Variazione su base annuale delle quote di mercato dei costruttori di auto nel mese di maggio in Europa.
Indovinate chi sono gli "others"?
Lo scrivo da tempo: l'auto (così come il bianco) sono oramai persi.
Ringraziamo i geni di Bruxelles ma anche gli stessi costruttori Eu che avevano pensato di trovare nel green deal una facile via di uscita per fare utili.
Ecco svelato il meccanismo. Cose che diciamo da sempre.
Schema:
1) #Schlein propone una patrimoniale sui super ricchi a livello europeo. Ma perché no mondiale. E se possibile a livello di sistema solare.
2) poi arriva #Reichlin che dice che è irrealizzabile. Come se ci volesse Marconi. Però…
3) si può agire sull’IMU che pagano tutti. Come se questa non fosse già una patrimoniale.
Dicono che vogliono fottersi Jeff Bezos…mentre invece il vero pollo da spennare è lo sciur Brambilla
Vicenza, spedizione punitiva fuori da una scuola
Una cinquantina di giovani immigrati di seconda generazione hanno aggredito, picchiato e rapinato un ragazzo di 16 anni all’uscita da scuola.
A scatenare il branco, questioni legate a una ragazza.
LISBONA. POVERO DISAGIATO SFOGA LA SUA VIOLENZA SU UNA DONNA PER STRADA. SE LO AVESSIMO ACCOLTO DI PIÙ, QUESTO NON SAREBBE MAI ACCADUTO
Per porre fine al disturbo mentale che produce epidemia di aggressioni e stupri in tutta Europa, esiste una unica soluzione: amare di più, integrare di più, accogliere di più.
Il problema siamo noi. Siamo troppo razzisti, fascisti, egoisti, islamofobi.
Parma, ieri pomeriggio, un ragazzo è stato aggredito, scaraventato a terra e picchiato da un gruppetto africani.
Fortunatamente è intervenuto un altro ragazzo che ha fermato il pestaggio, utilizzando lo spray al peperoncino.
“Lasciate in pace mia figlia”
Porto San Giorgio, un 40enne è andato alla stazione ferroviaria per parlare con quattro giovani magrebini che molestavano la figlia.
Loro lo hanno massacrato di botte, per poi lasciarlo sanguinante sull’asfalto e scappare all’arrivo della polizia.
TREVISO. AMMAZZANO UN RAGAZZO E FANNO FESTA IN GALERA. SI DEFINISCONO “GANG” E DALLA CELLA PUBBLICANO FOTO E VIDEO SUI SOCIAL, COME FOSSERO IN VACANZA. “LIBERI TUTTI, PRIMA O POI USCIREMO”
Francesco Favaretto era un ragazzo di 22 anni di Treviso. Fu aggredito la sera del 12 dicembre 2024 in via Castelmenardo, nel centro della città, da un gruppo di giovani e ucciso in modo brutale. Venne colpito con coltellate, cocci di bottiglia e pestato violentemente. Dopo 11 giorni di agonia, morì all’ospedale Ca’ Foncello il 23 dicembre 2024. In questo video ecco i suoi assassini, il 21enne Toluwaloju McLinkspual Ade e il 20enne Angelo Riccardo Ozuna, in galera, si filmano e si fotografano orgogliosi. E, con totale disprezzo della legge, non solo introducono i telefonini in galera ma pubblicano anche i video delle loro performance sui social. Una arroganza agghiacciante. Ci sfidano. Sfidano la legge, lo Stato.
Dov’è il pentimento? Non c’è mai stato e mai ci sarà. E dall’istituto di pena ci fanno sapere: “Tanto da qui prima o poi usciremo”.
Dovrebbero essere remigrati a calci nel culo.
Questa notizia, dalla cronaca locale, attira la mia attenzione. A Gioiosa Jonica, luogo di tante mie estati, “commerciante picchiato da ubriaco”. Leggo meglio: il commerciante, Pasquale Gatto, é il titolare di una delle più note pasticcerie della zona. L’attività apre molto presto, ci si può fare colazione già all’alba. Qualche giorno fa, però, alle 6 del mattino, Gatto non ha incontrato un cliente che voleva cornetto e cappuccino ma uno straniero ubriaco che lo ha insultato, gli ha dato un pugno in faccia, poi ha rovesciato i tavolini dell’attività e li ha scagliati per strada. Sono dovuti intervenire i carabinieri.
“Ci vogliono più psicologi”, dirà qualcuno.
Migranti in rivolta a Bruxelles: attaccano la polizia e distruggono tutto. Non lo vedrete sui giornali italiani (salvo rare eccezioni) perché è vietato saperlo. E se non potranno nasconderlo (grazie a voi su X) troveranno il modo di edulcorarlo per farvelo digerire.
