Appunti di viaggio ✍️
Impossibile rimuovere dalla testa questa immagine da ieri. La foto più iconica.
Non è quella del Re solo. Tutt'altro. Immerso in mille pensieri onirici. Il Royal Box ha sangue blu ma non solo. Non è per tutti. C'è anche chi va per apparire, per ego, per mostrare l'orologio di lusso oppure un vestito griffato in mondovisione. Poi sparisce.
Roger è diverso da tutti. È rimasto, quando tutti erano andati via. C'era ancora Zverev-Lehecka in quel momento in campo. Ma lui non voleva lasciare il Royal Box. Per amore del tennis. Il luogo dove ha scritto la storia. Ha rivisto la sua vita. Il passaggio del testimone con Sampras. Gli 8 titoli nel tempio. Le sfide memorabili con Rafa Nadal, Nole Djokovic, Andy Murray, Andy Roddick e mille altre immagini avvolte nel tempo e nel tempio. Ore e ore con se stesso. Con tutto quello ha ricevuto e trasmesso. Valori, carisma, correttezza, educazione, stile.
La perfezione nel gesto e nella vita. Valeva davvero la pena ripensare in quel Royal Box a tutto questo. In un fazzoletto verde di mondo che appartiene a Roger. L'essenza dell'anima. Una forma interiore. L'identità più profonda. Una classe immortale. ❤️
✍️ Angelo
❤️🙏🏻
Fabrizio Delprete
C’è una cosa brutta, molto più brutta dell’abituarsi a perdere: l’abituarsi a vincere.
Sì, l’abitudine alla sconfitta è deleteria e smembrante, perché mina la fiducia nel presente e nel futuro. L’abitudine alla vittoria, però, pur di Gloria immediata e duratura, alla lunga distorce la percezione e la realtà delle cose.
Poi c’è una cosa ancora più brutta, molto più brutta dell’abituarsi a vincere: l’abituarsi a stravincere.
Perché vincere distorce la percezione e la realtà delle cose, sì, ma stravincere fa sentire immortali e - soprattutto - anestetizza giudizio e adrenalina di passione.
E infine c’è la cosa più brutta di tutte, molto più brutta dell’abituarsi a stravincere: l’abituarsi a vedere qualcun altro stravincere.
Sì, abituarsi a stravincere d’altrui vittorie è quanto di più brutto, specialmente nel Tennis, possa esistere.
Perché non rende merito e giustizia a chi quelle vittorie le strappa - game dopo game - con le unghie e con i denti.
Perché non riconosce il sacrificio che si annida fra le gocce di sudore e sangue di chi quelle vittorie le cesella a ogni costo.
Perché svilisce il pathos dell’imprevisto, come se a leggere un thriller partissimo sempre dall’ultima pagina per dirci certi del colpevole.
Perché nel Tennis, proprio come nella vita, si è sì da soli in mezzo al campo contro i propri demoni e i propri limiti, ma dall’altra parte del campo c’è sempre un altro che combatte contro i suoi demoni e ha la tua stessa fame di sopravvivenza.
Scintilla, forse, ha abituato troppi - specialmente fra i pochi avvezzi al Tennis - a stravincere.
Come se dovesse chiudere di perfezione 6-0 6-3 6-2 ogni singolo match.
Come se giocasse da solo.
Come se non combattesse anche contro se stesso, contro i suoi cali, contro la sua (aliena, certo) normale umanità.
Ci sta, eh, sentirsi grandi di altrui grandezza presente e non latente. Sì, ci sta, solo che quello non l’ha fatto mai nessuno, neanche Re Roger che del Tennis era l’Essenza.
Sì, ci sta, ma mi sembra che questa “abitudine” stia un attimo sfuggendo di mano, da Parigi a questa parte.
Mi sembra che, in questo Wimbledon, mentre altre nobili teste di serie son già saltate, si stia perdendo la misura.
Ho letto aberrazioni, da una settimana a questa parte. E anche stasera.
“Deve alzare il livello.”
“Vabbè stenta.”
“Così non va da nessuna parte.”
“Eh vabbè ma appena trova uno forte, crolla.”
Giudizi sferzanti, giudizi affrettati, giudizi tronfi e stronzi.
