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Ma come funziona davvero la macchina del potere di Bruxelles?
E qual è il destino di quegli individui integri e temerari, di quei pochissimi che fanno parte dell’élite e poi decidono di uscirne per raccontare al mondo i meccanismi più nascosti e imbarazzanti del sistema?
Lo abbiamo chiesto all’ex ambasciatrice a Bruxelles Elena Basile, che, da quando nel 2023 ha rassegnato le dimissioni per incompatibilità tra i suoi principi morali e gli obiettivi della nostra politica estera, ha deciso di dedicare la sua vita alla denuncia del tradimento degli ideali di pace e diplomazia sui quali era nato il progetto europeo dopo la Seconda guerra mondiale.
Come c’era da aspettarsi, da quel momento la Basile è finita nelle liste di proscrizione dei poteri forti italiani e, da quando ha osato dire a Otto e mezzo, davanti a Paolo Mieli, che la sua condanna dei metodi di guerriglia usati da Hamas erano «ragionamenti sottoculturali», non è stata più invitata in televisione.
In questa intervista esclusiva, l’ambasciatrice ci ha spiegato, attraverso gli occhi di chi è stato nelle stanze del potere, come siamo arrivati all’Europa di Macron, Merz e Von der Leyen; attraverso quali strumenti, pressioni e interessi più o meno occulti il sistema della guerra si sia impadronito di Palazzo Berlaymont e come oggi influenzi l’economia, la politica e buona parte del destino del nostro continente.
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Forse l’Iran ha già l’atomica.
O comunque la capacità di costruirla in tempi rapidissimi.
Intanto la diplomazia prova a muoversi, ma tutti i fronti restano bloccati.
Zelensky ha scritto una lettera pubblica a Putin proponendo un incontro diretto in un paese neutrale per discutere la fine della guerra.
Mosca non chiude del tutto la porta ma continua a contestare la legittimità politica del presidente ucraino, mentre negli Stati Uniti cresce la prudenza verso nuove escalation con la Russia.
In Medio Oriente i colloqui tra Washington e Teheran restano fermi.
Hezbollah ha respinto la nuova tregua americana in Libano e sia il movimento libanese che le milizie irachene rifiutano qualsiasi ipotesi di disarmo o smobilitazione senza il ritiro israeliano e la fine delle operazioni militari nella regione.
In Asia Xi Jinping tornerà in Corea del Nord per la prima volta dopo sette anni, segnale del rafforzamento dei rapporti tra Pechino e Pyongyang in una fase di forte tensione internazionale.
Negli Stati Uniti, infine, nuove immagini mostrano i gravi danni causati dall'incendio sulla portaerei USS Gerald R. Ford.
Il rogo sarebbe durato oltre trenta ore e potrebbe costringere la principale portaerei americana a un lungo periodo di manutenzione dopo quasi un anno di operazioni in Medio Oriente.
Ne parliamo in diretta alle 13.00 qui https://t.co/wCdmGq976A
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La Russia non era abbastanza.
I droni che l’Ucraina ha lanciato ieri su San Pietroburgo sono un attacco frontale a tutti i BRICS, e non solo.
In questi giorni, infatti, a San Pietroburgo si sta svolgendo il ventinovesimo Forum Economico Internazionale: 130 Paesi discutono di tutto lo scibile umano per costruire l’architettura commerciale e finanziaria del Nuovo Ordine Policentrico che ha preso il posto dell’unipolarismo USA.
I media occidentali l’hanno ribattezzata la “Davos russa”.
Non c’entra assolutamente nulla.
A Davos, ogni anno, va in scena la celebrazione della dittatura delle oligarchie finanziarie nel mondo “libberoh e democraticoh”.
Non si parla di produzione e di sviluppo, ma solo di come estrarre sempre più rendita.
A San Pietroburgo va in scena tutt’altro film.
Il copione prevede che si trovino accordi per una governance che permetta di impiegare i giganteschi capitali generati dal Sud Globale nello sviluppo dell’economia reale.
Putin voleva rassicurare in ogni modo i 130 Paesi invitati che, nonostante i fronti ucraino e dell’Asia occidentale, la situazione è sotto controllo.
