Eher allergisch gegen so genannte "soz. Netzwerke". Ich suchte nach dem Knopf, um die Anzahl der Follower auf Null zu setzen. Kein Knopf!? Wie jämmerlich! ☻☻
Scoop ! Il en va des tweets comme des marchandises : il y en a des jetables (99% des tweets ont ainsi à peine 24h de durée de vie) et des durables. Revenez dans 20 ou 30 ans relire mes tweets. On parie combien qu'ils seront toujours d'actualité ? En anglais on dit "Up to date" 🧐
@PlatetJean@JeanMessiha Ce qui veut dire que 3) LFI était tout à fait en phase avec la philosophie de la Fête de la Musique, chacun faisant comme il l'entend. 4) LFI était libre d'organiser sa fête sans recevoir d'injonction de quiconque. 5) le préfet de police qui veut interdire est juste idiot !
@PlatetJean@JeanMessiha Cher Jean-Pierre, vous avez visiblement raté quelques séquences ! 1) Le véritable inventeur de la fête de la musique s'appelait Maurice Fleuret. Jacques Lang était juste son ministre. 2) FdlaM = dès le début : je sors dans la rue avec mon saxo et je joue. Fête INFORMELLE !!!!!
@ManInDamascus@ggreenwald Pauvre type ! Encore un guignol qui n'a pas dû bien lire la Torah, sinon il saurait que TOUT y est faux, la Torah ayant été plagiée par de médiocres écrivains dans les poubelles du pharaon Amenothep IV, inventeur du monothéisme. Le monde commence à y voir un peu plus clair. OUF !
@GeWoessner Si, aux petits matins d'hiver, Paris est 6° plus chaude que Fontainebleau, cela voudrait dire qu'il y aurait deux climats différents ???? Même un gamin de 10 ans comprend pourquoi les forêts (et les zones humides) sont plus "froides" que le béton. Dites-le au GIEC !
@GeWoessner À partir de ma petite culture scientifique, je sais que la climatologie est la plus jeune des Sciences de la Terre = avec le moins de recul, d'où le recours (abusif) aux modèles mathématiques. Je signale qu'en hiver, Paris est régulièrement 6° plus chaude que Fontainebleau.
@sufferingmoss@KylieJenner@lynnammess Dear Matt, have you ever heard of Maurice Béjart, the great French choreographer? He had Senegalese blood on his father's side (actually one of his father's grandmother came from Capo Verde. Her first name was Fatou). YESSSSS ! Of course you too have black ancestors ! ☺
@KylieJenner Mon conseil au designer : la béance à l'arrière de la robe n'est pas très esthétique. J'aurais rajouté deux doubles lanières partant de l'arrière et de l'avant, des deux côtés, et se nouant via un nœud sur le flanc ? L'ensemble resterait sexy, mais sans le gros trou derrière.
@AfterRMC@DanielRiolo J'ai beau être africain, j'estime que l'Italie en CdM aurait fait mieux que moult équipes africaines. Et j'ai détesté le jeu des Ivoiriens face à l'Allemagne. Problème : les Africains ont déjà joué leur CDM. Elle s'appelle la CAN et a lieu tous les... deux ans..., so far !
Trump è ossessionato da Giorgia Meloni. Per la seconda volta in ventiquattr'ore il presidente degli Stati Uniti ha dedicato un post alla donna che guida un Paese di sessanta milioni di abitanti. Non la Cina. Non la Russia. L'Italia.
Prima «mi ha fatto pena». Poi, su Truth Social, «vuole tornare amica per far risalire i suoi numeri. No grazie!!!». Tre punti esclamativi. Come un adolescente che scrive alla ex alle tre di notte.
Ha sbagliato il nome e non è un caso. Ha scritto «Gigiorgia». Poi ha corretto. Nel 2019 aveva trasformato Giuseppe Conte in «Giuseppi». Non è dislessia: è il marchio che il bullo mette sulla vittima. Ti rimpicciolisco a partire dal nome.
Ma la vittima, stavolta, non si rimpicciolisce.
Meloni ha risposto in inglese, su Instagram, in modo che il mondo intero potesse leggere senza bisogno di traduzione:
«Presidente Trump, questi attacchi continui e immotivati sono insensati. Essere tua amica non ha certo favorito la mia popolarità. L'Italia rimane una nazione sovrana. La mia popolarità non è affar tuo. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua».
E poi ha chiuso: «Non tornerò sull'argomento, perché credo ancora nell'unità dell'Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all'altezza del nostro compito».
