Today we came to the staff offices of the Venice Biennale and asked to speak with President Buttafuoco, who has been actively hiding from my personal communication as well as formal communication in my capacity as a participant of the platform for dialogue with Russian Democratic Forces at PACE.
The police blocked the door, and all turned their badges around - eventually someone said "their boss" will speak with me inside. They allowed just me and my husband in - and after taking photos of our IDs and having police force us to delete videos of their faces - the staff member - Francesca Oddi - said the president was aware of our presence but was not here. We asked her to call, and she said she didn't have his number, we asked if anyone in the building had his number and she said no (lmao).
We showed them the letter signed by 71 members of PACE, as well as our personal emails - and they said I could write a hand written letter they would guarantee hand delivery to him.
They made me sit on the floor and write a letter, which I did.
This is all happening while Buttafuoco makes press statements that he just wants dialogue, and any type of censorship is bad - but he goes thru every length to communicate with the Kremlin stooges, and makes every effort to hide from me.
What a shame of a President and a stain on this Foundation and a coward of a man. Afraid of little me, an exiled artist with a message of a better world and some questions - sounds just like Putin.
Ieri ha vinto la Costituzione, che attribuisce al Popolo le scelte più importanti.
Ieri ha vinto la Democrazia, perché i votanti sono stati molti di più di quanti se ne aspettassero e la loro decisione é stata forte.
Ma nelle settimane e nei mesi scorsi, a mio modesto avviso é stato totalmente sconfitto lo spirito dei padri costituenti.
Quello spirito che rifondò l’Italia e la rese una grandissima democrazia era uno spirito di riunificazione, che voleva far terminare i conflitti, sanare le ferite aperte dal fascismo e dalla guerra.
Si confrontarono, rispettandosi, persone che si erano combattute, che sarebbero stati avversari per tutta la vita.
Ma avevano visto i drammi che l’odio e la contrapposizione ideologica possono generare e, facendo tesoro di quell’esperienza, seppero confrontarsi rispettandosi, ascoltandosi.
Così è nata la Costituzione, senza guerre, senza odio, senza violenza verbale.
Esattamente il clima contrario rispetto a quello che abbiamo vissuto e che forse ci accingeremo a vivere.
L’ho detto più volte nelle scorse settimane: il clima da ultras non è l’humus nel quale possono evolvere le società e le democrazie.
Il male genera solo altro male, la violenza verbale genera violenza prima verbale che poi rischia di diventare fisica, l’ingiustizia genera rabbia, la mancanza di imparzialità o oggettività genera radicalismo e polarizzazione.
Se tutti urlano nessuno riesce ad ascoltare chi prova a ragionare.
A me é toccata in sorte la sventura di occuparmi ogni giorno, come Ministro della Difesa, di ciò che la follia umana può costruire, alimentare, diffondere.
Ogni giorno vedo come l’odio costruisce solo odio e la violenza genera altra violenza.
Partendo dalle parole.
Il risultato di questo Referendum obbliga ognuno, chi ha vinto e chi ha perso, a delle riflessioni serie.
Perché chi serve le Istituzioni ha il dovere di capire, interrogarsi e agire.
Noi lo faremo, io lo farò, perché è giusto farlo e non ci siamo mai sottratti al nostro dovere.
Voglio però ribadire un concetto che è un pilastro di qualunque democrazia ed è insindacabile:
La Magistratura deve essere terza, sopra tutte le parti.
Esserlo ed essere percepita come tale.
L’ordine giudiziario non può e non deve essere a fianco di una parte politica o contro una parte politica né diventare attore del confronto politico perché altrimenti viene meno la sua altissima funzione di equilibrio ed i poteri delegati ai magistrati possono diventare uno strumento di altro che non ha a che fare con la Giustizia.
É un concetto che ho usato spesso in questi anni, anche scontentano alcuni della mia parte, quando ho ribadito la necessità dei rappresentanti delle Forze Armate di dover essere e di dover essere percepite come terze.
Vale per la Magistratura ciò che vale per le Forze Armate e le Forze di Polizia: i loro poteri sono quelli su cui si basa la forza di uno Stato e la difesa della democrazia e quindi devono essere apolitici, apartitici e terzi perché altrimenti mettono a rischio ciò che sono nati per difendere.
E la loro terzietà, la loro libertà deve essere sempre, come dice la Costituzione, preservata attraverso l’indipendenza.