Io, in questa settimana, invece, ho visto solo un giovane uomo tornare a giocare.
Io, in questa settimana, ho visto un ragazzo che in sei mesi ha vinto quasi tutto ciò che c’era da vincere - fra cui 5 Masters 1000 consecutivi - tornare dopo esser crollato, comprensibilmente, sul suo traguardo più voluto.
Io, in questa settimana, ho “solo” visto un Cavaliere tornare a combattere sull’erba dopo un mese senza partite ufficiali.
Io, in questa settimana, ho “solo” visto una Persona prendersi i quarti di finale di Wimbledon perdendo in tutto due set.
Io, oggi, contro un giapponese fulgente specialmente di gambe e sotto rete, ho visto Una Scintilla d’Infinito riaccendersi precisamente un minuto prima che spegnessero le luci del campo.
Io, ora, vorrei che tutti vedessimo proprio questo: la bellezza, la perfetta imperfezione della vittoria che, come nella vita, non è mai certa e mai uguale a se stessa.
Guardiamola, guardiamola Questa Luna che Brilla incessante nel Nostro Cielo, anche quando sembra oscurarsi d’Eclissi o sembra mostrarci solo il suo lato opaco.
Guardiamola, Impariamo a Godere di Quel Satellite che ci Orbita intorno come pallina rendendoci più chiari, sereni e completi anche nel buio.
Impariamo, una volta per tutte, ad apprezzare ciò che abbiamo - e che forse in questa forma d’Infinito neanche meritiamo - senza per forza aspettarci la forma perfetta, perché perfetti non la saremo mai, no. Nè Lui, né tantomeno noi.
Abbracciamoci stretti di questi momenti che mai avremmo osato
tenho 24 anos.
ganhei uma partida em três sets sem tie break em wimbledon.
sem “pais ricos”.
sem herança.
eu não tive sorte.
eu estabeleci uma meta e a alcancei,
disciplina, consistência e prioridades.
❤️
Carità Boys
Ogni vittoria di Jannik Sinner va ben oltre il risultato sportivo.
In campo ammiriamo un campione straordinario, ma è soprattutto fuori dal campo che emerge la grandezza della persona: umiltà, rispetto, impegno, disciplina e una straordinaria capacità di rialzarsi dopo ogni difficoltà.
A Wimbledon continua a dimostrare che il talento è importante, ma senza costanza, sacrificio e passione non basta. Ogni punto conquistato racconta anni di lavoro silenzioso, dedizione e determinazione.
Per questo Jannik è molto più di un grande atleta: è un esempio autentico per i nostri giovani. In un tempo in cui spesso si cercano scorciatoie, lui ci ricorda che i risultati più importanti nascono dalla fatica, dalla serietà e dalla voglia di migliorarsi ogni giorno.
L'Italia può essere orgogliosa di avere un ambasciatore dei suoi valori nel mondo come lui.
Complimenti caro amico Jannik! Continua a farci emozionare e a dimostrare che con impegno, umanità e rispetto si possono raggiungere traguardi straordinari.
Tutti favorevoli alla transizione ecologica. Poi però, quando le pale eoliche arrivano vicino al lago di Bolsena, artisti, intellettuali e ambientalisti si mettono di traverso. Le rinnovabili vanno benissimo, purché le facciano nel giardino degli altri. #zuppadiporro
👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Roberto Damico. La Pagina
«L'Italia non conta nulla, a livello internazionale».
Queste parole, ripetute come un mantra dall'opposizione italiana, sono interiorizzate dagli italiani a tal punto che, davvero, il grosso degli italiani ritiene di vivere in una sorta di repubblica delle banane senza peso. Ma la realtà è estremamente lontana da questa. L'Italia è un paese estremamente stimato, sia dal punto di vista economico che culturale, e centrale in molti ambiti mondiali.
Intanto, bisogna sempre ricordare che all'Italia, insieme alla Grecia — ma in modo più marcato — è riconosciuto il ruolo di matrice dell'Occidente, e l'Italia è considerata erede di Roma (che sia corretto o meno, non è il punto). L'Italia poi, insieme al Giappone, è uno dei paesi col migliore soft power al mondo, e il nostro paese è considerato la terra di arte e cultura. È la terra del bel canto, del Rinascimento. Oggi l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. È la terra della moda, del bel vivere, del design. Insomma, solo come immagine, l'Italia è assai più rilevante di altre nazioni — la Russia, per esempio — e rivaleggia con gli stessi Stati Uniti.