E che, mentre l’Occidente è in balia della più grande bolla della storia del capitalismo globale, i garanti del Nuovo Ordine Multipolare (Cina e Russia in particolare) sono in grado di garantire la possibilità di fare profitti investendo nell’economia reale.
I droni ucraini servono a recapitare un messaggio da parte del padrone statunitense: sul piano economico avrete pure vinto, ma ve ne farete poco. Siamo in guerra. E se decidete di lasciare la nave USA mentre affonda, sappiate che noi siamo disposti a tutto pur di impedirvi di andare a investire i vostri soldi in sicurezza da qualche altra parte.
Di tutto questo abbiamo parlato con Alessandro Volpi, professore di Storia contemporanea all’Università di Pisa.
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La Camera degli Stati Uniti ha votato per limitare i poteri di guerra di Donald Trump contro l’Iran.
Il risultato, 215 voti a 208, è stretto ma pesante. Su 423 deputati votanti, il fronte favorevole alla limitazione dei poteri presidenziali vale il 50,8%, quello contrario il 49,2%…
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🔴 Più ammazzi, più fai punti.
🎮 Su internet è pieno di video di droni russi e ucraini che inseguono e colpiscono soldati terrorizzati sul fronte.
🇺🇦 Al governo ucraino è venuta un'idea che sembra uscita da un videogioco: trasformare tutto questo in una competizione a punti.
🕹️ È nato così Army of Drones Bonus, definito come la prima competizione al mondo per operatori di droni militari.
📰 Come racconta il Washington Post, il sistema premia gli operatori in base ai risultati ottenuti sul campo.
🎯 Più soldati nemici vengono uccisi o feriti, più punti si accumulano.
💰 I punti possono poi essere utilizzati per ottenere nuove attrezzature e armamenti per sé o per la propria unità attraverso una piattaforma online gestita dal governo.
Secondo quanto dichiarato dal ministro della Trasformazione Digitale Mykhailo Fedorov, l'uccisione di un soldato semplice vale 12 punti.
❌ La distruzione di un veicolo leggero assegna un punteggio superiore.
🛡️ Un carro armato vale ancora di più.
📈 Nuovi obiettivi e nuovi punteggi vengono aggiunti regolarmente.
🎯 Nella lista dei bersagli compaiono anche cecchini, squadre antincendio e altre unità specializzate.
🚁 I piloti di droni nemici valgono addirittura il doppio rispetto ai fanti.
🎮 Secondo il Washington Post, alcuni tipi di colpi particolarmente efficaci possono ricevere una valutazione maggiore, in una logica che ricorda le meccaniche dei videogiochi.
🏛️ «La filosofia del programma è semplice», ha dichiarato Andrii Hrytseniuk, CEO di Brave1, l'agenzia governativa che ha ideato il progetto.
⚔️ «Più distruggi, più ricevi.»
🔴 In altre parole: più uccidi, più fai punti.
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Pina Picierno lascia il PD e con lei se ne va un'intera idea di Europa civile, democratica e rigorosamente centrista. Tra i dem è già lutto diffuso, mentre il vasto mondo del centro si mobilita: renziani, calendiani e moderati di ogni sfumatura sono pronti a contendersela. La corsa all'eredità politica è ufficialmente aperta.
Ma ci sono anche notizie secondarie:
L’Iran spacca Washington. Con un voto a sorpresa, la Camera limita i poteri di guerra di Donald Trump contro Teheran: bastano sette voti di scarto e quattro repubblicani ribelli per trasformare la guerra in un caso costituzionale. Sullo sfondo una tregua sempre più fragile, bombardamenti che continuano e una Casa Bianca che fatica a spiegare se il conflitto sia davvero finito oppure no.
In Albania esplode la rabbia contro il maxi resort da 1,6 miliardi di dollari promosso da Jared Kushner. Per il terzo giorno consecutivo proteste e scontri con la polizia, mentre emergono i legami tra il progetto, i fondi sovrani del Golfo, la rete costruita dagli Accordi di Abramo e modifiche legislative finite nel mirino della magistratura. Per i manifestanti non è solo turismo: è un’operazione geopolitica e finanziaria di portata internazionale.