In questo equilibrio di poteri, indipendenza, responsabilità e terzietà si gioca un equilibrio più grande quello tra tutti i poteri della Stato, che è il fondamento di una democrazia sana, libera e salda.
Questi sono convinzioni e concetti che non scrivo oggi ma che troverete in ogni mia parola pubblica e privata negli ultimi 40 anni.
Perché ci credo.
Da 3 anni, in privato, incontri, riunioni dei ministri, interviste, dico ciò che ieri è stato codificato nella Strategia di Sicurezza Nazionale USA e cioè che il rapporto con l’EU sarebbe mutato e che le garanzie di difesa regalate dopo il ‘45 sarebbero finite velocemente.
Era chiaro, evidente.
Con una tempistica più accelerata di quella che temevo (pensavo concedessero 2/3 anni in più) é accaduto ciò che era previsto.
La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell’avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile.
Gli USA hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario.
Trump ha semplicemente esplicitato che l’EU gli serve poco o nulla in questa competizione.
Perché non ha risorse naturali particolarmente rilevanti o utili.
Perché sta perdendo la competizione sull’innovazione e la tecnologia.
Perché non ha potere militare.
Perché, rispetto ai nuovi attori del Mondo, é piccola, lenta e “vecchia”.
I motivi per cui lo abbia fatto anche con un po’ di asprezza non sono nemmeno loro una sorpresa perché i suoi giudizi (e quelli di molti esponenti repubblicani o maga) su alcune posizioni e scelte politiche dell’Unione sono note da anni.
Ma il tema principale non è l’EU.
Come si nota dal poco spazio dedicato al vecchio continente, nella strategia resa nota ieri.
Ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli USA nella competizione con la Cina.
Un approccio pragmatico, senza sentimenti o legami, utilitaristico ed esclusivamente orientato alla supremazia economica e tecnologica nei prossimi anni perché significa supremazia in questo secolo.
Nulla di nuovo, per chi lo avesse seguito negli anni, nulla di strano rispetto alla visione americana consolidata.
É questo scenario (come dicevo ampiamente previsto) quello nel quale devono essere definite le scelte, le decisioni, le strategie delle nazioni più piccole (come noi).
Perché anche noi abbiamo bisogno di risorse.
Perché anche noi abbiamo bisogno di tecnologie.
Perché anche noi abbiamo bisogno di far crescere la nostra economia e difendere il nostro spazio di ricchezza.
Non per esercitare una supremazia su qualcuno ma per garantirci futuro.
Nel frattempo però la pessima notizia è che dovremmo (per me dovremo) pensare a ciò che finora ci avevano fornito “gratuitamente”, i nostri alleati statunitensi: la sicurezza, la difesa e la deterrenza.
Non parlo solo di quelle militari.
Per scelta politica in questi anni abbiamo costruito e consolidato una grande quantità di rapporti bilaterali con nazioni che ci possono aiutare nel percorso futuro (in Africa, Golfo, Asia, Sud America, Australia) per garantire e rafforzare la sicurezza economica, energetica e di approvvigionamenti strategici.
Per scelta abbiamo contribuito a dare un piccolo impulso positivo ad un’Europa che aveva perso il contatto con le traiettorie del Mondo pensando di poterlo plasmare a sua immagine e somiglianza.
Piccolo, perché le resistenze ideologiche e burocratiche che rifiutano un approccio veloce e pragmatico alle evoluzioni della realtà sono fortissime e sedimentate.
L’Europa è anche però un luogo naturale dove poter trovare partners per fare ciò che da soli siamo troppo piccoli per realizzare.
Ad esempio è chiaro che la “soglia di ingresso” finanziaria per recuperare il tempo perso su tecnologie fondamentali richiede una quantità di investimenti pubblici e privati tali che anche per 27 nazioni sono pesanti.
Ma vanno fatti, per sopravvivere.
Stesso discorso per la Difesa: più siamo, più é forte, meno costa.
Siamo nel pieno centro di cambiamenti epocali.
Occorre vederli, capirli ed orientare la nave, come in mare durante una tempesta.
Perché, come accade in mare, nessuno, nemmeno i più grandi sono in grado di controllare i flussi dei tempi nei quali viviamo, ma ognuno é costretto ad affrontarli navigando al meglio.