Una chiacchierata sincera con Paola D’Amico del @corriere che ringrazio.
Dentro c’è tutto: Sara, quello che mi ha insegnato e le difficoltà di ogni giorno.
Il 2 aprile è responsabilità, non una data sul calendario.
Ditemi che ne pensate.
P.s: Se potete, sostenete la ricerca: 45585.
@Enjoy@Enjoy da qualche mese a Bergamo non è più possibile usufruire del servizio di Car sharing . Il motivo? Un certo Andrea (ometto il cognome), dirigente Eni, ha deciso così a fronte degli atti vandalici subiti dalle autovetture. Quindi piangiamo noi tanti clienti onesti…
Oggi a Corleone si terranno i funerali di Giuseppina Milone e Lucia Pecoraro.
Quando ho letto di loro mi è venuto in mente il film di Nanni Moretti,
La stanza del figlio. È uno di quei film che ti restano addosso per tutta la vita. La stanza in cui un papà e una mamma non riescono più a entrare. Non hanno la forza di toccare nulla. Il pigiama sotto il cuscino, i vestiti nell’armadio, i libri su cui studiava, la sciarpa della sua squadra del cuore. Una tomba dentro casa, e una casa che diventa un cimitero.
Lasci tutto com’è, perfino allineare le pantofole appare una mossa indecente. Ma nella testa corri, corri senza fermarti. In quella stanza ti passa davanti l’intera sua esistenza interrotta.
Non c’è niente di più ingiusto, niente di più intollerabile, della morte di un figlio.
Quando sei nel mezzo della tua vita, quando stai per finire la tua parabola o quando ne hai consumata metà, ti aspetti il meglio per lui. Soffri al pensiero del suo dolore davanti alla tua bara. Immagini i suoi passi lenti che ti accompagnano in Chiesa. Non pensi al tuo dolore: pensi al suo. È questo che fa un genitore.
Dopo aver visto quel film, ho pensato a una cosa scontata, che credo sia stata nella mente di ogni padre, sicuramente di tutti quelli che sono entrati in quei cinema: perdere un figlio è la cosa peggiore che possa capitare nell’esistenza di un uomo o di una donna. Mai avrei pensato di poter mettere in discussione un sentimento così ovvio. Nemmeno i più estremi relativisti avrebbero osato tanto.
Una mamma, un papà scambierebbero la propria vita per un solo anno in più di quella del proprio figlio. Senza esitare.
Eppure, da quando ho scoperto la disabilità di mia figlia ho pensato che ad alcuni genitori la vita ha imposto un capovolgimento atroce: non temono la morte del figlio meno di quanto temono la sua sopravvivenza. Temono che resti solo. Temono un mondo che non lo capirà, che non lo proteggerà, che non avrà per lui neppure un frammento dell’amore infinito che loro hanno donato, giorno dopo giorno, notte dopo notte.
Per i genitori di figli con disabilità la paura è l’opposto di quella raccontata da Moretti: non immaginano il figlio che piange davanti alla loro bara, ma il figlio che non sa, che non può, che non ce la farà senza di loro.
È una stanza del figlio viva, non morta, a tormentare questi genitori.
Una stanza che rischia di diventare un abisso.
È quello che deve aver pensato Lucia Pecoraro negli ultimi mesi della sua vita. Sua figlia, Giuseppina Milone, autismo grave, immobilizzata dopo un incidente. Suo marito, Totò, morto otto mesi fa. Da allora Lucia non ha perso solo un compagno: ha perso l’altra metà della forza necessaria per reggere il mondo.
E ogni giorno, mentre aiutava Giuseppina a vestirsi, a mangiare, a muoversi, mentre la accudiva con quella dedizione che solo le madri conoscono, la domanda sarà diventata più atroce:
chi ci sarà quando io non ci sarò più?
Non è una domanda teorica. È una lama.
Una madre che teme la vita del figlio più della sua morte è una madre che ha smesso di avere protezione intorno.
Lucia ha scritto una lettera breve, tremante:
“Scusatemi, ma non ce la faccio più. Chiedo perdono a tutti.”
Ma non era lei a dover chiedere perdono.
Dovremmo essere noi a chiedere perdono.
Noi come comunità, noi come Stato, noi come società che non ha saputo impedire che una madre vedesse come unica via la più innaturale delle scelte: portare via la figlia per non lasciarla sola al mondo.
Portare via se stessa perché nessuno avrebbe portato il peso al suo posto.
Dovremmo chiedere perdono per averla lasciata sola.
Per non averle promesso, e garantito, che Giuseppina non sarebbe mai rimasta senza protezione.
Lucia e Giuseppina sono morte nella stanza che non dovrebbe esistere: quella in cui l’amore non trova più una sponda, in cui la disperazione diventa più forte della speranza, in cui la società arretra fino a scomparire.
L’abbonamento alla tua squadra del cuore con #DAZN costerà poco (molto poco) meno di quello intero: 329 contro 359 euro.
Giuro che fatico a capire la logica…
🔴 Papa all'Angelus: "Non sia abolita alcuna Chiesa cristiana. Le Chiese non si toccano!"
"Pensando alle norme di legge adottate di recente in Ucraina, mi sorge un timore per la libertà di chi prega. Chi prega veramente, prega sempre per tutti. Non si commette il male perché si prega. Se qualcuno commette un male contro il suo popolo, sarà colpevole per questo, ma non può avere commesso il male perché ha pregato. Si lasci pregare chi vuole pregare in quella che considera la sua Chiesa. Non sia abolita direttamente o indirettamente alcuna Chiesa cristiana. Le Chiese non si toccano!"
È stato più facile far ritirare il Presidente degli Stati Uniti, che convince Calenda a fare un passo di lato per favorire la nascita di un nuovo polo moderato e liberale! #Biden2024@CarloCalenda