiful support for the Iranian Resistance and Ms. Maryam Rajavi
Hope to see you in Tehran
"The mullahs’ worst nightmare isn’t street protesters. It’s the underground network Washington ignores"
https://t.co/EcKQdZe5ct
"Il peggior incubo dei mullah non sono, solo, i manifestanti in piazza. Bensì quella rete ‘clandestina’ che Washington ignora" è quanto rileva questo interessante articolo del Washington Examiner @dcexaminer che evidenzia come "per oltre quarant'anni, la Repubblica Islamica ha dovuto infatti affrontare una sfida persistente che non è mai riuscita a eliminare: un'opposizione organizzata determinata a porre fine al regime teocratico e a instaurare un'alternativa democratica in Iran."
Come noto, il Paese ha attraversato ripetute ondate di dissenso popolare. Le proteste del 2009, del 2017-18, del 2019, del 2022 e, in particolare, quelle di inizio 2026, hanno dimostrato quanto sia radicato nella popolazione il sentimento di rabbia nei confronti del regime. Tuttavia, hanno anche sollevato un quesito fondamentale per chiunque analizzi il futuro dell'Iran: "cosa succede quando la rabbia spontanea della piazza si scontra con un regime pronto a usare una forza schiacciante?"
All'estero, fa notare l'articolo, l'opposizione iraniana viene spesso ritratta come un insieme disorganizzato di dissidenti, attivisti e gruppi della diaspora. È una rappresetnazione che trascura una realtà fondamentale: all'interno dell'Iran opera una resistenza organizzata, dotata di reti capaci non solo di sopravvivere a uno dei sistemi di sicurezza più repressivi al mondo, ma persino di crescere.
"Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) è una coalizione di individui e gruppi dell'opposizione democratica. La sua componente principale e più numerosa è l'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). che opera nel Paese con le sue "Unità di Resistenza".
Tali Unità, si legge, non sono un semplice sinonimo dei manifestanti che scendono in piazza: fanno parte di una rete strutturata i cui membri operano in condizioni in cui il solo legame con il movimento può comportare l'arresto, la detenzione o persino l'esecuzione capitale. È proprio questo a rendere straordinaria la loro resilienza.
È quanto mai doveroso ricordare come la Repubblica Islamica ha trascorso decenni cercando di annientare il MEK, a partire dalla fatwa emanata nel luglio del 1988 dall'Ayatollah Khomeini.
Da decenni Teheran impiega ingenti risorse politiche, finanziarie, di intelligence e di sicurezza per discreditare e reprimere l'organizzazione. Un accanimento difficilmente conciliabile con la tesi secondo cui il gruppo sarebbe politicamente irrilevante.
L'organizzazione e i suoi sostenitori hanno infatti subito esecuzioni di massa, incarcerazioni, operazioni di intelligence e una sistematica campagna di demonizzazione. Il massacro dei prigionieri politici del 1988 rimane uno degli esempi più atroci di questa repressione: circa 30.000 prigionieri politici furono giustiziati, e gli attivisti del MEK rappresentarono il bersaglio principale.
Una morsa repressiva che dura ancora oggi: sulla scia delle proteste nazionali degli ultimi anni, le autorità iraniane hanno arrestato e giustiziato manifestanti e attivisti con l'accusa di sostenere l'opposizione organizzata. Il regime ha ripetutamente bollato l'affiliazione al MEK come un reato contro la sicurezza nazionale, cercando in ogni modo di impedire ai giovani iraniani di entrare in contatto con le sue reti.