E poi la Russia. Nella notte di apertura del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la cosiddetta “Davos russa”, droni ucraini hanno colpito l’area della città e di Kronstadt, sede strategica della Flotta del Baltico. Aeroporti rallentati, disservizi alla rete mobile e obiettivi sensibili sotto attacco mentre la Federazione si prepara ad accogliere delegazioni da 130 paesi, Vladimir Putin e il vicepresidente cinese. Un segnale che va ben oltre il semplice valore militare dell’operazione.
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C’è un filo che lega i droni caduti in Romania, i missili su Kiev, il riarmo europeo che arranca, il programma PURL per comprare armi americane da girare all’Ucraina, la cordata ceca sulle munizioni che perde metà dei partecipanti, e la guerra dei quaranta giorni nel Golfo.
Quel filo è la crisi della strategia occidentale.
Non perché l’Impero sia crollato. Purtroppo no.
Ma perché i due fronti principali della guerra mondiale a pezzi — Ucraina e Medio Oriente — mostrano sempre più chiaramente la stessa contraddizione: l’Occidente continua a costruire le precondizioni dell’assedio contro Russia, Iran e, sullo sfondo, Cina.
Però deve fare i conti con la resilienza degli avversari, con i propri limiti politici, industriali e militari, e con risultati sul campo molto più deludenti di quanto promesso.
In Ucraina, l’Europa continua a parlare di sostegno “fino alla vittoria”, ma intanto diversi paesi ridimensionano il ricorso al SAFE, il PURL fatica a decollare, e la coalizione ceca per fornire munizioni a Kiev perde pezzi, Italia compresa.
Nel frattempo la Russia aumenta la pressione su Kiev, sulle ferrovie, sulle industrie belliche, sulle fabbriche di droni e sui centri decisionali, mentre la difesa aerea ucraina appare sempre più logorata.
E nel Golfo Trump si trova davanti allo stesso problema: non può permettersi di ammettere una non-vittoria contro l’Iran, ma non ha nemmeno la forza per imporre davvero la resa.
Con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, proviamo a capire se l’Occidente sta davvero tornando alla forza, oppure se è entrato in un’impasse sempre più pericolosa.
Perché l’Impero può ancora fare moltissimi danni.
Ma può ancora permettersi di vincere?
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🇪🇺 In Unione Europea essere filo-palestinese è diventato ufficialmente un reato.
📰 È l’incredibile caso del giornalista tedesco Huseyin Dogru.
❌ A Dogru sono stati congelati i conti correnti, persino quelli della moglie e della madre.
⚖️ Tutto è iniziato lo scorso anno, quando Dogru è finito nel 17° pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia.
❓ L’accusa ufficiale?
🚨 Udite udite: essere un giornalista «filo-palestinese» e aver «alimentato discordie etniche, politiche e religiose», sostenendo così le «attività destabilizzanti della Russia».
📉 Prove? Assolutamente nessuna.
🧨 In buona sostanza, l’Unione Europea ha introdotto una sorta di «reato d’opinione».
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Nel Golfo Persico la “guerra finita” di Trump continua a produrre missili, droni e petroliere colpite. Gli Stati Uniti hanno attaccato una nave diretta verso l’Iran nello Stretto di Hormuz e da lì si è aperto il solito scambio di “autodifese preventive” tra Washington e Teheran: raid sull’isola di Qeshm, missili contro obiettivi americani, allarmi in Bahrein e danni veri in Kuwait, nonostante le rassicurazioni del CENTCOM.
Sul fronte politico e mediatico si parla anche del presunto scontro Trump-Netanyahu, che secondo diverse letture sarebbe più guerra dell’informazione che rottura reale, mentre Hezbollah presenta la tregua in Libano non come una pace ma come una pausa dentro uno scontro molto più lungo.
E intanto Trump deve gestire pure il caos interno: la Casa Bianca è stata costretta a congelare il discusso fondo miliardario collegato agli imputati di Capitol Hill, tra accuse di favoritismi, conflitti d’interesse e repubblicani sempre meno entusiasti di dover spiegare certe operazioni davanti al Congresso.
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Nel Golfo Persico la “guerra finita” di Trump continua a produrre missili, droni e petroliere colpite. Gli Stati Uniti hanno attaccato una nave diretta verso l’Iran nello Stretto di Hormuz e da lì si è aperto il solito scambio di “autodifese preventive” tra Washington e Teheran: raid sull’isola di Qeshm, missili contro obiettivi americani, allarmi in Bahrein e danni veri in Kuwait, nonostante le rassicurazioni del CENTCOM.
