Un Vangelo controcorrente: per la prima volta nella Bibbia un angelo si rivolge a una donna; in una casa qualunque e non nel santuario; nella sua cucina e non fra i candelabri d'oro del tempio. In un giorno ordinario, segnato però sul calendario della vita (nel sesto mese...). Gioia è la prima parola: rallegrati! Vangelo nel Vangelo! E subito ecco il perché: Maria, sei piena di grazia. Sei riempita di cielo, non perché hai risposto “sì” a Dio, ma perché Dio per primo ha detto “sì” a te. E dice “sì” a ciascuno di noi, prima di ogni nostra risposta. Perché la grazia sia grazia e non merito o calcolo. Dio non si merita, si accoglie. L'Altissimo si è innamorato di te e ora il tuo nome è: amata per sempre; come lei anch'io amato per sempre. Tutti, teneramente, gratuitamente amati per sempre. Amore è passione di unirsi: il Signore è con te. Espressione che avrebbe dovuto mettere in guardia la ragazza, perché quando si esprime così Dio sta affidando un compito bellissimo ma arduo (R. Virgili): chiama Maria a una storia di brividi e di coraggio. Maria, avrai un figlio, tuo e di Dio, un figlio di terra e di cielo. Gli darai nome Gesù (prima volta: solo il padre aveva il potere di dare il nome). E la ragazza, pronta, intelligente e matura, dopo il primo turbamento non ha paura, dialoga, obietta, argomenta. Sta davanti a Dio con tutta la dignità di donna, con maturità e consapevolezza, pone domande: spiegami, dimmi come avverrà. Zaccaria ha chiesto un segno, Maria chiede il senso e il come. E l'angelo: viene l'infinito nel tuo sangue, l'immenso diventa piccolo in te, che importa il come? La luce che ha generato gli universi si aggrappa al buio del tuo grembo. Che importa come avverrà? E tuttavia Gabriele si ferma a spiegare l'inspiegabile, a rassicurarla: parla di Spirito sulle acque come all'origine, di ombra sulla tenda come al Sinai, la invita a pensare in grande, più in grande che può: fìdati, sarà Lui a trovare il come. L'ha trovato anche per Elisabetta. Lo sentirai nel tuo corpo, come lei. Lo Spirito poteva scegliere altre strade, certo, ma senza il corpo di Maria il Vangelo perde corpo, diventa ideologia o etica. Adesso ancora Dio cerca madri. Sta a noi, come madri amorevoli, aiutare il Signore a incarnarsi in questo mondo, in queste case e strade, prendendoci cura della sua parola, dei suoi sogni, del suo vangelo. Dio vivrà per il nostro amore.
Ermes Ronchi (https://t.co/lH6MJ3FK7Z)
2026 tennis season is officially over. ❌
In his latest post Jannik announced that he still needs treatment for rest of the season.
Wish the best for The Fox. 🦊
🚨 BOMBA DALL'INTERNO: IL SISTEMA TREMA! LE NOSTRE AZIONI STANNO FUNZIONANDO! 🚨
Abbiamo appena ricevuto una soffiata clamorosa da una gola profonda, una fonte interna che lavora a stretto contatto con i vertici della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).
Le diffide ufficiali di TRILLY APS e, soprattutto, le VOSTRE continue richieste di trasparenza nei supermercati stanno scatenando il PANICO ai piani alti! 💥
Ecco cosa sta succedendo in queste ore dietro le quinte:
🔥 I COLOSSI SONO IN CRISI: Aziende leader (come AIA) sono in seria difficoltà. Perché? Perché i supermercati, messi alle strette dai consumatori che esigono garanzie, stanno iniziando a pretendere forniture certe di carne e uova derivanti da animali NON VACCINATI. E i produttori, senza una tracciabilità trasparente fino allo scaffale, non sanno più come uscirne!
