@TizianaFerrario Cara Tiziana, sono all 8va missione in ucraina. La prossima volta vieni con noi? vedrai con i tuoi occhi che le proposte di Bettini e Conte sono di un cinismo non solo misero di argomenti ma inaccettabile. Mi auguro che su questo @ellyesse tenga botta.
Ieri un padre e una madre hanno ucciso la loro figlia affetta da grave disabilità,poi si sono uccisi perché non ce la facevano più.
Non ci sono parole di fronte ad una tragedia simile.
Non ci sono.
Ogni giorno mi chiedo come si possa governare senza avere in cima all’agenda il calo demografico, i giovani che se ne vanno e una manifattura che vale il 15% del PIL e oltre il 95% dell’export, ma in trent’anni ha aumentato la produttività solo del 26%, contro l’80% di Francia e Germania, e fatica sempre di più a trovare le competenze STEM di cui ha bisogno.
@ora_italia
"Mi dispiace, già devo badare a 'sti scappati di casa del governo. La ringrazio Malagò, ma non ho tempo di allenare anche la Nazionale"
#Pirlo#Figc#Nazionale
Nelle sole carceri di Palermo, da gennaio 2025, sono stati intercettati 297 telefoni introdotti da droni telecomandati dall’esterno, spesso guidati da affiliati ai clan mafiosi, grazie a tecnologie sempre più sofisticate ed evolute. Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, avverte sulle enormi conseguenze di collegamenti tra i detenuti con quanto avviene al di fuori: “Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Con che faccia chiedo ai commercianti di denunciare i loro estorsori se poi li mandiamo in carcere e un’ora dopo, vengono dotati di telefono e continuano a gestire gli affari delle famiglie mafiose e a comandare?"
L’Articolo completo di Francesco Petanè su Repubblica
#rep
✍️ Appunti di viaggio
Sul campo gli avversari sono ossessionati dai suoi colpi micidiali. Tutto normale nello sport, essendo il n.1 al mondo. Ma è fuori dal campo che Jannik trova gli avversari più ossessionati: dai suoi soldi e dal successo. La storia della residenza torna di moda ad orologeria. È nel cassetto, viene tirata fuori spesso d'estate, sotto l'ombrellone, per mancanza di conoscenza e argomenti.
Un boomerang che svela in modo inequivocabile l'insostenibile leggerezza dell'essere senza contenuti.
Si cerca il caso nazionale, senza sapere. Sa bene invece Jannik come sia arrivato n.1 al mondo. Lasciando la famiglia a 14 anni. Un prezzo altissimo da pagare per la missione che aveva in testa. Andare da solo a Bordighera da Piatti a sudare con dei carichi di lavoro e problemi da risolvere ogni giorno per provare la scalata dalla Val Pusteria all'Everest. Da San Candido al Tempio Sacro del Centre Court dell'All England Club.
Eppure oggi quello che guadagna sembra dare fastidio. Soprattutto a chi non hai mai preso una racchetta in mano, nemmeno per sbaglio.
Senza sapere neppure che Jannik ha anche creato e finanzia la Jannik Sinner Foundation, organizzazione no profit che devolve milioni di euro per sviluppare progetti di supporto all'attività sportiva e all'istruzione di bambini e ragazzi che vivono in contesti di disagio socio-economico.
Invece di parlare di questi gesti di grande generosità, fatti spesso in silenzio e quindi bisogna attivarsi un po' e lavorare per trovare storie interessanti e nobili da raccontare, si cerca il piattume della morbosità. Si scende di livello. Dalle foto dal buco della serratura a violare un po' di tranquillità nei pochissimi giorni di vacanza al mare, alla morbosità sul "mistero" del malore a Parigi. La caccia al virus. Talmente un mistero che si è rialzato più forte di prima andando a stravincere a Wimbledon.
C'è Sinner per fortuna per chi ama emozioni, valori, serietà, correttezza, umanità e un modello pieno di luce per le nuove generazioni.
C'è anche Sinner per fortuna per stanare le ossessioni di chi ha scelto altre strade. Piene di nuvole grigie. L'invidia come stile di vita.
Il rischio, per loro, di un decennio durissimo davanti.
