Trump ha firmato un ordine presidenziale contro i vaccini per i bambini.
Dopo aver perso tutte le guerre contro tutti, Trump perderà anche quella contro i virus. Peccato che a pagarne le conseguenze, non sarà lui, ma le future generazioni americane.
Viviamo in un mondo capovolto dove incompetenti e idioti si occupano di medicina, di vaccini e di salute pubblica
Sui canali ucraini scrivono che Novorossijsk stanotte ha vissuto quello che centinaia di volte i russi hanno fatto ad Odessa.
Il grande porto sul Mar Nero è stato fatto oggetto di un massiccio attacco di droni e missili, che secondo alcune fonti russe sarebbe durato ben 5 ore, durante il quale sono state prese di mira infrastrutture portuali, petrolifere e legate all’esportazione del grano.
Per conoscere gli esiti dell’attacco bisognerà attendere. Di sicuro è stata colpita la società per azioni pubblica NKHP («Новороссийский комбин��т хлебопродуктов», Novorossijskij kombinat chleboproduktov), un grande terminal portuale cerealicolo che riceve grano, legumi e semi oleosi via ferrovia e camion, li controlla in laboratorio, stocca e infine carica le navi destinate soprattutto all’export.
NKHP dispone di due elevatori, banchine portuali profonde e infrastrutture ferroviarie e stradali interne. Le fonti pubbliche lo qualificano come uno dei maggiori complessi russi orientati all’export; la capacità riportata nelle fonti più aggiornate è nell’ordine di 300 mila tonnellate, e le banchine possono gestire navi fino a circa 72 mila tonnellate di portata lorda.
In termini strategici, un attacco a questa struttura non equivale tanto a colpire la produzione agricola russa quanto a colpire un nodo della catena di esportazione: la capacità di accumulare, movimentare e spedire via Mar Nero cereali russi. Novorossijsk è infatti uno dei porti cardine dell’export agroalimentare della Federazione.
L’attacco va peraltro inquadrato in un contesto di blocco di fatto dei porti del Mar D’Azov, attraverso il quale transita storicamente un quarto dell’export russo di cereali, e di conseguente sovraccarico degli scali di Novossijsk e Taman sul Mar Nero (che a luglio hanno dovuto già limitare l’accesso di camion in entrata), con effetti misurabili in termini di riduzione netta dell’export cerealicolo russo, stando ai dati del mese scorso.
Gli attacchi ai porti del Mar Nero in combinazione col blocco di quelli dell’Azov puntano a mettere sotto pressione le rotte attraverso le quali transita oltre il 90% dell’intero export cerealicolo russo, che già risente anche degli attacchi alle navi e dell’aumento dei costi assicurativi. Un avvertimento molto chiaro al Cremlino a far cessare la guerra del grano nuovamente scatenata dalla Russia con gli attacchi sferrati contro il porto di Odessa.
🇺🇦🇷🇺 Ce matin, je suis en colère : l'Ukraine a subi des missiles balistiques nord-coréens, à Zaporijia, où six personnes ont été tuées. Et l'Europe regarde.
Ces missiles n'auraient jamais dû partir.
Ils auraient dû être détruits par l'Ukraine et/ou les Européens.
Il y en a marre de cette paranoïa de l'escalade, de cette soumission à la Russie, de cette asymétrie stratégique qui laisserait la Russie employer impunément un allié dans les opérations militaires.
Les Ukrainiens meurent en première ligne pour défendre l'Europe.
Mais on laisse la Russie s'octroyer les services d'un cobelligérant tout en répétant comme des perroquets que si l'on aide l'Ukraine, c'est la Troisième Guerre mondiale.
Pour moi, ces missiles nord-coréens, c'est une ligne rouge qui vient d'être franchie.
Et qui justifient au minimum #SkyShield, mais surtout que l'on aide concrètement, d'une manière ou d'une autre, les Ukrainiens à abattre ces systèmes nord-coréens.
Ne laissons pas la Russie internationaliser la guerre !
