L'Italia ha continuato a dare armi a Israele dopo l'inizio del bombardamento di Gaza. Il meccanismo è semplice: l'Italia dà le munizioni e Netanyahu le spara nel corpo dei bambini di Gaza. La democrazia italiana del 25 aprile ha inviato a Israele fucili, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori; aeromobili, apparecchiature elettroniche, pezzi forgiati, pezzi fusi e semilavorati; apparecchiature e tecnologia per la produzione; software e tante altre cose per sterminare i bambini palestinesi. Oggi i rappresentanti della Repubblica Italiana ricordano le stragi dei nazifascisti in Italia per conservare la memoria storica. Ma quale memoria storica? E' tutto molto attuale, non serve ricordare. Le stesse stragi nazifasciste che avvenivano in Italia nel 1944 avvengono tutti i giorni in Palestina. Gaza è tutta una Sant'Anna di Stazzema. I soldati israeliani spingono uomini e donne palestinesi contro i muri e aprono il fuoco. Poi creano delle grandi fosse comuni anche con le armi italiane e ci buttano dentro i cadaveri dei palestinesi. Oggi l'Onu indaga su una nuova grande fossa comune che i soldati israeliani hanno scavato nel giardino di un ospedale. Le democrazie occidentali sono organizzazioni criminali. Dimenticavo: Tajani il garantista ha sospeso i finanziamenti all'agenzia dell'Onu che aiuta i palesinesi, l'Unrwa, sulla base di accuse che Israele non ha mai provato. Però l'Italia continua a dare armi a Israele che ha sterminato 34.000 palestinesi.
Questo è un messaggio per i ministri del governo Meloni e per tutti i membri dell’opposizione che ambiscono a diventare ministri. Il messaggio è questo: cari ministri e aspiranti tali, dovete essere dei perfetti imbecilli se non capite che diventare ministri implica un potere immenso di decidere il futuro di milioni di persone, incluso il futuro dei nostri bambini. Dovete essere dei perfetti imbecilli se non capite che diventare ministro offre vantaggi personali smisurati con il piccolissimo svantaggio di essere criticati, talvolta in forme estreme che rasentano l’insulto, da persone che non hanno niente, non contano niente, non hanno nessun potere di decidere e che, pertanto, sono sottoposte al vostro volere mentre giacete nei vostri alberghi di extra-lusso con i soldi dei contribuenti. Direttamente o indirettamente, controllate radio, televisioni, quotidiani e università. Avete persino il potere di decidere chi morirà di tumore e chi sopravviverà modulando la spesa per gli ospedali, decidendo il numero dei posti letto e i medici da assumere. Per non parlare del vostro potere di portare l’Italia in una guerra nucleare con la Russia in Ucraina o in una guerra nel Mar Rosso. Ne consegue che l’ipotesi che siate un gruppo di imbecilli perché non capite questo principio elementare delle società libere è fondata ed è lecito sottoporla a verifica empirica calcolando il numero di querele che fate a intellettuali, giornalisti e persone comuni. Siccome fate tante leggi inutili, ecco la mia proposta: una legge che impedisca a chiunque diventi ministro di fare querele contro i privati cittadini, fatti salvi i casi eccezionali che dovrebbero includere soltanto due casi: 1) l’insulto violento tipo “cagn*”, “figlio di p.” e simili; 2) la minaccia diretta alla vostra vita o a quella dei vostri cari.
In una delle nostre ultime telefonate Michela Murgia mi raccontava di un elenco di intellettuali, soprattutto scrittori, non graditi che era stato girato a certi Istituti italiani di cultura in giro per il mondo. La repressione può avere molte forme, può essere la manganellata di un poliziotto adulto addestrato e attrezzato per gravi disordini sociali in faccia a un ragazzino che chiede di fermare la strage in Palestina o può essere un bisbiglio velenoso che comanda senza impartire. La leva dell’autocensura in Italia, oliata dalla naturale propensione di molti verso il potere di turno fa il resto: a volte non c’è bisogno di dire esplicitamente che vi sono categorie di persone con cui si può usare un pugno più duro che con altre. Basta la percezione di una garantita impunità da parte del potere politico maggioritario.
