🚨Un eroico giornalista danese prende la parola e dice a Mark Rutte:
«Lei siede accanto a Donald Trump quando parla di conquistare la Groenlandia o svilisce alleati come la Spagna: cose che non sembrano in linea con il Mark Rutte di un tempo. Questo influisce in qualche modo sul rispetto che ha per sé stesso, quando resta seduto lì senza dire nulla?»
Un formidabile @federicofubini e un preoccupante @marcotravaglio affetto da una paresi che gli disegna in faccia un sorriso anche quando prende sberle (buona guarigione)
Da scolpire nel marmo. Putin è al potere da 26 anni e nei suoi 22 anni da presidente è sempre, SEMPRE, stato in guerra. Ogni singolo anno della sua presidenza.
La coprofilia non è reato
C’è una parola per chi, conoscendo i numeri - oltre 15.000 civili ucraini morti sotto i missili di Putin come accertato dalle agenzie Onu — sceglie comunque di rilanciare i comunicati del Cremlino senza una virgola di distanza critica. La parola non è “giornalista”.
Travaglio sa. Non è disinformato, non è ingenuo, non è superficiale. La cosa più oscena non è neppure la propaganda. La propaganda esiste in ogni guerra. La cosa oscena è il godimento morale con cui Travaglio si mette dalla parte del carnefice fingendo di stare dalla parte della pace.
Nel suo pezzo non c’è una parola sulle migliaia di civili ucraini massacrati da Putin, sulle città rase al suolo, sui bambini deportati, sui missili sui condomini, sugli ospedali, sui mercati. Quello lo considera rumore di fondo. Routine. Sceglie di pubblicare le cifre di Mosca sui 21 studenti di Lugansk - territorio occupato con la forza - inquadrandole come “provocazione ucraina” che giustifica le “feroci rappresaglie russe”.
Non è un errore. È un gusto. È il vecchio riflesso pavloviano del collaborazionismo intellettuale: il colpevole non è chi invade, massacra e deporta; il colpevole è sempre chi resiste. E insieme agli ucraini noi, gli occidentali, che osiamo mettere in mostra le nostre armi.
C’è qualcosa di clinico nel piacere con cui Travaglio maneggia la narrativa putiniana: la cura con cui la confeziona, la soddisfazione con cui la serve ai lettori, la sistematicità con cui ogni eccidio russo sparisce e ogni azione ucraina diventa crimine. Non è ideologia. È qualcosa di più viscerale, più basso, più personale.
Chiamarlo con il nome giusto, a questo punto, è un atto di igiene pubblica. Chi spalma letame russo sulle pagine di un giornale italiano da quattro anni, ogni giorno, con questa costanza e questo godimento, non sta facendo informazione. Sta facendo qualcos’altro. I lettori del Fatto che pagano per essere imbrattati dovrebbero almeno sapere cosa stanno comprando. E i redattori del Fatto contare sui progressi della batterioterapia fecale.
Trump: «Xi Jinping è un uomo buono e intelligente».
Ricapitolando. In questi mesi il presidente degli Stati Uniti ha lodato Putin, Kim Jong-un, Orbán, Netanyahu, Lukashenko, Xi Jinping.
E ha attaccato: Papa Leone XIV, Meloni, Macron, Starmer, Merz, Sanchez e la NATO.
E dopo le dichiarazioni di Trump sul Papa, il giorno dopo lo schiaffo in Ungheria, si è scavato definitivamente la fossa.
E l’ha capito anche Salvini. E già vedo adesso il governo accelerare il riposizionamento verso l’Europa, perché ormai è evidente che tutto quello che MAGA tocca va in briciole.
MAGA è una presenza tossica che ha fatto perdere le elezioni a qualsiasi destra che ha appoggiato.
Da ora in poi in Europa, nessuno si avvicinerà più a Trump.
A livello di influenza internazionale è finto. Politicamente morto.
E per questo pericolosissimo, perché ancora lui non l’ha capito. E neanche i criminali di cui si è circondato hanno capito che nessuno li seguirà.
Le motivazioni della guerra in Medio Oriente sono meno importanti di chi la conduce. Inutile perdersi in analisi su “giusto” o “sbagliato”, “necessaria” o “esistenziale”.
Inutile.
Perché chi la conduce è tutto.
Perché Trump non sarà lì per finirla. E nessuno vorrà macchiarsi assecondando un presidente folle che verrà presto politicamente neutralizzato alle midterm.
@MatteoDG93@lucafantin1010 Giustamente, mon si può uscire dal campo senza il permesso dell arbitro. Cosa facciamo, ogni volta che c'è qualcosa che non ci va bene, tutta la squadra se ne esce e poi si vede come va? Un amico arbitro: io avrei espulsi uno ad uno ogni giocatore al rientro in campo.
@StefanoPutinati Quello che mi fa andar giù di testa è che nonostante stia sparando cazzate monumentali da 4 anni su qualsiasi argomento tocchi, ci sono ancora persone che gli danno ascolto. Sono peggio di lui
La Russia è un'entità mafiosa in cui le guerre di aggressione permettono agli oligarchi criminali di governare con l’assenso convinto di un popolo ignorante e bolso.
Ne scrive Carlo Grezio su https://t.co/r3M3vGdlbp https://t.co/00nPCdSfXs