Cruciani: “Per la serie follie in Gran Bretagna, un indiano sikh accoltella un 18enne bianco, quest’ultimo viene arrestato, gli agenti non credono al 18enne che muore davanti a loro.
In pratica se sei bianco puoi morire perché credono ad un indiano con un coltello”.
@giucruciani
Quattro esseri umani uccisi barbaramente dati alle fiamme. Quattro migranti, invisibili, ultimi tra gli ultimi. Braccianti che lavoravano sotto caporali pakistani armati di pistola che li hanno uccisi senza pietà dandogli fuoco. Dove sono le manifestazioni? Dove sono quelli di sinistra? Dove è Bonelli, la Schlein e compagnia cantante? I preti dell’accoglienza. Dove siete? Dove sono le istituzioni?
Pronti a manifestare per Ramy, indignarvi per il laureato in economia che si lancia sulle persone, ma muti come pesci di fronte allo sfruttamento dell’essere umano. Questa immigrazione “buona” che decantate sfrutta i deboli, gli emarginati, gli invisibili.
Vergognatevi.
Il pregiudizio brutta cosa per chi fa il mio mestiere.
Caso Nicole Minetti, Gramellini: "Come fai a chiedere la grazia per questa persona?" | LA7 https://t.co/dX4LNZo519
Sembra che anche a Bruxelles si stiano accorgendo che la scalata che Pechino sta attuando sulla nostra industria non si tradurrà neppure nella salvaguardia dei posti di lavoro. Come scrivo da tempo, le aziende cinesi - una volta rilevata la proprietà della competitor europea - lasciano nel Vecchio Continente solo la logistica, spostando la produzione in Nord Africa. Questo i competenti non ve l’hanno detto? Eppure non ci voleva un PhD per capirlo.
Due parole sul mio addio a Libero
Che cosa è la libertà di stampa? È una domanda con tante risposte possibili, ma la definizione che mi è sempre piaciuta è di George Orwell: “Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”. Per il direttore di un giornale questo si traduce non solo nello scrivere, nel selezionare le notizie e verificarle, dar loro una gerarchia, guidare la redazione. C’è un altro aspetto che tutti dimenticano, il rapporto con l’editore, a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire. Giampaolo Angelucci mi ha assunto tre anni fa e ieri ha ordinato il mio licenziamento, i rapporti si esauriscono, non penso affatto che questo sia il problema. Bisogna solo vedere come si arriva alla fine della storia, questa termina nel peggiore dei modi per quel bene prezioso che si chiama libertà di stampa. Parleranno i fatti. Come sempre. Sono finito nel mirino dei terroristi anarchici, è gente spietata che spara e confeziona bombe, sono sotto scorta per una minaccia diretta non per una chiacchiera sui social media. E nel giorno in cui il Presidente della Repubblica mi ha manifestato la sua solidarietà, sono stato licenziato.
Il giornalismo misura la qualità di una democrazia e chi lo svilisce è un suo nemico. Non è un caso che l’unica legge scritta dall’Assemblea costituente nel 1948 sia quella che contiene le “Disposizioni sulla stampa”, i padri della Repubblica partirono dall’informazione per costruire l’architettura di un Paese libero, l’Italia che usciva dal fascismo e dalla Seconda guerra mondiale. Come ricorda l’avvocato Caterina Malavenda nel suo splendido libro “E io ti querelo”, è una legge “scritta talmente bene che è in vigore da allora, a parte naturalmente gli aggiustamenti, resi necessari dal passare del tempo”. È un impianto valido perché fu scritto da persone di eccezionale cultura. Si parla male dei giornalisti, meritiamo molte critiche, ma senza il nostro lavoro le libertà si eclissano, le garanzie spariscono, i mercati diventano opachi. La stampa ha un legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive. I quotidiani vivono un periodo di profondissima crisi, molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma. È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità. Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo.
(Libero, 29 maggio 2026)
Caldo a Parigi. Donna in bici. Un ragazzo la bagna con una pistola d’acqua. Lei scende dalla bici e un altro giovane gliela ruba.
La convivenza in una sequenza.
Sono appena tornato dagli Stati Uniti e sono andato a distribuire cibo, come faccio da quasi cinque anni, ai poveri tra i più poveri. Sono sempre di più. E sono quelli fantasma: quelli che non vogliono spacciare, rubare, occupare case o rapinare. Con dignità cercano di andare avanti, dimenticati da tutti.
Perché l’empatia la proviamo per lo spacciatore, ma non per chi è invisibile?