Italian freelance writer in NL. Against authoritarianism, for a strong, united #Europe. I write on dissent in communist Czechoslovakia. @in_oltre #SlavaUkraini
Nella notte tra il 20 e il 21 Agosto 1968, 55 anni fa, i paesi del Patto di Varsavia, in obbedienza all'ordine di Brežnev, invadono la Cecoslovacchia di Dubček. Il "soccorso fraterno" come viene ribattezzato dai comunisti duri e puri, mira a soffocare le riforme...
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Il mio commento oggi a #Omnibus su @la7tv: prima sulla vittoria dell’Europa in Armenia, poi sul summit sull’Ucraina con Regno Unito, Francia e Germania a Londra.
@IAIonline
Perde la Russia, e perde clamorosamente, perché non è riuscita a ricattare un Paese piccolo, un Paese isolato, con i confini chiusi a est e a ovest; un Paese economicamente dipendente dalla Russia; un Paese che la portavoce di Lavrov aveva definito “la fidanzata inaffidabile” e/2
Good god this is a crazy interview. Listen as Scott Pelley describes how Bari Weiss wanted journalists at CBS to cover the killing of Renee Good in Minnesota. This is why we can’t have oligarchs running our news outlets, this is absolutely devastating.
Mi sono divertito (si fa per dire) ad esaminare la proposta che il generale della divisione d’assalto putiniana dislocata in Italia, tal Roberto Vannacci, ha avanzato in merito alla remigrazione. Dopo qualche ricerca, ammetto di averne intuito all’inizio solo la disgustosa logica ma di averne sottovalutato la follia economica.
Il progetto viene spacciato in buona sostanza come un’iniziativa che porterà al rimpatrio forzato di tutti gli irregolari e ad un patto per il rientro volontario di quelli regolari, a fronte di incentivi che consentano a queste persone, pur già integrate in Italia, di rifarsi una vita nei loro paesi di origine.
Partiamo dagli irregolari. Il loro numero complessivo in Italia è di circa 600.000. La proposta prevede genericamente il loro rimpatrio, tuttavia solo 90.000, cioè il 15%, è effettivamente rimpatriabile.
Metà di questa platea proviene infatti da paesi in guerra, non sicuri, instabili o nei quali si rischia la morte, la tortura o l’oppressione per motivi politici, religiosi o sessuali. Queste persone non possono dunque essere espulse per vincoli costituzionali e in virtù delle convenzioni internazionali cui il nostro paese aderisce.
A questi si aggiungono altri 200-210.000 migranti che dichiarano di provenire da nazioni con le quali non ci sono accordi specifici per il rimpatrio o che non sono identificabili. Anche per loro il rientro è di fatto impossibile.
Nessuno di loro secondo l’idea di Vannacci può comunque essere accolto. La proposta prevede infatti anche la cancellazione della protezione speciale e vieta esplicitamente ogni possibilità di regolarizzazione. Avremmo quindi oltre 500.000 persone che non potrebbero essere né accolte né espulse, ma sarebbero costrette a rimanere in un limbo, invisibili per sempre, alimentando così lavoro nero, delinquenza comune e crimine organizzato, alla faccia dell’ordine e della sicurezza che la legge dovrebbe promuovere.
C’è poi una fascia di circa 150.000 migranti che hanno presentato una richiesta di protezione internazionale e che sono in attesa di risposta. La proposta include anche loro nell’elenco di coloro che possono aderire volontariamente al rimpatrio. Il punto è che tra le precondizioni per richiedere l’asilo c’è quella di trovarsi in condizioni di pericolo o di non poter esercitare liberamente le proprie libertà nel proprio paese d’origine. Perché qualcuno che è fuggito da un luogo in cui rischia di morire dovrebbe tornarci? Anche in questo caso la risposta è a dir poco controversa. La proposta prevede infatti l’azzeramento di ogni forma di tutela per i richiedenti asilo, i quali potrebbero essere alla fine costretti ad accettare soldi e rientrare nelle nazioni di provenienza dove rischiano la vita o l’arresto, piuttosto che vivere di stenti in attesa di una risposta che di solito arriva dopo anni.
Infine i regolari. Il totale dei migranti in regola è di circa 3,6 milioni. Si tratta di persone che svolgono normalmente lavori molto duri e che gli italiani non vogliono svolgere. Sono stranieri la gran parte dei lavoratori agricoli, un quarto di chi sta nei cantieri edili, quasi tutte le colf e le badanti, tantissimi operai che lavorano nelle fabbriche. La loro età media è di 36 anni, rispetto ai 47 dei cittadini italiani. I promotori della legge confidano di convincere una quota intorno al 9% in un triennio a tornare al proprio paese di origine. Parliamo di 300.000 persone alle quali si dovrà corrispondere una cifra adeguata (che la legge non quantifica, ma che dovrà essere abbastanza alta da risultare appetibile). La prima conseguenza sarà che interi settori rischiano di fermarsi, a partire dall’agricoltura, che per assurdo è quello che sta più a cuore ai sovranisti. Ma c’è anche un problema previdenziale da considerare. I migranti versano oltre il 10% del totale dei contributi che incassano gli enti previdenziali e riprendono a malapena lo 0,5% in termini di prestazioni. Oltre 640.000 pensioni oggi si pagano grazie ai contribuenti provenienti da altri paesi. Se i promotori raggiungessero il loro obiettivo di 300.000 regolari remigrati, alle casse dell’INPS verrebbero a mancare circa 1,5 miliardi all’anno, visto che si tratta, come si diceva, di lavoratori non immediatamente rimpiazzabili da altrettanti italiani. La conseguenza diretta sarebbe che non solo il genralissimo si aggiungerebbe alla lunga lista dei populisti alla amatriciana che hanno fallito nel proporre l’abolizione della legge Fornero sull’età pensionabile, ma riuscirebbe ad inasprirne i meccanismi, costringendo centinaia di migliaia di lavoratori a rimanere diversi mesi in più al lavoro per ciascun blocco di lavoratori rimpatriati, dal momento che verrebbero meno i contributi che permettono di pagare quelle pensioni.
Per fare questi calcoli non servono eccelse doti matematiche, eppure sempre più italiani sembrano attratti da slogan tanto efficaci quanto lontani dalla realtà, che si appellano agli istinti peggiori di ciascuno (egoismo, cinismo, paura, diffidenza), per evitare che si ragioni sulle reali conseguenze delle proposte che si fanno. I populismi si nutrono di nemici (l’Europa, il migrante, l’Ucraina) e di disvalori, fanno appello alla convenienza anziché alla comprensione e hanno necessità di dividere per polarizzare. Nessuno di questi cialtroni proporrà mai soluzioni utili per l’Italia. Ci chiederanno solo di ringraziarli per averci resi persone peggiori e di votarli proprio per questo.
Donald had a temper tantrum on national television and walked out of an interview simply because Kristen Welker presented him with a basic fact.
Note to other journalists: now is the time to pile on. He won't be able to handle it.
This is an incredibly powerful story that touched me deeply when I first read it in Soňa Gyarfašova’s book “Nenechali Sa Zlomit’” (“They Did Not Let Themselves Be Broken”) a few weeks ago. Remember their names: Ján Zeman and Oľga Sandanusová. Link in the first comment below.
In una Repubblica democratica qualsiasi partito che non ripudi esplicitamete ogni sistema politico totalitario - del passato, del presente o del futuro - dovrebbe essere fuori legge. Il motivo è semplice: non ripudiare pubblicamente e inequivocabilmente ogni sistema politico totalitario significa di fatto esserne complici, e quindi essere contro la democrazia, di cui pur si godono i vantaggi per propagandare dottrine antidemocratiche.
The raw emotion when they finally meet their hero…
They’ve read about D-Day. But nothing — nothing — prepares you for standing in front of someone who lived it. Watch their emotion as these students meet World War II Veteran Jack Boeki, and you’ll understand why.
@Normandy@WW2Facts
#dday #hero #thankyou #neverforget #freedom
I never felt this way about Biden. I never felt this way about Kamala. I never felt this way about the Pope even, and I like the Pope. These women are in a cult.