Ecco il video comunicato sindacale che la Rai non ha voluto mandare in onda:
Avevamo chiesto di trasmetterlo per porre l'attenzione sullo smantellamento di RaiTre.
Vi chiediamo di condividere il video per raggiungere più persone possibili perché RaiTre non muoia.
#VivaRai3
E i deficienti abboccano dimenticando che ha smantellato
Opzione Donna
No al congedo paterno, lasciando il peso della cura interamente sulle mamme
Salari più bassi d’Europa...
Può costruirsi l’immagine della madre d’Italia solo sui social ma la realtà racconta tutt’altra storia
ANCHE CROSETTO TIENE FAMIGLIA
La famiglia di Guido Crosetto si trovava a Dubai in vacanza. Il ministro della Difesa della Repubblica Italiana, venerdì 27 febbraio, è salito su un volo di linea da Roma per andare a prenderla. Sabato mattina Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Missili su Teheran, su Isfahan, su mezza regione del Golfo. Dubai compresa, con un impatto su Palm Jumeirah, quattro feriti, l’aeroporto chiuso, lo spazio aereo sigillato. Crosetto è rimasto lì, bloccato come un qualsiasi turista con il trolley in mano e il volo cancellato sul tabellone.
Questo è il fatto. Nudo, semplice, verificato da ANSA, Reuters, Fatto Quotidiano, Il Post. Adesso le domande.
La prima è ovvia: i servizi di intelligence italiani non avevano sentore di nulla? Un’operazione pianificata, secondo fonti israeliane citate da NBC News, “per migliaia di ore” tra Washington e Tel Aviv. Un attacco che lo stesso Crosetto, intervistato al Tg1 poche ore dopo, ha definito “non sorprendente, anche nelle tempistiche”. Fermiamoci un secondo su questa frase. Non sorprendente. Neanche nelle tempistiche. Lo dice l’uomo che ventiquattr’ore prima si è imbarcato per Dubai. O mentiva al Tg1 per darsi un tono, o sapeva e ci è andato lo stesso. In entrambi i casi il quadro è devastante. Il governo tedesco ha confermato di essere stato informato in anticipo. Salvini ha ammesso che l’Italia è stata avvisata “quando l’attacco era già iniziato”. Tajani ha detto di aver ricevuto la telefonata dal ministro degli Esteri israeliano ad attacco partito. L’alleato che ti avvisa a cose fatte. I servizi che non producono un’informativa abbastanza urgente da suggerire al ministro della Difesa di non salire su un aereo per il Golfo Persico alla vigilia dell’escalation più grave degli ultimi decenni.
La seconda domanda riguarda il giudizio, quello politico e umano. Anche ammettendo che l’intelligence non avesse certezze sulla data, chiunque segua la situazione mediorientale, anche solo leggendo i giornali, sapeva che l’attacco era questione di giorni. Trump lo aveva detto apertamente. Le trattative erano saltate. Il linguaggio diplomatico aveva lasciato il posto a quello militare da settimane. Il ministro della Difesa di un Paese NATO con contingenti in Kuwait, in Libano, nel Golfo, con navi nella missione Aspide nel Mar Rosso, decide che è il momento giusto per un weekend a Dubai a recuperare moglie e figli dalla vacanza. Ecco, questa è la misura dell’uomo e del politico. Anche Crosetto tiene famiglia, del resto. Le priorità sono chiare.
La terza domanda è sui mezzi. Le fonti governative si sono affrettate a precisare: volo civile, andata e ritorno. Prendiamolo per buono. Il che solleva un altro problema: il ministro della Difesa viaggia senza alcuna copertura operativa, senza un piano di rientro alternativo, senza un corridoio garantito? Se fosse scoppiata un’emergenza che richiedeva la sua presenza fisica a Roma nelle ore immediatamente successive, come sarebbe rientrato? Con un volo ITA da Dubai, lo stesso volo che è stato cancellato? La domanda non è retorica. È procedurale. Un ministro della Difesa ha protocolli di mobilità che prevedono scenari di crisi. Se li ha usati, perché non ha funzionato nulla? Se non li ha usati, perché?
