Bill Gates e fauci, via email.
"L'obiettivo è la vaccinazione dell'intera mondo - 7 miliardi di dosi singole o 14 miliardi di dosi doppie ... Il volume di produzione sarà senza precedenti.”
2020, ancora il vaccino tecnicamente non c'è.
Ecco perché vietare ogni possibile cura.
La banchiera Catherine Fitts spiega (in italiano) perché i lockdown del 2020 servivano al Grande Reset, per salvare il sistema, facendo fallire le piccole imprese a favore di quelle grosse, stampando 6 trilioni di dollari ma prevenendo l'iperinflazione.
Rendiamoci conto che nemmeno colui che tendenzialmente viene considerato come il "male assoluto" dal canone occidentale ha mai parlato nei termini dell'attuale presidente USA. Ed il problema è che gli stessi USA sono fondati sul genocidio e sulla sopraffazione. Sono quelli che davano le coperte infette di vaiolo ai nativi e diffondevano tra loro gli alcolici (mentre li vietavano per i bianchi); sono quelli di Hiroshima e Nagasaki, del napalm sui villaggi vietnamiti; sono quelli di Guantanamo ed Abu Graib. Ogni uomo sano di mente oggi dovrebbe iniziare a riflettere su come liberarsi da questo cancro.
Daniele Perra
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO #CROSETTO.
Ten. Col. (ris.) incursore
Fabio Filomeni
8 Aprile 2026
Egregio Signor Ministro,
Mi rivolgo a Lei in qualità di Ufficiale delle Forze Speciali, attualmente in riserva. Ho avuto il privilegio di servire la Patria tra i migliori, uomini preparati al massimo livello operativo, affrontando ogni missione con dedizione e onore, consapevole dell’impegno assunto davanti alla Bandiera di Guerra, già del X Reggimento Arditi e poi del Battaglione Sabotatori. Con il Tricolore sul braccio, ho condiviso numerose operazioni insieme ai miei commilitoni e spesso in collaborazione con i militari statunitensi. Pur riconoscendo la superiorità tecnica e logistica degli americani, posso affermare con orgoglio che noi italiani non abbiamo mai sfigurato al confronto con quelli che la storia ha definito nostri “alleati”, termine che personalmente non mi sento di utilizzare. Lei sa bene che l’Italia ha già pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane nelle “guerre umanitarie” in cui gli Stati Uniti hanno voluto esportare la loro idea di democrazia o combattere il terrorismo che, paradossalmente, avevano contribuito a generare. L’esempio dell’Iraq, dopo la seconda guerra del Golfo e la morte di Saddam Hussein, è emblematico: uno Stato lasciato nel caos, insicuro, come ci ricorda la tragica strage di Nassiriya, dove 19 nostri connazionali hanno perso la vita. Questa ennesima guerra nel Golfo scatenata da USraele (USA+Israele) rischia di concludersi in modo tragico per il popolo iraniano la cui unica colpa è quella di aver voluto mantenere la sovranità politica e territoriale scegliendo di non sottomettersi alle potenze occidentali. È di stanotte la buona notizia di una tregua di due settimane. L’Italia ne approfitti per esprimere con fermezza la sua contrarietà a questa guerra dichiarando NEUTRALITA’ incondizionata anche nei confronti dell’utilizzo del patrio suolo per quanto concerne le basi militari USA. Nessuna azione di combattimento o di supporto alle operazioni deve avere come origine le basi americane insistenti sul territorio nazionale.
Signor Ministro, ieri, 7 aprile, ha presentato un’informativa urgente alla Camera dei deputati, affermando che il rispetto degli accordi con gli Stati Uniti relativi alle basi militari non implica automaticamente la partecipazione a un conflitto. Tuttavia, mi perdonerà, ma questa posizione è discutibile: qualsiasi operazione militare che venga ideata, pianificata o realizzata – anche solo dal punto di vista logistico – sul suolo italiano, ci rende di fatto parte attiva della guerra e, di conseguenza, potenziale bersaglio militare per l’Iran. Al contrario, uno Stato che si proclama neutrale – come dovrebbe fare l’Italia secondo l’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra – ha il dovere di tutelare la propria sovranità (ad esempio impedendo ai Paesi coinvolti nel conflitto di violare il suo territorio), mantenere una posizione imparziale e non contribuire in alcun modo alle operazioni belliche. Lei ha inoltre evidenziato che da oltre 75 anni nessun governo italiano ha mai messo in discussione la continuità dei trattati che regolano l’uso delle basi militari da parte degli Stati Uniti. Ma, caro Ministro, niente è eterno! È arrivato il momento di rendere pubbliche le clausole rimaste segrete per decenni al popolo italiano. Si tratta di accordi firmati da politici ormai scomparsi, che non dovrebbero più gravare sulle nuove generazioni. Renderle pubbliche è anche un atto di giustizia nei confronti di chi ha pagato con la vita il tentativo di restituire sovranità alla nostra amata Nazione.
Questo è l’appello che da soldato e patriota mi sento di farLe.
Structural rupture, indeed.
Plan A: out of control hard POWER. No Plan B.
Prime targets: China, Russia, BRICS.
The message: we're going no holds barred. Because we can.
