Sono ignorante, per questo leggo molto e scrivo poco (solo dopo il secondo camp&gin). Sopravvivo. Honk! In Gin Veritas.
Regola fondamentale: Fatti i caxxi tuoi.
Ho saputo da fonti fidate che il post che ho sotto condiviso ha dato molto fastidio ai collaboratori della Zanzara ma soprattutto ai due conduttori.
Vi chiedo di non mettere likes su questo mio post, ma di condividerlo il più possibile.
Più persone debbono sapere come la pensano questi due sul governo di Israele, sul genocidio a Gaza e sulle loro posizioni verso coloro che difendono il diritto dei palestinesi ad esistere.
Chi non lo farà significherà che avalla le stesse idee di questi due conduttori e loro collaboratori.
Eccovi alcuni reminder:
Riflessioni necessarie: il racconto cinico di ciò che non si può normalizzare
Ci sono momenti in cui il dibattito mediatico supera il limite della decenza umana, trasformando la tragedia di un intero popolo in un esercizio di cinismo e provocazione permanente.
È quello che accade quotidianamente in spazi radiofonici di grande ascolto, dove la sofferenza e lo sterminio di migliaia di civili a Gaza vengono sistematicamente sminuiti, derubricati o addirittura giustificati.
Non possiamo girarci dall'altra parte, né far finta che si tratti di semplice "stile radiofonico".
Quando il dolore umano viene trattato come merce da talk show, il silenzio diventa complicità.
Negli ultimi mesi, di fronte agli appelli disperati degli ascoltatori e alla realtà di una strage che continua a mietere vittime innocenti, le risposte arrivate dai conduttori della nota trasmissione radiofonica
La Zanzara (Radio 24) hanno toccato vette inaccettabili di insensibilità:
Il depistaggio geografico e il disprezzo per le vittime: Alle domande angosciate di chi chiedeva pietà per i bambini assassinati a Gaza, una ascoltatrice si è vista replicare da Cruciani:
"Anche in Sudan muoiono i bambini, che la flottiglia andasse lì" definendola una scusa per distogliere l'attenzione da Gaza.
Risposta data anche ad un altro ascoltatore con un glaciale: "I bambini muoiono in tutto il mondo".
Un espediente retorico vile, usato unicamente per distogliere l'attenzione e anestetizzare l'opinione pubblica di fronte a crimini specifici.
La banalizzazione della violenza:
Di fronte all'accusa diretta rivolta ad un ascoltatore intervenuto alla trasmissione contro il governo di Israele per l'uccisione di bambini, donne e civili, la risposta di Cruciani è stata un cinico: "La guerra è guerra".
Come se la sproporzione della potenza di fuoco e la distruzione sistematica potessero essere assolte con una formula da bar.
I paragoni storici deliranti:
Sul fronte delle bombe e dei morti sulla Striscia, David Parenzo è arrivato a definire quelle sulla popolazione civile "bombe di libertà come quelle degli alleati nella seconda guerra mondiale a Milano e Roma", oltraggiando la storia e la logica.
Il rigetto della realtà:
Alla domanda rivolta a Cruciani sul genocidio a Gaza, la replica è stata l'insofferenza arrogante di un: "Ancora con questa storia".
Chi condivide, giustifica o avalla queste posizioni attraverso l'indifferenza sceglie da che parte stare.
Non si tratta di limitare la libertà di parola, ma di esercitare il dovere morale della memoria e della condanna civile contro la normalizzazione del terrore.
La strage a Gaza non è uno spettacolo, non è una tifoseria da stadio e non può cadere nel dimenticatoio.
Condividete questo post il più possibile: perché chi tace, oggi, sceglie di essere complice.
L’Italia è complice del genocidio in Palestina.
Non è un’iperbole da comizio. È un giudizio giuridico.
La Convenzione del 1948 vieta il genocidio e, all’articolo III, vieta anche la complicità.
Chi fornisce armi, copertura diplomatica e legittimità politica a chi distrugge un popolo è complice.
Il governo italiano ha continuato a trasferire materiale militare a Israele dopo l’ottobre 2023.
Ha sospeso le nuove licenze, ma ha lasciato correre le forniture già autorizzate.
Nel 2025 sono partiti oltre ventidue milioni di euro di materiali militari sotto vecchie licenze.
Nello stesso anno l’Italia ha importato dall’industria bellica israeliana per circa ottantacinque milioni.
La legge 185 del 1990 vieta l’export verso Paesi in conflitto armato e autori di gravi violazioni.
Il Palazzo ha scelto l’interpretazione elastica, quella che si usa quando gli affari coincidono.
Non è solo questione di armi.
L’Italia ha ostacolato sanzioni europee, ha condizionato il riconoscimento della Palestina, ha calibrato ogni voto Onu sul minimo indispensabile.
Ha tagliato o congelato fondi all’UNRWA mentre a Gaza si moriva di fame e di bombardamenti.
Ha rifiutato di dare seguito ai mandati della Corte penale internazionale.
Ha parlato di «diritto di difendersi» mentre i numeri dei civili, dei bambini e degli ospedali parlavano da soli.
Non è una guerra simmetrica. È un’operazione di distruzione sistematica di un popolo assediato.
La Commissione d’inchiesta dell’Onu ha concluso che si tratta di genocidio.
La Corte internazionale di giustizia ha ordinato misure provvisorie già nel 2024.
Da quel momento ogni Stato terzo ha l’obbligo di prevenire e di non assistere.
L’Italia ha fatto l’opposto.
Ha trattato Israele come partner privilegiato finché la pressione interna non è diventata ingestibile.
Solo allora ha sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione militare.
Non per principio. Per calcolo.
Il popolo italiano, nelle piazze e nei sondaggi, ha espresso un giudizio opposto a quello del governo.
Settantacinque per cento di opinione sfavorevole.
Scioperi generali, blocchi ai porti, denunce all’Aia.
Il governo ha risposto chiamando i manifestanti teppisti.
Questa è la cifra della complicità: sapere e continuare.
Sapere che i bambini muoiono sotto le macerie e firmare comunque le carte.
Invocare il diritto internazionale quando conviene e ignorarlo quando costa.
L’Italia che si vanta di essere culla del diritto.
L’Italia che ricorda le leggi razziali e poi copre un’altra forma di cancellazione.
Non esiste alibi. Non esiste «ma Hamas».
Il crimine di genocidio non si giustifica con il crimine precedente.
La complicità non si lava con le dichiarazioni di circostanza.
Chi arma, chi vota, chi tace per convenienza è parte del meccanismo.
L’Italia è parte di quel meccanismo.
E lo resterà finché non interromperà ogni forma di sostegno materiale e politico.
@Il_Vitruviano Beh! con 4000 pagine possono fare 4000 aereoplanini di carta estremamente pericolosi! Sono leggeri, economici, ecologici, antiradar, se ti colpiscono in un occhio fanno molto male. Anche le barchette di carta oleata sono allo studio.
@dueduecinque Ci avevano raccontato che la digitalizzazione ci avrebbe semplificato la vita, come Prodi quando disse che grazie all'euro avremmo lavorato meno e guadagnato di più.