Crosetto stamattina ha partecipato in videoconferenza al vertice di Palazzo Chigi. Ha scritto su X che segue la situazione “con la massima attenzione”. Ha parlato con il Capo di Stato Maggiore, con il Comandante del COVI. Tutto molto professionale, tutto molto da comunicato stampa. Il punto è un altro: mentre i missili iraniani colpivano la base che ospita i militari italiani in Kuwait (danni ingenti alla pista, soldati nel bunker, per fortuna nessun ferito), il loro ministro era in un hotel a Dubai a cercare di capire quando avrebbe riaperto l’aeroporto. Non c’è videoconferenza che possa cancellare questa immagine.
Non è una questione di forma. È sostanza, credibilità, serietà istituzionale. Un ministro della Difesa non può trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non in una fase come questa. L’immagine del responsabile della sicurezza nazionale bloccato a Dubai con la famiglia in vacanza mentre il Medio Oriente prende fuoco è qualcosa che nessun comunicato può aggiustare.
C’è poi un livello più profondo, che riguarda il rapporto dell’Italia con i suoi alleati. La Germania viene informata in anticipo. L’Italia no, o almeno non in tempo utile. Questo dato, da solo, racconta più di qualsiasi analisi geopolitica lo stato reale della nostra rilevanza nel quadro atlantico. Siamo alleati di serie B, tollerati, non consultati. Crosetto bloccato a Dubai è la metafora perfetta: il Paese che arriva sempre dopo, che scopre le cose quando sono già successe, che gestisce le emergenze in videochiamata dalla hall di un hotel negli Emirati.
Se questo governo avesse un minimo di decenza istituzionale, Crosetto dovrebbe quanto meno delle spiegazioni pubbliche, circostanziate, verificabili. Non un post su X con la formula “seguo con la massima attenzione”. L’opposizione, se esiste ancora, dovrebbe chiederle. Il Parlamento dovrebbe pretenderle. Perché qui non si tratta del weekend di un privato cittadino. Si tratta del ministro della Difesa di un Paese in guerra fredda permanente, con soldati sotto il fuoco in Kuwait, che si è fatto trovare dall’altra parte del mondo nel giorno peggiore possibile.
Nessuno gli ha detto niente. O qualcuno gli ha detto qualcosa e lui ci è andato lo stesso, perché anche Crosetto tiene famiglia. Scegliete voi quale delle due versioni sia più grave.
Il governo ha messo alla Camera sulla legge di bilancio la fiducia n.1️⃣0️⃣4️⃣.
“Se al Parlamento togliete la legge di bilancio la democrazia parlamentare non c’è e non c’è manco il Parlamento”, diceva Meloni dall’opposizione. Ora lei elimina Parlamento e democrazia. Senza vergogna.
Perché vincono quelli che sbagliano?
C'è un paradosso che attraversa le democrazie occidentali. Partiti di destra che amplificano odio, che commettono reati accertati, che mentono sistematicamente, che dividono invece di unire, vincono le elezioni. Non una volta per caso. Sistematicamente. In Italia, in Francia, negli Stati Uniti, in Ungheria, in Olanda. Ovunque.
La domanda non è retorica: come è possibile che formazioni politiche che rappresentano, apparentemente, la parte più buia dell'essere umano, raccolgano così tanti consensi? Come può un elettorato scegliere chi alimenta le sue paure invece di chi promette soluzioni ragionate?
La risposta non sta nella politica. Sta in noi. In come siamo fatti. E in particolare in un fatto scomodo: l'istinto è più veloce della ragione. E la destra ha capito come sfruttarlo.
Il cervello umano funziona su due binari. Uno è veloce, automatico, emotivo. Reagisce al pericolo in frazioni di secondo. È l'amigdala, la parte antica del cervello che ci ha tenuti vivi per millenni. Vede un serpente e ti fa saltare indietro prima ancora che tu abbia capito cosa stai guardando. Non ragiona. Reagisce.
L'altro binario è lento, riflessivo, razionale. È la corteccia prefrontale, la parte evoluta che pesa le conseguenze, valuta le opzioni, costruisce ragionamenti articolati. È quella che ti permette di capire che quel serpente è di gomma. Ma arriva dopo. Sempre dopo.
La politica di destra gioca sul primo binario. La politica di sinistra chiede di usare il secondo.