🔥 L'S.O.S. AL MINISTERO: La Grande Distribuzione, terrorizzata dalla reazione dei consumatori, sta chiedendo disperatamente aiuto alle associazioni di categoria e al Ministero della Salute. Il "buio in etichetta" gli si sta ritorcendo contro!
⚠️️ ATTENZIONE ALLA CONTROMOSSA (OCCHI APERTI!):
La nostra fonte ci avvisa che il sistema sta correndo ai ripari. Stanno preparando una MASSICCIA CAMPAGNA SOCIAL di "sensibilizzazione".
Cosa significa? Che a breve verrete bombardati da post, articoli e pubblicità che cercheranno di "normalizzare" la situazione, dicendovi che va tutto bene e che non c'è nulla di cui preoccuparsi.
Noi li stiamo aspettando al varco. Noi non vogliamo "sensibilizzazione" o pubblicità rassicuranti: NOI VOGLIAMO LE ANALISI SULLA CARNE E L'ETICHETTA SULLO SCAFFALE! 📝🔎
Questa è la prova definitiva che il nostro metodo documentale e la nostra fermezza stanno colpendo esattamente nel segno. Il muro di gomma si sta incrinando.
💪 ORA PIÙ CHE MAI, NON FERMIAMOCI!
Continuate a fare domande ai direttori dei supermercati, continuate a diffondere le nostre FAQ e i nostri volantini. Stiamo difendendo la nostra libertà di scelta e non faremo un passo indietro.
Avanti tutta! 🚀
📢 Condividi questo messaggio ovunque! Fai sapere a tutti che la consapevolezza dei consumatori è l'arma più potente che abbiamo.
#TrasparenzaAlimentare #BuioInEtichetta #TrillyAPS #ProgettoPilotaH5 #LibertàDiScelta #NienteAttiDiFede
In Italia va spiegato che non tutti i sopravvissuti all'Olocausto stanno zitti dinanzi al genocidio dei palestinesi. Molti lo denunciano, a caro prezzo.
Stephen Kapos e' uno di loro.
Dio è nascosto nelle pieghe della nostra stessa vita - 7 ottobre -
«Signore, insegnaci a pregare». La richiesta che i discepoli rivolgono a Gesù nel Vangelo di oggi ci aiuta a vivere bene la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Perché nessuno nasce sapendo pregare. La preghiera è qualcosa che si impara, esattamente come si impara ad amare. Il Rosario è una straordinaria scuola di preghiera proprio perché, dietro l’apparente ripetitività delle parole, educa progressivamente il cuore alla contemplazione. Pregare, infatti, non significa semplicemente dire delle cose a Dio.
Significa imparare a guardare la vita con Lui. La contemplazione nasce quando frequentiamo gratuitamente qualcuno che amiamo, senza pretendere necessariamente qualcosa in cambio. Quando vogliamo bene a una persona desideriamo stare con lei, ascoltarla, guardarla, condividere il tempo. Il Rosario prova a introdurci proprio in questa gratuità. Attraverso i misteri noi frequentiamo amorosamente il Vangelo. Torniamo continuamente agli avvenimenti fondamentali della vita di Cristo e li guardiamo insieme a Maria. Lei non prende il posto di Gesù, ma ci prende per mano e ci conduce a Lui.
Ci insegna a guardare Cristo con gli occhi di chi lo ha amato, seguito e custodito. Per questo il Rosario non dovrebbe essere una corsa di parole pronunciate distrattamente. Le Ave Maria sono come il ritmo che accompagna lo sguardo del cuore mentre esso rimane fermo sul mistero che sta contemplando. E lentamente questa preghiera produce uno dei suoi frutti più belli:la semplicità del cuore. «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».
La purezza del cuore è imparare ad avere uno sguardo non più complicato dalle nostre paure, dai nostri pregiudizi e dalle nostre pretese. Forse il vero miracolo del Rosario è proprio questo: dopo aver contemplato tante volte Cristo insieme a Maria, cominciamo ad accorgerci che Dio non è presente soltanto nei misteri che ricordiamo, ma è nascosto anche nelle pieghe della nostra stessa vita. Chi impara a pregare, alla fine, impara soprattutto a vedere.
Epicoco ( https://t.co/kaeHyZNHFc)
Si ya tienes una edad, vale la pena leerlo.
"Encontrar una compañera de vida después de los 50 años es una de las experiencias más significativas que puede vivir una persona. No porque represente un nuevo comienzo en el sentido tradicional, sino porque es un punto donde el amor se elige con más conciencia, con más calma y con una comprensión más madura de lo que significa compartir la vida. A esa edad, el amor deja de ser una búsqueda impulsiva para convertirse en una decisión serena. La vida ya enseñó lo suficiente: qué duele, qué sana, qué vale la pena y qué no se debe repetir. Se llega a los 50 con historias cargadas de lecciones, con cicatrices que no avergüenzan, con sueños que se transformaron y con una claridad emocional que rara vez se tiene en la juventud. Por eso, una compañera de vida en esta etapa no es una ilusión pasajera, sino un encuentro profundo con alguien que también trae su propio recorrido. Lo hermoso del amor maduro es que se basa menos en la conquista y más en la conexión. Se valora la conversación sincera, la mirada honesta, la compañía que no asfixia, la risa compartida sin exigencias. Ya no se busca la perfección porque la vida enseñó que no existe, sino la compatibilidad. Se busca una mujer que sepa escuchar y hablar, que entienda que el respeto es más importante que el impulso, que la ternura pesa más que la apariencia, que la paz es más valiosa que cualquier demostración grandilocuente. A los 50 en adelante, una compañera de vida no es alguien que llega a llenar espacios vacíos. Es alguien con quien se comparten los espacios ya construidos. Alguien que acompaña procesos, pensamientos, silencios, decisiones y nuevos capítulos. Y lo sorprendente es que, en esta edad, el amor no se vive como un renacer apresurado, sino como un reconocimiento: reconocer en el otro un corazón que todavía tiene ganas de dar, de cuidar y de recibir. Esta etapa también permite un tipo de amor más sano. Un amor que no depende de la dependencia, que no exige sacrificios desproporcionados, que no se basa en miedos ni en inseguridades. A los 50, las máscaras ya caen. Lo que queda es la autenticidad. Y en ese terreno, las relaciones se vuelven más genuinas, más transparentes y más profundas. Encontrar una compañera de vida después de los 50 también implica valentía. Abrirse de nuevo, confiar otra vez, permitir que alguien entre a un universo ya construido. Pero esa valentía es recompensada cuando aparece una conexión que se siente natural, que fluye sin esfuerzo y que aporta equilibrio emocional. La vida demuestra que el amor no es un privilegio de los jóvenes; es un derecho de cualquier persona que esté dispuesta a sentirlo, a construirlo y a honrarlo. Y muchas veces, los vínculos más estables, más plenos y más humanos nacen precisamente después de los 50, cuando dos personas se encuentran con historias distintas pero con la misma intención: caminar juntas sin prisa, sin presiones y sin miedo. Porque amar en esta etapa no significa empezar de cero. Significa comenzar desde la experiencia, desde la serenidad y desde la libertad personal. Y esa combinación suele producir los vínculos más auténticos y duraderos. Encontrar una compañera de vida después de los 50 no es un milagro tardío. Es, muchas veces, la forma más consciente, madura y luminosa de amar."
Texto de Víctor Zegarra 🇵🇪
Un rabbi che entra nella casa di due donne, sovranamente libero di parlare a loro che erano le escluse, mettendo a parte le donne, come Gabriele, dei più riposti segreti del Signore.
Marta è la donna dell'accoglienza generosa, di mani e di pane sulla tavola per tutti. Maria è l'accoglienza dell'ascolto, si siede ai piedi del maestro e beve ogni sua parola. Marta corre dentro e fuori dalla cucina, alimenta il fuoco, esce in cortile e torna a controllare le pentole; passa e ripassa, affaccendata per tutti.
