Onestamente questa cosa non ce la faccio a non dirla.
Io posso capire lo sconforto, la pressione psicologica degli ultimi mesi, la rabbia perché si ritiene ingiusta la decisione della Rai, ma leggere Ranucci che scrive in riferimento a due colleghi come Presutti e Piervincenzi che sono state “scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico”, per me è irricevibile e davvero di pessimo gusto.
Non condivido quasi nulla delle cose che dice e scrive azzurra (ma la stimo come lei ben sa). Chiuderle il profilo è una censura e una limitazione alla libertà espressione. E questa cosa è molto grave in un paese democratico come l'Italia..
Questa mattina il mio account Instagram è stato sospeso. Al momento non è visibile e potrebbe essere chiuso definitivamente. È inutile nascondere il dispiacere. In questi mesi non avevamo costruito solo un account da oltre 107.000 persone. Io e voi avevamo costruito insieme una comunità viva, attenta, partecipe. In 30 giorni il mio profilo raggiungeva circa 62 milioni di visualizzazioni, milioni di interazioni e quasi 12 milioni di altri account. Dietro quei numeri ci sono amore e un lavoro quotidiano enorme: ricerca delle notizie, verifica delle fonti, studio, scrittura del mio commento, pubblicazione, confronto con voi. È naturale che vedere improvvisamente sospeso tutto questo faccia male. Ma voglio dirvi una cosa. Proprio ieri scrivevo che nulla può spegnermi. Lo penso ancora di più oggi. Una pagina Instagram, un giornale, una televisione o un social network sono strumenti. Strumenti importanti, certo. Ma restano strumenti. La mia voce, i miei pensieri, i miei valori non appartengono a una piattaforma, ma a me. E nessuno può sospendermeli o togliermeli.
C’è però una riflessione che sento il dovere di condividere. In una democrazia si deve lottare per le proprie idee ma non si dovrebbe lottare anche per avere uno spazio in cui poterle esprimere.
Mi colpisce, inoltre, che un profilo che parla di legalità, sostiene le forze dell’ordine e condanna violenza e criminalità possa ritrovarsi sospeso, mentre online si trovano profili che diffondono minacce, glorificano la violenza o pubblicano contenuti gravemente offensivi. Confido che la revisione faccia chiarezza. Nel frattempo affronto questo momento con lucidità, serenità e sangue freddo. Perché nella mia vita ho imparato una cosa. Ogni volta che qualcuno ha pensato di aver scritto per me la parola “fine”, per me era soltanto un salto in avanti.
Questa mattina il mio account Instagram è stato sospeso. Al momento non è visibile e potrebbe essere chiuso definitivamente. È inutile nascondere il dispiacere. In questi mesi non avevamo costruito solo un account da oltre 107.000 persone. Io e voi avevamo costruito insieme una comunità viva, attenta, partecipe. In 30 giorni il mio profilo raggiungeva circa 62 milioni di visualizzazioni, milioni di interazioni e quasi 12 milioni di altri account. Dietro quei numeri ci sono amore e un lavoro quotidiano enorme: ricerca delle notizie, verifica delle fonti, studio, scrittura del mio commento, pubblicazione, confronto con voi. È naturale che vedere improvvisamente sospeso tutto questo faccia male. Ma voglio dirvi una cosa. Proprio ieri scrivevo che nulla può spegnermi. Lo penso ancora di più oggi. Una pagina Instagram, un giornale, una televisione o un social network sono strumenti. Strumenti importanti, certo. Ma restano strumenti. La mia voce, i miei pensieri, i miei valori non appartengono a una piattaforma, ma a me. E nessuno può sospendermeli o togliermeli.
C’è però una riflessione che sento il dovere di condividere. In una democrazia si deve lottare per le proprie idee ma non si dovrebbe lottare anche per avere uno spazio in cui poterle esprimere.
Mi colpisce, inoltre, che un profilo che parla di legalità, sostiene le forze dell’ordine e condanna violenza e criminalità possa ritrovarsi sospeso, mentre online si trovano profili che diffondono minacce, glorificano la violenza o pubblicano contenuti gravemente offensivi. Confido che la revisione faccia chiarezza. Nel frattempo affronto questo momento con lucidità, serenità e sangue freddo. Perché nella mia vita ho imparato una cosa. Ogni volta che qualcuno ha pensato di aver scritto per me la parola “fine”, per me era soltanto un salto in avanti.
