Hai 75 anni.
Alleni da 50.
C'eri quando non c'era la linea del tiro da 3 punti.
Hai iniziato ad allenare quando il padre di Doncic non era ancora nato.
Sei giunto alla ventottesima stagione alla guida dei San Antonio Spurs.
Oggi alleni la squadra più giovane dell'intera NBA, dove l'età media è di 23,5 anni, e 15 giocatori sui 18 del roster non erano ancora venuti al mondo quando hai vinto il primo titolo con Duncan e Robinson.
"Bella bro" è il saluto che va per la maggiore.
Parlano più di TikTok che di PickAndRoll.
Hai in squadra Wembanyama che ha finito le superiori l'anno scorso.
Ad un certo punto, Jeremy Sochan, 21 anni, si avvicina e ti domanda "Bella Gregg, ti va se ci facciamo un selfie?".
Poi aggiunge: "È tipo quando chiedevi ad un passante di farti una foto, sperando che non mettesse il dito davanti all'obiettivo per non sprecare il rullino".
...
Questi ragazzi sono giovani.
Pensano di poterti mettere in difficoltà e di coglierti impreparato.
Ma ne devono mangiare ancora parecchia di pastasciutta.
Tu sei l'essere umano più intelligente, anticonformista, moderno e pionieristico che si sia mai visto nel mondo del basket.
E allora replichi: "Jeremy, adesso ti faccio vedere io come si fa scatta la foto dell'anno che farà esplodere tutti i social network che io non ho".
Il fatto che l'informazione sportiva su tiratura nazionale non passi per l'Ultimo Uomo la dice lunga sul pressapochismo di noi lettori e dei media mainstream.
Un paese vecchio, che si rivolge a un pubblico vecchio (non solo anagraficamente) con linguaggi vecchi.
Aria fresca.
Quindi sarà di nuovo El Clasico.
Una last dance jordaniana tra questi due Goat.
Da un lato un anziano sclerotico, instancabile produttore di memes e potenzialmente pericoloso per il mondo occidentale.
Dall'altro pure ma col parrucchino.
Viva el Futbol.
- Benedice bambini come un nuovo profeta del Cristianesimo.
- Fa segnare Asllani con un inserimento alla Frank Lampard.
-Fa segnare Sanchez in serie A dopo 2 anni.
- Produce più basi meme che occasioni da gol.
INGIOCABILE
#InterGenoa
Quando stai dominando in campionato, sei competitivo in Europa ma decidono di rovinarti la giornata facendoti vedere le foto di come stavi all'addio al celibato di Lautaro.
Oggi è un giorno speciale per la pallacanestro: Dan Peterson compie 88 anni. La portata di ciò che ha fatto per il basket è semplicemente epocale: la diffusione, soprattutto della NBA, nel nostro Paese è per buona parte merito suo, delle sue telecronache, delle sue citazioni, delle sue battute, della sua passione.
Anche Wrestling, Slamball, e altri sport americani gli devono tanto.
Oltre ad essere stato un grandissimo allenatore, è stato un geniale comunicatore, anche attraverso la tv la generalista. Sono famosissimi i suoi spot del tè Lipton. Ma molti dimenticano questo spot, andato in onda in tv.
Un capolavoro.
In onda anche in fascia protetta.
Solo lui poteva essere in grado di compiere questa impresa.
Buon compleanno e grazie di tutto coach Dan.
Triple segnate da Bilan in 40 minuti: 1.
Triple segnate da tutta Milano, escluso Melli, in 40 minuti: 0.
Brescia batte Milano e la stacca di 6 punti in classifica.
#serieatipo
Pensate per un momento al giocatore in maglia nera sulla sinistra.
Pilastro della squadra locale con la quale sfiora i playoff da tre anni nel campionato amatoriale locale.
Soprannominato "comodino" per la sua struttura fisica, è il Re dei rimbalzi e professore del lavoro sporco e dei blocchi granitici.
Quel campionato, nel sud-ovest della Francia, si chiama "Coupe des Landes", e lui si è preparato tutta l'estate a suon di grigliate e Negroni: la preparazione consigliata anche dai medici per chi gioca nelle minors.
È il giorno della prima partita.
L'avversaria è il Biscarrosse, paesino vicino di 12 mila abitanti.
È un avversario modesto che non ha quasi mai creato problemi, che ogni anno riesce a pagare la quota di iscrizione al campionato con delle valigette colme di contanti fornite dallo sponsor che porta sulle maglie.
"Oggi si vince facile", avrà detto ai suoi compagni mentre si limava i gomiti per l'occasione.
Inizia la partita.
Gli avversari schierano uno nuovo.
È altino, ed anche grossettino.
Sembra la sua custodia.
Qualche anno fa, quello lì, ha pure dato spettacolo vincendo una finale NBA contro LeBron, Wade e Bosh.
E ora, a cinque anni dal ritiro ufficiale, ha deciso di tornare a giocare, a 41 anni, con gli amici di una squadretta locale.
Ora torniamo all'inizio: pensate per un momento al giocatore in maglia nera sulla sinistra che ieri, a rimbalzo, ha cercato di tagliare fuori Boris Diaw.
Siamo tutti con lui.
Non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta.
Succede che Noah Lyles, il velocista statunitense migliore al mondo, oro ai mondiali nei 100, 200 e staffetta 4x100, dica in una intervista che non sopporta quando in NBA la squadra vincente venga chiamata "World Champion" perchè gli Stati Uniti (e parte del Canada) non sono il mondo.
Succede che tanti giocatori lo deridano pubblicamente, da Durant a Lillard, da Booker a Gordon, da Draymond Green ad Adebayo, da De'Aaron Fox ad Haslem (e tanti altri), dicendo che va aiutato, ponendo dubbi sulla sua intelligenza, sostenendo che loro sono i più forti del mondo (come se Lyles avesse detto il contrario) ed è per quello che è corretto quel "World Champion".
Succede che poi si alzi una voce fuori dal coro negli Stati Uniti. Ha qualche anno in più, barba e capelli bianchi, e si chiama Gregg Popovich: "Non ci sono campioni del mondo in NBA. Non ricordo nessuna squadra NBA che abbia incontrato ufficialmente qualche altra squadra fuori dai nostri confini per ottenere tale titolo. C'è una squadra canadese? E' vero c'è Toronto. Ma il mondo è un pochino più grande del Nord America. So che a volte noi americani arroganti ce ne infischiamo del resto del mondo, ma è così: c'è un grande mondo là fuori".
Un piccolo dettaglio: queste sue parole risalgono a 13 anni fa, nel 2010, quando qualcuno gli chiese come mai sugli stendardi dei titoli vinti dai San Antonio Spurs non ci fosse scritto "World Champion" ma "NBA Champion".