@valfurla Ho letto Cento giorni che non torno di Valentina Furlanetto. Un libro che racconta il passato, ma parla anche al presente. La storia di Rosa e la rivoluzione di Franco Basaglia ricordano che la dignità della persona viene sempre prima di tutto. Una lettura che consiglio
La vice-segretaria della Lega, Sardone, denunciata.
Ferma per strada a Torino una cittadina di nazionalità mussulmana con il niqab e con la figlia piccola nel passeggino, la incalza e la insulta, "togliti il sacco della spazzatura che hai addosso oppure torna a Islamabad".
Fantastico! Sul sito della NASA è possibile ricreare il vostro nome (o qualsiasi altra parola) con le immagini della Terra ripresa dallo spazio! https://t.co/mZHP5xLhNi
Assolto!
Per aver definito Matteo Salvini “Ministro della Mala Vita” sono stato trascinato in tribunale e oggi, dopo otto anni, sono stato finalmente assolto.
Questa assoluzione significa soprattutto una cosa: che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica. Per anni Salvini ha giocato con parole e slogan, alimentando un clima ostile. “Gli toglieremo la scorta”, diceva riferendosi a me. E sapeva bene che, vivendo sotto protezione per le minacce dei clan, certe parole non sono mai neutre. Certe parole possono essere davvero pericolose, soprattutto se a pronunciarle è un Ministro della Repubblica.
E Ministro della Mala Vita non è un’espressione che ho inventato io, appartiene a Gaetano Salvemini, che la usò nel 1910 contro Giolitti per denunciare un modo di esercitare il potere fondato sulla paura, sul consenso facile, sull’uso della forza contro i più deboli. Ma soprattutto Salvemini lo usò per descrivere l’attitudine predatoria che Giolitti aveva nei confronti del sud Italia: sfruttato come bacino di voti e poi abbandonato.
“Ministro della Mala Vita” non era diffamazione allora e non lo è oggi. Era, ed è, una critica politica.
Mi sono dovuto difendere in questo processo per otto lunghi anni, mentre Salvini, chiamato a testimoniare, non si presentava in aula adducendo i più fantasiosi degli impedimenti. Ma questo processo sarebbe potuto durare anche cent’anni, una cosa è certa: per quanto aspra sia la critica, le parole non possono essere messe sotto accusa quando raccontano il potere.
Mattarella: La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità
Mattarella: Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato - e rimane - il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica
Mattarella: Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento
Mattarella: Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia