Tirare una coltellata all'altro è una soluzione che mi pare sdoganata entro una sottocultura che abita il mondo, prima di questo paese. La scuola, signori, combatte questa sottocultura e lo fa come può, immersa in infinite contraddizioni che possono anche essere viste... 1/3)
... come varietà di approccio. Costruire consapevolezze socio-psico-pedagogiche più radicate e diffuse nel personale insegnante e nel personale ATA (sì, anche quest'ultimo è "comunità educante") IMHO dovrebbe essere una priorità superiore all'orgia di formazione... 2/3
Ieri leggevo Sciascia e mi stupivo della sua attualità quando scriveva: gli uomini si dividono in uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e giuseppiconte.
Stamane ho letto i giornali e mi sono rallegrato dei risultati internazionali raggiunti con le manifestazioni guerrillere di ieri a Bologna. Poi mi sono svegliato.
Con un rating migliore, il debito pubblico costa meno e me ne rallegro.
Per raggiungere questo risultato, il governo ha fatto il contrario di quello che aveva proclamato in campagna elettorale. E me ne rallegro.
Vedo che ci siete di nuovo cascat* e vi preoccupate dello stipendio di Brunetta invece che del vostro. Ora che ha rinunciato siete felici, ma avete lo stesso stipendio di prima.
Siete dei fessi.
Dopo tanti di anni di politica, ancora mi stupisco di quella che quelli bravi chiamano “agenda setting”.
Vale a dire la capacità di parte della politica e di parte dell’informazione di indirizzare il dibattito pubblico su cose la cui rilevanza è in realtà minima sia per l’Italia che per i suoi cittadini.
Da giorni se accendiamo la tv o apriamo un giornale leggiamo di dotti dibattiti sul significato della parola “cortigiana” o del fatto che in Italia non ci sarebbe libertà di parola (e che la democrazia sia a rischio).
Irrilevante la prima cosa, una palese stupidità la seconda.
Ma si parla solo di quello, e i (pochissimi) politici consapevoli finiscono per cascare anch’essi nel tranello perché, sai com’è, per una citazione in più sui giornali si fa questo ed altro.
Eppure viviamo in un paese in cui tutte le cose che fanno la quotidianità dei cittadini (il fisco, la scuola, il welfare, le istituzioni, i salari) risalgono quando va bene a 30 anni fa; quando va male a molto molto più indietro.
Viviamo in un paese in cui le persone - soprattutto i giovani, per natura caratterizzati da maggiore idealismo - sanno che non c’è alcun legame tra l’impegno che ci si mette a fare le cose e il successo/riconoscimento che si consegue. Ed è per questo che se ne vanno, non solo perché all’estero guadagnano 2 o 3 volte tanto.
Viviamo in un paese in cui una delle libertà più basiche (girare per la propria città senza dover aver paura) non è più garantita, perlomeno non dappertutto.
Il @Partito_Libdem non ci casca. Non sentirete nostre dichiarazioni su “la democrazia in pericolo”, ma solo su come migliorare la qualità delle nostre istituzioni.
Non ci sentirete prendere parte (come partecipanti o “giudici”) a queste inutili schermaglie tra curve ultra, ma solo di come rendere l’Italia un posto più bello e comodo dove vivere.