Una volte per tutte: a me Schlein, Vannacci, Salis, Bonelli, Rizzo, Conte, Meloni, Renzi, Calenda e Fratoianni mi fanno ridere in egual modo, li trovo impresentabili in egual modo perchè ne guardo la comunicazione goffa e la perenne campagna elettorale. Non mi interessa la loro politica perchè non la fanno. Fanno casino e basta. Infatti non hanno degli elettori, hanno dei tifosi. Credo che l'unico in Italia che faccia politica sia Marco Cappato, che si occupa di una cosa sola e lo fa fino in fondo. E non sono sempre d'accordo manco con lui.
C’è qualcosa di profondamente osceno in quello che stiamo vedendo. Benjamin Netanyahu, il premier di uno Stato nato dalle ceneri della Shoah, sceglie di mettersi al fianco di Viktor Orbán: l’uomo che ha trasformato l’Ungheria in una “democrazia illiberale”, ha colpito media indipendenti e diritti LGBTQ+, e ha fatto dello svuotamento dello stato di diritto un metodo di governo.
Netanyahu è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza. I giudici hanno parlato di fondati motivi per ritenere che sia responsabile, tra l’altro, di omicidio, persecuzione e uso della fame come metodo di guerra contro civili. Orbán non si è limitato a riceverlo con tutti gli onori: durante la visita del 2025 ha annunciato l’uscita dell’Ungheria dalla CPI, trasformando un incontro diplomatico in un gesto politico contro la giustizia internazionale.
E oggi arriva il passaggio più sporco. Nel video inviato al CPAC di Budapest, Netanyahu ha di fatto fatto campagna per Orbán: ha detto che servono leader capaci di garantire “sicurezza e stabilità” e che Orbán ne ha “in abbondanza”. Tradotto: un uomo colpito da un mandato internazionale presta il proprio volto a un autocrate in difficoltà elettorale, a poche settimane dal voto del 12 aprile. Solidarietà tra leader che usano il potere come scudo personale.
Il paradosso politico è rivoltante. Netanyahu si presenta come il campione della sicurezza, ma poi fa da sponsor europeo al leader dell’Unione più vicino a Mosca. Non è realismo. È bancarotta morale.
La storia non giudicherà solo Netanyahu, un criminale tra i peggiori nella storia o Orbán, un fascista illiberale e violento. Giudicherà anche chi, davanti a tutto questo, sceglie di voltarsi dall’altra parte. Chi tace non è neutrale. È complice.
Ancora una volta, come ormai si vede da un paio di mesi, il livello del gioco della Juve non è supportato dal livello medio della rosa, che rovina tutto con errori individuali drammatici
Thi is my Flag, questa è la mia bandiera
Ma è anche la bandiera di una entità politica che esiste solo nei trattati e nelle migliaia di pagine di direttive e regolamenti; della Costituzione europea che fu scritta nel 2004 e abbandonata 3 anni dopo; della Comunità Europea di difesa scritta nel 1952 e mai ratificata; del Mercato Unico che non è mai stato veramente unico; dell'Euro che ci ha difeso dalla nostra debolezza economica ma che abbiamo quasi sempre solo saputo criticare; dell'unione bancaria a cui in 25 anni non siamo riusciti a dare conclusione rifiutando un fondo di risoluzione comune; delle elezioni al Parlamento Europeo dove il cittadino italiano può votare solo partiti italiani e il cittadino tedesco può votare solo quelli tedeschi; del mercato dei capitali dove chi detiene i maggiori capitali fa ostruzione alla costruzione del mercato dei capitali; della decisione di congelare le riserve russe ma poi non sa che farsene perché il Paese che le detiene ha paura di essere lasciato solo in caso di ritorsioni russe; del MES che ha salvato 5 Paesi dalla bancarotta e che non si vuole valorizzare; delle cene formali del Consiglio Europeo dove si creano accordi e alleanze contro il Consiglio Europeo; dei Commissari agli Affari Esteri che non sono messi in condizione di rappresentare una politica estera; dell'inazione europea davanti ai massacri di Sarajevo e Srebrenica operata dalle forze filoserbe; delle sanzioni alla Russia di Putin ma poi ognuno continui a farci affari di nascosto; del NGEU usato come bancomat tanto poi a pagarne gli sprechi sarà forse qualcun altro; di Giorgia Meloni che "molto male che Trump abbandoni l'Europa ma in nome dell'Europa io sto con Trump"; di 80 anni che "siamo europei" ma "prima gli italiani" "prima gli olandesi" "prima i francesi" ecc. ecc.