Eppure, scrive il Washington Examiner "le unità di resistenza hanno continuato a operare e a crescere in modo significativo. Le loro azioni sono concepite per minare la pretesa del regime di esercitare un controllo assoluto sulla società iraniana. Hanno esposto simboli della resistenza, diffuso messaggi, incoraggiato atti di disobbedienza, colpito i centri della repressione" – ricordiamo l’assalto al quartier generale dell’Ayatollah Ali Khamenei nel febbraio scorso che ha preceduto l'attacco aereo condotto da Stati Uniti e Israele – "e mantenuto viva la contestazione anche quando le manifestazioni aperte sono rese impossibili [...] una manifestazione può essere repressa; una rete è molto più difficile da sradicare. Un governo può bloccare le strade, arrestare i manifestanti, oscurare internet e schierare le forze di sicurezza, ma un'organizzazione che ha imparato a muoversi nella clandestinità è in grado di preservare la propria continuità e prepararsi alla successiva mobilitazione di massa".
Ed è esattamente per tali motivi che l'esistenza delle Unità di Resistenza merita una maggiore attenzione da parte dell’Occidente.
Come anche sottolineato nell'articolo "il NCRI offre un quadro politico per una resistenza più ampia. Si tratta di una coalizione che mira a sostituire la Repubblica Islamica con un sistema democratico, laico e repubblicano. @Maryam_Rajavi, presidente eletta per il periodo di transizione, ha articolato un “piano in 10 punti” che sostiene libere elezioni, pluralismo politico, libertà di espressione, separazione tra religione e Stato, parità di genere, tutela delle minoranze, un potere giudiziario indipendente, il rispetto dei diritti umani e lo smantellamento del programma nucleare portato avanti dal regime."
Conclude l'articolo "spetta solo agli iraniani decidere il proprio futuro. Riconoscere l'esistenza di una resistenza organizzata non significa predeterminare l'esito di una futura consultazione elettorale né sostituire l'iniziativa del popolo iraniano con un intervento esterno. Significa prendere atto della realtà politica [...] le unità di resistenza assumono una rilevanza strategica [...] la resistenza iraniana non è un evento estemporaneo che compare solo quando le persone scendono in piazza. È una lotta organizzata che resiste alla repressione da decenni e che lavora per guidare il cambiamento".
@FratellidItalia@fdieuropa@ecrgroup@FDI_Parlamento@fabiorampelli@naike_gruppioni@MarcoScurria@donneiran@GiovaniIraniani@HakamianMahmoud@iran_policy@GlobalCRL@theglobalnewsit@GeopoliticalCen@nazione_futura@vocedelpatriota@SecolodItalia1@AntonioStango@FIDU_ETS@europainitalia
"The mullahs’ worst nightmare isn’t street protesters. It’s the underground network Washington ignores"
https://t.co/EcKQdZe5ct
"Il peggior incubo dei mullah non sono, solo, i manifestanti in piazza. Bensì quella rete ‘clandestina’ che Washington ignora" è quanto rileva questo interessante articolo del Washington Examiner @dcexaminer che evidenzia come "per oltre quarant'anni, la Repubblica Islamica ha dovuto infatti affrontare una sfida persistente che non è mai riuscita a eliminare: un'opposizione organizzata determinata a porre fine al regime teocratico e a instaurare un'alternativa democratica in Iran."
Come noto, il Paese ha attraversato ripetute ondate di dissenso popolare. Le proteste del 2009, del 2017-18, del 2019, del 2022 e, in particolare, quelle di inizio 2026, hanno dimostrato quanto sia radicato nella popolazione il sentimento di rabbia nei confronti del regime. Tuttavia, hanno anche sollevato un quesito fondamentale per chiunque analizzi il futuro dell'Iran: "cosa succede quando la rabbia spontanea della piazza si scontra con un regime pronto a usare una forza schiacciante?"
All'estero, fa notare l'articolo, l'opposizione iraniana viene spesso ritratta come un insieme disorganizzato di dissidenti, attivisti e gruppi della diaspora. È una rappresetnazione che trascura una realtà fondamentale: all'interno dell'Iran opera una resistenza organizzata, dotata di reti capaci non solo di sopravvivere a uno dei sistemi di sicurezza più repressivi al mondo, ma persino di crescere.
"Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) è una coalizione di individui e gruppi dell'opposizione democratica. La sua componente principale e più numerosa è l'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). che opera nel Paese con le sue "Unità di Resistenza".