Maria, rapita, ascolta Gesù. Tutti i pregiudizi sulle donne saltano per aria; per la prima volta si rompe ogni schema, ogni distanza formale maestro-discepola si infrange come un vaso di profumo, e l'aroma riempie la casa.
Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L'eternità invece è non abituarsi mai.
Maria ha scelto la parte buona, ha iniziato dalla parte giusta il suo cammino con Dio: dal tu per tu, dal faccia a faccia. Il primo servizio da rendere all'amico, quando amico è un nome di Dio, è ascoltarlo, stare con lui, vicino col cuore.
La casa si è riempita di gente e Marta teme di non farcela. Allora con la libertà dell'amicizia s'interpone tra Gesù e la sorella: “dille che mi aiuti!”. Gesù l'ha seguita con gli occhi, ha ascoltato i rumori e sentito l'odore del cibo, era come se fosse stato in cucina con lei.
“Marta, Marta, tu ti affanni per troppe cose”. Gesù non contraddice il servizio, ma l'affanno. Non si oppone al suo cuore generoso, ma ne contesta l'ansia.
E a noi ripete: attento a un troppo che è in agguato, che può ingoiarti: troppo lavoro, troppi desideri, troppo correre. Ti siedi ai piedi di Cristo e scopri che “una cosa sola è necessaria”, ed è saper distinguere tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Marta, non disperderti nelle troppe faccende di casa, tu sei molto di più. Tu puoi stare con me in una relazione diversa, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, sapienza, conoscenza. Perché Gesù non cerca servitori, ma amici; non vuole al suo seguito persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose dentro di sé.
Gli occhi di Maria sono liquidi di felicità; quelli di Marta, di corse e di fatica.
Le due sorelle tracciano i passi della fede di ogni credente: passare dall'affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me, passare da Dio come dovere a Dio come ringraziamento.
Marta e Maria non si oppongono, i loro modi di amare sono complementari e entrambi necessari, poli di un'unica legge: amerai il Signore tuo Dio e amerai il prossimo tuo; una sola beatitudine in due tempi: beati quelli che ascoltano la Parola, beati quelli che la mettono in pratica.
“Una sola è la cosa di cui c'è bisogno”: non vivere senza mistero, non vivere senza relazioni.
Riprendi allora il ritmo del cuore; abbi il coraggio di far volare più lente le tue ali, più quiete le tue mani.
Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano.
Ermes Ronchi (https://t.co/giWvBehAbh)
Persino una cosa buona può diventare disordinata quando perdiamo il centro - 6 ottobre -
Quanto è grande la disponibilità e il cuore di Marta! È grazie a lei che Gesù entra in quella casa. Ma che senso ha far entrare Gesù in casa se poi non si trova il tempo di stare con Lui e ascoltarlo? È qui che Maria sembra comprendere qualcosa che Marta, presa dalle molte cose da fare, ha dimenticato. Si siede ai piedi di Gesù e lo ascolta. Marta invece continua a servire fino al punto in cui il suo servizio diventa affanno, e l’affanno diventa risentimento: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
È una dinamica che conosciamo molto bene anche nelle nostre comunità cristiane. Possiamo riempirci di attività, iniziative, impegni pastorali e opere buone, fino a guardare con sospetto chi trova ancora il tempo per pregare, adorare davanti al tabernacolo, recitare il Rosario, meditare il Vangelo. Ci sembra quasi che pregare significhi perdere tempomentre noi siamo impegnati nelle cose davvero importanti. Certamente esiste anche una spiritualità sbagliata che diventa una fuga dalla realtà e dalle proprie responsabilità. Ma non è questo ciò che Gesù sta difendendo in Maria. Gesù sta ricordando a Marta che prima di fare qualcosa per Lui bisogna imparare a stare con Lui. Il problema di Marta, infatti, non è il servizio. Marta sta facendo qualcosa di buono. Il problema è che persino una cosa buona può diventare disordinata quando perdiamo il centro. E il sintomo è proprio l’affanno: cominciamo a fare tutto con nervosismo, ci sentiamo indispensabili, giudichiamo gli altri, pensiamo che nessuno faccia abbastanza e alla fine persino il bene ci rende infelici.