Da un punto di vista economico, l'Italia ha l'industria manifatturiera maggiore in Europa dopo la Germania. Leonardo e tanta industria italiana sono eccellenza mondiale. Il settore agroalimentare è primato assoluto, con il Made in Italy che è marchio di qualità riconosciuto ovunque. Il turismo culturale genera flussi economici enormi, e le nostre città d'arte sono tra le più visitate al mondo. Il sistema bancario, per quanto criticato internamente, ha una solidità che molti paesi più grandi gli invidiano.
Insomma, oggi l'Italia è una delle nazioni più rilevanti al mondo. E la sinistra dovrebbe smettere con la litania provinciale del «il nostro paese non conta nulla», perché, nella loro provincialità, la sinistra ci crede davvero e trasmette questo pregiudizio agli italiani. E chi si vede come perdente, agirà da perdente. Chi si racconta piccolo, resta piccolo. Chi si convince che il mondo non lo ascolta, smette di parlare. E smettendo di parlare, smette di esistere.
✍️ Appunti di viaggio
Gli allenamenti di Jannik a Montecarlo e Bordighera sul cemento hanno dato ottime risposte sul campo.
Da domani Sinner sarà a Londra e si allenerà dieci giorni sull'erba con la sua squadra. Per chi ha cercato con morbosità chissà quali misteri e virus, informiamo che Jannik sta benissimo. Dopo 6 Masters 1000 vinti di fila, ennesimo record assoluto, si presenterà a Wimbledon da n.1 al mondo per distacco.
Non ha vinto il Roland Garros? Sì, lo sappiamo. Esiste anche la sconfitta nello sport. Esiste da sempre. È il momento in cui cadi. In cui sei umano. In cui non riesci a vincere sempre. Per questo ci piace Sinner. Per come sa perdere. Ci ha insegnato anche questo. Senza aggrapparsi a scuse, anche se magari avrebbe pure tanti alibi. La sua grandezza è questa. Sa perdere e sa sottolineare che ha perso non perché stesse male. Lo dice per rispetto di chi lo ha battuto. Fronteggia i due impostori, la vittoria è la sconfitta, con lo stesso impeto. Perché solo così sarai un vero uomo. Come sa bene Jannik e come recita la frase di Rudyard Kipling incisa all'ingresso del Centre Court dell'All England Club a Wimbledon.
Ti entra dentro Jannik anche per questo. Perché nella vita ci innamoriamo delle debolezze, delle fragilità, delle cadute e anche dei difetti delle persone a cui vogliamo bene. Per questo ci piace Jannik. Per questo non riusciamo a stare senza vederlo giocare in campo. Mancano ancora dieci giorni, tanti, troppi. Ma il count down è partito, scandito dal Tempio Sacro. Il rito che impone l'apertura del mitico Centre Court con l'ingresso in campo del "defending champion".
A me piace chiamarlo non "campione uscente" ma "campione in carica". Perché Jannik non difende. Jannik attacca. Va avanti, non guarda mai indietro. Per questo ha fatto il vuoto intorno a lui.
Non dobbiamo dimenticare poi un passaggio stavolta memorabile. Nella storia dello sport italiano e nella storia più che centenaria di Wimbledon, l'Italia non ha mai avuto un defending champion ad aprire il tradizionale protocollo.
Dai prati della Val Pusteria di strada quel ragazzino ne ha percorsa tantissima.
L'orgoglio per l'Italia di avere un fenomeno mondiale che ci rappresenta da campione in carica nel torneo più antico e prestigioso al mondo. Saremo lì con lui. A respirare il fascino di un torneo unico. A raccontare ogni giorno i suoi allenamenti e la preparazione sul campo.
Le emozioni, le partite, le aspettative e le insidie sull'erba.
