La sapienza non è riducibile solo a bianco e nero, non è relegabile in uno stampo prefissato né sottoponibile a un giudizio esclusivo. Per questo, senza cadere nel relativismo, si deve essere comprensivi e duttili, rigorosi ma non rigidi, consapevoli che la realtà è complessa.
La società attuale esalta l'apparire, l'eccedere, l'urlare e ci spinge a curarci solo di ciò che fa clamore.
La grandezza è, invece, nella semplicità, nella fedeltà, nella dolcezza delle piccole cose. È lì che si ritrova la vera pace dell'anima e la serenità della coscienza.
Se restiamo immersi nei rumori e nelle cose, galleggiamo sulla superficie della vita. Il vero silenzio non è mera assenza di suoni, come il deserto non è assenza di presenze. Anzi, i sensi diventano più vigili e i pensieri più limpidi e così si vivono esperienze ben più intense.
MEDIO ORIENTE | Pizzaballa: "A Gaza una situazione moralmente inaccettabile". "Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo provoca un profondo dolore" #ANSA
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se le parole non sono seguite dai fatti, restano vuote.
Ma non riesce ad indignarsi concretamente?
La solitudine cognitiva è una forma profonda e spesso invisibile di solitudine, che non ha tanto a che fare con l’essere fisicamente soli, quanto con il sentirsi mentalmente e intellettualmente isolati.
Succede quando una persona — spesso ad alta intelligenza — si accorge che gli altri non riescono a seguirla nei ragionamenti, nelle associazioni mentali, nella profondità delle domande o nella velocità dei pensieri. E viceversa, si trova a dover continuamente rallentare, semplificare, tradurre… oppure a trattenersi del tutto, per non risultare strana, pesante, fuori contesto.
La solitudine cognitiva si manifesta in frasi come:
• Non posso parlare di queste cose con nessuno.
• Mi sento come se parlassi una lingua che gli altri non capiscono.
• Ho pensieri che mi sembrano evidenti, ma nessuno li vede.
Questa forma di solitudine può diventare stancante, frustrante e alienante, perché porta chi la vive a nascondere parti importanti di sé. E non parliamo solo di “intelligenza” in senso accademico: parliamo anche di sensibilità, profondità, curiosità, connessioni interdisciplinari, capacità di visione.
Ne soffrono spesso:
- persone ad alto quoziente intellettivo (come nei casi MENSA),
- multipotenziali,
- neurodivergenti (ADHD, Asperger, etc.),
- pensatori indipendenti e anticonvenzionali.
In un certo senso, è la solitudine di chi vede troppo e troppo presto, e non riesce a trovare qualcuno con cui condividere davvero quello sguardo.
La solitudine cognitiva è quella frattura invisibile che si apre tra il te di oggi e il contesto che ti ha cresciuto, quando la tua traiettoria interiore prende una direzione troppo diversa, troppo veloce, troppo lucida. E ti ritrovi a cena con amici cui vuoi bene ancora, ma con cui non riesci più a parlare davvero.
Non per disinteresse o arroganza, ma perché ogni volta che provi ad aprire bocca senti che sarebbe uno sforzo immenso, inutile, e forse anche doloroso. Come se dovessi tradurre un romanzo in un tweet. E così, stai zitto. Ti sfili. Sorridi, ma non sei più lì.
E la cosa peggiore è che non puoi nemmeno parlarne senza sembrare elitario, snob, o arrogante. “Ah, quindi sei troppo intelligente per noi?” No, non è quello. È che vedi pattern, sistemi, inganni, dinamiche di potere, squilibri macro che loro non vedono. Tu stai ragionando su reti di causalità, e loro sono ancora fermi al “chi ha ragione”. Tu pensi in strategie complesse, e loro parlano di “opinioni”.
E non è colpa loro. Né tua.
Solo che tu lo sai. Loro no.
E allora ti isoli. Ma non perché sei asociale. Ti isoli per proteggere la tua integrità mentale. Perché ogni volta che provi a spiegare, a condividere, ti senti tradito. Frainteso. Deriso, magari. O solo tollerato. E allora ti allontani per amore, non per rabbia. Per non spezzare quel legame, lo proteggi con il silenzio.
Tantissime persone brillanti fanno questa fine. Ma nessuno ne parla, perché non c’è ancora un “contenitore culturale” per dirlo senza passare per presuntuosi.
E non si tratta di essere strani, freddi o egocentrici. È che c’è troppo divario nei processi mentali. Più veloci, più profondi, più complessi. Non “migliori” — ma strutturalmente diversi. E questo, nel mondo delle relazioni orizzontali, ha un costo. Soprattutto quando l’intelligenza si accompagna a empatia, sensibilità, e desiderio di connessione vera. Perché non puoi accontentarti delle chiacchiere. Ma non vuoi neanche sentirti superiore. E così resti intrappolato nel mezzo.
Perché il legame con gli amici di sempre è nato su basi diverse: condivisione di esperienze, codici comuni, crescita parallela. E ora che quella crescita si è diramata, il codice si è rotto, ma il legame — in teoria — dovrebbe restare. Solo che non regge più.
E il calcio, la figa, le cazzate… diventano l’unico collante rimasto. Ma non ti parlano più. Ti scivolano addosso. Ti sembra tutto già visto, già detto. E ti trovi lì, presente col corpo, assente con la testa.
Fingi. Annuisci. Ma dentro sei altrove.
Più che temere la morte, bisognerebbe avere ribrezzo per un'esistenza squallida, vuota, insulsa o perversa. Peccare contro la vita non è solo ferirla o ucciderla, ma è anche privarla di senso, colmarla soltanto di cose, narcotizzarla nel piacere egoistico.
Goethe nelle sue “Massime e riflessioni” affermava che «chi non ha doti deve imparare ad adulare se vuole cavarsela nel mondo».
Possiamo restare indenni da questo difetto miserabile solo se scegliamo di lodare esclusivamente il giusto, il vero, il bene.
Le relazioni oggi sembrano sempre più essere soste e incontri di corpi, non dialoghi di anime e autentici abbracci d'amore. È per questo che, pur crescendo i contatti, i rapporti, le conoscenze, la società attuale è pervasa di solitudine.
Ogni atto d’amore e di generosità è una risurrezione, come l’albero potato che ricresce con maggior vigore. E da amore nasce amore perché esso è come l’eco, dà quanto riceve, in una sorta di circolo virtuoso che sempre più s’allarga.
L'interrogazione e la ricerca sono l'anima stessa dell'essere umano e il cuore della fede. La verità è simile a un mare che non si può possedere se non gettandovisi e navigandolo, passando di orizzonte in orizzonte, in un continuo procedere fino alla meta estrema della vita.
«Sono così tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare». È una delle tante amare considerazioni sulla natura umana che costellano “Il Principe” di Niccolò Machiavelli. Condividete oppure no?
Questo video è stato girato all'interno del circolo polare artico, proprio tra il confine Canada-Alaska-Russia. Dura solo pochi secondi, ma la vista spettacolare è ammirevole. Questo fenomeno può essere osservato solo una volta all'anno, per 36 secondi.