@LyonLollino A mio parere, questo monologo è il paradigma di ciò che penso di lui: un ego gigantesco al (non) servizio della sua opera. Perché credo che, finché riesci a usare il tuo ego per creare, la cosa funzioni.
@LyonLollino La sua tanto decantata scrittura teatrale, poi, è spesso intrisa di retorica e infarcita di dati storici largamente conosciuti. Secondo me gli basterebbe scendere dal piedistallo narcisistico sul quale si è messo per diventare un autore molto più interessante da seguire.
@LyonLollino Negli anni ho visto alcuni suoi spettacoli e sì, scrivere sa scrivere. Ma è troppo pieno di sé, di quel continuo sottotesto: “Guardate quanto sono bravo”. Già questa modalità da “mettiti a sedere che adesso ti spiego IO come va il mondo” la trovo odiosa.
@LyonLollino Nonostante abbia il suo stesso pensiero politico, non lo sopporto. È il classico personaggio che, anziché creare ponti con l’altro, li distrugge. Certo, di artisti così ce ne sono stati tanti, ma è un esercizio difficile e bisogna saperlo fare.
@AlexTran677026 I agree with what you wrote, but (in case you didn't know) the gimmick of showing the number 3 the
'wrong' way is not Tarantino's own invention.
It's a homage to an Italian film starring Nino Manfredi and Martin Landau: Rosolino
Paternò, Soldier (1970), directed by Nanni Loy.
@susyna1971 Mah! Io nella mia ignoranza sull’argomento posso anche accettare le dichiarazioni di questo signore, ma il punto (per me) è un altro: a questo punto, Stasi lo si poteva condannare oltre ogni ragionevole dubbio?
Chi è davvero l’uomo della spazzatura?
Dipende dal tuo feed.
Ormai l'abbiamo vista tutti, la famosa foto dell'uomo che butta la spazzatura.
In un post è un vicino di casa, in un altro è un vedovo disperato che cerca conforto nei piccoli gesti quotidiani e in un terzo è un clochard che cerca un po' di dignità.
Insomma, cambia solo lo storyteller di turno.
Ma il colpo di genio arriva quando qualcuno fa notare nei commenti che forse, dico forse, questa persona non è affatto ciò che viene raccontato.
La risposta? “Non importa se è vero o no, l’importante è il messaggio che trasmette!”
Ah, fantastico. Quindi, la verità è solo un dettaglio trascurabile, giusto?
E qui sta il problema: quando si normalizza questa logica, diamo libero sfogo alle fake news, alla disinformazione e alla mala-informazione.
Non c’è differenza tra il “raccontare storie” e il “diffondere bugie”. Se tutto è permesso in nome del "messaggio che trasmette", chi decide cosa è vero e cosa no?
Pensiamoci bene: se non ci interessa più la verità dei fatti, allora stiamo facendo il gioco di chi vuole manipolare l’informazione.
E sì, sto parlando di tutti quelli che condividono queste storie lacrimevoli senza verificare un minimo.
Un po' di sano fact-checking, ogni tanto, non farebbe male. Non c'è bisogno di essere giornalisti per farlo, serve solo un po' di buon senso.
Perché se ogni storia è vera, allora nessuna lo è davvero.
Leggete i classici. Pasolini, Pavese, Calvino, Baudelaire, Dostoevskij, Tolstoj, Nietzsche.
Un esercizio che vi aiuterà è dedicare 30 minuti della vostra giornata alla lettura. Dopodiché, leggete una poesia e ascoltate buona musica. Ogni giorno.
Vi aiuterà a restare distanti dall’era digitale e formare un pensiero critico. Non mercificate la vostra dignità.
In un mondo arido, siate semi. Non è mai troppo tardi per germogliare. Anche in pieno inverno.
@fildesigns Anche a me non piace questo nuovo stemma, ma non sapevo il perché e grazie alle tue spiegazioni, adesso lo so. Io lo avevo bollato come: “perfetto per una ditta di salumi”.