Sul fronte politico e mediatico si parla anche del presunto scontro Trump-Netanyahu, che secondo diverse letture sarebbe più guerra dell’informazione che rottura reale, mentre Hezbollah presenta la tregua in Libano non come una pace ma come una pausa dentro uno scontro molto più lungo.
E intanto Trump deve gestire pure il caos interno: la Casa Bianca è stata costretta a congelare il discusso fondo miliardario collegato agli imputati di Capitol Hill, tra accuse di favoritismi, conflitti d’interesse e repubblicani sempre meno entusiasti di dover spiegare certe operazioni davanti al Congresso.
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E chi lo dice che siamo destinati al declino?
Basta con i pessimisti da salotto: le ricette per uscire dalla crisi ci sono, come quelle messe nero su bianco da uno dei più importanti filosofi tedeschi contemporanei, Hauke Ritz.
La sue tesi sono forti e provocatorie: per tornare a essere se stessa e lasciarsi alle spalle 40 anni di declino, l’Europa deve liberarsi dal concetto politico e culturale di "Occidente" e riscoprire se stessa facendo la pace la Russia.
Insieme a Ritz vedremo come la "guerra civile europea" iniziata nel 1914 – di cui il conflitto in Ucraina è solo l'ultimo tragico capitolo – abbia progressivamente indebolito il nostro continente a totale vantaggio del soft power e del sistema economico-militare di Washington.
Guarda il video completo sul canale YouTube di Rethink Power qui https://t.co/K7UFeFdA4I
A difendere Zelensky dalle accuse di filonazismo è rimasto solo David Puente e la comitiva di Open.
Proprio mentre Mosca scagliava la seconda, terribile rappresaglia per la strage di Starobilsk (strage su cui i nostri amici debunker non osano fare chiarezza), Varsavia mollava Kiev con una motivazione storico politica: la glorificazione degli "eroi" dell'UPA, l'esercito collaborazionista delle SS responsabile dello sterminio dei polacchi.
Intanto le forze russe colpiscono centri decisionali e infrastrutture critiche ucraine, in quella che sembra essere diventata una nuova fase della guerra, in cui droni e intelligenza artificiale assumono un ruolo principale.
Ne parliamo stasera qui https://t.co/yluNLGMlmV con Stefano Orsi in una puntata d'eccezione de La Bolla, il format di geopolitica di OttolinaTV, condotto da Clara Statello
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Diciamoci la verità: mentre il genocidio perpetrato ai danni degli ebrei è diventato parte integrante della nostra memoria collettiva, i crimini dei nazisti nei confronti delle popolazioni slave e, in particolare, dei russi non sono stati affatto interiorizzati.
Poco più di 80 anni fa, Germania, Italia, Austria, Romania, Finlandia, Ungheria, Slovacchia e Croazia, con l’aiuto di truppe volontarie provenienti da Francia, Belgio, Norvegia e Danimarca, diedero avvio a una guerra di annientamento contro le popolazioni sovietiche che portò alla morte di 27 milioni di persone, di cui 16 milioni di civili (circa il 15% della popolazione dell’URSS).
Ma non è un caso se questi numeri vengono raramente ricordati dai nostri media o se pochi musei e giornate di commemorazione sono stati dedicati a quelle vittime. La ragione, scrive il filosofo tedesco Hauke Ritz, è che la guerra civile europea cominciata nel 1914 non è mai veramente finita.
E non si tratta certo di un fatto da poco. Anche perché c’è uno schema che si ripete.
A ogni nuova fase acuta della guerra civile europea (Prima guerra mondiale, Seconda guerra mondiale, guerra russo-ucraina dal 2014 a oggi), l’Europa occidentale esce sempre più indebolita, la presa di Washington sul continente aumenta e la Russia si rafforza.
E quindi? Siamo inevitabilmente destinati al declino?
Non secondo Ritz, che individua cinque ricette fondamentali per costruire una nuova Europa post-atlantica.
Vediamo quali sono alle 16:00 sul canale YouTube di RethinkPower qui https://t.co/KyBazIS1nS