Questa storia dello scontro con la Spagna è una mezza follia. Si può dare un segnale in ossequio alla propaganda ma poi un attimo dopo ci si ferma. Anche perché gli immigrati di Ceuta per arrivare in Spagna debbono attraversare a nuoto lo stretto di Gibilterra. Invece torniamo alle barriere dentro l’Europa, esattamente ciò che vogliono Vladimir, Donald e Xi.
Ennesima figura di 💩 planetaria per la sedicente Commissione d'inchiesta sul Covid e per questa maggioranza rimasta senza argomenti. Per anni ci hanno sfracellato i coglioni con la propaganda sulle mascherine cinesi acquistate nel 2020 dal governo Conte, gridando allo scandalo, all'opacità e alle procedure illegittime. Hanno persino messo in piedi un tribunale politico, travestito da commissione parlamentare, con l'unico scopo di fare fango mediatico e colpire gli avversari. Peccato che la realtà, come spesso accade, si sia incaricata di smontare il loro castello di frottole.
A mettere una pietra tombale sulle loro ridicole accuse non è un pericoloso esponente delle opposizioni, ma l'Agenzia delle Dogane guidata da Roberto Alesse, cioè un uomo nominato e confermato proprio dal governo Meloni. Con una circolare ufficiale, l'Agenzia chiarisce in modo definitivo che le procedure furono assolutamente regolari, distinguendo nettamente la fase doganale dall'immissione sul mercato.
Mentre i vari Lisei e Bignami di turno cercavano la ribalta mediatica recitando la parte degli inquisitori implacabili, i loro stessi tecnici certificavano che l'iter seguito nell'emergenza del 2020 era legittimo. Il paradosso poi diventa sublime, quasi comico, se si pensa che mentre questa destra attacca il passato per raccattare due voti, oggi si ritrova in totale imbarazzo con gli alleati americani per la gestione degli appalti sulla sicurezza nei porti italiani, affidati a una società cinese finita nella black list del Pentagono. Siamo oltre il ridicolo.
Usano le istituzioni come clave di propaganda retroattiva e poi si fanno beccare con le mani nel sacco sulla sicurezza nazionale. Davvero dei dilettanti allo sbaraglio.
@LucaBizzarri Hanno ragione all’estero quando dicono: Italians? Mafia, pizza e mandolino. In Italia si sostiene che tutti gli immigrati siamo criminali, nel resto del mondo sostengono che tutti gli Italiani siano mafiosi. Il pesce puzza sempre dalla testa, sempre!!
Siamo a un bivo. Per la quale decidere se la Costituzione, la legge, abbiano ancora valore in una società civile e democratica. Oppure, scegliere la via del Far West all'americana dove tutti ammazzano tutti al di là della legge e della civiltà.
A destra l'isteria con la pistola..
La sensazione che ci sia un sottile filo conduttore tra i casi Report e commissione covid.... Che qualcuno si voglia togliere qualche sassolino dalla scarpa?
Nel silenzio totale dei mezzi di informazione, il governo Meloni ha approvato una norma che consente l'apertura di sale operatorie senza controlli preventivi sui requisiti minimi di sicurezza.
Ripeto, vista la gravità: senza controlli preventivi.
Con verifiche rinviate fino a un anno dopo.
1 anno.
Dodici mesi di interventi chirurgici, anestesie, bisturi, infezioni possibili, pazienti ignari.
Dodici mesi prima che qualcuno vada a vedere se la sala operatoria è a norma.
La norma non nasce in un provvedimento sulla sanità. Sarebbe stato troppo onesto. È stata nascosta dove nessuno guarda.
Infilata in un decreto che parla di grandi opere, commissari, infrastrutture, Ponte sullo Stretto.
Un contenitore omnibus, uno di quelli che scorrono veloci in Parlamento e ancora più veloci nei telegiornali.
Dentro quel decreto, lontano dagli occhi dei cittadini, si smonta un principio basilare dello Stato di diritto sanitario: prima i controlli, poi apri.
Qui si fa il contrario: apri, opera, incassa. I controlli (forse) dopo.
Forte dei suoi 135kg, lo massacrò di botte. Poi lo prese e lo trascinò fuori dal bar, gettandolo in mezzo alla strada gremita di gente. Lì gli frantumò viso e addome a calci, nella totale e assoluta indifferenza delle persone che passavano.
Alfredo Zardini, la vittima, era un emigrante italiano ed era una brava persona, nota a molti per la sua indole pacifica. Era anche un padre di famiglia contento di aver finalmente trovato un lavoro come carpentiere in Svizzera. Era povero, come tanti all’epoca, e a Zurigo sperava di poter mettere da parte un po’ di soldi per moglie e figli.
Quella mattina aveva il colloquio di lavoro, ma si concesse un caffè prima di andarci. Nel bar si imbatté però in uno dei tanti razzisti dell’epoca. Uno di quelli che odiavano gli italiani che "rubavano il lavoro", che odiavano visceralmente chiunque non fosse come loro. Era uno svizzero-tedesco di oltre un metro e novanta che si accorse subito che Alfredo era italiano. Uno sguardo, una parola, e poi partì il massacro, conclusosi con il pestaggio in strada su un uomo inerme.
Ci vollero decine di minuti prima che qualcuno chiamasse un’ambulanza per un emigrante italiano. Gli passavano accanto e tiravano dritto.
Quando dopo un bel po’ qualcuno si degnò di chiamare aiuto, era troppo tardi e Alfredì Zardini morì durante il tragitto.
L’assassino, chiamato Gery, a carico del quale risultavano 150 verbali di polizia per reati violenti, se la cavò con una condanna per eccesso di legittima difesa. La Svizzera, invece, non pagò nemmeno i funerali per Zardini. Zurigo chiuse solo la vicenda rimborsando le spese per il tragitto della salma in Italia, precedentemente coperte dagli altri italiani emigrati.
Era il 20 marzo 1971. La vicenda, dolorosa, fa riflettere sul tempo in cui eravamo noi a subire razzismo e odio della peggior specie. Quando eravamo noi a venire accusati di rubare il lavoro (fino a ieri alcuni, in Svizzera, ci chiamavano “ratti”). Ci insegna molto, e dolorosamente, sul concetto di prospettiva.
Nel ricordare Alfredo Zardini, un abbraccio ai suoi figli.