✍️ Angelo
L’ennesimo flop di Gratteri: assolti 102 imputati su 181 nel processo "Maestrale-Olimpo-Imperium". Praticamente il 56% degli imputati, più di uno su due, è risultato innocente. Numeri impietosi per una giustizia che vorrebbe definirsi civile. L’Associazione nazionale magistrati probabilmente tornerà a raccontarci, come ha fatto durante la campagna referendaria, che tutto ciò fa parte della fisiologia del processo, che i pm avanzano semplicemente ipotesi accusatorie che vengono valutate dai giudici, insomma che l’assoluzione di oltre 100 cittadini è un “esito naturale” della giustizia. Esercizi retorici degni di chi sembra vivere su Marte, anziché nel paese reale.
Nel paese reale, chiamato Italia, si è costretti a prendere nota periodicamente degli esiti disastrosi delle maxi indagini antimafia condotte negli ultimi decenni da Gratteri (nel frattempo promosso alla guida della procura più grande d’Europa, quella di Napoli): la maxi operazione “Marine” del 2003 a Platì con l’arresto di 125 abitanti su 3.800 (soltanto in 8 sono stati condannati e nessuno per mafia); la maxi operazione “Stige”, con 169 arresti (a processo 100 imputati sono stati assolti); l’ancora più nota operazione “Rinascita-Scott”, lanciata nel 2019 con 334 destinatari di misure cautelari (a processo circa un imputato su tre è stato assolto); la serie di inchieste avviate nel 2018 che sconvolsero la politica calabrese contro l’allora governatore Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse; l’indagine “Erebo Lacinio” del 2021, con 8 persone accusate di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti (poi tutte assolte, ma nel frattempo l’azienda è fallita); l’inchiesta sulla presunta gara truccata per l’elisoccorso in Calabria, finita dopo sette anni con l’assoluzione di tutti gli imputati. Solo per citare alcuni casi.
A caratterizzare questi casi, oltre alla grande esposizione mediatica, è il ricorso a una sorta di pesca a strascico come metodo di indagine, che permette certamente di catturare esponenti mafiosi, ma anche, appunto, persone totalmente innocenti.
Anche a causa delle maxi retate di Gratteri, la Calabria è diventata la prima regione italiana per indennizzi per ingiuste detenzioni: dal 2018 al 2024 lo stato ha pagato 78 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione in Calabria, il 35 per cento della spesa nazionale, pari a 220 milioni.
Gratteri potrà anche continuare a dire che le spese per risarcire le vittime della malagiustizia sono ampiamente ripagate dalle risorse ricavate attraverso le sue indagini, come sequestri di droga o il recupero di illecite ricchezze. Ma nessun sequestro di droga potrà risarcire i danni procurati sulla vita di persone innocenti, la cui esistenza viene demolita sotto ogni punto di vista (economico, professionale, sociale, familiare, personale) da indagini fondate su metodi ingiusti. Fare i conti con il “gratterismo” significa questo.
Tutti i dettagli sul Foglio di oggi ⬇️⬇️
https://t.co/kpmOyZpkYZ
Lebanese journalist Amal Khalil was found dead after hours of searching under rubble. She was killed in an Israeli strike, after the Israeli army fired at ambulances trying to reach her, delaying her rescue.
She is the fourth journalist killed by Israel while in the field since 2 March.
She was a professional, kind and dedicated journalist, and always a pleasure to run into in the field.
Forte dei suoi 135kg, lo massacrò di botte. Poi lo prese e lo trascinò fuori dal bar, gettandolo in mezzo alla strada gremita di gente. Lì gli frantumò viso e addome a calci, nella totale e assoluta indifferenza delle persone che passavano.
Alfredo Zardini, la vittima, era un emigrante italiano ed era una brava persona, nota a molti per la sua indole pacifica. Era anche un padre di famiglia contento di aver finalmente trovato un lavoro come carpentiere in Svizzera. Era povero, come tanti all’epoca, e a Zurigo sperava di poter mettere da parte un po’ di soldi per moglie e figli.