C'est Poutine qui est en train de provoquer la troisième Guerre mondiale !
Et pendant que nous débattons de nos « lignes rouges », un hôpital pour enfants a été détruit à Kyiv.
A seguito dei colpi ucraini ai Wildberries, diverse banche russe hanno segnalato il peggioramento della qualità creditizia relativa a centinaia di imprese e questo conferma la portata dell’operazione che sta tentando Kyiv, la quale abbraccia un’infinità di settori.
Innanzitutto va chiarito che, per quanto alcuni continuino a ribadire la natura civile dei magazzini, fino a poco tempo fa era addirittura presente sul catalogo online una sezione denominata “Tutto per l’operazione speciale” con oltre 200.000 prodotti legati alla SVO: caschi balistici, giubbotti antiproiettile, kit medici da combattimento, componenti per droni, sistemi di sgancio munizioni, ecc.. Dopo l’inizio degli attacchi, la categoria è stata eliminata, ma New Voice of Ukraine ha documentato che gli stessi prodotti sono rimasti in vendita, seppure inseriti in altre aree del sito, e restano accessibili con ricerche tipo “SVO kit”, “SVO goods”. CNN ha invece censito 78.000 articoli dopo aver inserito come chiave di ricerca “military supplies”.
Questo però è solo uno degli elementi per i quali è forse riduttivo definire Wildberries “la Amazon russa”. Il market online, insieme agli altri principali concorrenti (soprattutto Ozon e Yandex Market) rivestono infatti un ruolo ormai determinante nell’economia del paese. Le sole “bacche selvatiche” nel 2021 hanno fatturato 844 miliardi di rubli, una cifra raddoppiata l’anno successivo e cresciuta esponenzialmente fino ad oggi. La guerra, a guardare i conti della società, è stata in effetti un toccasana, visto che gli introiti, il numero di ordini e gli spazi di magazzino sono aumentati a tassi sempre compresi tra il 50 ed il 100% all’anno, arrivando a far superare al gruppo i 6 trilioni di rubli di fatturato nel 2025, per un valore che sfiora il 3% del PIL russo.
La crescita verticale ha in realtà interessato anche Ozon. Nel 2024 i ricavi sono saliti del 45% anno su anno, arrivando a circa 616 miliardi di rubli, con un GMV (cioè quanto è stato materialmente pagato dagli utenti per gli ordini) in aumento del 64% a 2,875 trilioni di rubli. Nel 2025 la crescita è ulteriormente accelerata: ricavi +63% a circa 998 miliardi di rubli e GMV +45% a 4,16 trilioni di rubli. Nel primo trimestre 2026, i ricavi sono aumentati di un ulteriore 49% anno su anno.
Wildberries riporta di ben 112 milioni di clienti attivi nel 2025 a fronte dei 150 registrati (dato che include anche Bielorussia e Kazakistan) e Ozon altri 58 milioni. In pratica è difficile trovare un cittadino russo che non abbia effettuato almeno un ordine attraverso questi marketplace.
Il grande successo degli acquisti online si spiega innanzitutto con il ritiro improvviso di molte catene occidentali, che hanno permesso alle piattaforme più organizzate di rimpiazzare i marchi usciti dal mercato con surrogati di importazione, soprattutto cinesi. Questo ha fatto sì che i gruppi con maggiore capacità logistica siano stati i maggiori beneficiari dell’effetto combinato delle sanzioni e dell'aumento della spesa pubblica legata alla guerra, la quale ha gonfiato temporaneamente i consumi interni.
La crescita smisurata del settore fa sì che i soli tre principali attori del settore fatturino attualmente circa 11 trilioni di rubli e rappresentino il 5-6% del prodotto interno lordo russo. Una cifra che sale all’8,5% se si estende l’analisi all’intero valore del mercato digitale (incluse ad esempio le app per le prenotazioni dei taxi o altri servizi), a fronte di una media europea più contenuta. Il Cremlino stesso incoraggia o comunque non ostacola la crescita delle piattaforme, le quali assolvono al compito di sopperire alla sparizione di imprese occidentali, stimolare i consumi, assorbire occupazione e concentrare in pochi soggetti - normalmente vicini al potere politico - il controllo di vasti settori dell’economia.