La preghiera serve precisamente a questo: a rimettere Cristo al centro affinché ogni altra cosa ritrovi il proprio posto. La conversione di Marta, e forse anche la nostra, non consiste nello smettere di fare, ma nello smettere di vivere squilibrati. Perché quando Cristo torna al centro, non facciamo necessariamente meno cose. Semplicemente smettiamo di essere schiavi delle cose che facciamo.
Epicoco (https://t.co/kaeHyZNHFc)
COMPASSIONE (Lc 10, 25-37)
Una parabola che non mi stanco mai di ascoltare; un racconto che continuo ad amare perché generativo di umano, perché contiene il volto di Dio e la soluzione possibile dell'intero dramma dell'uomo.
Un sacerdote scendeva per quella medesima strada. E il primo che passa, un prete, lo aggira, lo scansa, passa oltre. Ma dov'è questo oltre? Cosa c'è oltre? Oltre l'uomo c'è il nulla, l'assurdo, l'inutile! Nessuno può dirsi estraneo alle sorti dell'uomo, nessuno può dire: io non c'entro. Siamo tutti sulla medesima strada, nella medesima storia; ci salveremo o ci perderemo tutti insieme.
Il verbo centrale della parabola, quello da cui sgorga ogni gesto successivo del samaritano, è espresso con le parole "ne ebbe compassione". Che letteralmente nel vangelo di Luca indica l'essere preso alle viscere, come un morso, un crampo allo stomaco, uno spasmo, una ribellione, qualcosa che si muove dentro, e che è poi la sorgente da cui scaturisce la misericordia fattiva.
Il Samaritano scende da cavallo, si china, e forse ha paura, forse teme i briganti ancora vicini o una trappola. Ma la prossimità mette al centro il dolore dell'altro, non il mio sentire. E' un eretico, un nemico che, mosso a pietà, gli si fa vicino. Sono termini di una carica infinita, bellissima, che grondano di luce, grondano di umanità. Non c'è umanità possibile senza la compassione, il meno sentimentale dei sentimenti, il meno zuccheroso, il più concreto: prendere su di me il destino dell'altro.
Non è spontaneo fermarsi. La compassione non è un istinto, ma una conquista. Come il perdono: non è un sentimento, ma una decisione. Il racconto di Luca adesso mette in fila dieci verbi per descrivere l'amore: lo vide, si mosse a pietà, si avvicinò, scese, versò, fasciò, caricò, lo portò, si prese cura, pagò... fino al decimo verbo: al mio ritorno salderò... Questo è il nuovo decalogo, i nuovi dieci comandamenti, per tutti, perché l'uomo sia promosso a uomo, perché la terra sia abitata da 'prossimi', non da avversari.
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, un uomo fortunato. Perché l'esperienza di essere stato amato gratuitamente, anche una sola volta nella vita, riempie di senso per lungo tempo la vita, risana in profondità chi ha subito violenza e si è sentito calpestato nell'anima.
Ma chi è il mio prossimo? Gesù risponde: tuo prossimo è chi ha avuto compassione di te. Allora ricordati di amare i tuoi samaritani, quelli che ti hanno salvato, rialzato, hanno versato olio e vino sulle tue ferite, e riversato affetto in cuore. Non dimenticare chi ti ha soccorso e ha pagato per te. Impara l'amore dall'amore ricevuto. Li devi amare, con gioia, con festa, con gratitudine. E poi da loro imparare. Va e anche tu fa lo stesso. Anche tu diventa samaritano, fatti prossimo, mostra misericordia. Il vero contrario dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza.