L'unione Euopea è il più magnifico esperimento politico della storia umana nato dall'orrore della peggiore guerra della storia umana voluta dagli europei.
Le parole scritte nei trattati - democrazia, libertà, uguaglianza, Stato di Diritto, diritti umani - sono il quadro teorico che in quanto europei abbiamo saputo dipingere. Ma proprio come un bel quadro esposto in un museo siamo lì a guardarlo;
senza difenderlo.
Nessun tentennamento: difendere l’Europa democratica è un’urgenza
Questa non è una disputa accademica. È un conflitto politico sull’anima dell’Europa.
Ma “combattere” non significa adottare le stesse armi di odio e menzogna. Significa:
smontare con precisione le falsità su DSA, regolazioni, stato di diritto;
mostrare l’intreccio reale tra trumpismo, oligarchi digitali e destra estrema europea;
difendere le istituzioni europee quando, pur con tutti i loro limiti, cercano di tutelare cittadini e spazi pubblici da abusi di potere privato;
pretendere più trasparenza, più democrazia interna all’UE, non la sua demolizione.
La situazione è grave proprio perché molti faticano a vedere la regia politica dietro questa tempesta di tweet, dichiarazioni isteriche e articoli scandalistici. Ma il filo conduttore c’è: un progetto organico di restaurazione illiberale.
Chi tiene alla libertà – quella vera, fatta di diritti, garanzie, limiti al potere oggi non può permettersi neutralità. Bisogna dirlo con chiarezza: tra un’Europa imperfetta ma riformabile e un blocco di regimi nazifascisti mascherati da “patrioti”, non esiste equidistanza.
No, la “fine dell’Occidente” non è un musulmano socialista di 34 anni che diventa sindaco di New York. La “fine dell’Occidente”, semmai, è uno squilibrato pregiudicato razzista con varie accuse di molestie sessuali, circondato da esaltati, complottisti, nazisti, no vax e fanatici religiosi, diventato presidente degli Stati Uniti.
Che dovresti pensare ai treni che non arrivano, alle infrastrutture di trasporto che degradano e ai cantieri di lavori pubblici dove i lavoratori muoiono.
Invece scrivi idiozie su commissione dei tuoi capi: Putin e Trump
Perche' sono arroganti, come tipicamente sono tutti gli insicuri, i cognitivamente deboli, i narcisisti falliti incapaci di riconoscere che gli altri son meglio di loro.
E' abbastanza semplice: dare sempre ragione alle tue sensazioni/impressioni/istinti/desideri/sentimenti ti rassicura: tu hai fatto bene, e' il mondo a sbagliare.
Gli altri sono erronei, inferiori, incapaci, eccetera. Non comprendono la grandezza della tua intuizione, del tuo credo, del tuo "ideale", del tuo odio, del tuo amore.
Tu sei tu, gli altri (ovvero i dati ed i fatti) non contano un cazzo. Arroganza del fallito cognitivamente debole, appunto.
Il potere della propaganda.
Ovvero, l'immane responsabilita' dei GIORNALISTI nel determinare come la popolazione interpreta i fatti, la storia e le scelte politiche.
Vale in Italia tanto quanto e piu' che negli USA
I liberali con la bava alla bocca che celebrano il cannoneggiamento dei soldati italiani da parte delle forze armate di uno stato estero - perche' @UN e' brutto e cattivo anche quando fa il suo lavoro - fanno coppia assieme ai rivoluzionari con il sangue alla testa che celebrano gruppi e regimi criminali - perche' chiunque sia contro Israele diventa un "compagno di lotta" anche se e' un mostro.
Un paese dove i conflitti mondiali e la politica estera vengono usati per la battaglia politica interna e per alimentare l'odio fra gruppi ideologici e' un paese privo di futuro. Il primo autocrata che ci prova se lo mangia, sempre che non sia gia' avvenuto e non ce ne siamo ancora resi conto.
Questo vale specialmente e fortemente per l'Italia ma il trend sembra diffondersi in buona parte dell'Occidente, USA per primo.