Quando la Lega dice "prima gli italiani", non sta facendo un'analisi economica. Sta premendo un pulsante istintivo che esiste in te, in me, in chiunque: protezione del gruppo. Noi contro loro. Il tuo cervello lo riconosce immediatamente. È un meccanismo che esiste da quando gli esseri umani vivevano in tribù di cinquanta persone e tutto ciò che veniva da fuori era potenzialmente pericoloso.
Quando Fratelli d'Italia parla di "sostituzione etnica", sta attivando la tua paura della perdita di identità. Non importa che i dati demografici dicano altro. Non importa che l'analisi razionale smonti il concetto. La paura arriva prima dell'analisi. E una volta arrivata, domina tutto.
Quando Trump costruisce un muro al confine, non sta risolvendo un problema di immigrazione. Sta dando forma fisica a una paura che già abita dentro chi lo vota. Il muro è visibile, concreto, immediato. La tua mente istintiva lo riconosce: barriera uguale protezione. Fine del ragionamento.
Pensa a come comunica la destra. Slogan brevi. Nemici chiari. Soluzioni semplici. "Stop invasione." "Prima noi." "Difendiamo i confini." Ogni messaggio è costruito per bypassare la tua riflessione e attivare la tua reazione. Non c'è bisogno di leggere un programma di cinquanta pagine. Non c'è bisogno di capire la complessità economica. C'è un problema, c'è un nemico, c'è una soluzione. Tre passaggi. Istantanei.
Adesso guarda come comunica la sinistra. Parla di uguaglianza, di diritti universali, di redistribuzione della ricchezza, di sostenibilità ambientale, di inclusione. Ogni concetto richiede un passaggio cognitivo. L'uguaglianza richiede di pensare che l'altro sia uguale a te, anche se viene da lontano, anche se ha meno, anche se è diverso. Richiede di sospendere l'istinto che dice "proteggi prima il tuo gruppo" e attivare un ragionamento etico superiore.
La pace richiede di controllare l'impulso alla vendetta, di vedere le conseguenze a lungo termine, di costruire compromessi. La sostenibilità ambientale richiede di rinunciare oggi per preservare domani. Ogni proposta di sinistra chiede lavoro cognitivo. Chiede fatica. Chiede di usare il binario lento.
Non è una questione di intelligenza. È una questione di energia. Il tuo cervello preferisce risparmiare fatica. L'istinto costa meno della riflessione. E quando sei stanco, quando sei insicuro, quando hai paura, il cervello torna automaticamente al binario veloce. Senza chiederti il permesso.
È qui che entrano i social media. E cambiano tutto.
Le piattaforme social sono progettate per massimizzare l'engagement. E cosa genera più engagement? Le emozioni forti. Rabbia. Paura. Indignazione. Un post che ti fa arrabbiare ottiene più reazioni di un post che ti fa riflettere. L'algoritmo non distingue tra emozioni costruttive e distruttive. Conta i click. E i click arrivano dall'amigdala, non dalla corteccia prefrontale.
La destra ha capito questo meccanismo prima e meglio. Produce contenuti che attivano immediatamente la tua reazione emotiva. Un video di un immigrato che commette un reato. Una notizia di un episodio di violenza. Un'immagine di un barcone. Non importa se statisticamente quel singolo episodio è irrilevante. Importa che attiva la paura. E la paura si condivide, si commenta, si amplifica.
La sinistra produce analisi, dati, ragionamenti. Contenuti che richiedono tempo, attenzione, capacità di connettere informazioni. L'algoritmo li penalizza. Non perché siano sbagliati. Perché sono lenti. E il social media è veloce.
Il risultato? La destra domina lo spazio digitale. Non perché abbia ragione. Perché sa parlare alla parte di te che reagisce più in fretta.
Io lo vivo ogni giorno. Scrivo post lunghi. Post che richiedono attenzione, che chiedono di fermarsi, di pensare. E so che pochi li leggono fino in fondo. Lo vedo dai numeri. Lo sento dai commenti di chi risponde alla prima riga senza aver letto le altre venti.
Molti me lo dicono apertamente: "Troppo lungo, non ho tempo." "Su Twitter si usano 240 caratteri, c'è un motivo." "La gente non legge più così."
E hanno ragione. La gente non legge più così. Perché leggere richiede sforzo. Richiede di rallentare in un mondo che corre. Richiede di usare il binario lento quando tutto intorno ti spinge a usare quello veloce.