Correction: because we're desperate.
https://t.co/RSwaXfsY30
The Raging Twenties started with a murder:
Gen. Soleimani, January 3, 2020.
Ordered by Trump 1.0.
The second part of the Raging Twenties starts with a war crime.
Mini-Shock'n Awe on Caracas, Delta Force raid.
January 3, 2026.
Ordered by Trump 2.0.
LA GESTIONE DELLA PANDEMIA IN SENATO: IL CONTROLLO E LA PAURA
Non è stata solo una pandemia. È stato un esperimento di controllo. Un progetto globale che ha trasformato la medicina in amministrazione, la scienza in propaganda e i cittadini in sudditi disciplinati.
Il Covid è stato la più grande prova generale di gestione delle masse della storia moderna. Tutto è iniziato nel caos, ma quel caos è diventato metodo. Si è imposto il dominio della paura, ripetuta, misurata, alimentata ogni giorno da numeri e decreti. I morti contati in diretta, le conferenze stampa serali, la retorica dell’emergenza: un linguaggio uniforme, pensato per immobilizzare la mente collettiva.
La medicina non curava più, amministrava. I protocolli sostituivano il pensiero, le circolari il giudizio clinico. Il medico divenne un esecutore, non un osservatore. Chi curava fuori schema veniva sospeso, chi dubitava marchiato come negazionista. Il dissenso fu trattato come malattia da estirpare.
La paura è stata il primo farmaco di massa. Ha paralizzato la razionalità, ha reso accettabile l’assurdo: la chiusura delle scuole, l’isolamento degli anziani, l’idea che si potesse vietare il contatto umano “per il bene comune”. La popolazione fu rieducata alla distanza, all’obbedienza, al silenzio.
Le autopsie, il metodo clinico, la discussione scientifica, tutto ciò che definisce la medicina vera, vennero sospesi. Si doveva solo credere. Il pensiero critico era un rischio, la verifica un reato. Le decisioni scendevano dall’alto, spesso contraddittorie, ma sempre giustificate con una parola magica: sicurezza.
Si crearono nuove gerarchie: chi poteva parlare e chi doveva tacere. Si censurò in nome della verità, si punì in nome della scienza, si mentì in nome della salute. In pochi mesi il mondo libero divenne un laboratorio di controllo comportamentale.
Ci dissero che era per la sicurezza di tutti. Ma la sicurezza, in quei mesi, fu la nuova frontiera della discriminazione.
Mentre si celebravano gli eroi in camice, nei reparti si chiudevano le porte ai malati cronici, ai fragili, ai non conformi. La medicina si trasformò in un filtro morale. Curava chi aveva il documento giusto, non chi aveva bisogno.
Chi non possedeva un Green Pass non era più un cittadino, ma un sospetto. Non poteva entrare in ospedale, non poteva accompagnare un genitore, non poteva donare il sangue o ricevere un trapianto. Persone già malate vennero lasciate sole, come se la salute fosse una concessione e non un diritto.
Nelle oncologie, le terapie venivano rinviate o sospese. I reparti di riabilitazione si svuotavano. L’assistenza domiciliare sparì. Per mesi, la medicina smise di essere cura e divenne controllo.
In quei giorni, le immagini che circolavano parlavano un linguaggio surreale: personale sanitario che ballava, mentre pazienti reali morivano di abbandono, di solitudine, di ritardi evitabili. La realtà era più dura: i protocolli avevano sostituito il pensiero, i regolamenti la compassione.
Non è accettabile che in un Paese civile si neghi l’accesso alle cure in base a un codice digitale. La salute non può essere subordinata all’obbedienza
Le tecnologie digitali completarono l’opera. Il Green Pass, presentato come misura sanitaria, divenne uno strumento di selezione sociale. Un codice QR decise chi poteva entrare, lavorare, viaggiare, curarsi. Era la medicina trasformata in algoritmo.
La pandemia ha mostrato come il potere possa usare la salute come leva politica. Non per proteggere, ma per dirigere. Non per informare, ma per addestrare. Si è costruita una società della sorveglianza travestita da civiltà del benessere.
Oggi, in Senato, le prime verità cominciano ad affiorare. Si parla di errori, ma gli errori non bastano a spiegare un sistema così preciso, così coerente nella sua deriva. Dietro la confusione apparente, c’era un disegno: centralizzare, controllare, uniformare.
Massimo Fioranelli, cardiochirurgo e medico di medicina integrata (Tramite Fiorangela Altamura)
I verbali desecretati della commissione covid stanno facendo uscire qualche verità molto scomoda che è emersa nelle audizioni. Questa per esempio vale per tutti quelli che "ma tu che ne sai che non sei un medico?"
Il cts seguiva un matematico credendo fosse un medico epidemiologo
Lo dicono adesso, perché non ci sarà alcuna conseguenza. Nel momento in cui questi fatti accadevano, loro bastonavano, radiavano e sospendevano quelli che li segnalavano.
Senza vergogna. Da vomito.
@heather_parisi In pochi si rendono conto che questo paese è sull'orlo del fallimento a causa di decenni di azioni politiche che a tutto erano volte tranne al benessere degli italiani. Questa crisi è voluta.