L'ennesimo viaggio dentro la storia. Stavolta il raggio di sole sta tornando a Londra. Domani sarà lì. Nessuno riempie il Tempio come fa fare lui. Con una certezza: you will never walk alone. Forza Jannik 💪
✍️ Angelo
Roberto Damico, blogger.
Sinceramente – da persona che è stata per tanto tempo di sinistra, che si è riconosciuta in quel "clan" (per usare un termine che non è neutro, ma che rende l'idea di un'appartenenza che non era solo politica, ma anche culturale, affettiva, identitaria) – io mi chiedo come facciano le persone che oggi si ritengono di sinistra a non sentirsi umiliate nel guardare quali sono le figure di "intellettuali" che rappresentano la loro area? Non parlo, in questo momento, di un discorso morale – anche se quello sarebbe altrettanto grave. Parlo della capacità di analizzare la realtà. Parlo della profondità – o della sua assenza. Parlo della capacità di leggere il presente, di interpretare la storia, di proporre soluzioni. Parlo della persona che, con il suo pensiero, illumina il mondo e lo rende più comprensibile. Oggi questa figura, soprattutto a sinistra, è scomparsa. Sostituita da propagandisti, da attivisti, da influencer. E il livello – oggettivamente – è crollato. Non è un'opinione. È un dato.
Certo, si poteva non condividere la prospettiva di Pier Paolo Pasolini – i suoi scritti erano spesso provocatori, a volte sbagliati, a volte geniali – ma non si poteva negare la sua profondità, la sua capacità di leggere il cambiamento antropologico dell'Italia, la sua visione critica del potere e del consumismo. Certo, si potevano criticare Italo Calvino – la sua scrittura a tratti algida, la sua razionalità a tratti eccessiva – ma non si poteva negare la sua intelligenza, la sua originalità, la sua capacità di unire fantasia e riflessione. Certo, si poteva non amare Elio Vittorini – il suo impegno, la sua polemica – ma non si poteva negare che abbia fondato riviste (come Il Politecnico) che hanno fatto la storia della cultura italiana. Questi erano intellettuali – nel senso pieno del termine. Non erano perfetti. Non erano sempre dalla parte giusta (qualunque cosa significhi). Ma avevano una capacità analitica, una profondità, una visione. E il confronto con loro – anche quando non si era d'accordo – elevava il dibattito. Faceva crescere. Costringeva a pensare.
Oggi – cosa abbiamo? Abbiamo Tomaso Montanari – rettore dell'Università per Stranieri di Siena, che scrive libri in cui definisce Giorgia Meloni "nazista". Non un'analisi, non una critica, non una riflessione. Un insulto. Abbiamo Alessandro Barbero – che da storico si è trasformato in un animale da palcoscenico, un attor comico, un guitto che ripete a pappagallo slogan pacifisti (filorussi) e si esibisce in teatri gremiti come un cantante rock. Non più analisi storica – propaganda. Abbiamo Francesca Albanese – che ha trasformato la sua carica di relatrice ONU in un circo mediatico antisemita, negando il 7 ottobre, giustificando Hamas, equiparando Israele al nazismo. Abbiamo Angelo D'Orsi – che passa il tempo a scrivere post stizziti contro chiunque non sia allineato, con la stessa supponenza di chi è convinto di avere la verità in tasca. Non filosofia – polemica. Abbiamo Luciano Canfora – che un tempo era un grande filologo, oggi un propagandista filorusso che riscrive la storia per giustificare Putin e delegittimare l'Occidente. Non storia – revisionismo. Messo a confronto con Pasolini, Calvino, Vittorini – questa corte dei miracoli sembra un raduno di ciarlatani, di improvvisati, di imbonitori. Non c'è profondità. Non c'è analisi. Non c'è pensiero. C'è solo attivismo. Solo militanza. Solo propaganda.
E non è un discorso nostalgico il mio. Non sto dicendo "una volta era meglio". Sto dicendo "una volta c'erano intellettuali, oggi ci sono influencer". Non è nostalgia. È fatto. È una constatazione empirica: basta aprire un giornale, accendere la televisione, guardare i social. Pasolini scriveva Scritti corsari – un libro che ancora oggi si legge, si studia, si discute. Montanari scrive post su Facebook che dopo due ore sono già dimenticati.