La maggioranza degli elettori italiani ha deciso che il sistema di malagiustizia che governa il nostro paese è accettabile e che i magistrati possono continuare a essere una casta chiusa, autoreferenziale e totalmente irriformabile. Peccato.
Rispettiamo la decisione, ma non ci rassegniamo e continuiamo a impegnarci per un’Italia migliore, più libera, meritocratica e competitiva.
Un medico ultrasettantenne definito ‘#gettonista’, che presta servizio in ospedali in provincia di Frosinone, a gennaio di quest’anno ha lavorato 442 ore coprendo circa 36 turni da 12 ore e arrivando a percepire un compenso che supera i 35mila euro per il solo mese di gennaio 2026. Tutto questo nello stesso paese in cui un dirigente medico strutturato, che garantisce la continuità del servizio pubblico, guadagna mediamente meno di 3.000 euro netti al mese se neoassunto, salendo a circa 4.000 euro per i più anziani.
Questo medico “super-gettonista” ha incassato in trenta giorni quello che un collega dipendente mette insieme in quasi un anno di lavoro.
La domanda è questa: perché si consentono tali eccessi? Non c’era un regolamento sugli orari di lavoro e i riposi necessari? Lavorare 442 ore in un mese vuol dire aver lavorato 6 giorni per 24 ore consecutive e gli altri 24 per circa 12 ore al giorno. Siamo sicuri che, a oltre 70 anni (ma vale per qualunque età), con questi orari non si commettono errori?
Su questo tema urge ribadire che serve una regola nazionale a cui tutti si devono attenere
Se quello che ha fatto #Signorini l’avesse fatto un uomo etero verso giovanissime ragazze, ne avrebbe parlato mezza Italia e sarebbe scoppiato uno scandalo nazionale. #Medugno è una vittima e va tutelato: ha avuto il coraggio di denunciare e di non vendersi. Punto. #falsissimo
Milan, 4 September 2025 – With infinite sorrow, the Armani Group announces the passing of its creator, founder, and tireless driving force: Giorgio Armani.
Il Signor Armani, as he was always respectfully and admiringly called by employees and collaborators, passed away peacefully, surrounded by his loved ones. Indefatigable to the end, he worked until his final days, dedicating himself to the company, the collections, and the many ongoing and future projects.
Over the years, Giorgio Armani has crafted a vision that expanded from fashion to every aspect of life, anticipating the times with extraordinary clarity and pragmatism. He has been driven by relentless curiosity and a deep attention to the present and to people. Along this journey, he established an open dialogue with the public, becoming a beloved and respected figure for his ability to connect with everyone. Always mindful of the needs of the community, he has been active on many fronts, especially in support of his beloved Milan.
Giorgio Armani is a company with fifty years of history, built with emotion and patience. Giorgio Armani always made independence – of thought and action – his hallmark. The company is, now and always, a reflection of this spirit. His family and employees will carry the Group forward in respect and continuity of these values.
The funeral chamber will be set up from Saturday, September 6th to Sunday, September 7th, and will be open from 9 a.m. to 6 p.m., in Milan, at Via Bergognone 59, inside the Armani/Teatro. In accordance with Mr. Armani’s explicit wishes, the funeral will be held privately.
Alcuni dettagli non banali dell’incontro di Londra:
1. C’erano gli scandinavi al gran completo, ormai pienamente ingaggiati a difesa del Baltico, della Groenlandia e dell’Artico.
2. C’era la Turchia, che controlla l’eventuale accesso dei russi al Mediterraneo e che di recente ha mostrato irritazione per l’agenda troppo filo-saudita di Trump.
3. C’era il Canada, che anziché il 51esimo Stato USA si comporta ormai da 28esimo Paese UE.
4. C’era ovviamente anche Scholz per la Germania, ma la Grosse Koalition che sta per insediarsi renderà Berlino ancora più assertiva e allineata.
5. Infine, la disposizione centrale: Zelensky, ovviamente, e poi le due potenze nucleari europee, che sono l’architrave imprescindibile; la sensazione è che Londra non sia mai stata così vicina al Continente, nemmeno quando era nell’Unione Europea.