Tali Unità, si legge, non sono un semplice sinonimo dei manifestanti che scendono in piazza: fanno parte di una rete strutturata i cui membri operano in condizioni in cui il solo legame con il movimento può comportare l'arresto, la detenzione o persino l'esecuzione capitale. È proprio questo a rendere straordinaria la loro resilienza.
È quanto mai doveroso ricordare come la Repubblica Islamica ha trascorso decenni cercando di annientare il MEK, a partire dalla fatwa emanata nel luglio del 1988 dall'Ayatollah Khomeini.
Da decenni Teheran impiega ingenti risorse politiche, finanziarie, di intelligence e di sicurezza per discreditare e reprimere l'organizzazione. Un accanimento difficilmente conciliabile con la tesi secondo cui il gruppo sarebbe politicamente irrilevante.
L'organizzazione e i suoi sostenitori hanno infatti subito esecuzioni di massa, incarcerazioni, operazioni di intelligence e una sistematica campagna di demonizzazione. Il massacro dei prigionieri politici del 1988 rimane uno degli esempi più atroci di questa repressione: circa 30.000 prigionieri politici furono giustiziati, e gli attivisti del MEK rappresentarono il bersaglio principale.
Una morsa repressiva che dura ancora oggi: sulla scia delle proteste nazionali degli ultimi anni, le autorità iraniane hanno arrestato e giustiziato manifestanti e attivisti con l'accusa di sostenere l'opposizione organizzata. Il regime ha ripetutamente bollato l'affiliazione al MEK come un reato contro la sicurezza nazionale, cercando in ogni modo di impedire ai giovani iraniani di entrare in contatto con le sue reti.
Eppure, scrive il Washington Examiner "le unità di resistenza hanno continuato a operare e a crescere in modo significativo. Le loro azioni sono concepite per minare la pretesa del regime di esercitare un controllo assoluto sulla società iraniana. Hanno esposto simboli della resistenza, diffuso messaggi, incoraggiato atti di disobbedienza, colpito i centri della repressione" – ricordiamo l’assalto al quartier generale dell’Ayatollah Ali Khamenei nel febbraio scorso che ha preceduto l'attacco aereo condotto da Stati Uniti e Israele – "e mantenuto viva la contestazione anche quando le manifestazioni aperte sono rese impossibili [...] una manifestazione può essere repressa; una rete è molto più difficile da sradicare. Un governo può bloccare le strade, arrestare i manifestanti, oscurare internet e schierare le forze di sicurezza, ma un'organizzazione che ha imparato a muoversi nella clandestinità è in grado di preservare la propria continuità e prepararsi alla successiva mobilitazione di massa".
Ed è esattamente per tali motivi che l'esistenza delle Unità di Resistenza merita una maggiore attenzione da parte dell’Occidente.
Come anche sottolineato nell'articolo "il NCRI offre un quadro politico per una resistenza più ampia. Si tratta di una coalizione che mira a sostituire la Repubblica Islamica con un sistema democratico, laico e repubblicano. @Maryam_Rajavi, presidente eletta per il periodo di transizione, ha articolato un “piano in 10 punti” che sostiene libere elezioni, pluralismo politico, libertà di espressione, separazione tra religione e Stato, parità di genere, tutela delle minoranze, un potere giudiziario indipendente, il rispetto dei diritti umani e lo smantellamento del programma nucleare portato avanti dal regime."
Conclude l'articolo "spetta solo agli iraniani decidere il proprio futuro. Riconoscere l'esistenza di una resistenza organizzata non significa predeterminare l'esito di una futura consultazione elettorale né sostituire l'iniziativa del popolo iraniano con un intervento esterno. Significa prendere atto della realtà politica [...] le unità di resistenza assumono una rilevanza strategica [...] la resistenza iraniana non è un evento estemporaneo che compare solo quando le persone scendono in piazza. È una lotta organizzata che resiste alla repressione da decenni e che lavora per guidare il cambiamento".