Negli ultimi mesi le strade italiane sono state bloccate da attivisti per il clima e da agricoltori organizzati. Lasciamo perdere le legittime richieste di ognuno, proviamo semplicemente a valutare le reazioni ai blocchi stradali. Gli attivisti per il clima sono stati apostrofati come «gretini», «eco vandali», «eco cretini», «delinquenti» e meritevoli di «essere sbattuti in galera e buttare via la chiave». Tutte queste definizioni sono uscite dalla bocca di importanti rappresentati dei partiti di maggioranza e del governo. Nessuno tra loro si è sognato di definire “agri cretini” i coltivatori che hanno protestato e che stano protestando ancora. Nel primo caso si è puntato il dito sul contestatore tralasciando le ragioni della suo manifestare mentre nel secondo caso le lamentele sono state prese così terribilmente sul serio che anche una statua disarcionata (non sporcata con vernice lavabile, letteralmente mandata in pezzi) in piazza a Bruxelles è passata inosservata nell’indifferenza generale.
Ciò che è preoccupante nelle impattanti operazioni di polizia di questi ultimi mesi è l’omogeneità delle vittime. Sono molti giovani (a quelli di Ultima generazione hanno dedicato perfino un decreto legge contra personam), studenti, afferibili ad ambienti di sinistra o comunque considerati estranei alla parte politica della maggioranza di governo, sono dichiaratamente antifascisti. Il governo più marziale della storia repubblicana e più benevolmente retorico verso le forze dell’ordine (meglio: verso il diritto alla forza che rappresentano) sta riuscendo nella mirabile impresa di aggiungere alla categoria dei “pericolosi” oltre alle storiche donne e bambini che sbarcano sulle nostre coste anche degli eleganti signori che alla borghesissima Prima della Scala urlano «viva l’Italia antifascista», degli studenti che sfilano per la pace, dei cantanti che dicono (come cantano) quello che pensano, dei conduttori televisivi che intervistano, delle donne che lamentano di essere uccise e così via. Di fronte alle immagini di 50 poliziotti bardati per la guerra che malmenano qualche decina di ragazzini con lo zaino in spalla, la questura di Pisa ci ha spiegato che «il corteo non era autorizzato» (come gli agricoltori in mezzo alla strada, come i fascisti alle commemorazioni, del resto) e che «è mancata l’interlocuzione con i rappresentanti dei promotori». La giustificazione è fenomenale: poiché non sapevano con chi parlare hanno menato le mani. E hanno menato le mani perché questo tempo concede la percezione di impunità a chi alza il livello di scontro contro studenti che manifestano per la Palestina, così come contro quelli che manifestano per l’ambiente, così come quelli che manifestano per il diritto al lavoro, così come contro quelli che manifestano per un obiettivo che il governo non condivide.
Qualche giorno fa il ministro all’Interno Matteo Piantedosi – che tra qualche anno senza vergogna ricorderemo come colui che è riuscito a fare peggio del suo maestro Salvini – ha candidamente spiegato che l’identificazione di alcune persone che portavano un fiore in memoria di Navalny nel luogo che commemora Anna Politkovskaja non è «una compressione delle libertà». Il ministro non ci trova nulla di strano che nei registri di Stato si debba tenere conto di chi silenziosamente rende omaggio a una vittima di Putin. Diceva Michela Murgia: «Io penso che questo governo sia fascista. Lo penso dalle scelte, dalle decisioni che sta prendendo. Cioè controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazione delle comunità già discriminate che stavano riuscendo a ottenere dei diritti. Una certa impostazione ideologica che inevitabilmente ripercorre cose che abbiamo già visto. Ma voi vi aspettate che il fascismo vi bussi a casa con il fez e la camicia nera e vi dica: “Salve, sono il fascismo, questo è l’olio di ricino”? Non accadrà così».
(il mio abituale editoriale del sabato per @Lettera43)
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Presidente Meloni, ancora una volta sei rimasta silente senza proferire parola, ignorando le violente manganellate che ieri hanno provato a silenziare i giovani scesi pacificamente per le strade di Pisa e Firenze.