Ermes Ronchi (https://t.co/giWvBehAbh)
Un médico rompe a llorar ante una niña palestina de 10 años con un brazo amputado y sin anestesia suficiente para aliviar su dolor.
La pequeña vio su propio brazo arrancado, lo recogió del suelo y pidió que se lo volvieran a poner.
El horror de Gaza supera cualquier pesadilla.
LA VIGNA E LA VELA
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e averci lavorato, per nominarle per ben sei volte nei vangeli con parabole chiare e dirette, per aver detto di sé: io sono la vite, mio Padre è il vignaiuolo, voi siete i tralci.
Ma oggi, nel Vangelo, c’è una vigna da cui si vendemmiano sangue e tradimento. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato. Cupa, feroce, che racconta come la realtà attorno a lui si sia fatta cattiva.
Eppure mi conforta vedere quanto è grande questo Dio tenace che dopo ogni tradimento ricomincia a mandare servitori, profeti, e poi il suo stesso figlio; e quando questi sarà sepolto fuori dalla vigna, fuori Gerusalemme, come pietra scartata, lo farà risorgere, vero vincitore disarmato.
La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io: vigna e delusione di Dio.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna, che io non abbia fatto? È bella questa immagine di Isaia di un Dio appassionato, che si domanda, come ogni genitore, che cosa potevo fare di più per mio figlio?
La parabola cammina verso un epilogo sanguinoso: Costui è l’erede, uccidiamolo e avremo noi l’eredità! Uccidere per avere: li ispira quella forza primordiale, antica, selvaggia e stupida che in ciascuno dice: Prendi il posto dell’altro, schiaccialo, toglilo di mezzo e avrai il suo campo, la sua casa, la sua donna, i suoi soldi.
Che cosa farà il padrone della vigna? La risposta dei capi è tragica. Vendetta e morte, il fuoco dal cielo. Rispondere al male con ulteriore male. Forse anche noi preferiamo un Dio che metta a posto i disonesti, giustiziere con gli altri e misericordioso con noi.
Chi non l’ha pensato qualche volta?
Gesù preferirà invece andare fino in fondo alla misericordia, e per non perdere nessuno preferirà essere appeso come l’ultimo dei malfattori. E qui introduce la novità del suo Vangelo: la storia dell’amore e del tradimento tra uomo e Dio fiorirà in una vigna nuova.
Perciò io vi dico: il Regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. La vigna sarà data a chi saprà difenderla e farla fruttificare.
I miei dubbi, i miei peccati, il mio tradimento non sono in grado di fermare il suo piano, che avanza nonostante me: la vigna darà frutto, perché Dio non spreca la sua eternità in vendette.
Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con una bellissima immagine visionaria: L’arca aveva una vigna per vela. L’arca del mondo, che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi siamo tralci. Stessa linfa, stesso tronco, stessa radice. Insieme, a rendere la vela sempre più grande e a catturare il vento buono di Dio.
E la terra avanzerà verso una vendemmia di giustizia e di festa, senza più maturare grappoli neri di sangue e amari di lacrime. Noi la vela, Dio il Vento.
Ermes Ronchi (https://t.co/giWvBehAbh)
Haz de tu casa un lugar donde pasen cosas bonitas. Pon música. Cocina algo rico. Invita a tus amigos. Desayuna lento cuando puedas. Ten plantas. Abre las ventanas. Celebra las buenas noticias. No necesitas estar de vacaciones para disfrutar tu vida. Algunos de los mejores días de tu vida pueden ser un domingo cualquiera en casa.
🧵🌾 MOLTO IMPORTANTE DA SAPERE⚠️⚠️⚠️
️IL GRANO CANADESE 🇨🇦 TRATTATO CON GLIFOSATO FINISCE NELLA PASTA ITALIANA ️🇮🇹
A seguire il risultato della ricerca.