@FratellidItalia@fdieuropa@ecrgroup@FDI_Parlamento@fabiorampelli@naike_gruppioni@MarcoScurria@donneiran@GiovaniIraniani@HakamianMahmoud@iran_policy@GlobalCRL@theglobalnewsit@GeopoliticalCen@nazione_futura@vocedelpatriota@SecolodItalia1@AntonioStango@FIDU_ETS@europainitalia
Grateful to @KTLA for covering our protest today! Supporters of the National Council of Resistance of Iran gathered near SoFi Stadium during the #FIFAWorldCup to expose the Iranian regime’s ongoing executions and repression of athletes in Iran.
As nationwide uprisings reject both the ruling theocracy and the Shah’s dictatorship, Iranians demand a free, democratic republic.
Maryam Rajavi’s Ten-Point Plan outlines a future Iran based on freedom, gender equality, separation of religion and state, a free market economy, and a non-nuclear path—ensuring dignity and protection for athletes, coaches, and fans.
#WorldCup2026 #StopExecutionsInIran
🌏 Support for #100KFreeIranRally continues to grow, with another strong voice joining from Australia.
The Hon. Dr. Meredith Burgmann 🇦🇺 expresses solidarity with the Iranian people and their desire for a democratic republic founded on freedom, justice, gender equality, and respect for human rights.
@mikepompeo Seeking a better future is not a crime. Yet the Iranian regime continues its brutal crackdown on those who dare to demand freedom and dignity. History shows that oppression cannot extinguish the will of a people yearning for change.
#FreeIran#HumanRights#IranProtests
Dear @mikepompeo
The Iranian people deserve freedom, not fear.
No amount of repression can silence a nation determined to secure a better future. The world must stand with the voices demanding justice and accountability.
#Iran#HumanRights#FreeIran
A reminder that the Iranian regime has not ceased its merciless crackdown against its own people for the crime of seeking a better future.
https://t.co/DL35hxNpQB
A reminder that the Iranian regime has not ceased its merciless crackdown against its own people for the crime of seeking a better future.
https://t.co/DL35hxNpQB
Today, Iran’s ruling regime is weaker than at any other point in recent decades isolated internationally, rejected by the Iranian people, and shaken by growing resistance across the country.
The future of Iran belongs to its people — not to dictatorship. A democratic republic based on freedom, equality, and human rights is no longer a distant dream, but an achievable reality.
In an interview with @TimConstantine1 of the @WashTimes on the current situation in Iran and the Iranian people’s struggle for freedom, I stressed that the viable solution to the Iranian crisis is regime change by the people of Iran and the organized Resistance.
In an interview with @TimConstantine1 of the @WashTimes on the current situation in Iran and the Iranian people’s struggle for freedom, I stressed that the viable solution to the Iranian crisis is regime change by the people of Iran and the organized Resistance.
EXCLUSIVE: Maryam Rajavi, president-elect of the National Council of Resistance of Iran, tells The Times that Iran's clerical regime is at its weakest point in decades.
She outlines the NCRI's 10-point plan for a democratic Iran and urges international support for regime change.
The Iranian people are moving toward a future where freedom, democracy, and human rights prevail over every form of tyranny.
#StopExecutionsInIran#DCFreeIranRally
Conference at the Italian Parliament: Support human rights and condemn executions in Iran
The Iranian people are moving toward establishing a society free from all forms of tyranny.
#StopExecutionsInIran
https://t.co/vQZWxdC9s1
Conference at the Italian Parliament: Support human rights and condemn executions in Iran
The Iranian people are moving toward establishing a society free from all forms of tyranny.
#StopExecutionsInIran
https://t.co/vQZWxdC9s1
Members of U.S. Congress support #DCFreeIranRally.. The event will support a Free Iran & call for condemnation of political executions in Iran.
DATE: Saturday, May 16, 2026
TIME: 11:00 AM
LOCATION Upper Senate Park, Constitution Ave NW & Delaware Ave. NE.
#StopExecutionsInIran