Quella mattina aveva il colloquio di lavoro, ma si concesse un caffè prima di andarci. Nel bar si imbatté però in uno dei tanti razzisti dell’epoca. Uno di quelli che odiavano gli italiani che "rubavano il lavoro", che odiavano visceralmente chiunque non fosse come loro. Era uno svizzero-tedesco di oltre un metro e novanta che si accorse subito che Alfredo era italiano. Uno sguardo, una parola, e poi partì il massacro, conclusosi con il pestaggio in strada su un uomo inerme.
Ci vollero decine di minuti prima che qualcuno chiamasse un’ambulanza per un emigrante italiano. Gli passavano accanto e tiravano dritto.
Quando dopo un bel po’ qualcuno si degnò di chiamare aiuto, era troppo tardi e Alfredì Zardini morì durante il tragitto.
L’assassino, chiamato Gery, a carico del quale risultavano 150 verbali di polizia per reati violenti, se la cavò con una condanna per eccesso di legittima difesa. La Svizzera, invece, non pagò nemmeno i funerali per Zardini. Zurigo chiuse solo la vicenda rimborsando le spese per il tragitto della salma in Italia, precedentemente coperte dagli altri italiani emigrati.
Era il 20 marzo 1971. La vicenda, dolorosa, fa riflettere sul tempo in cui eravamo noi a subire razzismo e odio della peggior specie. Quando eravamo noi a venire accusati di rubare il lavoro (fino a ieri alcuni, in Svizzera, ci chiamavano “ratti”). Ci insegna molto, e dolorosamente, sul concetto di prospettiva.
Nel ricordare Alfredo Zardini, un abbraccio ai suoi figli.
La procura di Trani colpisce ancora. Sindaco di Molfetta arrestato, sputtanato, accusato di 18 capi d’imputazione, giunta decaduta. Un anno dopo la Cassazione fa a pezzi tutte le accuse e annulla l’ordinanza: Tommaso Minervini non doveva essere arrestato. https://t.co/8WRcgQBmFG
@gdepascalis@AlexBorgogno@italyhatestrump@lucianocapone@gaiatortora Purtroppo capita poche volte. Perché spesso, troppo, il GIP si adegua. E perchè lo fa? Perché non è terzo: fa il concorso con il PM, condivide la carriera con il PM, condivide gli uffici, sono contigui... e se poi sono della stessa corrente!
Dopo 10 anni Donato Boscia, ricercatore del CNR, viene archiviato (per la terza volta) dall’accusa di aver diffuso la malattia del disseccamento degli ulivi: lui che, insieme al compianto prof. Giovanni Martelli, la Xylella in Salento l’aveva scoperta e cercato di contrastare era accusato di essere l’untore (ricordate la storia della Colonna infame?).
Il piano di eradicazione e contenimento del batterio fu bloccato da un sequestro della procura di Lecce, applaudito dal presidente/collega della Puglia Michele Emiliano, con la tesi che la Xylella fosse innocua e che bastasse tanta acqua per guarire gli ulivi. Nel frattempo ne sono seccati a decine di milioni in tutta la regione.
Nell’ordinanza di archiviazione, il consulente tecnico della procura di Bari scrive che “Probabilmente se il problema Xylella fosse stato affrontato immediatamente, nel 2013, estirpando rapidamente le piante infette... senza perdere quasi sei anni di tempo, la malattia sarebbe stata localizzata in un’area molto ristretta del Salento e non si sarebbe propagata oramai in ben quattro province della regione Puglia”.
Vuol dire, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, che bisognerebbe ribaltare l’inchiesta per diffusione colposa di malattia delle piante, che per dieci anni si è focalizzata sulla persona che aveva ragione (lo scienziato Boscia), sulle persone che avevano torto e hanno bloccato il piano di contenimento approvato dal governo e dall’Unione Europea: gli magistrati della procura di Lecce, la pm Elsa Valeria Mignone e il procuratore Cataldo Motta.
Non succederà: sarebbe un “attacco all’autonomia e indipendenza dei magistrati”, che troppo spesso significa irresponsabilità.
https://t.co/eBazD207Fz
Stento a credere che tra i partecipanti al corteo neofascista non autorizzato che il 12 aprile 1973 a Milano degenerò nell'omicidio del poliziotto Antonio Marino ci fossero molte persone ignare dell'esito violento che, per colpa di una nutrita frangia, ci sarebbe stato [1]