L’essere umano è parte intrinseca dell’assetto geologico. È la tendenza alla gerarchizzazione e il ruolo di sovranità che l’uomo si è arrogato ingiustamente a condurre l’intera umanità alla perdita dell’originalità e dell’autenticità del vivere.
#DialoghiPistoia#Vince#Aime
Le migrazioni causate dalla crisi climatica sono già in atto; la nostra reazione dovrebbe essere quella di dimenticare ogni prospettiva nazionalistica e ottica campanilista.
Dobbiamo tornare a riconoscere la dimensione globale del nostro stare al mondo.
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Interessante è un’analisi del fenomeno migratorio secondo un’ottica demografica ed economica.
A fronte del progressivo invecchiamento rilevato nei paesi europei, le migrazioni risulterebbero molto utili all’intero assetto statale.
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Tutta la storia umana è caratterizzata dalla dimensione del viaggio, del cammino.
Sono i confini a creare l’idea di identità pura e diversa.
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Dobbiamo smettere di demonizzare i fenomeni di migrazione, coloro che si spostano in regioni del mondo diverse.
Dobbiamo, al contrario, iniziare a pensare in modo concreto a come affrontare ciò, per il bene di ogni comunità.
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Quando le aree subsahariane diventeranno invivibili a causa delle condizioni derivanti dalla crisi climatica, si innescherà il fenomeno della migrazione di massa.
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Il clima ha iniziato a cambiare a causa delle attività umane, con la sempre crescente modificazione degli equilibri energetici in tutto il pianeta.
Le conseguenze di ciò sono sotto ai nostri occhi: siccità, inondazioni, frane e incendi indomabili.
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Tutte le migrazioni sono basate sulle relazioni. È solo grazie alla nostra capacità di creare delle reti, molteplici e sovrapposte, con perfetti sconosciuti, che siamo stati in grado di disseminarci in tutto il mondo.
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Abbiamo bisogno di ricostruire istituzioni universaliste all’interno di un mondo nomade, improntato sull’interrelazione e la reciproca influenza tra i popoli, non chiuso ai sovranismi e agli individualismi nazionali.
#DialoghiPistoia#Favole
Gli Stati nazionali sono esclusivamente delle istituzione di organizzazione, utili dal punto di vista amministrativo, ma non possono presentarsi come una sintesi dei popoli.
#DialoghiPistoia#Favole
Il modo di vita itinerante è basato sulla fiducia reciproca, sulla consapevolezza di vivere in una realtà di interdipendenza, lontana da ogni tipo di individualismo esasperato.
#DialoghiPistoia#Favole
Dovremmo fare lo sforzo di immaginare un’umanità che non si divide in popoli ed etnie, un mondo privo dei confini statuali, che danno un’idea di fissità.
#DialoghiPistoia#Favole
Perché studiare le civiltà dell’umanità passata, nelle sue consuetudini?
Uno sguardo da lontano ci aiuta a vedere meglio noi stessi, il nostro mondo.
Anche noi siamo chiamati a vivere secondo la logica del “partire e accogliere”.
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Gli oceaniani abitavano il mondo secondo un principio di ecologia dell’abitare.
La loro itineranza è improntata ad evitare “l’incestuosità generativa e mentale”, per la quale risulta necessario intraprendere nuovi sentieri e aprire nuovi orizzonti.
#DialoghiPistoia#Favole
L’umanità è sempre stata divisa in etnie distinte, con un senso di appartenenza?
Secondo molti studi, gli abitanti dell’Oceania antica si presentavano come insiemi di grandi gruppi che si concepivano come tappe di un percorso di itineranza.
#DialoghiPistoia#Favole
La nostra concezione dell’Oceania tradizionale la presenta come un insieme di puntini isolati connotati da incomunicabilità.
Queste isole, tuttavia, sono degli snodi di relazione: ciascuno deve essere sempre pronto a partire e accogliere.
#DialoghiPistoia#Favole
Non c’è nessuna società che sia perennemente nomade: cerchiamo sempre un equilibrio tra la sedentarietà e il nomadismo.
Siamo, per così dire, dei nomadi radicati.
#DialoghiPistoia#Favole
#Favole apre la conferenza ricordando la definizione di Nomadismo data da Ugo Fabietti:
“una forma di esistenza sociale che implica spostamenti periodici necessari alla sopravvivenza del gruppo”.
Questa risulta applicabile anche alla società corrente.
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