Calvino scriveva Le città invisibili – un capolavoro della letteratura mondiale, tradotto in decine di lingue, studiato nelle università. Barbero tiene spettacoli teatrali in cui parla di storia (e di politica) con toni da comico, e il giorno dopo nessuno si ricorda cosa ha detto. Vittorini fondava riviste che hanno cambiato il modo di pensare degli italiani. Canfora scrive libri che – se si esclude la propaganda – non aggiungono nulla al dibattito. Non è nostalgia. È decadimento.
E la cosa più triste – la cosa che fa più male – è che questa sinistra – quella che oggi domina il dibattito, che occupa le cattedre, che scrive sui giornali – non se ne rende conto. Anzi, è orgogliosa di questo decadimento. Pensa che la stupidità sia "essere popolare". Pensa che la superficialità sia "immediatezza". Pensa che l'insulto sia "critica". Pensa che la propaganda sia "militanza". E non capisce – non vuole capire – che così si allontana sempre di più dalla gente. Perché la gente – la gente comune – non è stupida. La gente – anche se non ha studiato – sa riconoscere la profondità. Sa riconoscere l'onestà intellettuale. Sa riconoscere chi dice la verità e chi fa propaganda. E oggi – sempre più gente – sta voltando le spalle a questa sinistra. Perché non sopporta più di essere presa in giro. Non sopporta più di essere trattata da imbecille. Non sopporta più di vedere i propri idoli di un tempo – gli intellettuali – ridotti a buffoni.
E io – che sono stato di sinistra, che ho amato Pasolini, Calvino, Vittorini – oggi provo vergogna. Vergogna per quello che la sinistra è diventata. Vergogna per il suo decadimento culturale. Vergogna per il suo abbraccio mortale con il palestinismo, il putinismo, il relativismo più becero. Vergogna per la sua incapacità di produrre pensiero – e per la sua compiacenza nel produrre solo chiacchiera. E spero – ancora spero – che prima o poi qualcuno, dentro quella sinistra, abbia il coraggio di dire: "basta". Basta con questa farsa. Basta con questi ciarlatani. Basta con questa corte dei miracoli. E torni a pensare. A leggere. A scrivere. A capire. Ma ho paura – molta paura – che ormai sia troppo tardi. Che la sinistra abbia già scelto. E che la sua scelta – la scelta di barattare la profondità con la propaganda – ci metta in pericolo.
😂😂😂😂
Gregorio Samsa
Se una mosca svolazzando, cade accidentalmente nella tazzina di caffé che un italiano, un tedesco, un francese, un cinese, un russo, un israeliano ed un palestinese si appresstano a sorseggiare:
1) L'italiano –* lancia la tazza, la rompe e se ne va infuriato.
2) Il tedesco –* lava accuratamente la tazza, la sterilizza e si prepara una nuova tazza di caffè.
3) Il francese –* toglie la mosca e beve il caffè.
4) Il cinese –* mangia la mosca e butta via il caffè.
5) Il russo –* beve il caffè con la mosca, visto che era un extra gratuito.
6) L'israeliano –* vende il caffè al francese, vende la mosca al cinese, vende la tazza all'italiano, beve una tazza di tè e usa i soldi extra per inventare un dispositivo che impedisca alle mosche di cadere nel caffè.
7) Il palestinese* incolpa l'israeliano per la mosca caduta nel suo caffè, protesta contro l'atto di aggressione presso l'ONU, ottiene un prestito dall'Unione Europea per comprare una nuova tazza di caffè, usa i soldi per acquistare esplosivi e poi fa saltare in aria la caffetteria dove l'italiano, il francese, il cinese, il tedesco e il russo stanno tutti cercando di spiegare all'israeliano che dovrebbe dare la sua tazza di caffè al palestinese così ci sarà la pace.
Va in Sardegna per riposarsi e provano a entrare nella privacy dal buco della serratura. Va a fare controlli medici (come tutti gli atleti) e, addirittura, ci fanno sapere che Sinner era nell'area solventi. La ricerca della morbosità sempre. Il voler cercare quello che non c'è. Più spazio quasi di un Cobolli che va in finale o dei 6 italiani oggi nei primi 50 al mondo. Scopriamo però, improvvisamente, di avere 60 milioni di dottori in Italia. Problema della sanità risolto, out of the blue. Ognuno ha la diagnosi giusta, perché quello stesso virus lo ha avuto l'amico dell'amico giocando il torneo del nonno per n.c.