Marchi Italiani e tipologia di pasta che contiene il grano canadese: ...
“Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”., domanda un dottore della Legge a Gesù per metterlo alla prova. E Gesù non può fare altro che rispondere per le rime: “Ama!”. Sembra semplice ma non è così scontato, soprattutto quando non riesci a comprendere chi dovresti amare: “Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»”. Sarà stata pure una giustificazione ma anche a me interessa capire il “chi”, anche a me interessa sapere il nome proprio del mio “prossimo”. Gesù per rispondere a questa domanda racconta la famosa parabola del buon Samaritano. I verbi decisivi di questo racconto sono la risposta più vera a questo interrogativo: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno””. Vedere, avere compassione, fermarsi, farsi vicino, fasciare, caricarsi è questa la spiegazione del “prossimo”. Il “chi” amare non è mai semplicemente un altro, siamo innanzitutto noi che davanti a ciò che abbiamo davanti, decidiamo di sentircene coinvolti e responsabili. Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. Così Gesù ci insegna che ciò che stiamo cercando in Dio o negli altri, dobbiamo essere disposti a darlo innanzitutto noi. Chi di noi non vorrebbe essere ascoltato, allora ascolta tu innanzitutto. Chi di noi non vorrebbe essere amato, allora ama tu per primo. Chi di noi non vorrebbe essere preso sulle spalle e aiutato, allora sii tu la spalla per gli altri. Siamo arrabbiati perché ci “manca” ciò che secondo noi è importante, ma invece di perdere tempo ad essere arrabbiati perché non sostituiamo alla rabbia il tentativo di essere noi quella parte migliore che cerchiamo negli altri e in Dio?
Epicoco (https://t.co/z7AZyVcoPa)
Il cristiano è profondamente unito a Cristo - 3 ottobre -
«Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». Gesù sembra voler spostare lo sguardo dei discepoli. Essi sono entusiasti del potere sperimentato contro il male, mentre Gesù dice loro che esiste qualcosa di infinitamente più importante: sapere a chi appartengono. È una correzione necessaria anche per noi.
A volte diamo al male, al demonio e a tutto ciò che appartiene al buio un’attenzione sproporzionata. Ne parliamo continuamente, ne siamo affascinati e impauriti, fino al punto che il male sembra occupare più spazio di Dio nei nostri pensieri. Il cristianesimo, invece, non è una religione costruita sulla paura del male, ma sulla certezza della vittoria di Cristo. Ciò che dovrebbe preoccuparci seriamente non è la potenza del male, ma la possibilità che la nostra libertà scelga di allearsi con esso. È questo il peccato: non qualcosa che semplicemente ci accade, ma il modo in cui possiamo usare male la nostra libertà.
Per questo Gesù riporta tutto all’essenziale: «i vostri nomi sono scritti nei cieli». Non sta dicendo ai discepoli di sentirsi potenti, ma amati. La vera sicurezza di un cristiano non consiste nel possedere poteri particolari, ma nel sapere che la propria vita è custodita dentro una relazione con Dio. La vita cristiana non consiste allora nell’andare continuamente alla ricerca del buio per combatterlo, ma nel rimanere attaccati alla luce. Non consiste nell’essere ossessionati dal demonio, ma nell’essere profondamente uniti a Cristo.
Forse dovremmo ricordarlo ogni volta che la paura prende il sopravvento: la nostra forza non viene dal conoscere il male, ma dal conoscere Cristo. Il vero miracolo non è che i demòni si sottomettano. Il vero miracolo è poter vivere sapendo che il nostro nome è scritto nel cuore di Dio.
Epicoco (https://t.co/kaeHyZNHFc)
Cari colleghi uomini, è ora di fare gli uomini.
Son tutti capaci di mettersi con una ragazza giovane e carina e poi di andarsene quando si è ingrassata per le gravidanze, ha gli sbalzi ormonali, ci sono figli piccoli cui badare e il tempo dei drink, dei viaggetti, delle chiacchierate leggere e dell'intimità diventa un lontano ricordo.