Meloni non abbassa la testa. Con lei, come si dice a Roma, ha sbagliato indirizzo, numero civico e portone. E questo manda in cortocircuito l'intero meccanismo narcisistico di Potus.
Trump con lei impazzisce, perché non riesce ad avere l'ultima parola. Il suo è l'atteggiamento classico del narcisista maligno, abituato a zittire chiunque gli si metta davanti.
Nella sala del consiglio di amministrazione, il dissidente viene licenziato. Nella campagna elettorale, l'avversario viene ridicolizzato fino a ritirarsi. Nella Casa Bianca del secondo mandato, i generali che dicevano no sono stati rimossi uno per uno. Il sistema ha sempre funzionato: alzi la voce, l'altro abbassa la testa.
Meloni non abbassa la testa. E il narcisista va in tilt.
Ma chi è, esattamente, l'uomo che pretende di rimpicciolire il premier italiano?
Stiamo parlando dello stesso che tre giorni fa ha sventolato ai giornalisti del New York Times, nello Studio Ovale, un documento in cui si certifica che è più grande di Napoleone, Alessandro Magno, Gengis Khan, Stalin e Hitler. «I miei poteri sono illimitati», ha spiegato. «Loro non avevano gli aerei».
Trump ha attribuito la madre di tutti i riconoscimenti gloriosi a uno «storico presidenziale» di nome Dave King. Peccato però che Haberman e Swan, i due reporter del libro Regime Change, abbiano subito scoperto che Dave King è il caddy personale del golfista Gary Player.
Un portamazze che ha consegnato la sua perizia geopolitica durante una partita a Mar-a-Lago. La CNN ci ha riso sopra in diretta, con le lacrime agli occhi. Trump impavido lo ha rilanciato lo stesso su Truth Social, con un «Sounds good to me!».
Chiamiamo le cose con il loro nome: quest'uomo è un megalomane. Non in senso figurato, non come insulto da bar. In senso clinico.
Un ottantenne che si lacca i capelli per farli sembrare di più e si lacca l'ego per farlo sembrare immenso. Con la stessa tecnica: coprire il vuoto con lo strato successivo. Uno strato di spray sui capelli, uno strato di caddy camuffato da storico, uno strato di post su Truth Social alle tre di notte.
Sotto, c'è un uomo che invecchia male, che perde il filo, che confonde «Giorgia» con «Gigiorgia» e la grandezza con la prepotenza.
Ma che ha ancora il dito sui codici nucleari.
Questo è lo stesso uomo che il 7 aprile ha scritto su Truth Social: «Un'intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più». Novanta milioni di iraniani liquidati in un post tra un golf e l'altro.
Poi ha fatto marcia indietro, ha accettato platealmente il cessate il fuoco, per il quale aveva di fatto implorato l'accordo, per usare un termine che gli piace molto per gli altri. Stavano infatti per scadere i 60 giorni, dopo i quali il Congresso avrebbe potuto fargli il contropelo.
La stessa bocca che minacciava di cancellare la Persia dalla storia dice oggi che Giorgia Meloni «gli fa pena» per una foto. La sproporzione non è retorica. È clinica.
E non se la prende con la Meloni. È un Trump contro tutti, che apre bocca e gli dà fiato.
Il Papa «mette a rischio i cattolici». Macron «si sbaglia sempre» e «senza di noi parlerebbe tedesco». Starmer «è debole, un altro Chamberlain». A Merz rinfaccia il D-Day. Zelensky è «un dittatore e comico mediocre».
Nessun leader occidentale si salva. Il pattern è sempre lo stesso: chi non si piega viene ridicolizzato, chi non applaude viene demolito. Non è politica estera. È un elenco di bersagli compilato da un ego ferito.
Peccato per lui, che alla lunga le sue intemerate personalistiche stiano assumendo il peso di un peto.
Il narcisista maligno non conosce il pareggio. Non esiste lo scambio alla pari, la divergenza tra alleati, il dissenso legittimo. Esiste l'adorazione o la punizione.
Quando Meloni era «young, beautiful, fantastic» il sistema era in equilibrio: lei applaudiva, lui concedeva l'abbraccio. Ora che Meloni ha scelto di difendere la sovranità italiana sulle basi, di proteggere il Papa, di non partecipare a una guerra non sua, il circuito si è interrotto.
E la punizione non si ferma perché non può fermarsi. Ogni risposta di Meloni è una nuova ferita narcisistica che esige una nuova escalation.
La cosa più rivelatrice del secondo post non è l'attacco. È la bugia.