Quest’ultimo aspetto si sta rivelando la principale vulnerabilità del sistema verticale applicato alla logistica, dal momento che di fatto centinaia di migliaia di piccole e medie imprese russe dipendono dai canali di distribuzione offerti da Wildberries ed Ozon, non solo perché nei mega-hub concentrano gran parte dei loro inventari, ma anche perché spesso non hanno reali alternative per la vendita dei loro prodotti sull’immenso territorio della Federazione Russa.
Tutti questi elementi confermano la natura strategica degli attacchi scatenati contro Wildberries, formalmente ideati per interrompere le catene logistiche che consentono la consegna in aree vicine al fronte di materiali militari o dual use. Ma in realtà mirano a generare un effetto domino di portata difficilmente prevedibile. La cancellazione di almeno 1,5 milioni di metri quadrati e di centinaia di milioni di articoli spesso molto costosi ha già causato danni miliardari al gruppo, ma anche a decine di migliaia di piccoli imprenditori, ai quali non spetta alcun rimborso per le merci perse. Questo per effetto delle policy modificate poco prima dell’inizio degli attacchi e ora aggiornate anche da Ozon.
Le dimensioni di questi gruppi sono tali che vengono di norma definiti “too big to fail”. L’esposizione debitoria di Wildberries rappresenta un problema potenzialmente enorme per le banche russe, in crisi di liquidità per via dell’isolamento internazionale, e le numerose aziende ridotte sul lastrico dalla distruzione degli inventari non fa che aumentare il volume di crediti deteriorati in pancia agli istituti bancari, i quali faticano a rientrare dei prestiti erogati, alla luce dei tassi folli imposti per combattere l’inflazione (e banche a corto di disponibilità sono anche impossibilitate a finanziare il debito pubblico, acquistando titoli di Stato). Il loro salvataggio rischia quindi di diventare onerosissimo alla luce di un bilancio dissanguato dalla guerra e di un deficit che sta superando abbondantemente anche le peggiori previsioni.
Oltre ai danni materiali che vanno compensati e che sono destinati ad aumentare, vista l’incapacità della Russia di impedire gli attacchi, ci sono anche altre questioni non secondarie che vanno considerate nell’ottica della sopravvivenza di queste aziende. Wildberries sta infatti realizzando hub per 260.000 mq in Kazakistan, ma allungare così tanto le linee logistiche comporta tempi di consegna superiori e maggiori costi, erodendo e la competitività. Inoltre necessita di un impiego di volumi di carburante impensabili in un paese che ha metà della propria capacità di raffinazione offline.
La mia opinione è che le forze armate ucraine si stiano concentrando su Wildberries per rendere più efficace il contraccolpo economico e non diluire il danno. Ma il passaggio ad Ozon è solo questione di tempo, sebbene i giornali russi si siano lanciati in teorie fantasiose sulla presenza nel suo azionariato di soggetti occidentali, che ne garantirebbero l’immunità.
L’attacco ucraino è ad un intero sistema che vale un pezzo enorme dell’economia russa, centinaia di migliaia di posti di lavoro, la sopravvivenza di una miriade di piccole e medie imprese e stabilità delle banche. È una promessa mantenuta: quella di riportare la guerra in casa di chi l’ha iniziata.
La mascella. Mancava solo la mascella. E con questa mi pare si possa dire ufficialmente che Vannacci è il Little Tony di Mussolini. O il generico, si direbbe ora.
Il Presidente è completamente addormentato e riempie il pannolone. Il Ministro della Sanità trema incontrollabilmente nelle mani e nelle braccia mentre annuncia la riduzione delle vaccinazioni per i bambini.
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Nel frattempo il mondo è nel momento piú critico degli ultimi 80 anni.
Allacciare le cinture di sicurezza.