Anche questa settimana sono stato costretto a tutelarmi con querele e azioni civili. È faticoso, sarebbe più facile lasciar perdere
Ma non è solo un fatto personale, la barbarie dei bellicisti è veleno per la democrazia. L’odio virtuale genera violenza reale, bisogna farlo capire
«Requiem per la narrazione occidentale del cambio di regime. A Teheran è morta l'idea, coltivata da americani, israeliani e da una parte degli europei, di incarnare il Bene e di doverlo esportare generosamente ai popoli oppressi attraverso guerre e/o colpi di Stato.
Nel caso iraniano, Trump e Netanyahu hanno scambiato uno Stato, depositario di una plurimillenaria cultura imperiale, per un semplice regime. Hanno confuso la superficie con la sostanza.
Più in generale, hanno messo a nudo un tabù che potremmo definire la nevrosi del cambiatore di regime (cdr). Consiste in una sequenza automatica e irriflessa di assunti tanto perentori in teoria quanto sistematicamente smentiti nella pratica.
Si parte dall'idea di rappresentare il Bene, cui aspirerebbero gli oppressi del regime di turno. Si prosegue con la convinzione che esista un popolo naturalmente buono, costretto al Male da governanti abusivi, non si sa bene come emersi, data la presunta bontà del ceppo autoctono.
Segue la ricerca del capo "giusto", selezionato di norma nella diaspora ospitata dal cdr, cioè fra persone che con quel popolo hanno ormai perso contatti diretti - come Reza Ciro Pahlavi, esiliato negli Stati Uniti - oppure, paradossalmente, fra i supercattivi, ritenuti così insospettabili di sudditanza verso il cdr. È il caso dell'ex presidente Mahmud Ahmadinejad, l'uomo che voleva cancellare Israele dalla carta geografica e che, secondo questa logica, Netanyahu e Trump avrebbero finito per voler insediare a Teheran.
È un modello in tre stadi destinato spesso al fallimento, perché la luminosa ricetta si scontra con la rugosa realtà, che non può essere compressa negli automatismi logici dei sedicenti redentori.
Il risultato è che a cambiare non è il regime, bensì l'immagine del presunto benefattore, sia nel resto del mondo sia nel Paese dei "buoni", lasciati infine a sé stessi.
Il popolo dei buoni va bene per le favole, non per la nostra variegata umanità».
(Lucio Caracciolo sull'ultimo numero di @limesonline)
@nbla1052@nanoassassino@laura_ceruti@repubblica Per me le stupidaggini le dice chi sostiene cose totalmente irrealistiche, come che i 5 Stelle (che, peraltro, non voto) siano al 3%. Poi ognuno è libero di illudersi come vuole.
@nbla1052@nanoassassino@laura_ceruti@repubblica Dato che si tratta di elezioni diverse, la cosa non mi sorprende (ricorda le europee del 2014?). In ogni caso, piaccia o non piaccia, oggi sono ancora tra il 10 e il 13%. Poi ciascuno è libero di credere quello che vuole, che siano al 3, che IV sia al 10, che Ora arrivi al 51%.
@laura_ceruti@repubblica Conte fa parte della coalizione di centro-sinistra e guida un partito nettamente più forte di quello di Renzi. Temo per lei che abbia tutti i diritti di dire la sua su chi possa o non possa far parte della coalizione. Per inciso, anche IV ha governato con Salvini (governo Draghi)
@a_libutti@Claudiomar63 Il “manifesto” in questione è un documento talmente vago che può comprendere qualunque cosa. Ma il punto che io ponevo era un altro: il fatto che se un laburista governa come un conservatore, l’elettorato laburista magari lo vota una volta ma alla fine si stufa.
@Claudiomar63@a_libutti E i risultati elettorali? Quelli non contano immagino. Posto che in democrazia un leader, una volta eletto, non può fare ciò che gli pare a prescindere dal consenso. Se lo fa, gli elettori si ribellano. Se sei laburista non puoi governare come un conservatore o un liberale.
@a_libutti Ma l’idea che, più semplicemente, la linea politica centrista di Starmer non sia piaciuta agli elettori, determinando la sua caduta (peraltro a seguito di elezioni che hanno certificato il crollo di consensi dei laburisti) non la prendiamo nemmeno in considerazione?