Il post lungo è fatto per chi ha voglia di pensare. E non sono più molte le persone che hanno voglia di pensare. Non perché siano stupide. Perché sono stanche. Perché il mondo chiede loro di reagire cento volte al giorno e non dà mai il tempo di riflettere.
E io so che anche questo editoriale, proprio mentre lo leggi, sta lottando contro la tua voglia di scrollare via, di passare al prossimo contenuto, di tornare al binario veloce. Se sei arrivato fin qui, stai facendo fatica. Una fatica che la destra non ti chiede mai di fare.
Ma c'è un ultimo pezzo, forse il più doloroso. L'istruzione.
La capacità di usare il binario lento, quello della riflessione, non è innata. Si impara. A scuola si impara a leggere un testo complesso, a valutare fonti diverse, a costruire un'argomentazione, a vedere le sfumature. Si impara, soprattutto, a sospendere il giudizio immediato e aspettare di avere più informazioni.
Ma l'istruzione è in crisi. Ovunque. I tagli alla scuola pubblica. La precarietà degli insegnanti. La riduzione delle ore di storia, filosofia, italiano. L'impoverimento dei programmi. La crescente difficoltà nella comprensione del testo. Un quindicenne italiano su due non capisce fino in fondo quello che legge. Non per incapacità naturale. Per mancanza di allenamento.
Meno istruzione significa meno strumenti per usare il binario lento. Significa maggiore dipendenza dall'istinto. Significa maggiore vulnerabilità alla manipolazione emotiva.
E la destra questo lo sa. Non è un caso che i governi di destra taglino sempre l'istruzione pubblica. Non è cinismo gratuito. È strategia. Un elettorato meno istruito è un elettorato più facilmente controllabile attraverso le leve emotive.
Pensa a tuo figlio. A tua nipote. A quella ragazzina che vedi ogni mattina andare a scuola con lo zaino sulle spalle. Le stiamo togliendo gli strumenti per difendersi. Non dalle bombe. Dalla propaganda. Non dalla povertà materiale. Dalla povertà di pensiero.
La sinistra chiede di pensare. La destra dice: non pensare, reagisci. E in una società stanca, spaventata, poco istruita, reagire è più facile che pensare.
Allora è tutto perduto? La razionalità è destinata a soccombere all'istinto? Dobbiamo rassegnarci a vedere vincere chi sfrutta le nostre paure invece di chi prova a risolverle?
No. Ma serve essere onesti. Con noi stessi, prima ancora che con gli altri.
La sinistra non può vincere solo con i programmi giusti. Deve capire come funziona la mente delle persone a cui parla. Deve trovare modi per comunicare valori complessi in forme che non richiedano uno sforzo cognitivo insostenibile. Deve investire sull'istruzione come priorità assoluta, perché solo persone capaci di pensiero critico possono resistere alla manipolazione emotiva.
E soprattutto, deve smettere di giudicare chi cade nella trappola dell'istinto. Non serve dire "sono stupidi" o "sono razzisti". Serve capire che stanno usando la parte del cervello che risponde più in fretta. Quella parte che abbiamo tutti. Quella parte che, se fossimo stanchi, spaventati, soli come loro, useremmo anche noi.
La democrazia richiede cittadini capaci di pensare. La destra prospera quando il pensiero diventa troppo faticoso. La battaglia non è solo politica. È educativa. È psicologica. È culturale. È personale.
E tu, quando è stata l'ultima volta che hai resistito alla tentazione di condividere immediatamente qualcosa che ti ha fatto arrabbiare? Quando hai aspettato, cercato altre fonti, verificato prima di reagire? Quando hai letto un articolo intero invece di fermarti al titolo?
La differenza tra democrazia e autoritarismo potrebbe stare tutta in quel secondo di pausa. In quella frazione di tempo in cui decidi di usare il binario lento invece di quello veloce. In quel momento in cui scegli di pensare invece di reagire.
Se sei arrivato fino a qui, hai fatto quella scelta. Hai scelto la fatica del pensiero invece della comodità dell'istinto. Hai usato energia per capire invece di risparmiare energia per reagire.
Non è poco. In un mondo che corre verso il binario veloce, è resistenza.
È tutto ciò che abbiamo.