Utilizzare la politica estera come un grimaldello o uno strumento di propaganda per la politica interna e' suicida. Trasformare guerre, conflitti, relazioni internazionali in strumenti per dividere i cittadini e raccogliere qualche voto è un comportamento da irresponsabili che non hanno appreso nulla dalla storia e non sanno dove stia di casa la responsabilità nazionale.
La politica estera non può essere ridotta a tifo da stadio. Le conseguenze delle scelte in politica estera si misurano non in giorni o mesi, ma in anni, decenni, talvolta generazioni. È la base stessa della difesa dei nostri interessi di lungo termine, della nostra sicurezza, della nostra prosperità economica. In gioco ci sono i valori fondamentali che definiscono chi siamo: democrazia, libertà, diritti umani. Tutti e tre, non a turni alterni, secondo l'opportunita' ideologica del momento.
Non c'è spazio per giochetti di partito, non c'è spazio per le divisioni interne quando si tratta di affrontare sfide globali che possono mettere in discussione la nostra stessa esistenza come comunità nazionale. Non è roba da campagna elettorale, non è il terreno su cui si fa il teatrino per guadagnare mezzo punto nei sondaggi sollevando questa o quell'altra bandiera del paese straniero che ci viene comodo tatticamente beatificare.
La verità è semplice e brutale: o siamo uniti in politica estera, o siamo finiti. Le divisioni interne, il continuo logorarci a vicenda, finiranno per costarci caro.
Se continuiamo a dividerci alimentando folli ideologie estremiste, pagheremo un prezzo altissimo.
La storia non perdona gli indecisi ed i deboli, e noi stiamo facendo di tutto per diventarlo.
MANIFESTO DEL MOVIMENTO DRIN DRIN
@Forchielli
L'Associazione Drin Drin nasce da una scommessa sugli italiani: siamo convinti che ve ne siano alcuni milioni disposti a farsi carico di riportare il paese su un sentiero di crescita economica, prosperità sociale e rinascimento culturale. Nello spazio di due mesi ben undicimila italiani hanno risposto positivamente alla nostra sfida dicendo “son qua, pronto a fare la mia parte” ed altre centinaia di risposte continuano ad arrivare.
Partiamo da due fatti che le élite politiche e buona parte dei nostri concittadini negano:
(i) da circa 40 anni l’Italia indietreggia socio-economicamente rispetto al resto del mondo;
(ii) questo avviene non a causa di un destino cinico e baro ma per via di scelte fatte dalla maggioranza degli italiani, illusi da proposte politiche ingannevoli e di corto respiro.
I gruppi sociali che pagano il prezzo della stagnazione sono quelli più giovani e competenti, quelli maggiormente produttivi e globalizzati, quelli intellettualmente più avanzati e aperti all’incontro con altre culture. Fette sempre più ampie della generazione under 40, laureati e non, se ne vanno a studiare o lavorare altrove, senza alcuna intenzione di tornare. Il Paese sta perdendo una percentuale crescente delle sue cittadine e dei suoi cittadini più capaci. Fra quelli che rimangono a si diffonde lo scoramento, la sfiducia nel futuro, l’arrangiarsi attraverso furbizie e sotterfugi. La drammatica crisi demografica va vista come il risultato e non come la causa dell’involuzione pluridecennale del paese.
Questi gruppi sociali sono oggi privi di rappresentanza politica e visibilità mediatica. A loro, pilastri su cui poggia il futuro del nostro paese, ci rivolgiamo, consapevoli che, pur essendo minoritari ed esclusi dal dibattito, questi sono il motore produttivo dell’Italia e l’unica speranza per un suo futuro rinascimento.
Per invertire la rotta occorre cambiare sia le politiche adottate, sia la visione del mondo che le ha generate. Questo richiede l’ammissione che la responsabilità di quanto accade è nostra e l’identificazione degli errori compiuti nell’ultimo mezzo secolo.
A questo fine l’Associazione Drin Drin chiama a raccolta tutte le italiane e gli italiani competenti e di buona volontà che siano disposti a riflettere assieme, criticamente e senza preconcetti, sulle cause del declino per elaborare proposte politiche alternative a quelle perseguite sino ad ora.
L’Associazione intende avviare un processo pubblico di costruzione di un partito che faccia proprie tali proposte. Un partito capace di andare oltre i fallimenti degli ultimi cinquant’anni.
