Di chi è la colpa?
È solo parzialmente dei teppisti in piazza. È anche di chi ha illuso per decenni loro, i loro genitori e i loro nonni di poter vivere sopra le proprie possibilità.
Sanità “gratis”, istruzione “gratis”, bonus, sussidi, pensioni, il tutto a un costo ben superiore a quello che lo Stato avrebbe potuto sostenere con le sole entrate fiscali.
La soluzione politicamente più vantaggiosa è stata il debito.
Decenni di credito facile e tassi artificialmente bassi hanno alimentato l’illusione collettiva che fosse tutto sostenibile.
Ma il debito sposta il costo nel tempo e aggiunge interessi. Puoi rifinanziarlo a lungo - soprattutto se sei un Paese occidentale - ma non puoi dare per scontato che qualcuno ti presterà sempre denaro alle condizioni che desideri.
Quando gli interessi diventano la prima voce di spesa pubblica, il percorso verso il baratro è già iniziato e il futuro sta presentando il conto.
Tu, Stato, sei obbligato a far svanire gradualmente l’allucinazione collettiva tagliando la spesa pubblica. Il risultato evidente è che chi è stato abituato a vivere a spese del futuro scende in piazza avvelenato.
Ma la colpa di chi è: dell’avvelenato o dell’avvelenatore?
@realvarriale@Cristiano Direttore mente la sua fine carriera com'è stata? Gloriosa alla Messi o umiliante come Cristiano? Sarebbe curioso conoscere la sua opinione
“I socialisti ci dicono: poiché la Legge detta regole per l'amministrazione della giustizia, perché non potrebbe regolare anche il lavoro, l'insegnamento, la religione?
Quando la Legge, attraverso l'intermediazione del suo agente necessario, la Forza, impone un modo di lavoro, un metodo o una maniera di insegnamento, una fede o un culto, non agisce più nei confronti degli esseri umani come freno ma come costrizione. Essa sostituisce la volontà del legislatore alla loro propria volontà, l'iniziativa del legislatore alla loro propria iniziativa. Non è più compito loro esaminare, comparare, prevedere, la Legge compie tutto ciò al loro posto.
L'uso delle facoltà intellettive diventa un impiccio inutile; essi cessano di essere uomini e donne; perdono la loro Personalità, la loro Libertà, la loro Proprietà.
[…]
Il Socialismo, per quanto si compiaccia di sé stesso, non può fare a meno di accorgersi di aver partorito il mostro della Spoliazione legale. Ma cosa fa allora? Lo camuffa abilmente agli occhi di tutti, persino ai suoi, sotto le affascinanti parole di Fraternità, Solidarietà, Organizzazione, Associazione. E dal momento che noi non pretendiamo dalla Legge così tanto, dal momento che esigiamo solo la Giustizia, avanza la supposizione che noi respingiamo la fraternità, la solidarietà, l'organizzazione, l'associazione, e ci getta addosso l'epiteto di individualisti.
Che egli sappia dunque che ciò che noi respingiamo, non è l'organizzazione naturale, ma l'organizzazione forzata. Non è l'associazione libera, ma solo quelle forme di associazione che egli pretende di imporci. Non è la fraternità spontanea, ma la fraternità sottoposta alla legge. Non è la solidarietà provvidenziale, ma la solidarietà artificiale, che non è altro che un ingiusto trasferimento di Responsabilità”.
Frédéric Bastiat: La Legge, 1850.