Città blindata e soprattutto due notti senza allarmi. Perché in questi giorni Kyiv è la capitale d’Europa e non solo, con decine di capi di Stato e diplomatici, ma anche senatori USA pronti a supportare la resistenza Ucraina e le sanzioni contro Mosca ideate da @LindseyGrahamSC.
E le bombe che di solito mafiosamente cercano di costringere il popolo alla resa, ora altrettanto mafiosamente tacciono, perché i prestigiosi ospiti non ne escano impressionati al punto di aumentare ulteriormente il supporto all’aggredito.
Qui ne approfittano per godersi questa parentesi di normalità, sapendo già che la prossima notte o quella dopo la Russia tornerà ad uccidere con gli interessi. Perché quello russo è un regime nato con la violenza, costruito con la guerra e preservato con la forza ed ha quindi generato una nazione incapace di coesistere pacificamente col resto del mondo.
Buona festa dell’Indipendenza a chi ha scelto di stare dalla parte giusta della storia 🇺🇦
Io sono a favore della libertà dei bambini di Gaza. Li vorrei liberi da Hamas. Vorrei che potessero studiare in Israele o in qualunque posto al mondo, senza doversi portare sulle spalle le colpe dei padri. I fautori della Pascie, mi pare siano molto affezionati allo status quo.
Riflessioni a caldo tra caffè e lettura dei giornali 🇪🇺
Il dibattito italiano sull’Ucraina sembra condannato a girare in tondo: mandare o non mandare armi a Kiev, spendere o non spendere per la difesa, riarmarsi o disarmarsi.
Una discussione spesso ideologica che evita la domanda più scomoda: perché quelle armi sono diventate necessarie? Come abbiamo permesso che in Europa tornasse una guerra di conquista?
L’invasione russa non è caduta dal cielo il 24 febbraio 2022.
Per vent’anni abbiamo accumulato errori: abbiamo creduto che l’interdipendenza economica producesse moderazione; attribuito a Putin la nostra stessa razionalità; anteposto gli affari alla sicurezza; tollerato aggressioni progressive perché ognuna sembrava troppo piccola per reagire davvero; sottovalutato il legame strategico tra Russia e Cina; continuato a vivere nel mondo post-1989, quello della “fine della storia”; preferito risparmiare oggi accettando rischi enormemente maggiori domani.
Non tutti hanno commesso gli stessi errori. Dopo l’annessione della Crimea la Germania andava avanti con Nord Stream 2 mentre la Polonia costruiva il terminale LNG di Świnoujście per liberarsi dal gas russo.
Dopo l’invasione della Georgia la Francia concludeva la vendita delle navi Mistral a Mosca mentre l’Estonia, dopo il cyberattacco russo del 2007, trasformava la cyberdifesa in una priorità nazionale.
Mentre Berlino riduceva uomini, scorte e capacità militari, la Finlandia conservava riserve e difesa territoriale.
Chi ha avuto ragione?
La domanda dovrebbe perseguitare soprattutto chi oggi spiega che la pace si costruisce riducendo la deterrenza.
Perché stiamo rischiando di commettere gli stessi errori con la Cina, la potenza che oggi contribuisce a tenere in piedi l’economia russa e, attraverso il commercio di beni a duplice uso, la sua macchina bellica.
Nel 2019 il governo Conte portò l’Italia, unico paese del G7, nella Belt and Road Initiative di Pechino, ne siamo usciti nel 2023. Il Giappone oggi si prepara all’eventualità che l’enorme interdipendenza economica con Pechino non basti a impedire una guerra per Taiwan.
È qui che l’ipotesi di un nuovo governo Conte diventa un problema strategico.
Non perché chi si oppone alle armi desideri la vittoria di Putin, naturalmente. Il problema strategico è la teoria che sta dietro quelle posizioni: meno deterrenza, meno armamenti, più dialogo, più interdipendenza produrrebbero automaticamente più pace. Ma è esattamente la scommessa che abbiamo già perso con Putin .
Il paradosso è che continuiamo a chiamare “pacifismo” la battaglia contro gli strumenti necessari quando la guerra è già scoppiata, invece di discutere seriamente di come impedire che scoppi.
Il pacifismo non consiste nel lasciare un paese aggredito senza armi, nella speranza che l’aggressore si accontenti. Non consiste nel rendersi dipendenti da una potenza autoritaria confidando che non userà quella dipendenza contro di noi.
Il pacifismo è imparare dagli errori che hanno reso possibile questa guerra. Costruire deterrenza prima che serva. Ridurre le dipendenze prima che diventino ricatti. Reagire alla prima aggressione, non alla quinta.
Accettare un costo economico oggi per non pagarlo domani in armi, distruzione e vite umane.
Perché agire per impedire una guerra è esattamente il pacifismo che serve all’italia e all’Europa.
Il resto è fuffa per lucrare consenso elettorale intorno al giusto dediderio di pace degli italiani.
Avete già visto questo video?
Penso di sì, però… mi va di twittarlo ancora.
Grazie a @BoyGeorge
WE WILL DANCE AGAIN - BOY GEORGE https://t.co/dHSzRlvwbO via @YouTube