Pope Leo quotes Hannah Arendt:
“The ideal subject of totalitarian rule is not the convinced Nazi or the convinced Communist, but people for whom the distinction between fact and fiction and the distinction between true and false no longer exist."
https://t.co/QFwLJrFY6C
If you do not get it after this, you deserve your faith. On the surface, Charlie Kirk’s comments in that clip might sound “empathetic” (asking if she’d been hurt, apologizing, giving a reason for her choice). But the misogyny isn’t in what words he used alone — it’s in the assumptions and framing underneath.
1. Pathologizing women’s choices
When the woman said she’d take the bear over the man, Kirk didn’t treat her answer as legitimate or even just as a joke/exaggeration. Instead, he framed it as: “you must be broken or damaged by men to think this way.” That suggests women can’t have rational reasons for distrusting men — they’re only “hurt” or “emotional.” That’s a classic way of dismissing women’s perspectives by reducing them to trauma instead of reason.
2. “Apology” that reinforces blame
When he “apologized on behalf of men,” it wasn’t really accountability. It was a rhetorical move to keep his framing alive: that women who reject men are responding to their hurt feelings rather than to structural realities like harassment, violence statistics, or everyday sexism. It infantilizes women, making them seem like wounded creatures who need pity, not equal agents.
3. Excusing women’s “stupidity”
He called the response “stupid” — that’s misogynistic in itself — but then he softened it by blaming their “bad experiences with men.” That way he still dismisses the women’s judgment while sounding benevolent. This is a kind of paternalistic misogyny: “You silly girl, you’re only saying that because of your feelings. If men hadn’t hurt you, you’d know better.”
4. Underlying double standard
If a man had said, “I’d rather face the bear than a stranger man in the woods,” it would be taken at face value: as a comment on male violence. When a woman says it, Kirk reframes it as a personal flaw or stupidity. That double standard is rooted in misogyny, because it denies women the authority to speak about their own safety.
🧵Quando il costo dell’opposizione – o anche soltanto della lealtà alle istituzioni democratiche invece che al regime – diventa insostenibile, significa che un paese è già scivolato nell’autoritarismo. 👇
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Solidarietà e vicinanza alle professoresse e ai professori d'orchestra del @teatrolafenice che chiedono la revoca della nomina a Direttrice Musicale di Beatrice Venezi.
Le motivazioni sono chiare e trasparenti. Molto di più di quelle che hanno portato alla nomina della Venezi.
🧵Ogni aspetto del cambio di regime in corso negli Stati Uniti sarebbe sembrato folle fino a pochi mesi fa.
E invece, “Troppo assurdo per accadere” è esattamente la cornice in cui sta accadendo. 👇
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Luca Telese ha postato, purtroppo in formato non leggibile, una mia vecchia intervista.
Chi è interessato può trovarla qui, ma agevolo il passaggio che pare anche a me attuale, almeno discutiamo di cose concrete:
“Quali sforzi si stanno facendo per costringere la Russia ad accettare di sedere al tavolo delle trattative?
«Oltre due anni e mezzo di resistenza. Questo è lo sforzo. È chiaro che Putin vuole sedersi al tavolo per due ragioni: la prima è perché ha già perso scommettendo su una rapida capitolazione; la seconda, in subordine, è legittimare con un accordo internazionale posizioni conquistate sul campo con la forza. La prima non gli è stata concessa, non commetteremo l’errore di concedergli la seconda. Non ci può essere tavolo che non parta dall’integrità del territorio ucraino e dalla libera volontà del popolo ucraino e del suo legittimo governo. Voglio anche ricordare che l’Ucraina è vicina ad entrare nell’Unione e questa è la migliore assicurazione per la pace del continente. In questa cornice si può discutere di tutto. Stavolta non discuteremo della Cecoslovacchia lasciando i cecoslovacchi fuori dalla porta».
Ecco, valeva ieri e vale oggi, e la presenza dei leader Ue domani a Washington lo conferma, con buona pace di @lucatelese e di tutti coloro che tifano per dittatori e autocrati.
A poche ore dall’incontro Trump-Zelensky, la Russia ha bombardato diverse città ucraine uccidendo civili in piena notte. Solo a Kharkiv ci sono 5 morti e 18 feriti. La pace secondo Putin.