E non venitemi a dire che "non la amo più", perchè l'amore non è un sentimento.
L'amore è un atto di volontà.
Si decide di amare, e voi, quando vi siete sposati, avete promesso di amarla. Se fosse un sentimento, sarebbe impossibile impegnarsi a provarlo. Ma è una decisione che passa dal cervello, non dal cuore.
Che fate? Passa l'innamoramento e ve ne andate, magari tornando da mammina e lasciando la vostra sposa e i vostri figli, esposti ai pericoli del mondo proprio quando hanno più bisogno di voi? È comportarsi da maschi adulti questo?
Quanto vale la vostra parola? Quanto valgono le vostre promesse?
Tornate sui vostri passi, e imparate ad amare anche a costo di sacrificare se stessi, i vostri desideri, a volte i vostri sentimenti.
Scoprirete che dopo una fatica iniziale, tutto acquista senso, e che siamo stati pensati proprio per amare, e la nostra felicità si trova nell'amare, anche quando è difficilissimo farlo. E vedrete la vita e la gioia rifiorire negli occhi della vostra sposa e dei vostri figli.
Coraggio! Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.
E quando sarà impossibile farlo, chiedete aiuto al buon Dio, che ci ha amato immensamente, ci perdona ogni giorno, e non farà mancare il Suo aiuto.
Ha ragione Mattew McConauhhey: La cosa migliore che possiamo fare come padri èassicurarci che i nostri figli vedano quanto amiamo la loro mamma.
Quindi basta con le stupidaggini, tornate a casa e amate la vostra famiglia.
Se non lo faremo noi, non lo farà nessun altro.
La fede ci ricorda che siamo creature fatte per la comunione - 2 ottobre
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«Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». Questo versetto del Vangelo ci aiuta a comprendere il senso più autentico della memoria dei santi Angeli Custodi. L’angelo custode non è un portafortuna e nemmeno una presenza magica a cui affidare superstiziosamente la nostra vita. È piuttosto il segno di una verità decisiva della fede: nessuno di noi è mai completamente solo.
Possiamo attraversare momenti in cui ci sentiamo abbandonati, dimenticati, non compresi. Possiamo avere l’impressione che nessuno sappia veramente ciò che stiamo vivendo. Eppure Dio sa sempre chi siamo e dove siamo. La sua Provvidenza trova strade che molte volte non riusciamo nemmeno a riconoscere per accompagnarci, custodirci e sostenerci. Pensare all’angelo custode non significa allora coltivare un pensiero infantile. Significa piuttosto tornare bambini secondo la logica del Vangelo. Il bambino, infatti, non trova la propria forza nell’autosufficienza, ma nella relazione. È forte perché si lascia prendere per mano, perché sa affidarsi. Forse diventando adulti perdiamo proprio questa capacità. Pensiamo che essere maturi significhi non avere bisogno di nessuno, mentre la fede ci ricorda che siamo creature fatte per la comunione.
Onorare il proprio angelo custode significa anche ricordarsi che la nostra vita non è isolata. Siamo dentro una comunione misteriosa che unisce il cielo e la terra. E forse possiamo riscoprire anche una preghiera molto semplice: affidare all’angelo custode le persone che incontriamo, soprattutto quelle che non riusciamo ad aiutare come vorremmo. Ci sono cuori nei quali non possiamo entrare, sofferenze che non sappiamo consolare, vite che non possiamo cambiare. Possiamo però consegnarle a Dio. La memoria degli Angeli Custodi ci ricorda proprio questo: anche quando non possiamo accompagnare qualcuno fino in fondo, Dio può continuare a farlo. E anche quando ci sentiamo soli, il cielo non ha mai smesso di prendersi cura di noi.
Epicoco (https://t.co/kaeHyZNHFc)