Una miriadi di ipotesi di infiammazioni silenti, supposizioni, congetture e scenari. Pure il titolo "Mistero Sinner".
Ah dimenticavo. Sinner sta benissimo, è sempre per distacco il n.1 al mondo e domani riprende, come da sempre programmato, gli allenamenti a Montecarlo.
E se non gioca tornei prologo sull'erba prima di Wimbledon è solo perché da mesi aveva già programmato di non giocarli. Cronaca, non misteri.
Leggendo certi commenti capisco una cosa, molte persone non aspettano più l’estate, la temono. Come fosse un incubo annunciato, con ansia e paura già a maggio.
Questo, francamente, è un problema. Non perché il caldo non esista, ll clima di fondo è più caldo rispetto a qualche decennio fa, e negarlo sarebbe ridicolo. Un conto però è spiegarlo il caldo, un altro è educare le persone a vivere nella paura. Se già a maggio un'ondata di caldo diventa un motivo per logorare la testa delle persone con titoloni emotivamente carichi e pieni di angoscia non si fa altro che rendere le persone piu' stanche, fragili e confuse.
Questo modo di comunicare è scandaloso e soprattutto è dannoso. Toglie lucidità, rende più difficile ascoltare anche le informazioni davvero utili, può aumentare perfino la percezione soggettiva del caldo e alimenta uno stato di ansia permanente che alla psiche non fa certo bene. Senza mettere la testa sotto la sabbia le ondate di caldo si affrontano e si spiegano senza usarle come bastone emotivo. E poi diciamolo, l’estate non è solo afa, disagio e bollettini rossi. È anche luce fino a tardi, giornate all’aperto, mare, montagna, viaggi, bambini che finiscono la scuola e si divertono giocando nei parchi e sulle spiagge, cene fuori, vita che si sposta un po’ di più fuori dalle case.
Non accetterò mai che l'estate venga trasformata in una minaccia psicologica collettiva.
Tante falsità e polemiche ingiuste sono state dette e fatte su Jannik Sinner in questi anni.
Tanti, troppi momenti "caso nazionale" senza motivo.
Uno di quelli che mi ha addolorato di più è l'assurda accusa che non fosse andato da Mattarella la seconda volta per fargli uno sgarbo, perché non si sente italiano.
Una polemica priva di alcun fondamento, purtroppo portata avanti non da haters, ma da fior di giornalisti dei principali quotidiani del paese.
In quell'imbarazzo, in quel nervosismo ammesso con simpatia, c'è stata di fronte agli occhi del mondo la prova di quello che i suoi fan sapevano da tempo. Quanto Jannik stimi il Presidente Mattarella tanto da averne un po' di soggezione e andare un po' in confusione.
E quanto sia orgoglioso di essere italiano e ci tenga essere pienamente considerato tale.
Certo c'erano abbondanti esempi. Jannik è praticamente diventato involontariamente ambasciatore dello sport italiano nel mondo, ricorda ed elogia sempre tutti i successi degli sportivi italiani, da grande tifoso e appassionato di vari sport e amico personale di tanti dei nostri atleti. Ricorda sempre gli altri tennisti italiani. Cita sempre l'Italia in ogni suo torneo.
Ha ammesso di essere nervosissimo e di non aver giocato al meglio oggi per la pressione, la pressione di voler vincere a Roma, in casa.
Il problema della mancata visita a Mattarella fu la vicenda sospensione.
Ingiustamente accusato da innocente per quasi due anni ha pagato un prezzo altissimo. Due anni che ci potevano costare la perdita di un tennista così leggendario.
Quanto sia riuscito a vincere con quella spada di Damocle sulla testa e lo sconquasso che gli ha comportato psicologicamente non deve farci dimenticare che botta che è stata.
Uno meno forte avrebbe potuto crollare e rinunciare al tennis. Jannik stesso ha ammesso di averci pensato.