Non si tratta di un caso isolato: sono episodi che si stanno ripetendo da Torino a Milano, da Vicenza a Catania. E tu, Giorgia Meloni, continui a tacere, a nascondere la testa sotto la sabbia.
Abbiamo chiesto al Ministro dell’Interno Piantedosi di riferire urgentemente in Parlamento, sulla preannunciata “riflessione e verifica sugli aspetti organizzativi e operativi”.
La questione però coinvolge più ampiamente le responsabilità dell’intero Governo sulla gestione delle manifestazioni di protesta e si ricollega anche all’inasprimento delle norme che il Governo sta perseguendo per reprimere il dissenso.
Presidente Meloni, ricordi le parole che hai pronunciato quando in Parlamento hai chiesto e ottenuto la fiducia? Allora dichiarasti solennemente: «Difficilmente riuscirò a non provare un moto di simpatia anche per coloro che scenderanno in piazza per contestare le politiche del nostro Governo, perché inevitabilmente tornerà nella mia mente una storia che è stata anche la mia. Io ho partecipato a tantissime manifestazioni nella mia vita».
Aggiungesti anche un’esortazione: “Siate liberi!”. A rileggerla oggi quella esortazione si rivela una presa in giro.
Che fine ha fatto quel tuo "moto di simpatia"? Dov’è oggi il riconoscimento del legittimo diritto al dissenso? Hai incitato i nostri ragazzi a credere alle proprie idee, ad agire di conseguenza, a non rinunciare alla libertà. È bastato un anno e mezzo di Governo, di giornate rinserrate nel palazzo, per cambiare totalmente idea: la retorica dell’ardore giovanile scompare sotto i ruvidi colpi di manganello.
Un’altra abiura, l’ennesima retromarcia.
Ci sono persone che guardano con nostalgia e ammirazione al fascismo, ma l’Italia e l’Europa non possono tollerare questo schifo perché il fascismo è merda! (E noi aggiungiamo :"una montagna di merda).
Basta saluti romani! Basta busti di Mussolini! L’Italia può e deve essere solo antifascista.
Standing Ovation @DinoGiarrusso
#vivalitaliantifascista
#FacciamoRete #Parlamento
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche." - Enrico Berlinguer
#antifascista #VivalItaliaAntifascista
Noi non abbiamo capito niente. Lo penso spesso e quando leggo che Sgarbi stamani ritratta le dimissioni perché "deve ancora negoziare con il governo", me ne convinco sempre di più.
Qui chi ha successo è gente così: chi non si fa mai problemi, alza la testa e va sempre avanti. Quelli del "le regole valgono per gli altri". Ti dicono che se fai il sottosegretario non puoi guadagnare con attività private? Fregatene: 300mila euro in 9 mesi tra conferenze, prefazioni, visite.
C'è un tizio che ha per le mani un dipinto che vale milioni ma non lo sa? Offrigli 10mila euro e cerca di rivenderlo clandestinamente all'estero. Non farti scrupoli.
Ti sgamano, ti indagano, ti pressano? Prima insultali, poi forse ti dimetti, sì: ma prima si tratta con il governo....perché sia mai uscirne anche lì a mani vuote, scoperti. A testa alta. Con la coscienza pulita, con l'onorabilità dell'istituzione intatta. No no: anche da lì si cava qualcosa. Sempre qualcosa. A rosicchiare tutto finché si respira, arrogantemente.
E c'è chi la chiama "cazzimma", ma non è così: è furberia da quattro soldi, potenziata dall'assenza di morale.
Eppure in Italia oggi il motore che ti manda avanti è questo. Chi l'ha capito ha la strada spianata.
Canta che ti passa. 🧵
Cronaca tragicomica di quella grande montagna di ipocrisia chiamata Eurovision.
Tutto è partito dall'Islanda e dalla Finlandia dove 1500 cantanti e artisti vari, hanno firmato una petizione per chiedere l'esclusione di Israele dalla manifestazione 👇