Le persone possono dimenticare ciò che hai detto, ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire Maya Angelou profile pic @twittatore
Il Policlinico Universitario di Catania ha assegnato un incarico retribuito a una naturopata.
Che problema c’è?
Di fiducia, rigore e rischi che si corrono a metterli da parte: https://t.co/zigVoXDDtE
Un ospedale pubblico di Catania ha assunto una naturopata, specializzata anche in iridologia e riflessologia plantare, per collaborare con i reparti di trapianti e reumatologia pediatrica. Il @CICAP chiede al ministro Schillaci di intervenire per tutelare la salute dei pazienti più fragili.
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Il tramonto da qui. I pensieri viaggiano lontani appena il cielo si colora per diventare notte e i pianeti e le stelle appaiono. Un abbraccio da Mount Graham ✨
Era famosa per la schiettezza con cui diceva sempre quello che pensava. Margherita Hack è stata una delle figure più riconoscibili dell’astronomia italiana, che ha vissuto con una passione travolgente.
Margherita nasce nel 1922 da una coppia decisamente fuori dal comune: la madre Maria Luisa, miniaturista, e il padre Roberto, contabile, sono infatti entrambi teosofi e vegetariani in un'Italia fascista e cattolica. Questa eredità di pensiero libero e anticonformista l’accompagnerà per tutta la vita.
Fin da ragazza è piena di energia. Eccelle nel salto in alto e in lungo fino a vincere i campionati universitari, gioca a basket e a pallavolo e, durante la seconda guerra mondiale, percorre lunghi tragitti in bicicletta per rifornire la famiglia di cibo, sfidando i bombardamenti.
Si iscrive a Fisica all’Università di Firenze e scopre presto una passione destinata a cambiarle la vita. Racconterà in seguito di essersi avvicinata all’astronomia quasi per caso, affascinata da una lezione dedicata alle stelle. Si laurea nel 1945 con una tesi di astrofisica. L’anno precedente ha sposato il giovane letterato e insegnante Aldo De Rosa. Resteranno insieme per quasi settant’anni, senza figli ma con una casa sempre piena di gatti e libri.
Si specializza nell'analisi spettroscopica delle stelle, cioè nello studio della luce che emettono per ricavare informazioni sulla composizione chimica e sulle caratteristiche fisiche. È un lavoro meticoloso, che richiede anni per vedere i risultati, ma che la appassiona. Pubblica lavori che le aprono le porte della comunità astronomica internazionale, portandola a collaborare con importanti osservatori e centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti.
Nel 1964 viene nominata direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Trieste, diventando la prima donna in Italia in questo ruolo. Lo trasforma nel tempo in un centro di ricerca di livello internazionale, inserendolo nelle grandi collaborazioni scientifiche europee e mondiali. Tra gli aspetti più innovativi della sua attività c’è il forte sostegno all’astronomia spaziale, che in quegli anni apre nuove possibilità di osservazione dell’universo. Partecipa alle attività scientifiche di missioni come l’International Ultraviolet Explorer (IUE), il telescopio spaziale che consente di osservare il cosmo nelle lunghezze d’onda ultraviolette, invisibili dalla superficie terrestre.
Non sopporta i confini arbitrari: quelli tra le discipline, tra la scienza e il pubblico, tra ciò che si può dire e ciò che è scomodo. È vegetariana, atea dichiarata e militante per i diritti civili in un'epoca in cui in Italia queste posizioni possono costare care. Firma appelli, partecipa a manifestazioni e dibattiti, scrive su quotidiani generalisti. Qualcuno pensa che questo sminuisca la sua credibilità accademica. Lei pensa il contrario: uno scienziato ha il dovere di partecipare alla vita della società e di contribuire alla diffusione del pensiero critico.
Con questa convinzione, diventa una grande divulgatrice. Porta l’astronomia nelle case di milioni di italiani, e partecipa alla fondazione del @CICAP, impegnato nella promozione della razionalità e nel contrasto a superstizioni e pseudoscienze. Si arrabbia moltissimo quando per errore i giornalisti la chiamano “astrologa” anziché “astronoma”.
Muore a Trieste nel 2013, a novantuno anni, lasciando un’eredità non solo scientifica, ma anche culturale e civile. Molti giovani, e soprattutto molte ragazze, hanno scelto di avvicinarsi alla scienza grazie a lei: il riconoscimento a cui teneva di più tra i tanti che ha ricevuto.