Ecco, molte delle cose di cui è stato accusato dipendono da quello.
Non poteva andare alle Olimpiadi perché gli avevano comunicato la positività.
Non andò da Mattarella perché (oltre ad aver vinto con una forza sovrumana, visto quanto stava accadendo, gli AO solo due giorni prima in Australia appunto, oltre ad aver perso la zia e voler passare qualche giorno a casa al rientro per il lutto) aveva saputo che era stata presa la decisione ufficiale della sospensione.
Proprio in quei giorni uscì la notizia, le dichiarazioni non sempre piacevoli dei colleghi, il momento della bufera mediatica. Non era il caso andare al Quirinale in quel momento.
E non è mai stato il caso chiarire perché.
"Non vengo perché mentre siamo lì che facciamo le foto al Quirinale pieno di giornalisti scoppia il merdone con tanto di compagni di squadra della Davis appena vinta assieme che dichiarano cose discutibili voglio solo chiudermi a casa mia e piangere tre giorni" NON è una cosa che puoi dire.
Nè puoi dire, quando ancora non è noto all'opinione pubblica, "non vado alle Olimpiadi perché m'hanno trovato positivo e non so ancora nemmeno perché dato che non ho fatto nulla."
Con tutto che stava male al momento delle Olimpiadi e chissà, forse si era ammalato per lo shock.
Il sistema immunitario si deprime in momenti di forte stress.
Il fatto di non poter spiegare certe vicende ha dato spazio a certi articolisti per ricamare qualunque falsità attorno a certe questioni.
Jannik nei suoi discorsi post premiazione notoriamente è calmo e si ricorda con grande garbo di tutti, i raccattapalle, arbitri che vanno in pensione, veramente chiunque. Oltre ovviamente al suo team, la sua famiglia etc.
Oggi ha fatto un discorso molto breve, scordandosi di citare molti e ammettendo di essere un po' impappinato per via del Presidente.
Mai visto così nervoso durante una premiazione.
In quel nervosismo c'è la chiusura, si spera, del cerchio di questa assurda polemica.
Con il nostro meraviglioso Presidente che lo guarda con quella sua dolcezza e ammirazione da nonno che ha sempre per i giovani, per gli sportivi, per gli esempi migliori delle giovani generazioni.
✍️ Appunti di viaggio
Abbiamo trattenuto il respiro, abbiamo sperato, abbiamo giocato con lui, abbiamo anche sofferto e tremato con lui. Ora che Jannik ha vinto Roma siamo andati in tilt pure noi. Tremano le dita sulla tastiera del telefonino. Parte a razzo il T9 come il suo diritto. Serve ora pure qualche fazzolettino. Con gli occhi lucidi non si vede più nulla e fai fatica a scrivere quello che detta il cuore.
Il problema è che Jannik non tradisce mai, ti rapisce e poi crea dipendenza. Anche oggi. Era stato fissato l'appuntamento con la storia e non ha sbagliato nulla. Ha bussato al cielo come sa fare lui e 50 anni dopo, come d'incanto, il più forte tennista italiano di tutti i tempi ha sanato il mezzo secolo senza titoli nel maschile. Sugli annali rimarrà scritto 64 64 su Ruud. Ma questo Jannik vale mille volte di più della fredda cronaca. Fredda, appunto. Lui invece suscita sentimenti. C'è sempre una narrazione emotiva. È un accelleratore delle giornate. Non vedi l'ora di vederlo in campo. È arrivato al Foro il primo giorno e il boato che lo ha accolto era superiore a quello delle più grandi rock star. Due settimane sempre più immerse nel bagno di folla. Negli allenamenti lo attendevano in tribuna migliaia di persone ogni giorno. L'allenamento era un evento dentro l'evento. Tutti appesi ai suoi orari, alle sue partite. Protetto dal suo Dream Team. L'ingranaggio perfetto: Simone Vagnozzi, Darren Cahill, Umberto Ferrara, Alejandro Resnicoff, Riccardo Ceccarelli, Alex Vittur. Persone speciali. Eccellenze nei loro settori. Non esiste l'io. Non esiste ego. Esiste solo il "noi". Gruppo coeso, dietro l'umiltà e la disciplina del campione vero. Così si vincono 6 Masters 1000 di fila, 34 partite di fila, solo 3 set persi. Condivisione tra cuore e mente, fiato sospeso, il pathos e un diamante da maneggiare con cura. Mattarella gli ha appena consegnato il trofeo. Tra poco Jannik verrà qui nella postazione flash dove lo intervisterò per Sky Sport. Tremavano le mani per scrivere, tra poco batterà ancora più forte il cuore. Faccio fatica pure io a respirare. Tra un secolo, forse, tornerà un altro Sinner italiano in grado di vincere 6 Masters 1000 di fila. Tra un secolo non ci saremo. Gustiamoci allora per sempre questo immenso trionfo. Questa giornata che diventerà immortale come lui. Il sogno si è davvero avverato. Oltre il n.1. Oltre il fenomeno mondiale. Oltre ad aver già vinto tutti i Masters 1000 ben sette anni prima di Djokovic.
