@Corriere Se non ho letto male su altri siti, i premi sono stati comunque assegnati a personaggi/artisti legati al mondo della sinistra, magari Gullotta, grande artista,, semplicemente questa volta non lo meritava.
Uno spaccato del Metodo #Report vissuto sulla mia pelle: insinuazioni attraverso il possesso e utilizzo di atti di indagine coperti da segreto (che personalmente ho acquisito solo un anno dopo), ombre di mafia sapientemente dispensate, e video intervista tagliata e ricucita apposta per far risultare il soggetto “sospetto” e in difficoltà. Un sincero abbraccio ai figli di Sigfrido Ranucci in questo momento difficile. Auguro loro di non dover mai essere tra le innumerevoli vittime di questo “Metodo”
Io invece sono molto perplesso su questo aspetto e per varie ragioni.
Un risarcimento di quelle dimensioni pesa sulle condizioni della famiglia del condannato che subisce una sorta di pena accessoria
Se scegli una attività criminale devi mettere in conto i rischi. E le conseguenze sulla famiglia sono uno di questi rischi e dovrebbe funzionare come disincentivo. Se invece posso immaginare un risarcimento, questo mi incoraggia a delinquere.
Il risarcimento suona molto strano, sembra dire : “poiché con la morte del ladro alla famiglia viene meno una fonte di reddito, e giusto che venga risarcita. Mi pare come se fosse possibile per un ladro o un rapinatore assicurarsi contro gli incidenti sul lavoro: cado dal tetto mentre svaligio una casa o il proprietario mi spara e ottengo l’indennizzo. È una questione da ripensare
@CronacheTweet@Inter Talvolta il karma esiste ... "... il Sassuolo non ha la necessità di cedere Politano al Napoli!" ... e così in modo del tutto legittimo vennero meno degli accordi presi con il Sassuolo.
@CucchiRiccardo Qual’è l’ideologia che nel ‘900 ha prodotto i regimi dittatoriali più crudeli che in suo nome hanno sterminato decine di milioni di persone, che ha portato povertà immensa dovunque è stata applicata, che si è dimostrata incompatibile con la libertà e la democrazia? Comunista.
@AnnaMariaDeFalc Vi auguro il meglio, la nostra conoscenza è limitata solo ad X ma non per questo un sincero augurio di guarigione non può esserci. Forza!
Questa non è la storia di una laurea.
È la storia di una bombola del gas.
O forse di migliaia di bombole del gas.
Per ventisei anni un padre le ha caricate sulle spalle una dopo l’altra.
D’inverno con le mani gelate.
D’estate sotto il sole che bruciava l’asfalto.
Nei giorni buoni.
E soprattutto in quelli cattivi.
Non per diventare ricco.
Non per inseguire la fama.
Non per costruire un impero.
Ma per regalare a suo figlio qualcosa che lui non aveva mai avuto: una possibilità.
Mentre altri dormivano, lui lavorava.
Mentre altri progettavano vacanze, lui contava le spese.
Mentre il tempo gli piegava la schiena, continuava ad andare avanti.
Bombola dopo bombola.
Giorno dopo giorno.
Anno dopo anno.
Ventisei anni.
Una vita intera.
Il giorno della laurea Lorenzo Monfardini avrebbe potuto salire sul palco come tutti gli altri.
Con la toga.
Con il sorriso.
Con le fotografie di rito.
Invece ha scelto di portare con sé una bombola del gas.
Pesante.
Ingombrante.
Scomoda.
Proprio come i sacrifici che suo padre aveva trasportato per tutta la vita.
In quell’istante quella bombola non era più ferro.
Era ogni alba passata a lavorare.
Ogni bolletta pagata con fatica.
Ogni rinuncia fatta in silenzio.
Ogni sogno accantonato per permettere a un figlio di inseguire il proprio.
Mentre tutti vedevano un ragazzo laureato, lui stava raccontando una verità che spesso dimentichiamo:
Nessuno arriva da solo.
Perché dietro ogni traguardo c’è quasi sempre qualcuno che ha camminato nell’ombra.
Qualcuno che non salirà mai sul palco.
Che non riceverà applausi.
Che non avrà una medaglia.
Ma senza il quale quel traguardo non esisterebbe.
E forse la parte più commovente di questa storia è che quel padre non ha mai chiesto nulla in cambio.
Non una statua.
Non un premio.
Non un grazie davanti a tutti.
Gli sarebbe bastato vedere suo figlio felice.
E allora immaginate quell’uomo, in fondo alla sala.
Le mani consumate dal lavoro.
La schiena curva.
Gli occhi lucidi.
Mentre guarda suo figlio stringere quella laurea.
Per tutti era un pezzo di carta.
Per lui era la prova che ogni sacrificio aveva avuto un senso.
Che tutte quelle bombole portate sulle spalle non erano soltanto peso.
Erano diventate futuro.
E forse, in quel preciso istante, per la prima volta dopo ventisei anni…
quella bombola è diventata leggera.