Trump scrive che Meloni è in calo di popolarità. Fratelli d'Italia è il primo partito italiano dal 2022, ininterrottamente. La guerra in Medio Oriente è impopolarissima in Italia.
E Trump stesso ha un giudizio negativo dalla maggioranza degli italiani. Se Meloni ha perso qualcosa, lo ha perso per essere stata troppo vicina a lui, non troppo lontana.
Ma il narcisista inverte la realtà per adattarla al proprio schema: «Mi hai lasciato e ora stai male senza di me». È la grammatica dell'ex violento, non della politica internazionale.
Le conseguenze, intanto, sono già concrete. Tajani ha annullato la visita a Miami. Il Business Forum Italia-USA è saltato. Confindustria si è ritirata. Il ricevimento del 4 luglio a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore americano a Roma, si avvia ad essere desertato dal governo italiano.
L'ambasciatore Fertitta ha già chiamato Palazzo Chigi per tentare di contenere il danno. Il prossimo appuntamento è il vertice NATO di Ankara il 7 luglio, dove Meloni e Trump si troveranno faccia a faccia. Con quale clima è facile immaginarlo.
C'è un precedente che il pubblico italiano conosce bene. Nel 1985 Bettino Craxi disse no a Ronald Reagan su Sigonella. Fu una crisi durissima, ma Reagan, pur furioso, rispettò la sovranità italiana.
Nel 2026 Meloni ha detto no a Trump sulle piste di atterraggio per l'Iran. Trump ha risposto dicendo che gli fa pena.
Quarant'anni fa, dire no al presidente americano era un atto di coraggio che veniva trattato con il rispetto dovuto tra alleati. Oggi è un pretesto per essere umiliata in diretta su una rete televisiva dell'opposizione e inseguita con post ossessivi su un social network.
Non è cambiata l'Italia. È cambiato chi siede alla Casa Bianca.
E c'è ancora chi, con il cappellino rosso in testa, lo chiama leader del mondo libero.
Ah, je me disais aussi ! ☺ Cher @grok, je vais t'aider à traduire le "pidgin French" : "li, franssé, kiss, kôz", c'est une déformation (qui aurait pu être commise par quelqu'un parlant mal la langue) de "Le français qui se cause", un peu comme le "Y'a bon" de Banania. Capito?☺
Rubrique "li franssé kiss kôz". Il m'arrive parfois de commettre des coquilles en tapant du texte, mais ce ne sont que des coquilles, conformément à l'adage africain : "Le singe qui veut escalader l'arbre s'assure préalablement d'avoir le c*l (Good luck, translator!☺) propre !
We must salute the students at Stanford who ignored threats and insults and through their actions declared that they would not be collaborators with genocide & lawlessness on the part of the U.S. settler state & its corporations.
@clem_garin@francepierron Chère France Pierron, ce que vous avez dit est vrai ! L'accouchement est un moment compliqué et les seules personnes dont puisse avoir besoin une parturiente sont les sages-femmes et les médecins. POINT. Quant à @lequipe, ma dernière engueulade était pour @olivier_menard. ☺
@France_Liberty Woke, wokiste et autres euphémismes chers aux gogos ! Je vous mets AU DÉFI de donner une définition intelligible de ces deux termes que sous utilisez sans savoir ce qu'ils veulent dire ! Et quel rapport avec France Pierron ?????
Les deux exemples qui suivent n'ont rien à voir avec des coquilles mais relèvent d'un manque assez crasse de maîtrise de la langue française. Ça nous vient de @franceinfo, chère @DephineErnotte, ainsi que du Figaro (@lefigaro), ce journal qui a hébergé une flopée d'académiciens.
Les deux exemples qui suivent n'ont rien à voir avec des coquilles mais relèvent d'un manque assez crasse de maîtrise de la langue française. Ça nous vient de @franceinfo, chère @DephineErnotte, ainsi que du Figaro (@lefigaro), ce journal qui a hébergé une flopée d'académiciens.
Mais il faut écrire : les patients se sont vu prescrire des antibiotiques.
1er cas : elles se voient, elles-mêmes, en train de mourir ; 2e cas : ils voient d'autres personnes leur prescrire...
By the way, j'ai un paquet de manuels en préparation : orthographe, grammaire, etc.
Aucune difficulté dans l'opposition COD/COI :
- les deux cavalières se sont croisées et se sont souri. (On croise qq'un ; on sourit À qq'un).
C'est un peu plus compliqué avec Participe Passé + Infinitif, ex. avec dire, faire, voir...
Il faut écrire : elles se sont vues mourir.