A 24 anni un ragazzo italiano è già uscito dalla storia per entrare nel mito.
Grazie Jannik ❤️
✍️ Angelo
«In tanti sport esiste una struttura che protegge l’atleta: la società paga viaggi, staff, preparazione, attrezzatura.
Nel tennis no.
Nel tennis ogni spesa ricade sul giocatore: allenatore, fisioterapista, voli, hotel, tornei, preparazione atletica.
Chi non ha mezzi, semplicemente non regge il ritmo.
Eppure, quando Jannik Sinner, come Aryna Sabalenka , hanno sostenuto il pensiero di una distribuzione più corretta dei ricavi degli Slam, molti hanno reagito con la solita frase superficiale e banale :
“Un altro milionario che vuole più soldi.”
Una frase mediocre di chi non approfondisce le situazioni.
Il tennis è uno sport che muove un’economia enorme: coach, preparatori, fisioterapisti, organizzatori, media, aziende di attrezzatura, strutture, turismo.
Migliaia di persone lavorano grazie a questo mondo.
Non è un hobby, è un settore industriale.
E come ogni settore, funziona solo se chi ci lavora ha le condizioni per farlo bene.
Per questo i paragoni con altri mestieri poco remunerati non servono.
Ogni professione ha le sue difficoltà, i suoi rischi, le sue responsabilità.
Il mondo ha bisogno di tutto: dei lavori tradizionali e anche dello sport, dell’arte, della ricerca, della tecnica.
E chi sceglie una strada diversa merita comunque la possibilità di costruirsi un futuro.
Nel tennis, però, le possibilità non sono uguali per tutti.
Un top player può permettersi un team completo.
Un giocatore tra il numero 40 e il numero 100 del mondo, e non parliamo oltre il 100, invece, spesso deve scegliere cosa sacrificare: un torneo, un allenatore, una settimana di recupero.
Eppure si allena quanto i migliori, viaggia quanto i migliori, si dedica quanto i migliori.
Il talento non basta se non hai le risorse per farlo crescere.
Ci sono esempi lampanti: João Fonseca è molto dotato, ma è cresciuto con un supporto economico enorme fin da bambino.
È una fortuna per lui e un dato di fatto.
E dimostra quanto il contesto pesi nel tennis moderno.
Per ogni ragazzo" fortunato", ce ne sono molti che restano indietro perché non possono permettersi ciò che serve per emergere e non per mancanza di qualità.
Eppure sono proprio loro a dare sostanza al circuito: qualificazioni, primi turni, tornei minori, intere stagioni che esistono grazie a questo gruppo di professionisti che lavora nell’ombra.
Ecco perché la posizione di Sinner , Sabalenka e altri top player, non è un capriccio personale.
È un gesto che hanno offerto verso chi non ha abbastanza voce
Se un numero 90 del mondo avesse detto le stesse cose, nessuno avrebbe ascoltato.
Serviva qualcuno con peso per aprire una discussione che molti evitano.
Quindi , quando si esprime un parere , prima di ciò bisogna informarsi, non leggere solo i titoli del giornalaio.»
A tutti i ragazzi che stanno giocando a #Roma e ai nostri Italiani, in bocca a lupo.»
Antonio Castrovilla, (Fb> Jannik Sinner #1)