Perché il peso che aveva portato addosso per una vita intera era finalmente arrivato a destinazione. ❤️
"Sono molto solo: non terribilmente solo.
Perché io amo esser solo.
Ho bisogno di essere solo:
per contemplare, per pensare.
A volte mi danno noia perfino le persone che amo:
mia figlia, mia moglie.
E, quando accade, zitto zitto, mi alzo e vado in camera mia.
Sì, è difficile viver con me:
questo è un rimprovero che le mie compagne mi hanno sempre rivolto, che all’ inizio mi rivolgeva anche Franca.
Ora Franca vi si è assuefatta, trova questa vita normale sebbene sia giovanissima.
La capivo, sa? Capivo che le sarebbe piaciuto andare nei posti, nei night. Ma a me non piace, non è mai piaciuto.
Io, quando vedo quel divertimento falso non posso fare a meno di pensare che dietro a ciascuna di quelle persone v’è un dramma:
il pianista magari ha le scarpe rotte, l’industriale ha le cambiali che scadono, l’entraineuse ha il figlio ammalato...
Gliel’ho detto:
sono un misantropo, la base della mia vita è la casa.
La casa, per me, è una fortezza, quasi una persona.
Quando vi entro la saluto sempre come una persona: «Buonasera, casa».
Oggi, per esempio, Franca è a Lugano e in casa son solo. Be’: ci sto benissimo".
Antonio de Curtis, Totò
ULTIM'ORA: Presa dalla polizia la sede centrale di #Ankara del maggior partito d'opposizione in #Turchia. Fate girare per favore! È come un colpo di stato, è in corso il tentativo di annientamento dell'opposizione in Turchia.
@RadioRadicale
Hanno disabilitato il mio account #Facebook perché ho pubblicato un mio articolo su @HuffPostItalia sugli orrori compiuti dall'orrifica "repubblica" islamica iraniana. Sono accusato di aver denunciato gli orrori perpetrati dalla "repubblica" islamica iraniana contro il suo popolo. Mi hanno chiuso l'account perché ho documentato la pratica sistematica degli stupri adottata dai guardiani della rivoluzione islamica contro le donne e uomini prigionieri del carcere di #Evin. Hanno chiuso il mio account Facebook perché ho documentato la pratica del "Janfada" del reclutamento della popolazione iraniana al "martirio", il reclutamento "per il sacrificio della vita" contro americani e israeliani, per aver documentato l'offensiva del regime sul fronte interno con l'arruolamento di decine di migliaia di mercenari per seminare il terrore in patria e dissuadere ogni forma di dissidenza e perché ho documentato il dilagare della tortura sessuale. Perché ho denunciato le ambasciate iraniane delle nostre città come covi della propaganda del regime. Vi prego di aiutarmi a rendere pubblica la censura che Facebook ha messo in atto nei miei confronti.
@RadioRadicale@Artventuno@BeppeGiulietti@vditrapani@mattiafeltri@claudiocerasa@claudiovelardi@RaiNews@MediasetTgcom24
Napoli. Sono le 3 di notte.
Un uomo esce di casa. Sta andando a lavorare. È un commerciante ortofrutticolo, uno di quelli che iniziano la giornata quando molti altri la stanno finendo.
Sale in auto. Poi, in pochi secondi, la normalità si spezza.
Da dietro l’angolo sbucano due uomini: uno incappucciato, l’altro con il casco integrale. È armato. Il terrore entra nell’abitacolo prima ancora dei rapinatori.
Vogliono l’auto. Vogliono i suoi soldi. Gli portano via, almeno per quei secondi, la sicurezza di poter andare semplicemente a lavorare.
In quel momento passa una Gazzella dei #Carabinieri, impegnata nel servizio notturno di controllo del territorio.
I militari vedono tutto. Non c’è tempo per riflettere: intervengono l’istinto, l’addestramento, la preparazione.
Un Carabiniere scende al volo e parte all’inseguimento.
Uno dei due rapinatori tenta di salire sulla vettura appena rubata, con la portiera posteriore ancora aperta. Non ci riesce.
Il Carabiniere lo raggiunge. Lo blocca. Lo arresta.
Il denaro viene restituito al legittimo proprietario. Le indagini proseguono per recuperare l’auto e identificare il complice.
Questa è la sicurezza che spesso non si vede: quella che passa di notte, quando le città dormono e qualcuno prova ad approfittarne.
A #Difesa della collettività
Francesca Ferlaino, che ha scoperto un nuovo stato della materia: «Mio papà comprava Careca e io sparii a parlare con il Nobel Rubbia, avevo 10 anni»
https://t.co/CN1EOv4UV9
💙 La splendida Preghiera per #Napoli scritta da don Mimmo Battaglia e letta in piazza del Plebiscito da #PapaLeone. 🙏 Madre nostra, Maria, Donna del cammino e volto di tenerezza, ci accostiamo a te con il cuore di questa città, fatto di sogni feriti e di speranza ostinata.
A te, Maria, affidiamo la nostra Napoli: la bellezza dei suoi vicoli e la fatica di chi non ce la fa, il grido di chi cerca dignità e il silenzio di chi ha paura.