Un partito che vada oltre l’infimo livello dei populismi attuali, oltre ogni vuoto proclama ideologico, oltre la retorica identitaria, oltre le false promesse di miracolose panacee, oltre l’utopia infantile del pasto gratis, oltre la mitologia dell’uomo o donna del destino che tutto può, tutto promette e nulla combina.
Un partito fondato sulla competenza, sull’onestà intellettuale e sulla concretezza che riunisca i milioni di italiani capaci, attivi, coraggiosi e non rassegnati che perseguono un futuro migliore.
L'Associazione Drin Drin ha un progetto chiaro: fondare la nuova piattaforma politica entro la fine dell’estate 2025.
Nel periodo di tempo che intercorre sino ad allora l’Associazione perseguira il suo obiettivo finale attraverso le seguenti fasi operative.
i) Raccolta di adesioni e costruzione di una struttura organizzativa - territoriale e professionale - che copra l’intero paese.
ii) Produzione di analisi sulle cause del declino attraverso il coinvolgimento dei protagonisti della vita socio-economica del paese, di studiosi e di esperti nazionali e internazionali.
iii) Elaborazione di una piattaforma politico-programmatica di precise e specifiche riforme strutturali che mirino alle radici delle cause di cui al punto ii).
iv) Costruzione, attraverso un ampio processo pubblico di dibattito e selezione democratica della dirigenza, di un partito politico che tale piattaforma faccia propria in modo convincente e credibile.
v) Congresso di fondazione di tale partito ed elezione democratica e pubblica dei suoi organi dirigenti locali, regionali e nazionali.
L'Associazione Drin Drin si è data un termine ultimo: l'estate 2025. Se entro tale data gli obiettivi precedenti saranno stati raggiunti, l'associazione si scioglierà avendo esaurito lo scopo per il quale viene oggi fondata.
Qualora, ad un anno da oggi, dovessimo concludere di non aver adeguatamente raggiunto i compiti che ci siamo prefissi, l’Associazione si scioglierà ugualmente.
Le esperienze di impegno civico e sociale perseguite da alcuni di noi, e gli errori compiuti, ci hanno insegnato alcune lezioni di cui vorremmo far tesoro:
(i) che l’approssimazione, l’esagerazione, il pressapochismo e il non rispetto di stretti criteri etici e professionali vanno meticolosamente evitati;
(ii) che per una forza che si ponga come alternativa all’esistente, la predicazione tutta ideologica [liberale o altro che la si voglia chiamare] mentre può generare grandi entusiasmi nel breve periodo non è in grado di sostituire un’attenta e pragmatica proposta di cose da farsi e fattibili nel medio;
(iii) che la costruzione di una forza politica capace di evitare i peggiori difetti storici della politica nazionale richiede pazienza, lungimiranza, perseveranza e, soprattutto, un continuo e pubblico esame delle scelte, delle persone e dei metodi politici adottati al fine di poter costruire, nel tempo, una squadra di governo che sia al contempo di grande competenza professionale e non riducibile alla figura simbolica di un qualche leader unico e insostituibile.
È questo l'ultimo elemento fondamentale che definisce l’Associazione Drin Drin: la consapevolezza che esiste un'Italia capace, tecnicamente competente, altamente produttiva, tecnologicamente avanzata o per lo meno in grado di esserlo, moralmente coraggiosa e pronta ad assumersi i rischi e le responsabilità del cambiamento, aperta al mondo esterno e alle sue dinamiche nelle quali è soggetto attivo di primo piano nel Paese e nella crescente diaspora mondiale di talenti italiani.
Questa Italia è da decenni priva di una rappresentanza politica! L’Associazione Drin Drin ha come propria ed unica finalità costruire una realtà che possa organizzare e dare finalmente voce a questa Italia capace e coraggiosa!
Io penso che quella woke sia una follia. Poi vedo gente che pensa che la follia woke abbia riempito la Senna di merda e sia responsabile dell’aria condizionata che non c’è. Vede proprio una correlazione, Quindi non è più solo follia woke, è proprio scemenza diffusa.
Una foto iconica che diventa maggiorenne. 18 anni da uno dei momenti più alti della nostra storia calcistica.
Da allora.
Giocati 2 Mondiali su 4.
0 partite ad eliminazione diretta
1 vittoria, 2 pareggi, 3 sconfitte su 6 gare.
Se me lo avessero detto, non ci avrei creduto. 😣