Uno studio recente ha dimostrato che i neonati presentano alti livelli di p-tau, un biomarcatore della malattia di Alzheimer. Capire come i neonati eliminano la proteina potrebbe aiutare a prevenirne l'aggregazione che porta alla neurodegenerazione negli adulti. Viva la ricerca!
La metà degli italiani non vota più. E no, non è protesta. È che non gliene frega un cazzo. E peggio ancora, non se ne vergognano.
Vivono nel proprio piccolo regno di abitudini, dove nulla entra e nulla esce, dove tutto si tiene purché nessuno chieda loro di alzare la testa, di leggere, di capire, di prendere parte. Non è solo apatia. È ignavia. È l’assenza di qualsiasi senso del dovere. È il rifiuto anche solo di guardare in faccia la realtà, purché la domenica ci sia la Serie A e il sabato la spesa all’outlet.
Ignavi. Quelli che non scelgono non per paura, non per delusione, ma perché non gli interessa niente e nessuno.
Non scelgono perché non sentono più il bisogno di distinguere il giusto dallo sbagliato, purché la bolletta non dia fastidio e il cellulare abbia campo.
E allora meglio niente. Meglio il silenzio. Meglio il divano.
Meglio far finta che la politica sia lontana.
Ma la politica non è lontana.
La politica vi ha già tolto la sanità, la scuola, i contratti stabili, le pensioni dignitose.
Vi ha svuotato il frigo e riempito le strade di precari.
Vi ha regalato Santanché, La Russa, Rampelli, Lollobrigida, Valditara.
Vi ha tolto i diritti e vi ha venduto la retorica del decoro, della sicurezza, della famiglia come giustificazione per ogni porcata.
E voi?
Zitti.
Fermi.
A guardare.
Parlate di rivoluzione, qualcuno. Ma quale rivoluzione?
Voi non fate nemmeno il gesto più semplice, più minimo, più gratuito: andare a votare.
Parlate di sistema corrotto, ma non vi prendete nemmeno il disturbo di scegliere chi prova a cambiarlo.
Avete scambiato la critica per cinismo, e il cinismo per intelligenza.
Ma è solo codardia.
È solo disimpegno.
È indifferenza mascherata da profondità.
E mentre voi vi fate i cazzi vostri, le destre si organizzano, si mobilitano, si spartiscono tutto.
Dalla RAI al CSM.
Dai fondi del PNRR agli incarichi negli enti pubblici.
Le poltrone, le aziende, i media, perfino i manuali scolastici.
Prendono tutto.
Perché voi non ci siete. Perché non vi interessa esserci.
E non dite che non si può fare nulla.
Non dite che “tanto sono tutti uguali”.
Chi non va a votare è colpevole quanto chi vota fascista.
Anzi no, peggio. Perché chi vota ha almeno scelto, ha almeno combattuto, anche se dalla parte sbagliata.
Voi no. Voi non avete lasciato il campo: non ci siete mai entrati.
Avete spento la luce e vi siete chiusi in camera, a guardare i TikTok dei balletti.
E lo capisco, in parte.
Lo capisco perché anche io, a volte, ho pensato che fosse tutto inutile.
Ma la differenza è che io ci torno, in cabina.
Perché mollare vuol dire consegnarsi.
E consegnarsi, oggi, vuol dire mettere il proprio silenzio al servizio del potere.
Il fascismo non ha più bisogno di fare paura.
Non gli serve più. Gli basta aspettare che ve ne freghiate.
Non è la politica che vi ha abbandonato.
È che voi, della politica, non avete mai voluto sapere nulla.
E ora vi fa comodo dire che non serve.
La democrazia non muore con un colpo di Stato.
Muore a forza di “tanto non cambia niente”.
Muore di ignavia, di menefreghismo, di diserzione civile.
Muore mentre vi distraete.
Così muore un Paese.
Non tra le bombe. Ma nel vuoto lasciato da chi non c’è.
“Putin sta spendendo milioni di dollari bombardando gli elettori europei con campagne social manipolatorie e di disinformazione su larga scala”
Per chi non se ne fosse ancora accorto, si chiama guerra ibrida e ha come obiettivo le democrazie europee.
Quando l’impero americano alla fine collasserà, gli storici non saranno sconvolti dalla rapacità delle classi elitarie; saranno sconvolti dalla lealtà dimostrata dai poveri.
La classe dei lavoratori non solo ha votato contro il suo interesse;👇