Ti consegniamo le mani dei nostri giovani, perché siano costruttori di un futuro che profuma di giustizia.
Tu che hai conosciuto l'esilio e l'attesa, resta accanto a chi vive nelle periferie dell'esistenza, a chi non ha voce, a chi lotta contro l’illegalità con la sola forza di un cuore onesto.
Insegnaci l’audacia della cura e il coraggio della prossimità.
Aiutaci a non girare lo sguardo dall'altra parte, a trasformare le lacrime in impegno e le pietre dello scarto in fondamenta di fraternità.
Sotto il tuo manto, o Madre, mettiamo le nostre fragilità: fanne feritoie di luce.
Ti affidiamo questa terra, Maria.
Te la consegniamo come una madre consegna il figlio difficile alla speranza.
Ti affidiamo la Napoli dei quartieri, dove il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora; ma anche la Napoli delle periferie, dove il buio sembra mangiarsi il futuro
e il grido di chi non ha voce rompe il silenzio dei giusti.
Metti il tuo manto sulle anime diverse di questa città e dell’intera diocesi: sui giovani che sognano di restare e su quelli che hanno la valigia in mano;sugli anziani che sono memoria viva nei bassi
e sui bambini che giocano tra le crepe dei palazzi, perché i loro occhi non smettano mai di cercare il mare.
Ti affidiamo le mani oneste di chi fatica e le mani stanche di chi ha sbagliato, perché nessuno è perduto se trova uno sguardo che lo accoglie.
Dona a questa città il coraggio della scelta, la forza di rialzarsi ogni volta che cade,
la dignità di non piegare la schiena davanti al male.
Facci Chiesa di strada, Maria.
Insegnaci a non passare oltre, a farci "prossimo" di ogni solitudine.
Trasforma le nostre paure in coraggio e le nostre rassegnazioni in passione civile.
Sotto il tuo sguardo, questa Napoli "mille colori" diventi finalmente un’unica tavola dove nessuno è escluso,
dove la speranza non è un'attesa vana, ma un cantiere aperto.
Fa’ che Napoli sia sempre più una città che accoglie, che rialza chi cade e che non smette mai di sognare il tempo della pace e della festa.
Sii tu, Madre, il nostro porto e il nostro cammino.
Amen.
IBM Italia tramite Sistemi Informativi si prende una compromissione e improvvisamente scopri che dentro ci passano pezzi enormi della PA, INPS, INAIL, telco, energy, finanziarie. Tutta roba appesa allo stesso provider, che in architettura distribuita credo si chiami “single point of bestemmia”. La cosa interessante non è nemmeno l’entry point. Quello prima o poi lo trovi sempre. Phishing, cred rubate, VPN dimenticata nel 2019, consulente con AnyDesk aperto da Treviso, scegli pure il DLC. La cosa interessante è il dwell time. Settimane dentro senza rumore. Che nel 2026, con SOC, SIEM, EDR, XDR, NDR e altre consonanti comprate a milioni, vuol dire una sola cosa: o il rumore era indistinguibile dal traffico normale oppure nessuno stava guardando davvero. Ed è qui che diventa divertente. Perché appena esce la notizia parte il bingo cyber: “sofisticati attori statuali”, “minaccia avanzata”, “nessuna evidenza di impatti operativi”, “indagini in corso”... Nel frattempo gli IoC pubblici sono zero. Timeline forense zero. Scope zero. Sappiamo più cose sui leak di GTA VI che su una compromissione dentro infrastrutture che gestiscono dati fiscali, assicurativi e industriali italiani. Sul nome gira Salt Typhoon. IBM non conferma, però TTP, target e pattern operativo ricordano parecchio quel giro lì. Gli stessi che da anni stanno nelle telecom USA come muffa dietro l’armadio, solo che stavolta hanno deciso di fare un salto nel nostro sottoscala nazionale. E qui arriva la parte che mi fa incazzare come una bestia: Ogni conferenza sulla “sovranità digitale” finisce sempre con: centralizziamo, standardizziamo, consolidiamo. Tradotto dal consulentesco: mettiamo tutto nello stesso posto così quando qualcuno buca il provider giusto può fare lateral movement come se stesse giocando in creative mode. Poi ci stupiamo se un incidente su un fornitore produce effetti a catena ovunque. Grazie al cazzo, abbiamo costruito una monocultura. Stesso stack, stessi vendor, stessi appliance, stessi playbook PDF da 400 pagine che nessuno apre mai dopo il kickoff. La sicurezza della PA italiana ormai sembra Kubernetes gestito in Excel. E la parte più bella è che tra 12 o 18 mesi rifaremo esattamente la stessa scena. Altro vendor strategico, altra audit room, altra timeline incompleta, altra conferenza stampa con “nessun dato sensibile sarebbe stato compromesso”, che nel linguaggio cyber ormai equivale a sentire il violinista del Titanic dire che l’acqua è sotto controllo. Qual è la cosa più assurda che avete visto nascere da una monocultura IT fatta male?